20/10/2026
📷 Queste le ha scattate Giorgio, uno degli studenti, la notte del rituale di luna piena al ritiro di Costellazioni Familiari Olistiche a Miri Piri.
Guardala bene, prima di leggere.
«Dev’esserci qualcosa che non va in me.»
È la frase che torna più spesso quando qualcuno si siede per la prima volta. Detta piano, quasi con vergogna, come una diagnosi che la persona si è già data da sola.
E quasi sempre è falsa.
Non perché non ci sia niente da guardare.
Ma perché non è cominciata con te.
La paura di non essere mai abbastanza.
Il bisogno di tenere tutto insieme da sola.
La difficoltà a chiedere, anche mentre stai annegando.
Quella rabbia che non sai dove mettere, e che poi esce con le persone sbagliate.
Non le hai inventate tu.
Le hai raccolte.
Da una madre che a sua volta non era stata guardata.
Da un padre che aveva imparato che gli uomini non piangono.
Da una nonna rimasta sola troppo presto.
Da qualcuno, più indietro, di cui in casa non si parla mai — e che proprio per questo è ancora seduto a tavola con voi.
Nelle costellazioni familiari non si cerca un colpevole.
Si cerca il posto delle cose.
Chi è venuto prima. Chi è stato dimenticato. Chi ha portato un peso che non gli apparteneva, e da quando.
E non è un lavoro che si fa con la testa.
Si fa in piedi, in mezzo agli altri, lasciando che il corpo riconosca quello che la mente non sa ancora dire.
A volte basta che una persona si sposti di un passo, e in sala cambia l’aria.
Quella sera abbiamo fatto il rituale di luna piena.
Poi siamo usciti, e fuori c’era questa.
Non è un modo di dire: è letteralmente la stessa luna che ha guardato tua nonna. E sua madre prima di lei. E quella persona della tua famiglia di cui nessuno pronuncia il nome.
Hanno alzato la testa esattamente come te.
Hanno avuto paura di cose che oggi tu chiami con altri nomi.
E quello che non sono riusciti a chiudere è arrivato fin qui.
Ecco la parte che quasi nessuno si dice:
non è cominciata con te.
Ma può finire con te.
Non devi guarire tutta la tua famiglia.
Devi solo smettere di passarla avanti.
È un lavoro di una generazione sola. La tua.
🌕 Grazie Giorgio, per esserti fermato a fotografarla.
E tu, qual è la cosa che nella tua famiglia si ripete da più di una generazione? Scrivimela qui sotto, ti leggo.