05/05/2026
Ci sono sempre più soggetti che, pur di essere presenti ogni giorno con un nuovo contenuto, sfornano contenuti banali, palesemente generati da AI, creando solo rumore.
Il problema non è l’uso dell’AI: ormai è uno standard operativo, chiunque, dal micro-imprenditore al super dirigente aziendale passando per la mamma che vuole trovare una risposta rapida a una domanda curiosa, usa in qualche modo un prodotto potenziato da AI.
E il problema non sono nemmeno i post fatti “in parte” con il supporto dell’AI, che può evitarci ripetizioni, errori grammaticali o darci “il la” per costruire un contenuto di valore.
Il problema è QUANDO si vede che il post è fatto con l’AI.
Ed è un problema che può riguardare due piani, quello formale e quello contenutistico.
Formale quando si leggono testi piatti, frasi intercambiabili, il palese tono da chatbot, iper-condito di emoji, di frasi ripetitive e sequenze infinite di aggettivi.
Contenutistico quando il concetto è banale, non aggiunge nessun valore e, soprattutto, non valorizza le reali competenze ed esperienze di chi lo scrive: il classico contenuto “tappa-buchi” fatto da ChatGPT perché “oggi dovevo pubblicare qualcosa”.
Ricorda, oggi più che mai non vince chi pubblica di più.
Vince chi mantiene controllo, qualità e responsabilità su quello che comunica.
E soprattutto, vince chi genera valore, non solo rumore.