Startup Light

Startup Light Startup Light è la consulenza offerta a chiunque voglia intraprendere una nuova attività in tre mesi con un budget Light Einstein 1931

Dott.

Ad un incontro preliminare gratuito in cui si analizza la fattibilità del progetto e viene condivisa la metodologia d'intervento e il suo costo, seguono dieci incontri di accompagnamento dello startupper - dalla definizione dell'idea imprenditoriale all'avvio dell'attività - secondo la seguente scaletta:
1° Incontro: Definizione, obiettivi e caratteristiche idea imprenditoriale
2° Incontro: Anali

si Sistemica (Valutazione risorse chiave, Definizione tempistica ed obiettivi, Agendalizzazione attività)
3° Incontro: Creazione Prodotto da testare (Analisi Clienti, Competitors e Unicità)
4° Incontro: Creazione Prodotto da testare (Presentazione breve, Creazione interviste)
5° Incontro: Analisi Interviste e Trasformazione Prodotto da Lanciare
6° Incontro: Creazione Prodotto minimale da lanciare (definizione e creazione prodotto)
7° Incontro: Definizione modello di Business (organizzazione, distribuzione e comunicazione)
8° Incontro: Definizione modello di Business (organizzazione, distribuzione e comunicazione)
9° Incontro: Implementazione modello di business
10° Incontro: Avvio attività (definizione miglior modello societario, amministrativo e fiscale)

ed inoltre ...
> piano di lavoro concreto e definito
> ogni fase è testata nel mercato ... perché è il mercato che ci deve credere
> il budget iniziale è il minore possibile … perché l'avvio dell'attività finanzierà i successivi investimenti
> supporto nella definizione del miglior modello societario, amministrativo e fiscale
> partnership con studi di finanza agevolata e di accesso al credito


d'altronde ...
"non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose"
A. Massimo Ventola, Dottore Commercialista a Bari dal 1995, esperto di consulenza organizzativa e di sviluppo e counsellor (esperto in relazione di aiuto) (http://www.studioventola.it/)

Non è mai troppo tardi per avere ... un'infanzia (imprenditoriale) felice
05/02/2025

Non è mai troppo tardi per avere ... un'infanzia (imprenditoriale) felice

Classe 1980, di Nuoro, Giovanni Porcu ha rivoluzionato la propria vita. E, svestita la toga, s’è dato all’imprenditoria. «Doppio Malto», la sua creazione, conta a oggi 52 locali. L’obiettivo è quello di arrivare a 150 nei prossimi 7 o 8 anni. «Studio i migliori format all’estero e li ad...

02/12/2022

A spasso nel mondo virtuale: non sarà come un videogioco, i vip già comprano i «terreni». «Sarà più comodo, guadagneremo di più, ci stancheremo di meno. Il resto sarà tempo libero»

LINEE DI EVOLUZIONE DEL METAVERSOPubblichiamo questo interessante articolo del Corriere della Sera sulle linee di evoluz...
02/12/2022

LINEE DI EVOLUZIONE DEL METAVERSO

Pubblichiamo questo interessante articolo del Corriere della Sera sulle linee di evoluzione del Metaverso

Amore, svago e affari nel metaverso. «Così per il 75 % la vita sarà digitale»
di Tommaso Labate
A spasso nel mondo virtuale: non sarà come un videogioco, i vip già comprano i «terreni». «Sarà più comodo, guadagneremo di più, ci stancheremo di meno. Il resto sarà tempo libero»
Questa storia inizia dalla cucina di casa nostra. In uno spazio più o meno grande che, nel giro di pochi anni, potrebbe essere destinato ad altro uso. Protetta da tende speciali che ne schermeranno l’intero perimetro, impedendo agli hacker di intrufolarsi tra i nostri dati e la nostra ricchezza che sarà totalmente digitale, la stanza – oggi occupata da piano cottura, dispensa, lavandino, dalla cucina insomma – sarà la parte della nostra casa destinata alle esperienze nel metaverso. Spiegato facile e in un modo che forse farà arrabbiare gli esperti, e senza nemmeno correre troppo con la fantasia, metaverso è incontrare un amico che vive a migliaia di chilometri come se ce l’avessimo davanti, fare un consulto con un medico specialista altrimenti irraggiungibile, andare a un concerto di Bruce Springsteen che si tiene dall’altra parte del mondo avendo la sensazione di stare tra la folla, salire a bordo della moto di Pecco Bagnaia che corre verso la conquista di un Mondiale MotoGp (con certi sensori applicati a un dito, entro pochi anni, si proveranno le sue stesse sensazioni del pilota), entrare nello spogliatoio della propria squadra di calcio durante l’intervallo del derby oppure camminare per la Muraglia Cinese, sempre facendo su e giù tra quello spazio che oggi separa il frigorifero dal forno, sempre accomodati in quella poltroncina posizionata dove oggi c’è l’angolo cottura. Queste e milioni di altre cose. Come per le cose del mondo fisico o del mondo digitale del primo o secondo Internet, alcune di queste esperienze del «Web 3.0» saranno gratis, altre costeranno poco, altre tantissimo; alcune saranno per tutti, altre di pochissimi, altre ancora di uno solo.
Fattore tempo
Gian Luca Comandini, romano, trentadue anni, ha costruito una fortuna investendo qualche anno fa qualche migliaio di euro in bitcoin. Ha fatto parte della task-force sul blockchain del ministero dello Sviluppo Economico, è finito nella lista di Forbes sugli under 30 che saranno i leader più influenti del futuro, ha comprato una società di calcio che ha fatto salire dalla Terza alla Prima categoria e, nei ritagli di tempo, si è messo a caccia dell’identità dell’uomo che si nasconde dietro il nome Satoshi Nakamoto, il leggendario ideatore di Bitcoin (l’indagine, scritta come se fosse un romanzo giallo, è diventata un libro, L’uomo più ricco del mondo, appena uscito per Rizzoli). Oltre a essere uno dei superconsulenti che accompagnano dentro il metaverso vip e società che vogliono investire là dentro. «Gli esperti di mercato immobiliare stimano che sarà il 2030 l’anno a ridosso del quale la cucina inizierà a sparire dalle nostre case. Praticamente domani. Ordineremo cibo da fuori, come stiamo già facendo, mangeremo cibo che non ha bisogno di essere cucinato e utilizzeremo il tempo risparmiato per educare i figli, fare meditazione, tenere il fisico allenato. Le esperienze nel metaverso entrano in quest’ottica: fare le stesse cose che facciamo oggi risparmiando la risorsa che l’uomo, nella sua evoluzione, ha sprecato di più: il tempo».
Succederà, secondo le persone che pensano come pensa Comandini, senza rendercene conto. Non c’è un momento esatto in cui abbiamo sostituito certi incontri con una telefonata, la telefonata con un sms, un sms con un WhatsApp e quindi gli incontri dal vivo con una sfilza infinita di WhatsApp. «Prima del Web 1.0 la nostra vita era 100 percento fisica. Poi, con l’arrivo del primo Internet, metà anni Novanta del secolo scorso, è subito diventata 75 percento fisica a 25 percento digitale. Dall’arrivo dei social network in poi, anni Duemila, la nostra vita è 50 percento e 50 digitale. Anche la vita di chi non se ne rende conto, di chi dice che non è così. Con il metaverso, sarà 25 percento fisica e 75 percento digitale». E ancora: «L’arrivo del metaverso non vuol dire che la nostra vita fisica sarà sostituita del tutto con quella digitale o che moriremo sul divano col visore oculare indosso. Significa semplicemente che preferiremo fare nel metaverso delle cose — lavorare, fare una visita medica specializzata, in certi casi anche conoscere l’uomo o la donna della nostra vita — che oggi facciamo fisicamente. Perché? Perché sarà più comodo, perché guadagneremo di più, ci stancheremo di meno. Il resto sarà tempo libero. E sarà tanto di più».
L’identità
Oggi esistono decine di metaversi. Comandini scommette che ne rimarrà uno solo o comunque pochissimi, che consentiranno a ciascuno di muoversi agevolmente da uno all’altro. «Qualcuno pensa che siano un videogioco o assomiglino ai social. Non è così. La differenza sta in una tecnologia, la blockchain, che per la prima volta nella storia dell’umanità ha caratteristiche di unicità o scarsità digitale». Quello che è mio non può essere tuo, insomma. E non può essere replicabile o falsificabile. A cominciare dell’identità. «In un social network nel metaverso, le blockchain consentiranno al sottoscritto di essere l’unico Gian Luca Comandini nato nella città x, il giorno y, residente nella via z, con codice fiscale xyz eccetera eccetera. Nessuna possibilità di creare profili falsi, nessuna possibilità di spacciarsi per un altro».
Con i visori
Dall’identità alla proprietà il passo è brevissimo. «Facciamo un esempio concreto. L’agente immobiliare del calciatore Marco Verratti tempo fa gli ha consigliato di comprare un terreno nel metaverso. Come Barbara D’Urso, Achille Lauro o Zlatan Ibrahimovic, con cui la mia società ha fatto qualche operazione, Verratti si è rivolto a me per scegliere il terreno e comprarlo». Nel metaverso lo spazio si misura in land, che a seconda del metaverso sono come dei quadratini o degli esagoni. «Invece di comprarlo dove c’era spazio libero e dove questi land sarebbero costati pochissimo», prosegue Comandini, «Verratti ha voluto acquistare il suo terreno nel metaverso vicino a dove sorge la proprietà del celebre rapper Snoop Dog. Ovviamente, quello che avrebbe potuto avere per poche migliaia di euro gli è costato molto molto di più. Perché l’ha fatto? Per lo stesso motivo che spinge un gelataio ad aprire una gelateria dove già ce ne sono delle altre, che è lo stesso motivo per cui, in alcune città, i negozi di arredamento si trovano concentrati tutti nella stessa zona: e cioè che la presenza di uno, soprattutto se “quotato”, ti segnala che là c’è già un mercato. Un domani, Verratti approfitterà della vicinanza con Snoop Dog perché chi nel metaverso andrà a “visitare” Snoop Dog magari sarà incuriosito da quello che propone il vicino di casa, e cioè Verratti. Per ipotesi: dal primo acquisti la possibilità di ascoltare in anteprima il suo nuovo brano cantato da lui come tu fossi nella sua stessa stanza; dal secondo potrai comprare dei gettoni (fan token si chiamano) per guardare con i suoi occhi una partita della sua squadra di calcio quando lui starà in panchina o seguirlo mentre si allena con Messi e Neymar come se tu ti stessi allenando con lui». In entrambe le esperienze, l’utente del metaverso è fermo nello spazio di casa sua che un tempo era destinato alla cucina e indossa dei visori che assomigliano a maschere da sub. L’agente immobiliare di Veratti, nel frattempo, ha mollato le case fisiche e oggi fa l’agente immobiliare solo nel metaverso.
Il teatro è mio
Ci sono dei metaversi, il più celebre dei quali si chiama Ovr, che hanno riprodotto il mondo reale, chilometro quadrato per chilometro quadrato. L’hanno diviso in land, in esagoni, e li hanno messi in vendita. Per fare l’esempio di Roma: hanno venduto la Fontana di Trevi, come nella celebre scena di Totò e Peppino in Tototruffa ’62, solo che nel metaverso è tutto regolare. Non ci sono per ora diritti perché nessuno ne rivendica, per adesso. Anzi, la regolamentazione dei diritti (di immagine e non solo) è quella che in futuro potrà modificare le tappe del passaggio metaverso che «secondo Zuckerberg potrà avvenire in vent’anni, secondo altri molto prima», spiega Comandini. Rimanendo all’oggi e al caso di Roma: venduta la Fontana di Trevi, il Colosseo, la Basilica di San Pietro, Piazza di Spagna, praticamente tutta via del Corso. Il centro storico è sold out, i land corrispondenti possono essere acquistati solo dai nuovi proprietari. Su Ovr, uno dei cinque o sei esagoni di Piazza di Spagna è stato messo sul mercato e acquistato nel febbraio del 2021 per 13 dollari. L’attuale proprietario, un anno e mezzo dopo, l’ha acquistato per 1500 dollari, 115 volte tanto. «Io», confida Comandini, «ho comprato nel metaverso il land che corrisponde alla casa in cui abito. Poi ho fatto un giro e, tra le altre cose, per 6 dollari mi sono aggiudicato nel metaverso il Teatro Ariston di Sanremo. Tra qualche anno, magari il Festival farà qualcosa nel metaverso, vorrà farlo nello spazio metaversico del Teatro Ariston e dovrà passare da me. Per tutti i land virtuali che ho acquisito, ciascuno a meno di mille dollari, ricevo quotidianamente offerte che oggi superano i tre o quattromila. Quando mi chiedono “perché non accetti?” penso sempre ai pastori di Arzachena che risposero sì all’offerta in milioni di lire per quella terra abbandonata in cui facevano pascolare le pecore. E che poi è diventata la Costa Smeralda».

A spasso nel mondo virtuale: non sarà come un videogioco, i vip già comprano i «terreni». «Sarà più comodo, guadagneremo di più, ci stancheremo di meno. Il resto sarà tempo libero»

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che ai social piace”. Oggi sono i giovani a decidere cosa è bello e cosa no
04/12/2020

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che ai social piace”. Oggi sono i giovani a decidere cosa è bello e cosa no

Nel 2018 il designer veneto Roberto Guzzonato ha collaborato all’ideazione delle sneaker che hanno fatto impazzire il web: «Exploit anomalo e quasi inspiegabile»

17/11/2020

Il numero uno di Alibaba, Evans: le due lezioni per far sopravvivere le aziende al Covid

Il Covid ci insegna tre lezioni. La prima: se la pandemia è sotto controllo, dopo lo choc iniziale, i consumi ritornano ai livelli pre-pandemia e l’economia riprende a crescere. La seconda: avere una strategia commerciale multicanale permette a rivenditori e piccole imprese di resistere quando c’è una crisi. Terzo: la digitalizzazione per ogni azienda è essenziale per sopravvivere e prosperare in futuro, afferma Michael Evans, 65 anni, canadese, medaglia d’oro di canottaggio alle Olimpiadi di Los Angeles nell’84, per 20 anni banchiere a Goldman Sachs prima di diventare presidente esecutivo di Alibaba nel 2015. In questa intervista telefonica di circa 13 minuti (contro i 10 previsti), Evans sostiene anche che, quando un governo cambia le regole, e avviene spesso in tutto il mondo, bisogna tornare indietro e adeguarsi, per spiegare perché Pechino ha fermato 48 ore prima della quotazione a Hong Kong, l’Ipo da 37 miliardi di dollari di Ant Financial, società madre di Alipay, controllata da Alibaba.
Nell’anno del Covid, che ha penalizzato i consumi in tutto il mondo, Alibaba il gigante dell’e-commerce cinese fondato da Jack Ma ha cambiato formato al «Single Day», il suo Festival dello shopping, equivalente al Black Friday americano, e celebrato l’l1 novembre o l’11/11. Questa volta la maratona degli acquisti online cinese è cominciata all’inizio di novembre, tra l’1 e il 3, e proseguita l’11, raggiungendo in totale 498,2 miliardi di yuan, circa 75,1 miliardi di dollari, rispetto ai 38 miliardi del 2019 raccolti in un solo giorno.
Perché Alibaba ha deciso di allungare da 1 a 4 giorni il Single Day?
«Abbiamo cambiato il formato quest’anno perché volevamo dare ai commercianti un po’ più di tempo per mostrare prodotti innovativi e per aiutare molte di queste piccole imprese che hanno risentito della pandemia. Era una buona opportunità anche per i consumatori di vedere fino a due milioni di prodotti aggiuntivi che vengono presentati sulla piattaforma. Quindi ci vuole un po’ di tempo per far sì che abbiano più tempo per navigare e trovare le cose che vogliono. E poi, naturalmente, abbiamo introdotto un focus sugli strumenti digitali per i commercianti con live streaming, contenuti innovativi, brevi video, giochi, tutte novità di cui abbiamo parlato negli ultimi mesi per accrescere il successo. Quindi un 11/11 molto diverso».
Il target?
«Non fissiamo mai un obiettivo. Ma il numero finale non è la cosa più importante per noi. Certo, vogliamo che quel numero sia sempre più grande, ma la cosa principale è permettere ai marchi di costruire il loro business e coinvolgere i loro clienti e consentire ai consumatori di vedere e trovare quello che vogliono in modo facile e veloce. Questo è il vero target che i brand lancino e provino nuovi prodotti. Ed è un’enorme opportunità per loro e per i consumatori di divertirsi e sfruttare lo streaming live e altre cose divertenti che stanno accadendo sulla piattaforma».
Qual è stato l’impatto del Covid su Alibaba finora? Pensa che la pandemia abbia portato un cambiamento strutturale nelle abitudini di spesa dei consumatori?
«Il nostro business maggiore è in Cina, quindi commenterò le conseguenze sulla Cina. L’impatto del Covid inizialmente è stato piuttosto destabilizzante a febbraio e marzo, ma il governo cinese ha fatto un ottimo lavoro per mettere la pandemia sotto controllo. Abbiamo appena annunciato i nostri risultati nei giorni scorsi e una delle cose che abbiamo visto è che quasi ogni categoria di spesa è tornata ai livelli pre-pandemia. Quindi, c’è stato un forte impatto, seguito da una correzione molto netta, perché il governo è riuscito a tenere il Covid sotto controllo. In termini dei settori e dalle categorie che hanno beneficiato, e che ci aspettavamo beneficiassero durante il Covid, ci sono i negozi alimentari online, il cibo fresco, i prodotti per l’igiene e per la pulizia, i farmaci e i dispositivi sanitari e cose di questo tipo, che erano già molto popolari e hanno aumentato la loro popolarità. Ma ora tutte le categorie sono tornate a livelli per Covid. Anche il nostro business ha ripreso a crescere, così come è tornata a crescere l’economia cinese, con un rialzo del pil del 4,9% nel terzo trimestre. Perciò penso che l’impatto duraturo di tutto questo non sia sulla crescita economica. Ma l’impatto duraturo è che la gente ha capito che una strategia digitale se sei un rivenditore online o una piccola impresa o un marchio off-line non è solo bello da avere, ma assolutamente essenziale per sopravvivere in futuro. E questo è stato riconosciuto non solo in Cina, ma anche fuori dalla Cina».
La Cina ha fatto un ottimo lavoro sul controllo del Covid, però poi Pechino ha mostrato i suoi metodi quando ha fermato l’Ipo di Ant Financial due giorni prima della quotazione a Hong Kong. Un monito anche per gli investitori stranieri che le cose possono andare molto male sul mercato cinese. Quali sono le conseguenze di questa decisione del governo cinese che ha sorpreso il mondo intero?
«Il cambiamento nella regolamentazione avviene nei governi di tutto il mondo, quando facevo il banchiere d’affari e mi occupavo di privatizzazioni europee, i Paesi cambiavano continuamente le regole. Se accade prima di diventare una società pubblica, allora bisogna tornare indietro e riflettere sul fatto che il cambiamento normativo può avere un impatto sul proprio modello di business. Quindi non credo che sia una sorpresa. Ma la regolamentazione è importante e dobbiamo lavorare a stretto contatto con il governo, come facciamo in tutto il resto del mondo, non solo riguardo all’Ipo, ma anche per quello che stiamo facendo con la nostra attività di e-commerce o il nostro business del cloud o la nostra attività di viaggi, perché i governi in tutto il mondo hanno un ambiente normativo che deve essere attentamente compreso. E poi bisogna essere coerenti nel modo in cui gestiamo la nostra attività con questi poteri normativi».
Quali sono i piani di Alibaba in Europa e in particolare in Italia?
«Cominciamo dall’Italia, dove abbiamo appena festeggiato il nostro quinto anniversario. Il team guidato da Rodrigo Cipriani ha fatto un gran lavoro prima di tutto a portare centinaia di marchi e piccole imprese italiane sulla nostra piattaforma e quindi ai consumatori cinesi, che amano i prodotti italiani, food, moda, lusso. La grande maggioranza dei marchi di lusso italiani sono già sulla nostra piattaforma. Perciò questa è stata una grande opportunità per sviluppare e coinvolgere i consumatori direttamente. La seconda cosa su cui abbiamo lavorato molto intensamente nell’ultimo anno, è stato il B2b, il business-to business: abbiamo portato a bordo centinaia di piccole imprese del tessile, della moda, dell’agroalimentare, dei macchinari, dei cosmetici, in molte categorie diverse. Li abbiamo inseriti nella nostra piattaforma di b2b. E questa è stata una salvezza per molte di queste aziende, che erano a tutti gli effetti chiuse nel momento peggiore della pandemia. Continueremo a farlo. Questa è una parte molto importante della nostra attività in Europa: B2b e B2c (business-to-consumer). Stiamo inoltre costruendo attività locali in alcuni degli altri Paesi europei. La nostra strategia internazionale è iniziato nel Sud-Est asiatico e poi siamo andati nell’Asia del Sud, in India, in Russia, in Turchia. Abbiamo fatto molto negli ultimi 5 anni e abbiamo grandi progetti per il futuro».
Quanto vale l’Europa per Alibaba?
«Il mercato europeo è molto attraente, molto grande, con un’ampia base di consumatori, prodotti eccellenti e marchi fantastici, insomma, una grande opportunità per il futuro».
Teme l’impatto del Covid sulla crescita europea?
«Non solo in Europa, ma anche gli Stati Uniti e i Paesi in tutto il mondo sono stati colpiti dall’impatto della pandemia in modo grave. Che cosa ci ha permesso di resistere? Due cose molte importanti: prima di tutto, negozi, rivenditori e piccole imprese devono essere collegati a canali commerciali multipli, cosicché i loro prodotti possano essere visti in più mercati nel mondo e abbiano altri modi per sostenere il consumo dei loro beni. Secondo, la digitalizzazione è probabilmente la cosa più importante che ogni singola società deve integrare. Gli strumenti digitali premettono alle imprese di operare online quando i loro mercati sono chiusi a causa della seconda o della terza ondata e i punti di vendita non possono più permettere ai loro clienti di entrare nei loro negozi, sia che si tratti di un ristorante, di un negozio o di una boutique. Così le loro attività non muoiono quando un evento come la pandemia li costringe a chiudere».
Come vede la digitalizzazione italiana dalla piattaforma di Alibaba? Siamo in ritardo rispetto agli altri Paesi?
«Non penso che gli italiani siano indietro, ma nemmeno avanti.Piuttosto è il mondo, al difuori della Cina, a non aver ancora capito quanto gli strumenti digitali siano cruciali per i rivenditori offline.Ora li stanno integrando non perché sono una bella opzione, ma perché sono una parte critica della infrastruttura digitale necessaria per sopravvivere e prosperare in futuro. In Italia la comprensione e gli investimenti su questo fronte sono simile a molti altri Paesi».

Rendi il tuo prodotto unico!
24/09/2020

Rendi il tuo prodotto unico!

Gian Marco Scarpa, ricercatore, cerca di capire e spiegare come i cambiamenti climatici stiano alterando la morfologia della laguna e di una delle città più amate del mondo.

16/01/2020

BagBnB, l'AirBnB dei Bagagli
Un’app per trovare bar e negozi dove depositare le valigie
In due anni il fatturato è passato da 300mila euro a 5 milioni. L’obiettivo è 10
L’idea è stata illuminante, e ha consentito di portare in due anni il fatturato da 300mila euro a 5 milioni. Ora l’obiettivo è raddoppiare a 10 milioni. «Tre anni fa avevo un appartamento a Roma affittato ai turisti con AirBnb - spiega Alessandro Seina, designer con studio nella capitale - e tutti mi chiedevano se potevano lasciare i bagagli in casa prima di prendere il volo aereo di ritorno, in modo da fare ancora un giro per la città senza valigie e pesi da portare. Insomma, mi accorsi che era un problema sentito tra chi viaggiava e ne parlai con qualche amico».
È?nata in questo modo, come soluzione a un problema comune, una delle start up italiane più ad alta crescita degli ultimi anni, capace di raddoppiare il fatturato nel giro dell’ultimo anno, da 5 a oltre 10 milioni, e con prospettive future internazionali ancora inesplorate. Nata a Roma, BagBnB, l’AirBnB delle valigie, attiva nel settore del digital travel, ha nel giro di qualche mese attirato l’attenzione di diversi fondi di venture capital e investitori. La società romana, fondata nel 2016 dal designer Alessandro Seina e da Giulio De Donato e Giacomo Piva, attivi nell’area commerciale e tecnologica, ha incassato negli ultimi giorni un round da 2,5 milioni di euro sottoscritto dai fondi Vertis Venture 2 Scaleup e Vertis Venture 4 Scaleup Lazio, gestiti da Vertis sgr.
Vertis è entrato con due round di finanziamenti, ma la società aveva già iniziato la sua attività grazie a Pi Campus, incubatore romano che aveva investito 60mila euro due anni fa. Dopo l’ultimo riassetto societario, la compagine di Lean Team srl, che possiede il brand BagBnB, vede proprio i tre fondatori con circa il 23% a testa, Pi Campus che si è diluita dal 12% al 9% e Vertis che possiede circa il 20 per cento. Un altro 5% sarà a disposizione del management per le stock option.
Nel frattempo, altri investitori si starebbero muovendo. Secondo fonti di mercato, il dossier sarebbe sul tavolo di FII Tech Growth , braccio degli investimenti in venture capital del Fondo Italiano, controllata della Cdp. FII Tech Growth è attivo solitamente su start-up, dove sono già entrati in precedenza altri fondi di venture capital.
Ad attrarre è la storia di grande crescita di BagBnB: nel febbraio 2018 il fatturato era a quota 300mila euro e dopo sei mesi, ad agosto, era più che raddoppiato a 630mila euro. A fine 2018 era a oltre due milioni e, a fine 2019, è previsto un giro d’affari più che raddoppiato a cinque milioni. Nel 2020 l’obiettivo è oltre 10 milioni. Dal punto di vista tecnologico, BagBnB ha sviluppato una piattaforma su cellulare per consentire l’individuazione e la selezione dei punti per il deposito dei bagagli più vicini al viaggiatore: bar, hotel e altri punti di raccolta. In tre anni ha custodito ben 1,5 milioni di bagagli.
Il piano strategico punta sulla crescita. I capitali raccolti saranno ora impiegati da BagBnB per consolidare la sua leadership nel settore ed espandersi ad altre città (passando da 300 a mille). BagBnB è infatti per ora leader mondiale in questa tipologia di business, e i competitor a livello internazionale sono al momento più piccoli in termini di dimensioni: tutti gruppi esteri, francesi, inglesi e americani.
Si tratta inoltre della prima operazione del fondo Vertis Venture 4 Scaleup Lazio. Vertis sgr, società di gestione del risparmio indipendente fondata da Amedeo Giurazza, opera attraverso sei fondi. Vertis Venture 2 Scaleup, lanciato nel luglio del 2017, conduce investimenti in società che operano su tecnologie, prodotti e servizi in industry 4.0

Meditate Gente … Meditate
21/10/2019

Meditate Gente … Meditate

È una forma strutturata di silenzio: l’assenza di rumore permette alla nostra «materia grigia» di modificarsi, gestire le emozioni e potenziare la memoria

28/05/2019

IL FALLIMENTO CI COSTRINGE A MUTARE LE LENTI ATTRAVERSO LE QUALI GUARDIAMO IL MONDO

Strategie. Sono centinaia i prodotti o servizi nati da valutazioni non corrette. Nell’epoca di internetla svista corre veloce sui social, con effetti imponderabili, ma i brand spesso ne traggono alti vantaggi
Sbagliando s’impara: così gli errori si trasformano in successi planetari

Provare, sbagliare, riprovare. Per ben 5.127 volte. Tanti sono i prototipi realizzati in cinque anni da James Dyson, designer e ingegnere britannico conosciuto come l’inventore della prima aspirapolvere senza sacchetto. Chi la dura la vince, si potrebbe dire. Perché dopo tutti i migliaia di tentativi andati a vuoto Dyson è riuscito a mettere in commercio il primo modello funzionante. L’ha chiamato Dual Cyclone perché lavora sul principio del ciclone. Oggi Dyson è tra i trecento uomini più ricchi del mondo con un patrimonio di oltre 5 miliardi di dollari.
Dagli errori al successo agli errori che valgono il successo. Intorno alla metà del Novecento l’ingegnere americano Percy LeBaron Spencer lavorava al magnetron, una valvola produttrice di microonde usata come componente nel radar. Un bel giorno del 1945 Spencer dimenticò in tasca una barra di cioccolato. A contatto con il magnetron in funzione quella barra si sciolse. La scoperta lo incuriosì e ci riprovò, scaldando chicchi di mais che si trasformarono in popcorn. Spencer di fatto aveva scoperto che l’energia trasportata dalle microonde era in grado di cuocere i cibi. Appena due anni dopo la società per la quale lavorava Spencer lanciò sul mercato Radarange, il primo forno a microonde per uso domestico. E la vendita di questi prodotto innovativo si rivelò un successo mondiale.
Gli errori rivoluzionari
Fallire, cadere, rialzarsi. E poi ancora vincere sul mercato. Una lezione che ci arriva dall’economista Francesca Corrado, in libreria con “Il fallimento è rivoluzione”, edito da Sperling & Kupfer. Perché per Corrado sbagliare fa bene. «Siamo abituati a considerare il fallimento come una privazione. Ma successo e fallimento sono due facce della stessa medaglia che non si escludono ma convivono, si integrano, si completano e sono parte essenziale delle nostre vite. Il fallimento ci costringe a mutare le lenti attraverso le quali guardiamo il mondo. Non è un arresto definitivo, ma un momento di riflessione. Non è la misura della nostra incapacità, ma della nostra perseveranza» afferma Corrado. Un cambio di paradigma che può generare impatti rilevanti sul fare impresa. «Il fallimento diventa non una rivoluzione della persona, bensì una rivoluzione delle organizzazioni che possono essere ripensate per renderle più umane, efficienti e flessibili al cambiamento», precisa Corrado.
D’altronde centinaia di prodotti o servizi sono nati da errori. Le patatine fritte, la crêpe suzette, i cookies con gocce di cioccolato, il gorgonzola, la salsa Worcestershire, la torta di mele rovesciata. Errori che nascono anche nel provare a ripensare il proprio business e che sono l’indizio della vivacità dell’azienda. «Colgate aveva proposto una linea di piatti pronti surgelati. Forse pensavano che dopo aver mangiato la lasagna Colgate, lavarsi i denti con il dentifricio della stessa marca sarebbe stato un passo obbligato. Ma i consumatori non si sono trovati d’accordo». Sbaglio e per questo innovo. «D’altronde l’impresa navale di Cristoforo Colombo era condizionata da almeno due errori, uno di calcolo e l’altro di misura. Ma grazie a quegli errori grossolani basati su ipotesi scientifiche a loro volta sbagliate, Colombo ha scoperto un nuovo continente», ricorda Corrado.
Sbaglio, dunque ascolto
Dall’errore però ci si migliora perché ci si mette in ascolto. In fondo è quello che è successo all’inventore ungherese László Bíró, ideatore della penna che porta ancora oggi il suo cognome, come racconta Corrado. Bíró era alla ricerca di ispirazione per creare una penna più funzionale della stilografica. L’intuizione si palesò mentre camminava, osservando dei bambini che giocavano a biglie tra le pozzanghere: le palline che ne avevano attraversata una lasciavano una scia uniforme come la scrittura che aveva vagheggiato. Bastò inserire una piccola sfera in cima a un tubo riempito di inchiostro e la rivelazione della penna biro fu compiuta. «La capacità di capire e interpretare gli errori implica la capacità di ascolto di sé stessi e degli altri. Se lasciamo parlare gli errori, se rimaniamo in ascolto degli insegnamenti che ognuno di essi può impartirci, avremo forse una occasione di crescita straordinaria. Il fallimento è infatti il modo in cui la vita ci fa sapere che stiamo andando fuori rotta. Ed è un feedback che ci aiuta a orientarci nella giusta direzione», puntualizza Corrado.
Ma gli errori in questi anni connessi corrono velocemente sui social, generando effetti impensabili. Un paio di mesi fa sulla pagina Facebook di Ikea è apparsa una sequenza senza senso di lettere: hhsdjh. In poco tempo quel post è diventato virale. Un errore del social media manager, trasformato però in valore per la community. Dopo pochi giorni Ikea ha presentato una borsa in edizione limitata con l’hashtag e la frase del fondatore Ingvar Kamprad: solo chi dorme non commette errori.
In fondo lo sosteneva un secolo prima anche Thomas Edison, peraltro uno dei più prolifici progettisti del suo tempo col record di 1.093 brevetti registrati a suo nome in tutto il mondo. Nel 1914 un incendio distrusse il suo laboratorio. Lapidario il commento di Edison: «Grazie al cielo tutti i nostri errori sono bruciati, ora possiamo ripartire da zero».

Indirizzo

Piazza Vittorio Veneto 2/torre A Mare
Bari
70126

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Startup Light pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Startup Light:

Condividi