14/08/2026
UN PAESE FORTE NASCE DA TERRITORI FORTI
C'è una domanda che riguarda la Sardegna, il Veneto, la Lombardia, la Sicilia e, in realtà, ogni territorio italiano:
perché tanti dei nostri giovani devono lasciare il luogo nel quale sono nati per costruirsi un futuro?
Partire è bellissimo quando è una scelta.
Studiare, viaggiare, lavorare all'estero, conoscere il mondo sono esperienze che arricchiscono.
Il problema nasce quando un giovane deve dire:
“Parto perché qui non ho alternative.”
E quando persino i figli di imprenditori, commercianti e artigiani non vedono un futuro nell'attività che i genitori hanno costruito con una vita di sacrifici.
Possiamo aspettare che siano sempre gli altri a cambiare le cose.
Oppure possiamo domandarci:
noi, nel nostro piccolo, cosa possiamo fare?
COMINCIAMO DAL NOSTRO VICINO
Forse il primo cambiamento deve essere culturale.
Troppo spesso consideriamo chi opera accanto a noi soltanto come un concorrente.
Ma concorrente non significa nemico.
Possiamo competere e collaborare.
Possiamo confrontarci sul mercato e costruire insieme un progetto.
Possiamo essere concorrenti oggi e clienti, fornitori o partner domani.
La concorrenza sana ci rende migliori.
La collaborazione ci rende più forti.
E aiutare l'economia vicina non significa affatto chiudersi al mondo.
Quando qualità, servizio e condizioni sono competitivi, perché non conoscere anche l'impresa che lavora accanto a noi?
Perché non darle un'opportunità?
Un'azienda che cresce acquista, investe, assume.
Quella ricchezza genera altra ricchezza.
Un'impresa più forte contribuisce a creare un territorio più forte.
Territori più forti creano regioni più forti.
Regioni più forti creano un'Italia più forte.
Questa non è chiusura.
È esattamente il contrario:
essere forti localmente per poter competere globalmente.
La Sardegna ha bisogno del Veneto, il Veneto della Lombardia, la Lombardia della Sicilia, la Sicilia del Piemonte.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri.
La rete locale deve essere il primo nodo di una grande rete italiana, non un muro intorno al nostro territorio.
È PER QUESTO CHE CREDO TANTO NELLE MONETE COMPLEMENTARI
Ho avuto la fortuna di essere tra i soci fondatori di Venetex.
Non lo considero un titolo da esibire. È semplicemente un'esperienza che mi ha permesso di conoscere dall'interno una filosofia nella quale credo profondamente.
Venetex nasce dall'esperienza di Sardex, che considero un po' la madre di questo progetto.
E negli anni ho capito una cosa fondamentale:
la vera forza della moneta complementare non è soltanto la moneta, ma soprattutto è la rete.
Un'impresa incontra un'altra impresa.
Nasce uno scambio.
Dallo scambio nasce una relazione.
Dalla relazione può nascere fiducia.
E dalla fiducia possono nascere collaborazioni e opportunità che prima non esistevano.
La moneta è lo strumento.
La vera ricchezza sono le relazioni.
Pensiamoci: nessuna piccola impresa può essere eccellente in tutto.
Ma cento, mille, diecimila piccole imprese collegate tra loro possiedono insieme competenze straordinarie.
Uno produce.
Uno vende.
Uno comunica.
Uno conosce la tecnologia.
Uno esporta.
Uno gestisce la logistica.
Da soli dobbiamo avere tutto.
In rete possiamo mettere insieme ciò che ciascuno sa fare meglio.
Ed è qui che una piccola impresa può acquisire una forza che, da sola, difficilmente avrebbe.
POI HO INCONTRATO NEURONS
Ed ecco un altro tassello che mi ha entusiasmato: Neurons.
Perché aggiunge alla stessa filosofia qualcosa di straordinariamente semplice:
restituire una piccola parte del valore che produciamo alla comunità.
Un'impresa lavora, un cliente acquista, si crea valore e una piccolissima parte può essere destinata a un'associazione o a un progetto.
Ma c'è qualcosa che rende tutto questo ancora più coinvolgente:
possiamo scegliere chi aiutare e vedere concretamente dove arriva il nostro contributo.
Non soltanto:
“Ho fatto una donazione.”
Ma:
“Ho contribuito anch'io a realizzare questo.”
È qui che vedo una combinazione bellissima.
Sardex e Venetex: rete, collaborazione e valore che continua a circolare.
Neurons: una parte di quel valore ritorna alla comunità.
Impresa, territorio e solidarietà smettono di essere mondi separati.
Diventano un unico ecosistema.
Non penso certo che questi strumenti possano risolvere da soli i problemi dell'Italia.
Ma sono convinto che possano contribuire a cambiare qualcosa di ancora più importante:
la nostra mentalità.
E AL CENTRO DI TUTTO CI SONO I NOSTRI GIOVANI
Non dobbiamo impedire ai nostri ragazzi di partire.
Devono viaggiare, studiare, conoscere il mondo e fare esperienze.
Ma devono poter scegliere.
Vorrei sentirli dire:
“Parto perché voglio conoscere il mondo.”
E sapere che un giorno potranno anche dire:
“Adesso posso tornare, perché anche qui esiste un'opportunità per me.”
Perché se le imprese crescono, creano lavoro.
Se collaborano, moltiplicano le opportunità.
Se fanno rete, diventano più competitive.
Se una parte del valore rimane nel territorio, può essere reinvestita.
E se una parte ritorna alla comunità, quel territorio diventa anche un posto migliore nel quale vivere.
È un circolo virtuoso.
Ed è un circolo che possiamo contribuire ad avviare tutti.
NON VOGLIO INSEGNARE NULLA A NESSUNO. VOGLIO COMINCIARE DA ME.
Questo per me è importante.
Non vorrei che queste parole sembrassero un vanto.
Non ho formule magiche e certamente non ho la presunzione di dire agli altri imprenditori cosa debbano fare.
Credo semplicemente in una cosa:
se siamo convinti di un'idea, dobbiamo avere l'umiltà di provare per primi a metterla in pratica.
Per questo, con le mie aziende, voglio provare a fare la mia piccolissima parte.
Non dicendo:
“Fate come me.”
Ma:
“Io comincio. Se anche voi ci credete, proviamo a farlo insieme.”
E soprattutto ascoltando chi avrà idee migliori delle mie.
Perché in una vera rete nessuno deve essere il centro.
Il centro è la rete stessa.
ED È CON QUESTA FILOSOFIA CHE È NATO BENDU
Alla fine, credere in qualcosa significa anche provare a trasformarlo in uno strumento concreto.
È con questo spirito che ho voluto creare Bendu, un marketplace dedicato alla valorizzazione delle piccole e medie imprese e del Made in Italy.
Perché dietro quelle tre parole — Made in Italy — non c'è soltanto un marchio.
Ci sono aziende familiari.
Artigiani.
Produttori.
Tradizioni.
Competenze tramandate da una generazione all'altra.
Ci sono prodotti straordinari che magari sono conosciuti soltanto nella provincia nella quale vengono realizzati.
E ci sono piccole aziende che sanno fare magnificamente il proprio mestiere, ma non possono permettersi grandi strutture commerciali o importanti investimenti digitali.
Dobbiamo aiutarle a farsi conoscere.
Per questo abbiamo scelto che per il primo anno dall'iscrizione a Bendu le aziende non paghino alcun canone mensile e si può anche usare la moneta complementare per l'acquisto dei prodotti.
È una piccola scelta, ma rappresenta esattamente la filosofia nella quale credo:
prima proviamo ad aiutarvi a crescere. Poi cresciamo insieme.
Bendu vuole essere una vetrina in più per il Made in Italy.
Uno strumento in più per trovare clienti.
Una possibilità in più per mettere in relazione produttori e mercato.
Non vogliamo dire:
“Venite da noi perché siamo migliori.”
Preferisco dire:
“Mettiamo insieme quello che sappiamo fare e vediamo quanto lontano possiamo arrivare.”
TUTTO PARTE DA UNA SCELTA
Forse il cambiamento è molto più semplice di quanto immaginiamo.
Conosciamo il nostro vicino.
Collaboriamo anche quando siamo concorrenti.
Compriamo vicino quando qualità e condizioni lo consentono.
Facciamo circolare il valore.
Sosteniamo la nostra comunità.
Mettiamo in rete competenze, prodotti e persone.
Poi allarghiamo quella rete.
Dal vicino alla provincia.
Dalla provincia alla regione.
Dalla regione al resto d'Italia.
E dall'Italia al mondo.
Perché rafforzare il proprio territorio non significa togliere qualcosa agli altri.
Significa aggiungere forza al Paese intero.
Nessuno di noi cambierà l'Italia da solo.
Ma forse non abbiamo bisogno di qualcuno che faccia tutto.
Abbiamo bisogno che tanti di noi comincino a fare qualcosa.
Io voglio provare a fare la mia parte.
Con umiltà, sapendo che è soltanto una piccola parte.
Ma con un'enorme convinzione:
UN PAESE FORTE NASCE DA TERRITORI FORTI.
E territori forti nascono da imprese e persone che hanno capito che il successo del nostro vicino non è una minaccia al nostro successo. Può diventare parte del nostro successo.
Più ci conosciamo, più collaboriamo.
Più collaboriamo, più diventiamo forti.
E più diventiamo forti insieme, più futuro possiamo offrire ai nostri giovani.