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19/06/2026
IL 5% DELLE FAMIGLIE POSSIEDE LA META' DEL PATRIMONIO NAZIONALE.La ricchezza degli italiani continua a essere fortemente...
19/06/2026

IL 5% DELLE FAMIGLIE POSSIEDE LA META' DEL PATRIMONIO NAZIONALE.

La ricchezza degli italiani continua a essere fortemente concentrata nelle mani di una minoranza di famiglie.

È quanto emerge dai nuovi conti distributivi sulla ricchezza elaborati dalla Banca d’Italia nell’ambito di un progetto sviluppato insieme alla Banca Centrale Europea, che per la prima volta consente di osservare non soltanto quanta ricchezza esiste nel Paese, ma soprattutto come essa sia distribuita tra le diverse fasce della popolazione.

La fotografia scattata mostra una realtà caratterizzata da profonde differenze patrimoniali. Il 5% più ricco delle famiglie italiane detiene infatti il 46% dell’intera ricchezza netta nazionale, mentre il 50% meno abbiente possiede meno dell’8% del patrimonio complessivo.

Un dato che evidenzia come la questione delle disuguaglianze non riguardi soltanto il reddito, ma anche e soprattutto l’accumulazione di ricchezza nel tempo.

Per la maggioranza delle famiglie italiane il patrimonio continua a coincidere principalmente con l’abitazione. Gli immobili residenziali hanno rappresentato negli anni recenti il 50,2% della ricchezza totale delle famiglie.

Tuttavia, il peso della casa cambia sensibilmente a seconda della posizione nella distribuzione della ricchezza. Per la metà meno ricca della popolazione, le abitazioni costituiscono quasi tre quarti del patrimonio complessivo (74,6%). Nella fascia intermedia, compresa tra il 50° e il 90° percentile, il valore scende al 67,5%.

Tra il 10% più ricco delle famiglie, invece, la quota immobiliare rappresenta soltanto il 35,7% della ricchezza totale.

La differenza riflette due modelli patrimoniali profondamente diversi: da un lato patrimoni concentrati quasi esclusivamente nella casa di proprietà; dall’altro patrimoni più articolati e diversificati, costruiti attraverso una maggiore esposizione agli strumenti finanziari.

Le nuove statistiche della Banca d’Italia evidenziano infatti una netta distanza nella composizione della ricchezza.

Le partecipazioni societarie e le azioni non quotate rappresentano il 18,6% del patrimonio del 10% più ricco delle famiglie, contro appena lo 0,3% della metà meno abbiente.

Anche i fondi comuni di investimento mostrano una forte concentrazione: incidono per il 9,3% della ricchezza delle famiglie più facoltose, mentre si fermano all’1,1% tra quelle meno ricche.

Lo stesso vale per le polizze vita, che pesano per il 9,6% nei patrimoni delle fasce più elevate e soltanto per l’1,7% in quelli della metà inferiore della distribuzione.

Non si tratta quindi soltanto di una differenza quantitativa. Cambia la qualità stessa della ricchezza posseduta. Le famiglie più benestanti hanno accesso a strumenti che consentono una maggiore diversificazione e potenzialmente rendimenti più elevati nel lungo periodo, mentre quelle meno abbienti rimangono fortemente dipendenti dall’andamento del mercato immobiliare.

L’analisi storica mostra inoltre una progressiva trasformazione della struttura della ricchezza familiare.

Tra il 2010 e il 2022 il peso delle abitazioni è diminuito dal 55,8% al 50,2% del patrimonio totale. Parallelamente è cresciuta l’importanza della liquidità: i depositi bancari sono passati dal 10,3% al 13,1%.

Particolarmente significativa è stata la crescita degli investimenti gestiti. Le quote di fondi comuni sono quasi raddoppiate, passando dal 3,4% al 6,2% della ricchezza complessiva, mentre le assicurazioni sulla vita sono aumentate dal 4,7% al 7,1%.

In forte calo, invece, i titoli obbligazionari, scesi dal 7,5% al 2,4%, a testimonianza dei profondi cambiamenti intervenuti nei mercati finanziari dopo la crisi del debito sovrano e gli anni di tassi d’interesse molto bassi.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’evoluzione della ricchezza mediana, cioè il patrimonio posseduto dalla famiglia che si colloca esattamente al centro della distribuzione.

Tra il 2010 e il 2016 il valore è diminuito da circa 200 mila euro a poco più di 150 mila euro. Negli anni successivi la situazione si è stabilizzata senza però recuperare i livelli precedenti alla crisi.

Nello stesso periodo è aumentata anche la concentrazione della ricchezza. L’indice di Gini, che misura il grado di disuguaglianza, è passato da 0,67 a 0,71. Parallelamente la quota di patrimonio detenuta dal 5% più ricco è cresciuta dal 40% al 48%.

Solo negli anni più recenti si osserva una lieve inversione di tendenza, con la quota dei più ricchi che si è ridotta al 46% alla fine del 2022.

Secondo la Banca d’Italia, dunque, il decennio successivo alla crisi finanziaria è stato caratterizzato da un aumento delle disuguaglianze patrimoniali, seguito da una fase di sostanziale stabilizzazione.

Nel panorama europeo, l’Italia presenta peraltro una distribuzione della ricchezza meno concentrata rispetto alla media dell’area euro e alla Germania, ma più concentrata rispetto alla Spagna. I livelli risultano invece simili a quelli della Francia.

La principale peculiarità italiana è tuttora rappresentata dall’elevata diffusione della proprietà immobiliare.

Le famiglie appartenenti alla metà meno ricca della popolazione possiedono mediamente circa 60 mila euro di ricchezza netta, un valore che risulta circa tre volte superiore a quello registrato nella stessa fascia in Germania.

Una differenza spiegata in larga misura dal maggiore possesso dell’abitazione principale, mentre nel modello tedesco il ricorso all’affitto è molto più diffuso.

19/06/2026
VIAGGIARE, CASTELLABATE (CAMPANIA).Il nome di Castrum Abbatis – castello dell’Abate – è legato alla costruzione del cast...
18/06/2026

VIAGGIARE, CASTELLABATE (CAMPANIA).

Il nome di Castrum Abbatis – castello dell’Abate – è legato alla costruzione del castello, iniziata dall’abate Costabile Gentilcore nel 1123.

Guardare da una ringhiera di ferro le candide luci sul mare. E vedere apparire, nel sorgere fresco dell’alba, la sirena Leucosia, che proprio su questa costa scomparve, nei giorni senza tempo del mito. Il verde smagliante dei pini di Aleppo si stacca dal folto della macchia mediterranea e richiama i Fenici, cui era sacra la pianta. L’abate che fondò questo borgo era un mistico, un asceta: faceva penitenza, studiava i misteri divini. La leggenda dice che molti marinai in balia delle onde si salvarono invocandolo. Tanti miracoli e visioni dovrebbero indurci ad avere ben cara questa terra, perché sia il Cilento costiero sia i borghi dell’interno sono perennemente a rischio. Il delirio edificatorio che ha investito molti centri marinari, qui ha avuto, per fortuna, mano leggera.

E Castellabate se ne sta ancora lì, balcone di pietra, a ricevere tra le case la brezza del mare, e il luminoso silenzio che scende dalle colline.

Il centro storico di Castellabate, compreso nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, è riconosciuto dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità” nell’ambito del programma Man and Biosphere. Partiamo da questo dato – che riconosce il profondo valore di questo “Paesaggio culturale” ricco di memorie e di beni artistici e naturali – per andare alla scoperta del borgo, il quale conserva ancora la struttura urbana medievale. Stradine, vicoletti, archi, brevi gradinate, palazzi, slarghi e case intercomunicanti dove domina la pietra grigia, si rincorrono senza soluzione di continuità, ora volgendo le spalle alla luce intensa ora spalancandosi sul verde del pendio che digrada verso il mare splendente, macchiato solo dai banchi delle posidonie, in uno degli angoli più suggestivi della costa del Cilento.

La bellezza della costa e la limpidezza delle acque hanno consentito al territorio di Castellabate, che si affaccia sul mare con il popoloso centro di Santa Maria e quello più piccolo di San Marco, di ottenere la Bandiera Blu, le Quattro Vele e i riconoscimenti di Legambiente. Castellabate ricade interamente nel Parco Nazionale del Cilento e presenta un territorio caratterizzato da rilievi degradanti verso il mare. La costa è formata da una successione di falesie, lunghe spiagge dorate, insenature, scogliere e promontori ricchi di grotte marine e sorgenti di acqua dolce. Ai piedi del borgo medievale, il golfo tra Punta Licosa e Punta Tresino è uno dei tratti più belli della costiera, tanto che le marine di San Marco e di Santa Maria sono meta di turismo nazionale e internazionale. In particolare, la baia di Ogliastro Marina e l’isola di Licosa sono tra le zone meglio conservate del Cilento costiero e costituiscono un caposaldo della storia ambientalistica italiana. Sull’isolotto di Licosa vive una rarissima lucertola che presenta una bella livrea verde e azzurra. Altre due rarità sono custodite dal mare: il crostaceo chiamato Siriella astellabatensis e il pesce pappagallo mediterraneo. Avvolgono questo tratto di maree la macchia mediterranea, le distese di pini di Aleppo – pianta portata dai Fenici e che qui cresce spontanea – e le coltivazioni della vite e dell’ulivo.

EVENTI.

Settimana della Cultura, 10-17 febbraio.

Fiera di San Costabile, 16-17 febbraio: due giorni di festa dedicati al patrono e fondatore di Castellabate.

Fiera di San Marco, 24-25 aprile: il secondo giorno si svolge una processione in mare con le imbarcazioni da pesca.

Sant’Irene, 5 maggio: ci si diverte con i giochi del Palio.

Castellabate in Musica, 10-20 luglio: concerti bandistici e tanta musica fino alla Notte Bianca nella frazione costiera di Santa Maria.

Libri & Libri, 15-25 luglio: a cura dell’Associazione Culturale Icarus.

Rassegna di Suoni e Voci Mediterranei, 4-26 agosto: le musiche e i canti del Mare Nostrum fanno danzare e sognare i turisti nelle sere d’agosto.

Notti d’agosto al Borgo, è la manifestazione che racchiude le iniziative estive, tra le quali c’è la Festa del Mare. Il 20 agosto, a cura dell’Associazione Pescatori e La Castellana il giorno dopo. Sempre il 21, un’occasione per conoscere la gastronomia locale è data da I Sapori della Contrada Alano.

Premio Leucosia, primo sabato di settembre, nella frazione Santa Maria. Festival Musicale Castellabate, sempre a settembre.

Mo’ vene Natale, 23-27 dicembre e 6 gennaio.

Il piatto del borgo sono i fusilli con ragù di castrato.

I prodotti del borgo: olio, fichi e vino.

DA MILANO A ROMA: DOVE INVESTIRE NEL 2026 SECONDO I DATI UFFICIALI.Tassi bassi, mutui di nuovo accessibili e compravendi...
18/06/2026

DA MILANO A ROMA: DOVE INVESTIRE NEL 2026 SECONDO I DATI UFFICIALI.

Tassi bassi, mutui di nuovo accessibili e compravendite in risalita: il 2025 ha riacceso il mercato immobiliare italiano, e il 2026 promette di fare ancora meglio.

Il Rapporto Immobiliare 2026 dell'OMI (l'Osservatorio dell'Agenzia delle Entrate) fotografa un mercato che, nel 2025, è tornato a correre sul serio:

🏠 Quasi 767.000 abitazioni compravendute, +6,4% rispetto al 2024;

💶 Oltre €124 miliardi di valore generato, in crescita dell'8,8%;

🏦 Un vero balzo dei mutui, +18,3%, segno che gli italiani sono tornati a chiedere credito per comprare casa.

E il 2026 è partito ancora più forte. Nel primo trimestre i prezzi sono saliti del 4,3% e le ricerche per l'acquisto sono cresciute del 22,5%.

Insomma, non si tratta di un rimbalzo passeggero, ma di un ciclo che ha ripreso slancio.

Le ragioni sono essenzialmente tre:

📉 Il credito è tornato accessibile: grazie al calo dei tassi, le banche hanno ripreso a concedere mutui a condizioni più convenienti, come dimostra l’aumento del 18,3% dei finanziamenti. E anche se recentemente c’è stato un lieve rialzo dello 0,25%, i tassi restano comunque su livelli bassi;

👨‍👩‍👧‍👦 La domanda interna è solida: a muovere il mercato oggi non è la speculazione, ma chi cambia casa per migliorarla o sostituirla;

🔍 L'offerta, però, scarseggia: nel primo trimestre 2026 lo stock di case in vendita è calato del 5%, con punte del -19% a Venezia e del -13% a Palermo.

Il risultato è semplice. Più persone cercano casa, meno immobili trovano disponibili, e i prezzi salgono.

Per anni il mercato immobiliare italiano ha ruotato attorno a un'unica città, Milano. Oggi non è più così.

Il dato più interessante del 2025 è che a trainare la ripresa sono stati i comuni minori e le province (+6,9%), più ancora dei grandi capoluoghi (+5,4%). Gli acquirenti si spostano verso l'hinterland, alla ricerca di metrature più ampie e prezzi più accessibili.

E quando si guarda alle previsioni 2026, la mappa si allarga ulteriormente. Secondo immobiliare.it, la crescita dei prezzi più forte non è attesa nelle solite due metropoli, ma altrove.

🏙️ Firenze in testa, con un +6,8% che porterà i valori oltre i 5.000 euro al metro quadro;

🏙️ Catania a +6,6% e Verona a +6,4%, spinte da attrattività turistica e domanda in crescita;

🏙️ Milano resta la città più cara d'Italia, ma con ritmi di crescita ormai più contenuti.

A correre, in generale, è soprattutto il Nord, con il Nord-Est a +6,5% e il Nord-Ovest a +5,7%, mentre Centro e Sud avanzano più lentamente.

Il mercato, in altre parole, è diventato policentrico. E questo cambia le regole del gioco per chi vuole investire.

Qui arriva il punto che spesso sfugge. Una città dove i prezzi salgono in fretta non è necessariamente la città dove conviene investire.

Chi compra per mettere a reddito guarda infatti al rendimento da locazione, ed è un altro film. Secondo l'Ufficio Studi Tecnocasa, un bilocale nelle grandi città rende in media il 5,8% lordo l'anno, ma la classifica ribalta le aspettative.

📊 In testa ci sono Verona (6,6%) e Bari (6,5%);

📊 Seguono Napoli (5,4%), Torino e Bologna (5,3%), con Genova storicamente tra le più redditizie;

📊 In fondo, a sorpresa, le due città più prestigiose, Roma (5,2%) e soprattutto Firenze (4,6%) e Milano (4,5%).

Insomma, la situazione appare chiara. A Milano si compra per veder crescere il valore dell'immobile nel tempo (+140% dal 1998). Altrove si compra per incassare di più, mese dopo mese.

Dove conviene investire, quindi, dipende dall'obiettivo. Rivalutazione di lungo periodo o flusso di cassa costante? Sono due strategie diverse, su mappe diverse.

Per intercettare la città giusta o il progetto giusto servono capitali importanti, quasi sempre un mutuo, e poi la gestione concreta dell'immobile, tra inquilini, burocrazia e manutenzione.

Senza contare che bisogna anche azzeccare la scelta, in un mercato ormai frammentato città per città.

La domanda, allora, è inevitabile. Esiste un modo per partecipare a questa crescita senza dover comprare (e gestire) un intero appartamento?

La risposta arriva dal crowdfunding immobiliare.

L'idea è semplice ma potente. Invece di acquistare da soli un immobile, partecipi insieme ad altri investitori a progetti immobiliari selezionati, a partire da soli €500 (o addirittura €50 se hai meno di 30 anni), gestendo tutto comodamente dall'app o dal sito.

In pratica puoi:

🏗️ Diversificare su più progetti e più città, senza concentrare tutto su un solo immobile;

📲 Investire e monitorare l'andamento in modo completamente digitale;

✅ Farlo all'interno di un quadro regolamentato, con la sicurezza di una piattaforma autorizzata e vigilata da Consob e Banca d’Italia.

E i numeri parlano da soli. I progetti in Lending già conclusi e rimborsati hanno reso in media oltre il 12% (media annua ponderata, al lordo), la piattaforma ha superato i €200 milioni investiti e conta oltre 110.000 iscritti.

Un modo per restare dentro al mercato immobiliare nel suo anno migliore degli ultimi due decenni, partendo dalle proprie possibilità e senza le complicazioni del mattone tradizionale.

PERCHE' LA CASA ACCANTO POTREBBE COMPROMETTERE LA TUA VENDITA.Per molti canadesi che cercano casa, l'affare può sfumare ...
18/06/2026

PERCHE' LA CASA ACCANTO POTREBBE COMPROMETTERE LA TUA VENDITA.

Per molti canadesi che cercano casa, l'affare può sfumare ancor prima di varcare la soglia.

Secondo un sondaggio Leger commissionato da Re/Max Canada, il 51% dei canadesi ha affermato che le case vicine in cattive condizioni rappresenterebbero un motivo sufficiente per rinunciare all'acquisto di una casa, e il 18% lo ha indicato come il motivo principale per cui scartare un immobile.

L'aspetto delle proprietà vicine è emerso come un fattore chiave, rivelando che la prima impressione può determinare il successo o il fallimento di una vendita. La mancanza di attrattiva esterna si è classificata subito dopo, citata dal 41% degli intervistati come un elemento decisivo, secondo il sondaggio online condotto su 1.510 canadesi.

Tra gli altri fattori che hanno maggiormente scoraggiato l'acquisto di una casa, emersi dal sondaggio, figurano le dimensioni delle stanze inferiori a quelle mostrate nelle foto pubblicitarie (40%), l'eccessiva concorrenza di altri acquirenti (36%) e la vicinanza a bar, ristoranti e negozi (28%).

L'indagine ha inoltre rilevato che altri fattori che spesso inducono gli acquirenti a rinunciare all'acquisto di un immobile includono case disordinate o ingombre durante le visite (27%), agenti immobiliari poco disponibili (18%) e la presenza dei venditori durante le visite (11%).

Tra i consigli pratici per i venditori che desiderano far risaltare la propria proprietà, si annoverano un giardino curato, una tinteggiatura fresca e un'illuminazione esterna adeguata per mettere in risalto i punti di forza dell'abitazione.

Piantare siepi o aggiungere verde può bloccare viste sgradevoli e creare un'atmosfera più riservata e piacevole. In alcuni casi, prendersi cura del prato del vicino, tagliandolo o annaffiandolo, può migliorare l'aspetto generale della proprietà.

Re/Max sottolinea che la comunicazione con i vicini può portare a compromessi che favoriscono la vendita, e che anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza.

NON ABBIAMO ANCORA CAPITO NULLA.«Penso che l’intelligenza artificiale sia una significativa minaccia esistenziale e qual...
17/06/2026

NON ABBIAMO ANCORA CAPITO NULLA.

«Penso che l’intelligenza artificiale sia una significativa minaccia esistenziale e qualcosa a cui dovremmo prestare molta attenzione». Era l’ottobre del 2024 quando Elon Musk con questa frase ha contribuito a spostare il dibattito sull’Intelligenza Artificiale dal piano dell’innovazione a quello del rischio globale, aprendo una riflessione sempre più condivisa anche ai vertici dell’industria tecnologica. Prima di lui Sam Altman, ceo di OpenAI, aveva avvertit: «Se questa tecnologia va male, può andare molto male», sottolineando come lo sviluppo dei modelli avanzati richieda forme di supervisione e coordinamento ancora inesistenti su scala globale. In un’altra occasione lo stesso Altman ha ammesso di essere «un po’ spaventato» dalla velocità con cui l’AI sta evolvendo.

«Dobbiamo prepararci seriamente all’arrivo dell’AGI (Artificial General Intelligence) nei prossimi anni», ha dichiarato Demis Hassabis, co-fondatore di DeepMind, avvertendo che la società potrebbe avere tempi molto stretti per adattarsi all’arrivo di sistemi sempre più generali e capaci. Più focalizzato sui rischi sistemici è Dario Amodei, ceo di Anthropic, che ha richiamato l’attenzione sulla possibilità che i modelli futuri introducano vulnerabilità profonde nei sistemi sociali e tecnologici, sostenendo la necessità di progettare l’AI con la sicurezza integrata fin dall’inizio.

Un ulteriore elemento di allarme arriva da Geoffrey Hinton, tra i pionieri del settore, che ha lasciato il suo ruolo in Google per poter parlare più liberamente dei rischi della tecnologia, avvertendo che i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero evolvere più rapidamente del previsto e superare le capacità umane in tempi brevi. «C’è una probabilità tra il 10 e il 20% che l’IA possa sottrarre il controllo agli esseri umani o portare all’estinzione dell’umanità» aveva sottolineato nell’aprile del 2025. E poi aveva aggiunto: «Le persone non hanno capito cosa sta arrivando».

A guardarsi intorno non si può che dare ragione a Hinton. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta passando così velocemente da un’ondata all’altra che non si ha neanche il tempo di capirne la portata: siamo passati dall’AI predittiva a quella generativa e a breve all’agentica. E poi ci aspetta l’era dell’AGI (Artificial General Intelligence), un sistema capace di svolgere qualsiasi compito cognitivo umano. E ancora oltre l’ipotesi teorica della superintelligenza artificiale (ASI): un’Intelligenza Artificiale che supererebbe le capacità cognitive umane in tutti i domini: scienza, creatività, strategia, apprendimento.

Chi non lavora a stretto contatto con lo sviluppo dell’AI cerca di informarsi, di comprendere, di orientarsi in mezzo a definizioni, proiezioni future e ipotesi di uso comune magari con qualche reel, un articolo di giornale o un podcast. Nella quotidianità poi l’AI resta quella che fa i compiti agli adolescenti, ci dà una ricetta esotica, ci fa una diagnosi medica, ci dà un consiglio su come risolvere un problema pratico. Un po’ come andare a fare la spesa con una Ferrari. Ma questo ci tranquillizza. Perché pensiamo di aver capito come funziona. Pensiamo che sia al nostro servizio. E invece l’impressione è che non abbiamo proprio capito cosa sta arrivando, come dice Hinton.

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