11/07/2025
In questo post parliamo di "𝑰𝒏 𝒕𝒆 𝒎𝒊 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒄𝒉𝒊𝒐 – 𝑷𝒆𝒓 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒄𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒆𝒎𝒑𝒂𝒕𝒊𝒂", di 𝐆𝐢𝐚𝐜𝐨𝐦𝐨 𝐑𝐢𝐳𝐳𝐨𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢 con 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐆𝐧𝐨𝐥𝐢.
Nonostante il tema scientifico, il libro è divulgativo, semplice e molto attuale.
È strutturato come un’intervista: Gnoli intervista Rizzolatti che racconta anche la sua storia personale.
Come nel libro di Candace B. Pert, di cui abbiamo parlato nel post precedente, l'autore racconta di sé, del suo percorso umano ed accademico, delle connessioni che – ancora giovanissimo – colse tra medicina e filosofia, e questo ci porta nel mondo umano della scienza.
📘 Il titolo dice tutto: "In te mi specchio" – è la scienza dell’empatia.
💡 𝐄𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚 è un termine abusato, inflazionato, viene confuso con buonismo ma non è “soffrire con gli altri”, non è “essere buoni”.
È qualcosa di molto più semplice: è 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐛𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚.
Il professor Rizzolatti, con il suo gruppo, partì studiando le aree motorie nel cervello: neuroni che si attivano quando vediamo qualcuno fare qualcosa, anche se noi non la facciamo. È un modo per prepararsi ad agire.
Poi scoprì che lo stesso accade con le emozioni:
𝐭𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧’𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐦𝐢𝐭𝐞 𝐢 𝐧𝐞𝐮𝐫𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐭à; e questo vale per tutte le emozioni.
⚠️ Per questa ragione, 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐥’𝐞𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 è 𝐢𝐧𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞.
È biologicamente uno strumento di sopravvivenza:
capisco se in quel momento sei amico o pericoloso. Poi, con l’evoluzione nella nostra società, tutto questo non si riduce più alla mera sopravvivenza ma riguarda la connessione umana e la coesione sociale.
📚 Il libro affronta tutto questo con rigore e chiarezza e lo fa toccando temi più ampi: il rapporto tra ragione ed emozione, l’uso del linguaggio, aprendo anche a prospettive cliniche, in particolare nell’ambito dell’autismo.
🔍 𝐀𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐝 𝐮𝐧 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨:
I neuroni specchio non sono un automatismo garantito, sono come i muscoli, possono indebolirsi. Se non li “alleniamo” con la relazione reale, con la presenza, rischiano di spegnersi.
È quello che succede oggi quando comunichiamo senza guardarci e usiamo il digitale come surrogato dell’incontro di persona. Abbiamo perso l’umanità verso l’esterno e accentuato i conflitti all’interno.
E per questo serve riflettere, prendersi un momento per domandarci:
“𝑫𝒐𝒗𝒆 𝒔𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒏𝒅𝒂𝒏𝒅𝒐?”
“𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉é 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒄𝒐𝒔ì 𝒂𝒓𝒓𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒕𝒊?”
👥 Due persone, camminando, si scontrano per strada e una dà un pugno all’altra.
Se i neuroni specchio fossero attivi, guardandosi in viso si capirebbe che non c’è un pericolo nell’altro, che si era solo distratti e magari basterebbero delle scuse reciproche.
📖 𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨:
per ricordarci che connettersi, essere empatici così come la natura ci ha creati, significa comprendere cosa sta provando l’altro, senza necessariamente approvarlo.
𝐂𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐫𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐟𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐩𝐨𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐞.
🎧 Se siete curiosi, sull’argomento vi invito anche ad ascoltare l'episodio del podcast “𝑫𝒊𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒉𝒆… 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒐𝒔ì” che ho voluto dedicare a questo libro e che ho realizzato con Dario Albertini di Caffè Italia Radio .
Ecco gli indirizzi:
Spotify: https://open.spotify.com/episode/78afOg6hsJfDTIJyN5rxpE?si=-0jDm_9vS12KFyIGjjT74Q
Youtube: https://youtu.be/bjvtNOjFpJw