16/12/2020
Cosa succede al nostro corpo se smettiamo di alimentarlo?
Risponde a questa domanda il nostro Giacomo Astrua, scientific contributor di Clutch Academy, dietista, ex atleta professionista, ora nutritional coach del Torino Calcio.
I potenziali benefici del digiuno sono risaputi, una lunga tradizione ha dimostrato che periodi più o meno lunghi che vanno da qualche ora a un paio di giorni in cui a riposo si pratica il digiuno, il corpo si purifica, il sistema digerente riposa, la mente diventa lucida.
Cosa succede però se ad applicarlo è uno sportivo?
Ultimamente tanto si è sentito parlare di Intermittent fasting (o digiuno intermittente) nel mondo dello sport e del fitness, ma forse non è sempre conveniente. Perché?Semplicemente non è una pratica che permette di ottenere il massimo della performance fisica e mentale. Uno sportivo, amatoriale o agonista, si allena frequentemente e utilizza le sue energie non solo in questa circostanza, ma anche per andare a fare la spesa, lavorare, spostarsi in bicicletta, portare i figli al parco giochi, e così via. In pratica, compie continuamente lavori che consumano energia. A rigor di logica (e di evidenza clinica) se si affronta un allenamento a digiuno e se, inoltre, si sono svolti precedentemente dei lavori che necessitavano di energia, ci si ritroverà al momento dell’inizio dell’attività fisica in una condizione energetica svantaggiosa.
I protocolli del digiuno intermittente prevedono dalle 16 alle 36 ore di digiuno continuo, arco temporale in cui, vivendo una normale giornata, si consumano una buona parte delle riserve di glicogeno ovvero degli zuccheri che il nostro organismo mette da parte per le emergenze. Immaginate di andare a fare crossfit alle 19, dopo che avete finito di lavorare, e che l’ultimo vostro pasto sia stata la cena o addirittura la colazione del giorno prima: il crossfit necessita di una buona fetta energetica proveniente dal glicogeno, di cui voi avreste un deficit, e pertanto la vostra prestazione sarebbe carente.
Il digiuno non conviene neanche per chi pratica sala pesi o altri sport di forza: l’ultima volta che ho sentito parlare (in un convegno) di digiuno intermittente veniva sottolineato che, di fatto, questa «tecnica di dimagrimento» non intaccava la massa muscolare, ma di certo non permetteva di svilupparla e rafforzarla, sebbene durante un digiuno prolungato si osservi un aumento della produzione dell’ormone GH (conosciuto come ormone della crescita, fondamentale per favorire la crescita muscolare).
Forse, nella corsa di resistenza possiamo trovare qualche vantaggio, soprattutto se stiamo preparando una gara lunga come una maratona o una mezza maratona, in cui è indispensabile avere un buon utilizzo energetico dei grassi, utilizzo che migliora quando abbiamo un deficit di glicogeno. Ma per questo potrebbe bastare andare ad allenarsi la mattina presto, senza aver fatto colazione né aver mangiato carboidrati la sera prima. E comunque nel momento in cui volete dare il meglio di voi (in una gara, per esempio) avere una buona scorta di glicogeno è sicuramente un vantaggio.
Un’altra situazione che può beneficiare del digiuno intermittente è la circostanza in cui uno sportivo necessita di un calo repentino della massa grassa. Può applicare questa tecnica di dimagrimento sapendo però che in quei giorni la prestazione atletica diminuirà, cosa che non succederebbe se seguisse un regime alimentare più specifico, che punti sia a farlo dimagrire, sia ad ottimizzare le sue performance.
Questa pratica rimane molto legata alla perdita di peso: infatti, il corpo durante le ore di astinenza dal cibo, dopo aver consumato gli zuccheri presenti in esso, utilizza i grassi come fonte di energia per poter svolgere le diverse attività. Ciò permette una diminuzione del grasso corporeo e quindi una perdita di peso. Recentemente sono stati osservati effetti benefici anche sul sistema cardiovascolare, tra cui una riduzione della pressione sanguigna nonché della frequenza cardiaca, e nel complesso questi fattori sono importanti, perché contribuiscono a ridurre il rischio di insorgenza di malattie croniche come diabete e patologie cardiovascolari.
I ricercatori sono però concordi sulla necessità di ulteriori studi per definire con certezza i benefici dell’intermittent fasting.
In buona sostanza, il digiuno come pratica può avere degli effetti benefici, ma solo se effettuato con tempistiche e modalità che non mettano il corpo in deficit, quindi sembra essere sconsigliato in concomitanza con l’attività fisica.