30/04/2025
Questo approfondimento sui , sebbene non eccessivamente strutturato, si articola su una serie di domande, le cui risposte, sebbene non abbiano alcuna pretesa, potrebbero fornire dei suggerimenti per sostenere al meglio l’impatto degli effetti futuri di una politica economica – fiscale, attuata da altri e di fatto ignota nei suoi fini.
Cosa sono i dazi e da quando esistono?
I dazi, in quanto strumento di politica commerciale e di finanza pubblica, esistono da sempre, a partire dal 5° secolo a.C.
Sono stati un mezzo che, nel corso del tempo, ha assunto un importante ruolo di mediazione nelle relazioni tra gli Stati.
Variano in base al tipo di merce, al paese di origine e al paese di destinazione, rispondono a diverse finalità quali: il protezionismo, le entrate fiscali e la regolazione del commercio e della produzione industriale.
L’incremento, su scala internazionale, dei dazi stabiliti dall’amministrazione di Trump, l’utilizzo della differenza della bilancia commerciale, (come parametro per individuare la percentuale da applicare),
adottarlo come rapporto e dividendolo per due, al fine di individuare la percentuale da applicare al singolo Paese, ha lasciato tutti un po’ perplessi, sia per la relativa repentinità, sebbene ne avesse fatto un cavallo di battaglia in campagna elettorale; il metodo utilizzato; la discrezionalità circa la scelta della bilancia di riferimento (ha individuato la bilancia dello scambio dei beni e non dei servizi, positiva per l’America) che per il fine, non ancora del tutto chiaro:
dividere l’Europa;
colpire la Cina;
incrementare l’industrializzazione americana;
avere un introito fiscale dagli scambi commerciali;
combattere l’effetto dumping di alcuni Paesi;
favorire sia la domanda che l’offerta interna.
Quali effetti: da un lato, i dazi possono generare maggiori entrate per il governo, che possono essere utilizzate per finanziare servizi pubblici o ridurre il debito pubblico, dall'altro lato, i dazi comportano un aumento dei costi per i consumatori e le aziende, con conseguenze negative per l'economia, come la riduzione del commercio e la crescita dell'inflazione.
Schematizzando i vantaggi e le controindicazioni
Vantaggi:
Aumento delle entrate fiscali:
I dazi sono tasse sugli importi, e la loro applicazione porta a maggiori entrate per il Governo.
Protezione di industrie nazionali:
I dazi possono aiutare le industrie nazionali a competere con le importazioni, creando posti di lavoro e stimolando la crescita economica locale.
Riduzione del debito pubblico:
L'aumento delle entrate fiscali può essere utilizzato per ridurre il debito pubblico o finanziare altri programmi governativi.
Controindicazioni:
Aumento dei costi per i consumatori:
I dazi aumentano il costo delle importazioni, che possono essere trasferiti ai consumatori sotto forma di prezzi più elevati.
Aumento dei costi per le aziende:
I dazi possono aumentare i costi per le aziende che importano materiali o componenti per produrre i loro beni.
Guerra commerciale:
I dazi possono innescare una guerra commerciale, con conseguenze negative per l'economia globale.
Riduzione del commercio:
I dazi possono ridurre il commercio tra paesi, con conseguenze negative per la crescita economica e la riduzione della scelta per i consumatori.
L’interconnessione delle varie economie, di produzione e di consumo, in qualsiasi settore e di qualsiasi nazione, possa subire un condizionamento severo dall’applicazione dei dazi annunciati
Quali settori rischiano di pagare il prezzo più alto?
Le produzioni agroalimentari di qualità, dal vino ai formaggi passando per l'olio e la pasta, le automobili e i veicoli commerciali il mercato della moda e la filiera della lavorazione dei metalli sono i settori del Made in Italy che rischiano di essere maggiormente colpiti dai dazi al 20% imposti dagli Stati Uniti sulle merci esportate dall'Europa.
L'export italiano è più esposto della media europea al mercato Usa, trattandosi del 22,2% delle vendite italiane extra-Ue, rispetto al 19,7% di quelle Ue.
Tra i settori maggiormente esposti spiccano, dunque: bevande (39%), autoveicoli e gli altri mezzi di trasporto (rispettivamente 30,7% e 34,0%) e la farmaceutica (30,7%).
Le conseguenze, a parità di imposizione, saranno diverse per i settori interessati. L’entità dipenderà dal loro mercato americano di riferimento: verosimilmente l’upper class americana non cambierà il proprio stile di vita e di consumo e continuerà a comprare italiano, quindi: lusso, cibo, moda. È altrettanto vero che, al netto della eventuale crescita dell’inflazione, la classe media americana modificherà le proprie abitudini di acquisto rinunciando ai beni italiani, i quali dato l’aumento fiscale si posizioneranno nella fascia alta dei beni normali, diventando “meno appetibili”.
Quali regioni sono maggiormente esposte?
L’effetto domino toccherà in particolare le aree a più alto tasso di esportazione: Lombardia, che da sola vale il 20% del nostro export, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Lazio.
Sono oltre 23.000 (circa il 16.5%) le imprese italiane, direttamente esposte ai rischi legati ai dazi, che hanno nel mercato americano un’offerta rilevante.
Ad ogni buon conto anche altre Regioni verranno risucchiate in questo vortice come ad esempio, secondo alcuni studi, la Sardegna, il Molise e la Sicilia per via delle filiere di lavorazione dell'energia.
Sardegna e Toscana i territori più interessati, secondo un'analisi della Cia-Agricoltori Italiani, a causa dell'alta dipendenza delle esportazioni agroalimentari nel mercato statunitense.
Le stime del possibile impatto sull'economia italiana parlano di un effetto dazi che potrebbe di fatto quasi azzerare la crescita stimata per il 2025.
Il Centro studi di Confindustria stima che il Pil italiano nel 2025 è atteso crescere quasi in linea con quanto osservato nel 2024 del +0,6% con una ipotesi di ripresa a +1% nel 2026. Ma anche che un possibile impatto cumulato negativo sul PIL italiano, del -0,4% nel 2025 e del -0,6% nel 2026.
Secondo le proiezioni di EY invece il Pil italiano potrebbe crescere dello 0,4% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026 mentre l'impatto complessivo delle politiche protezionistiche potrebbe essere compreso tra -0,5% e -1,0% al 2027. Insomma, l'effetto negativo dei dazi potrebbe mangiarsi buona parte della crescita prevista.
I prodotti alimentari soffrono per l'elevata dipendenza dall'export negli Usa.
Il costo per le singole filiere sarebbe di quasi 500 milioni di euro solo per il vino, circa 240 milioni per l'olio d'oliva, 170 milioni per la pasta, 120 milioni per i formaggi
La Coldiretti stima che con le tariffe sul cibo made in Italy i consumatori americani dovranno spendere fino a due miliardi di euro in più.
Anche Lazio, Abruzzo e Campania potrebbero subire contraccolpi viste le grandi quantità di pasta, prodotti da forno e vini acquistati dagli Usa. Il solo comparto di vini, spiriti e aceti italiani, ricorda Federvini, vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40mila imprese e più di 450mila lavoratori.
Come le regioni possono ridurre al minimo l’impatto negativo dei dazi sulle aziende insistenti sul proprio territorio?
È bene sottolineare l’impotenza della singola Regione ed al tempo stesso evidenziare che non è l’unico attore il quale può mettere in campo delle iniziative per alleviare i severi effetti sulle imprese e sui cittadini.
Ad onor del vero sarebbe opportuno che la conferenza delle Regioni o, in via gradata, le Regioni maggiormente coinvolte e interessate dai dazi imposti dal Governo americano, offrissero una risposta comune e organizzata
Una risposta efficace impone un collegamento tra i 3 attori coinvolti: Conferenza delle Regioni, Associazioni di imprese e Governo, il quale, confrontandosi con gli altri Paesi, si coordinerà con l’Unione Europea.
Qui, per ovvie ragioni, non vengono trattate le iniziative che il Governo e l’Unione Europea possono mettere in campo.
Per costruire una risposta unitaria, le singole Regioni, in sede di conferenza delle Regioni, saranno chiamate a strutturare un piano articolato e complesso che preveda una combinazione di azioni, quali: 1) advocacy politica, 2) sostegno alle imprese interessate, 3) promozione di alternative commerciali e 4) controllo.
1. Advocacy e Lobbying:
- Rafforzare la voce regionale:
Le regioni possono impegnarsi attivamente nel lobbying per far sentire la propria voce sui temi dei dazi, sia a livello nazionale che europeo. Questo può includere incontri con politici, partecipazione a commissioni parlamentari e presentazione di proposte concrete.
- Costruire alleanze:
L'unione fa la forza. Le regioni possono collaborare tra di loro e con altri attori, come associazioni di categoria e sindacati, per aumentare il loro impatto politico.
- Fornire dati e analisi:
Le regioni possono analizzare l'impatto dei dazi sulle proprie economie locali e presentare questi dati alle autorità competenti per dimostrare l'entità del problema.
2. Sostegno alle imprese:
- Misure di sostegno finanziario:
Le regioni possono offrire aiuti diretti alle imprese colpite dai dazi, come rimborsi di tasse, finanziamenti a tasso agevolato o sgravi fiscali.
- Incentivi alla diversificazione:
Le regioni possono incoraggiare le imprese a cercare nuove opportunità di mercato, diversificando la propria produzione e i propri mercati di destinazione.
- Supporto alla ricerca e sviluppo:
Le regioni possono promuovere progetti di ricerca e sviluppo per sviluppare prodotti alternativi o tecnologie innovative che consentano alle imprese di essere più competitive.
3. Promozione di alternative commerciali:
- Accordi di libero scambio:
Le regioni possono sostenere la negoziazione e l'implementazione di accordi di libero scambio che possano favorire il commercio con paesi terzi e ridurre gli ostacoli doganali.
- Promozione del commercio locale e regionale:
Le regioni possono promuovere i prodotti e le attività locali, incentivando il consumo di prodotti regionali e creando nuove opportunità di business.
- Sviluppo di reti di cooperazione:
Le regioni possono collaborare con altre regioni europee o con paesi terzi per creare reti di cooperazione che promuovano il commercio e la collaborazione economica.
4. Monitoraggio e valutazione:
- Seguire attentamente l'impatto dei dazi:
Le regioni possono monitorare attentamente l'impatto dei dazi sulle proprie economie locali, raccogliendo dati e analizzando le tendenze per valutare l'efficacia delle misure adottate.
- Valutare le strategie di risposta:
Le regioni possono utilizzare i dati raccolti per valutare l'efficacia delle strategie di risposta ai dazi e apportare le necessarie modifiche.
- Comunicare le esperienze:
Le regioni possono condividere le proprie esperienze e le lezioni apprese con altre regioni, contribuendo a migliorare la risposta europea ai dazi.
Quali sono invece le strategie che possono mettere in campo le imprese?
La sfida è concreta e nonostante sia temporaneamente sospesa sta già producendo i propri effetti.
La risposta deve essere sistemica e, soprattutto è indispensabile che non si resti in balia degli eventi e pensare a soluzioni strategiche compensative:
Le piccole imprese possono affrontare i dazi implementando diverse strategie, come diversificare i mercati di esportazione, cercare alternative alle forniture di materie prime, e adottare modelli di business digitali. L'aumento dei costi dovuto ai dazi può essere un problema significativo per le PMI, quindi è importante gestire attentamente la pianificazione finanziaria e la gestione della supply chain
Le piccole imprese possono affrontare i dazi adottando strategie di diversificazione, ottimizzazione della catena di approvvigionamento, ricerca di mercati alternativi e, in alcuni casi, sfruttando le opportunità di produzione locale.
La chiave per le piccole imprese è:
- monitorare costantemente le decisioni dell’amministrazione statunitense,
- essere flessibili, proattive e disposte ad adattarsi al nuovo scenario internazionale, infine
- provare, laddove sia possibile, le sfide dei dazi in opportunità di crescita.
Nel dettaglio:
1. Diversificazione:
Ridurre la dipendenza da un singolo mercato o fornitore può mitigare l'impatto dei dazi.
2. Ottimizzazione della catena di approvvigionamento:
Identificare e utilizzare fonti alternative di materie prime, o ottimizzare i processi produttivi per ridurre i costi aggiuntivi dei dazi.
3. Mercati alternativi:
Esplorare nuovi mercati, anche all'interno dell'UE o in paesi con accordi commerciali favorevoli, per compensare le perdite di vendita dovute ai dazi.
4. Produzione locale:
In alcuni casi, spostare la produzione in paesi con dazi inferiori o senza dazi può essere vantaggioso.
5. Consulenza e assistenza:
Sfruttare i servizi di consulenza e assistenza offerti dalle associazioni di categoria o da enti pubblici per ottenere informazioni e supporto nella gestione dei dazi.
6. Negoziazione e lobbying:
Partecipare a iniziative di lobbying per far sentire la voce delle piccole imprese e cercare di ottenere deroghe o cambiamenti nelle politiche sui dazi.
7. Innovazione:
Adattare i prodotti o i processi produttivi per rispondere alle nuove esigenze del mercato, anche a causa dei dazi.
Qual è l’impatto dei dazi sui consumatori italiani?
I dazi avranno un impatto derivato anche sui consumatori dei Paesi destinatari del provvedimento. Gli effetti non immediati, in assenza di contromisure, saranno una potenziale riduzione della spesa e del consumo determinate dal potenziale aumento della disoccupazione, chiusura delle imprese e aumento dell’inflazione.