27/05/2026
Cominciare un percorso terapeutico non è cosa facile, sia che vi sia un invio a monte, sia che la scelta sia autonoma. Le motivazioni sono infinite ma qui voglio illustrarvi in maniera ironica, quali sono i criteri utili (ed universali) per desistere dall'intraprendere un cammino di cambiamento.
Liberamente tratto da : COME FAR FALLIRE LA PROPRIA ANALISI (di Bernard Cremniter, membro dell’Ecole de la Cause Freudienne, 1997).
1) Al programma che vi viene proposto (durata delle sedute, frequenza degli incontri, l’assenza della palla di vetro che vi possa annunciare come andrà e quella della bacchetta magica che possa eliminare in un attimo i vostri problemi senza che tocchi a voi a fare finalmente qualcosa per cambiare voi stessi) direte “non ce la faccio”, “è impossibile”, “sono fatto così”
2) Ormai siete dentro e poiché ve la dovete prendere con qualcosa, comincerete a contestare tutto ciò che vi circonda nello studio: l’arredo, lo stile, l’età del terapeuta.
3) La questione denaro: “beh ma che davvero bisogna pagare per fare due chiacchiere? Spesso parlo con una mia amica certamente più brava di lei ed è gratis…” Il prezzo delle sedute dovrebbe oscillare tra la gratuità assoluta e il fatto che vi si paghi per ve**re (!)
4) Le assenze: “perché devo pagare le sedute a cui manco? Se non usufruisco di un servizio non vedo perché lo debba pagare. E non mi dica che è scritto nel contratto. Sta cosa che noleggio l’ora mi urta…”
5) Tentare di evitare l’inevitabile: “a che serve l’analisi/terapia? È vero sto male ma se vengo qui non voglio che si tocchino alcuni argomenti: i valori, la religione, le simpatie, i piaceri, i segreti, i ricordi, le vergogne, l’indicibile e pure l’orsacchiotto di peluche. Non c’entrano niente col problema che ho”.
6) I lapsus… “al posto di dire coniuge, direte (ndr e farete) sintomo” ma non vi farete troppo caso. O i tentativi di negazione: “non sopporto mio marito/mia moglie, ma in realtà lo/la amo alla fine è sempre mio marito/mia moglie”.
7) Il silenzio e i giorni che passano e il vostro malessere che non accenna a diminuire: “se lo avesse detto prima che non avrebbe potuto farmi niente, non sarei stata qui a perdere tempo e soldi." Allora fate la domanda:" c’è per caso una qualche medicina che funziona per il mio caso? Qualche fiore di Bach o ancora, quando si verifica la congiunzione astrale tra Mercurio e Venere che magari mi aiuta (senza il mio intervento, è chiaro) a risolvere i miei problemi?” E direte…”perché io non ce la faccio più, sono arrabbiato/ansioso/depresso a causa del lavoro/coniuge/figlio in questo periodo/mese/anno/lustro”…e finirete per parlare del motivo per cui siete venuti.
8) I sogni: “ma come io sto male e quello/a pensa a cosa ho sognato? Ma che c’entra? E poi si sa i sogni sono strani e sono cose che non hanno senso tra di loro. Comunque io non sogno mai”.
9) Il riemerso vi fa stare male e cosi accuserete il terapeuta di stare male due volte: per il vostro problema che fa da sfondo e per gli effetti collaterali delle sedute. “Lo sanno tutti che gli psicoanalisti/psicoterapeuti godono nel vedere soffrire la gente” sono pure pagati per questo.
Ma poi accade che spesso continuerete a ve**re magari anche solo per la curiosità di sapere come va a finire: è lì che le resistenze si ammorbidiscono e si comincia veramente a lavorare.
Dott.ssa Francesca Orlando