18/03/2021
Per mesi hanno rimproverato a Giuseppe Conte di comunicare troppo, di fare dirette decisive per le nostre vite alle otto di sera, nel momento in cui puoi arrivare al maggior numero di italiani (non sia mai...), di metterci troppo la faccia (peccato mortale), addirittura di “comunicazione di regime” (gulp!).
Oggi che ci troviamo di fronte a una crisi di fiducia senza precedenti nei confronti dei vaccini, con informazioni e disinformazioni che volano incontrollate da una parte all’altra, mentre gli italiani aspettano di capire cosa sta accadendo davvero e cosa devono fare, il Presidente del Consiglio Mario Draghi è in silenzio stampa semi-totale da quasi una settimana: nessuna parola, nessuna dichiarazione, nessun discorso pubblico, nessuna intervista, nessun chiarimento al Parlamento. Nulla di nulla.
In un momento del genere, gli italiani hanno il diritto di essere informati (e rassicurati) dalla massima carica di governo.
Comunicare con i cittadini non è uno sghiribizzo da portavoci naïf o il capriccio di qualche politico narcisista. È il minimo sindacale che si chiede a un premier in carica, il collegamento diretto tra governanti e governati, il patto non scritto tra politica ed elettorato in una qualunque democrazia.
E scusate, non so a voi, ma a me oggi quelle conferenze stampa in cui Conte ci metteva faccia, corpo e voce ogni volta che la situazione lo richiedeva, che non sfuggiva alle telecamere anche quando si trattava di comunicare alcune delle scelte più diffcili e impopolari mai prese da un premier in carica, che ammetteva le responsabilità sui ritardi e spiegava nel dettaglio ogni scelta presa, ogni misura, ogni decisione, senza mai nascondersi, beh, chiamatelo come volete, ma oggi manca maledettamente.