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YOURgroup La prima società italiana di Fractional Executive

💥 𝐈𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 “𝟓 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐢” 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐚𝐧𝐚𝐠𝐞𝐫 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨𝐜𝐫𝐞.....𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞.👉 Talenti che se ne va...
06/02/2026

💥 𝐈𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 “𝟓 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐢” 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐚𝐧𝐚𝐠𝐞𝐫 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨𝐜𝐫𝐞.....𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞.

👉 Talenti che se ne vanno, sfiduciati.
👉 Mediocrità che si diffonde come un virus.
👉 Progetti bloccati da ego e insicurezze.
👉 Nessuna crescita, nessuna innovazione.

Eppure queste situazioni continuano a ripetersi ovunque.

Perché ci ritroviamo così tanti manager mediocri?

Ecco qualche risposta che nessuno ha il coraggio di dare:

🎯 Perché promuovere un buon tecnico a manager è più semplice che cercare un vero leader.
🔒 Perché il potere viene usato per proteggersi, non per far crescere gli altri.
🚨 Perché la cultura aziendale spesso confonde autorevolezza con autoritarismo.
📚 Perché nessuno investe davvero nella formazione alla leadership: si dà per scontato che sia “naturale”.

📌 Il sistema crea allora manager impreparati, insicuri, ossessionati dal controllo.

Poi li lascia soli a difendere una posizione che non sanno nemmeno come gestire.

E così diventano l’incarnazione della mediocrità che li ha messi lì.

🛑 È ora di smettere di accettare questa normalità.

Servono processi di selezione più seri, cultura del feedback, percorsi di crescita veri.

E soprattutto la consapevolezza che essere manager non è un premio, ma una responsabilità.

𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐚𝐠𝐞𝐫 𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨𝐜𝐫𝐢… 𝐨 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐢 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐭𝐚𝐥𝐢?

👉 Che ne pensate? Qual è il segno peggiore secondo voi?

Raccontate la vostra esperienza nei commenti.
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🎯 𝐑𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢: 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞!Quante aziende parlano di "persone al centro", di valorizzare i ...
04/02/2026

🎯 𝐑𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢: 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞!

Quante aziende parlano di "persone al centro", di valorizzare i collaboratori, di capitale umano… e poi li lasciano andare via come se niente fosse?

Un collaboratore capace non implora, non protesta, non subisce: si alza e va via.

E sapete perché?

Perché 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢.

Perché non lo fanno?

👉 Per superficialità: si danno per scontati i più bravi, pensando che “tanto restano”.

👉 Per miopia manageriale: si preferisce premiare chi urla, chi si lamenta o chi è più comodo, invece di chi lavora con dedizione e autonomia.

👉 Per incapacità di leadership: manca il coraggio di dare feedback sinceri, aumenti meritati e riconoscimenti veri.

E le conseguenze?

💣 Si perde competenza e know-how.

💣 Si demotiva chi resta, che osserva e pensa: “Se lui/lei è andato via, forse dovrei farlo anche io.”

💣 Si alimenta una cultura tossica, dove mediocrità e conformismo vincono sulla qualità e sull’iniziativa.

Il costo nascosto di una scarsa retention non sta solo nei soldi per assumere e formare qualcun altro.

Sta nel segnale che mandi: qui i talenti non contano.

E allora, la domanda è:

La tua azienda sa tenersi stretti i migliori, o li spingerà a prendere la porta?

Che ne pensate? Testimonianze in proposito? Facciamolo sapere!
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🔴 𝐒𝐚𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨? 🤔𝐒𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞, 𝐬𝐢 𝐞𝐦𝐚𝐫𝐠𝐢𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚! 🫢Guarda questa im...
02/02/2026

🔴 𝐒𝐚𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨? 🤔

𝐒𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞, 𝐬𝐢 𝐞𝐦𝐚𝐫𝐠𝐢𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚! 🫢

Guarda questa immagine. ⬇️

A sinistra: "𝐢𝐥 𝐥𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐧𝐨 (𝐢𝐧 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚𝐥𝐥𝐲 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐜𝐭: 𝐲𝐞𝐬-𝐦𝐚𝐧)", sempre pronto a dire “sì”, a evitare ogni attrito, a compiacere chi comanda.

Applaudito. Premiato. Celebrato. 👏

A destra: "𝐢𝐥 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨", colui che osserva, analizza, solleva domande scomode. L’unico che prova davvero a migliorare.

Ma resta ai margini. 😒

📚 Uno studio pubblicato su Harvard Business Review ("Why Do So Many Incompetent Men Become Leaders?" 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄' 𝐂𝐎𝐒𝐈' 𝐓𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐌𝐏𝐄𝐓𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐃𝐕𝐄𝐍𝐓𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐄𝐀𝐃𝐄𝐑? – Chamorro-Premuzic & Lajtha) spiega come tratti come sicurezza e obbedienza apparente vengano spesso scambiati per leadership, mentre le vere competenze – come autocritica, capacità analitica e spirito critico – vengano trascurate perché meno “confortevoli” da affrontare.

💬 In molte aziende, il dissenso è visto come minaccia, non come risorsa.

Il pensiero critico come ostacolo, non come stimolo.

Il risultato? Un sistema che seleziona chi non disturba, non chi sa guidare.

⚠️ Il problema non è solo morale, ma strategico.

Un’organizzazione che soffoca il pensiero critico è destinata a stagnare.

E forse, a crollare.

🔁 Hai mai avuto il coraggio di essere il “critico costruttivo”? Hai mai visto un incompetente fare carriera solo perché accondiscendente?

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Che ne pensi?

Condividi la tua esperienza. Ne vale la pena.

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🔴 𝐋𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢? 𝐄̀ 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞😯Tutti, prima o poi, ne abbiamo incontrato uno o una!È quello che si impone senza...
28/01/2026

🔴 𝐋𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢? 𝐄̀ 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞😯

Tutti, prima o poi, ne abbiamo incontrato uno o una!

È quello che si impone senza capire.
Che controlla tutto, ma non guida nessuno.
Che chiede risultati, ma non sa spiegare la direzione.

🎭 𝐄̀ 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐚𝐝𝐞𝐫𝐬𝐡𝐢𝐩, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚!

Ma il punto non è solo lui o lei.

Il punto è cosa succede quando un incompetente comanda.

🚨 I danni? Più gravi di quanto pensi:

🔹 Demotiva i migliori:
Le persone brillanti non vogliono un capo perfetto.
Vogliono qualcuno che le ascolti, le stimoli, le lasci crescere.
Un capo incompetente le soffoca. E loro se ne vanno.

🔹 Genera mediocrità sistemica:
Per non sentirsi minacciato, promuove chi non lo supera.
Così crea team di yes-man, dove la verità non circola e il coraggio sparisce.

🔹 Blocca il cambiamento:
Le idee nuove lo spaventano.
Ogni proposta diventa un pericolo.
Meglio restare immobili, anche se il mondo va avanti.

🔹 Avvelena la cultura aziendale:
La gente smette di parlare.
Si limita a eseguire.
Si protegge, si chiude, si spegne.

🔹 Distrugge il valore a lungo termine:
Non investe nelle persone.
Non costruisce relazioni.
Non prepara il futuro.
Vive nell’immediato. Nel breve. Nell’ego.

💥 Ma la colpa non è solo sua.

𝐈𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐮𝐨𝐯𝐞.

➡️ Perché spesso viene premiato per l’apparenza.
➡️ Perché “fa vedere che lavora”.
➡️ Perché dice sempre “sì” a chi sta sopra, e schiaccia chi sta sotto.

È il 𝐏𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐞𝐭𝐞𝐫 in azione:
«In un’organizzazione gerarchica, ogni individuo tende a salire fino al proprio livello di incompetenza.»

E nel frattempo?
Le aziende si chiedono perché perdono talenti.
Perché i progetti non decollano.
Perché la fiducia evapora.

🔎 L’hai riconosciuto anche tu?

L’hai mai avuto come capo?

O, peggio ancora, l’hai visto premiato e promosso?

📉 Basta con la selezione al contrario.

📈 È ora di scegliere chi sa ascoltare, chi sa mettersi in discussione, chi fa crescere le persone.

Perché è lì che si gioca il futuro di un’organizzazione.

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Qual è il peggiore di questi 7 secondo te? Ne hai altri da suggerire?

𝐃𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 "𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐤𝐢𝐭". Magari "qualcuno/a" ci si riconosce. 😉

💥 𝐋𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞. 𝐋𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐚𝐩𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐨.Quante volte lo abbiamo sentito dire?E...
26/01/2026

💥 𝐋𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞.
𝐋𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐚𝐩𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐨.

Quante volte lo abbiamo sentito dire?

Eppure, ogni volta che qualcuno si dimette, la risposta dell’azienda è sempre la stessa:

👉 “Non si era integrato”
👉 “Non era motivato.”
👉 “Cercava uno stipendio più alto.”

Falso.

La maggior parte delle persone non lascia il lavoro, lascia il proprio capo.

Come ha scritto Simon Sinek:

“People don’t quit jobs. They quit bosses.”

Il problema non è (quasi mai) l’organizzazione in sé, ma la leadership mediocre, quella che soffoca il talento e trasforma il potenziale in frustrazione.

È il capo che controlla tutto ma non guida, che vuole sapere ogni dettaglio…
senza avere la minima idea di dove stia andando la nave.

È quello che chiede numeri ma ignora il contesto, convinto che la realtà sia un foglio Excel.

Peter lo aveva spiegato con chiarezza:
“Il management consiste nel fare le cose nel modo giusto.
La leadership consiste nel fare le cose giuste.”
Il capo incompetente non sa fare né l’uno né l’altro.

Poi c’è chi finge sicurezza ma teme i talenti veri: si circonda di yes-man, isola chi ha idee e coraggio.
lo aveva detto meglio di chiunque altro:
“Non ha senso assumere persone intelligenti per poi dire loro cosa fare.”
Il capo mediocre, invece, lo fa eccome.

Blocca ogni cambiamento, non ascolta, non risponde, non si espone.
È sempre occupato… ma mai davvero disponibile.

E quando qualcosa va storto?
Si prende i meriti dei successi e scarica gli errori sugli altri.
Una cultura della paura al posto di una cultura della fiducia.

Il risultato è inevitabile: i migliori se ne vanno.
Restano solo quelli che non hanno alternative o ambizioni.
Come ricordava Richard Branson
“Forma le persone così bene da permettere loro di andarsene.
Trattale così bene da non farle mai desiderare di farlo.”

Il vero leader non trattiene, ispira.
Non controlla, guida.
Non teme chi brilla, lo fa brillare di più.

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💬 Tu che ne pensi? Hai mai lasciato un’azienda per colpa di un capo così?

Raccontalo nei commenti: forse è ora che le aziende capiscano dove nasce davvero la fuga dei talenti.
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🔴 In azienda, le verità scomode sono come i segnali d’allarme sul cruscotto: fastidiosi, ma indispensabili per evitare i...
21/01/2026

🔴 In azienda, le verità scomode sono come i segnali d’allarme sul cruscotto: fastidiosi, ma indispensabili per evitare incidenti.

Eppure, troppo spesso, manager e imprenditori finiscono per circondarsi di “yes-man”, di persone che preferiscono rassicurare piuttosto che mettere in discussione.

📉 La Harvard Business Review lo definisce “il paradosso del leader isolato”: più una persona sale in alto nella gerarchia, più diminuisce la probabilità che riceva feedback sinceri.

Un’indagine di Gallup mostra che i team dove il feedback è aperto e bidirezionale hanno una produttività superiore del 12% e un engagement più alto del 30% rispetto a quelli dove prevale il silenzio o la compiacenza.

👉 Dire la verità, soprattutto quella scomoda, non è mancanza di rispetto.
È lealtà professionale, è coraggio manageriale, è amore per il progetto comune.

Solo chi osa contraddirvi può davvero aiutarvi a migliorare.

Peter Drucker, padre del management moderno, scriveva:

“Il più grande pericolo in tempi di turbolenza non è la turbolenza stessa, ma agire con la logica di ieri.”

E la logica di ieri è proprio quella che non accetta critiche, che teme le opinioni divergenti, che si rifugia nella rassicurazione.

💡 I migliori leader, da Satya Nadella (Microsoft) a Ray Dalio (Bridgewater Associates) hanno costruito culture aziendali fondate sulla “radical transparency”, dove ogni voce conta e la verità viene messa sul tavolo, anche quando fa male.

In un mondo complesso e incerto, il valore di chi dice la verità non è solo etico: è strategico.

"𝐂𝐡𝐢 𝐯𝐢 𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐯𝐢 𝐟𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨.
𝐂𝐡𝐢 𝐯𝐢 𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐯𝐢 𝐟𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞."

🔹 Ascoltate le verità scomode.
🔹 Proteggete chi le porta.
🔹 Costruite un ambiente dove la sincerità non è un rischio, ma un valore.

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Avete mai lavorato in un’azienda dove dire “no” era pericoloso?

Raccontatelo nei commenti: la cultura del "sì cieco" è più diffusa di quanto pensiamo.

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🔴 𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐞, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐯𝐞 𝐥𝐨 𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨!Sono i FAVORITISMI e il NEPOTISMO, senza alcun dubbio.Sono loro che...
19/01/2026

🔴 𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐞, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐯𝐞 𝐥𝐨 𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨!

Sono i FAVORITISMI e il NEPOTISMO, senza alcun dubbio.

Sono loro che annientano la meritocrazia, spengono la motivazione e avvelenano l’ambiente di lavoro in modo silenzioso ma costante.

Non c’è bonus o team building che possa compensare l’ingiustizia di vedere i meriti ignorati e i legami personali premiati.

È il segnale più chiaro che il talento non serve, che l’impegno non conta, che l’unico modo per crescere è “stare nelle grazie di qualcuno”.

E quando passa questo messaggio, le persone migliori se ne vanno, lasciando spazio al conformismo e alla mediocrità.

Sul podio, però, metto anche la COMUNICAZIONE TOSSICA e lo SCARICARE LA COLPA SUGLI ALTRI.

Perché le parole contano.

Un ambiente dove si comunica con sarcasmo, aggressività o umiliazioni sottili non è solo spiacevole: è paralizzante.

Le persone non parlano più, non propongono, non rischiano.

E così si perde creatività, fiducia, senso di squadra.

Infine, il classico “scaricabarile”: quella cultura in cui l’importante è trovare un colpevole, non una soluzione.

Un modo perfetto per distruggere ogni forma di responsabilità e bloccare la collaborazione.

📉 Tutte queste situazioni, in gradi diversi, hanno un effetto devastante:

– riducono la produttività reale (quella fatta di idee e collaborazione, non di ore in presenza);

– distruggono la fiducia nei capi e nei colleghi;

– e, nel lungo periodo, minano la reputazione stessa dell’azienda.

💬 E allora vi chiedo: qual è secondo voi la situazione più tossica che avete vissuto o visto in azienda?

𝐐𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝟕 𝐯𝐢 𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞 “𝐪𝐮𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐩𝐢𝐮̀”?

Condividetelo nei commenti — magari scopriremo che certe “malattie aziendali” sono più diffuse di quanto si pensi.

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𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐡𝐨 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞.𝐄 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢𝐨.𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨 𝐬𝐦𝐚𝐫𝐭 𝐰𝐨𝐫...
15/01/2026

𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐡𝐨 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞.
𝐄 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢𝐨.
𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨 𝐬𝐦𝐚𝐫𝐭 𝐰𝐨𝐫𝐤𝐢𝐧𝐠.
𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧’𝐨𝐟𝐟𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐞.
𝐄̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐯𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞.

Ieri una persona in gamba mi ha detto:
“𝐍𝐨𝐧 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐮𝐧 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨. 𝐕𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚𝐫𝐞.”

E ho capito che 𝑖𝑙 𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑏𝑒𝑛𝑒𝑓𝑖𝑡 𝑑𝑒𝑙 2025 non è la palestra, i ticket, il welfare, o il venerdì corto.
È 𝐮𝐧 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐢 𝐥𝐨𝐠𝐨𝐫𝐚 𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚.

Le persone non stanno cercando “il lavoro dei sogni”.
Stanno cercando:
🔥 un capo che ascolta
🔥 colleghi che collaborano davvero
🔥 obiettivi chiari
🔥 cultura non tossica
🔥 fiducia, non micro-management
🔥 crescita, non sopravvivenza

E i manager che non hanno ancora capito questa cosa…
𝐬𝐭𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐭𝐞𝐚𝐦 𝐧𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝟏𝟐 𝐦𝐞𝐬𝐢.

La domanda che ogni leader deve farsi è:
➡️ “𝐿𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑣𝑒𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑎𝑡𝑒… 𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑒𝑠𝑎𝑢𝑠𝑡𝑒?”

Noi stiamo costruendo un ambiente dove si ascolta, non si sopporta.
Dove si cresce, non si “resiste”.

👇 Adesso dimmi nei commenti:
𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨?
(Le risposte faranno riflettere tanti.)

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⭕ 𝐒𝐢 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐞𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚𝐥𝐞? O se ne parla solo per sentirsi migliori, mentre molti manager e i...
12/01/2026

⭕ 𝐒𝐢 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐞𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚𝐥𝐞?

O se ne parla solo per sentirsi migliori, mentre molti manager e imprenditori pensano che, in fondo, funzioni?

È una domanda scomoda. Lo so

Perché se la tossicità fosse davvero un male da estirpare, non sarebbe così diffusa.

E invece:

➡️ si tollerano manager che dividono i team, purché portino risultati;

➡️ si chiude un occhio su comportamenti scorretti, se arrivano da “persone chiave”;

➡️ si lascia spazio al non detto, al pettegolezzo, alla paura di esprimersi;

➡️ si misura tutto con numeri, KPI, produttività, dimenticando le persone.

Ho pensato allora a 7 regole semplici che basterebbe applicare con coerenza per cambiare davvero l’aria in un’azienda:

📌 Ruoli chiari, responsabilità definite.
Dove c’è ambiguità, cresce il conflitto. La chiarezza è la prima forma di rispetto.

📌 Ascolto reale.
Non “one to one” formali o sondaggi impersonali. Ma la volontà vera di capire cosa sentono e pensano le persone.

📌 Comportamento prima dei risultati.
Un manager tossico è un danno sistemico, anche se chiude il trimestre in attivo.

📌 Empatia come competenza.
Non un’opzione. Non un vezzo. Ma un criterio per assumere, promuovere, costruire fiducia.

📌 Feedback costruttivo e continuo.
Niente più silenzi pieni di tensione. Serve il coraggio di dirsi le cose per migliorare, non per colpire.

📌 Tolleranza zero verso il pettegolezzo.
È un cancro relazionale. E non può essere “normale” in nessun team sano.

📌 Valorizzare chi unisce.
Le aziende che funzionano a lungo termine si costruiscono con chi crea legami, non con chi coltiva divisioni.

Sarebbe così difficile applicarle? No. Sarebbe faticoso, ma non complicato.

𝐈𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐢, 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐢 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐞!

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐮𝐧 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢, 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐦𝐨𝐝𝐨: garantisce controllo, mantiene lo status quo, alimenta competizione interna che tiene tutti "sulla corda".

Ma a che prezzo?

Quante persone brillanti smettono di credere in sé stesse per colpa di un capo manipolatore?

Quante idee muoiono prima di nascere perché il clima non lo permette?

Quanta energia si consuma in difese, ansie, tensioni inutili?

Io una risposta me la sono data: la tossicità non è inevitabile. È una scelta.

Tollerarla è una scelta. Romperla lo è ancora di più.

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E tu che ne pensi? Qual è il punto più importante?

FACCIAMOLE CONOSCERE. DIFFONDIAMO BUONE PRATICHE GESTIONALI!

🎄✨Il futuro non si costruisce da soli.Nasce dall’incontro tra visione, competenze diverse e collaborazione autentica.In ...
25/12/2025

🎄✨
Il futuro non si costruisce da soli.
Nasce dall’incontro tra visione, competenze diverse e collaborazione autentica.

In YOURgroup crediamo nel valore delle connessioni: tra persone, idee e professionalità che ogni giorno contribuiscono a generare impatto e crescita.
Per questo vogliamo ringraziare clienti, partner e tutto il nostro team per il percorso condiviso durante l’anno.

Che le festività siano un momento per rallentare, ricaricare le energie e guardare con entusiasmo alle nuove sfide che ci attendono.

𝐁𝐮𝐨𝐧𝐞 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐚𝐦 YOURgroup ✨🎁

💼 𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐡𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐭𝐢𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢: 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢? Quelli che tirano la carretta... 😰…𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐨...
23/12/2025

💼 𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐡𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐭𝐢𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢: 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢?

Quelli che tirano la carretta... 😰

…𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚. 😏

Oggi parliamo di questa seconda categoria: il 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚 "𝐩𝐚𝐫𝐚𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚" un vero artista della sopravvivenza aziendale. Vedete che sorriso sornione?

Chi non ne ha o non ne ha avuto uno o una?

Si muove poco, ma lascia un’impronta enorme… di solito negativa.

Ogni compito che evita 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐞𝐱𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨.

Ogni scusa che inventa rallenta progetti, blocca decisioni e fa perdere tempo prezioso.

🎯 Il risultato?

Team demotivati e frustrati.

Progetti che viaggiano con il freno a mano tirato.

Talenti che se ne vanno, lasciando dietro solo chi è troppo stanco per reagire.

E la parte migliore?

𝐒𝐚 “𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞” 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐧𝐭𝐞!

È sempre nella chat giusta, nella riunione giusta, con le persone giuste.

Quando arriva un problema… sparisce.

Quando arriva un complimento… magicamente ricompare in prima fila.

Il collega parassita non drena solo risorse: logora la fiducia, alimenta malumori e abbassa il livello di chi lavora con passione.

Il bello è che spesso è simpatico, sa “fare networking interno” e conquista la fiducia dei capi… mentre il team suda per coprire i buchi che lascia.

La conseguenza è un’azienda che perde tempo, soldi e motivazione… ma nessuno osa dirlo ad alta voce.

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E voi che ne pensate? Ne avete conosciuti? 𝐕𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 "𝐭𝐫𝐮𝐜𝐜𝐡𝐢", 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝟕?

Facciamolo girare per mandare un messaggio a qualcuno/a! Ci si riconoscerà?

C'è qualcosa che non torna... 🥺🔹 L'esperienza è un valore... o un problema? 🤔A 61 anni, ma anche prima, un manager, ma d...
19/12/2025

C'è qualcosa che non torna... 🥺

🔹 L'esperienza è un valore... o un problema? 🤔

A 61 anni, ma anche prima, un manager, ma direi qualsiasi collaboratore di un'impresa, con una lunga carriera alle spalle si ritrova spesso davanti a una risposta che suona come una sentenza: ❌ "𝐓𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐚 𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞!"

Dopo anni di sfide, risultati, strategie affinate, competenze maturate sul campo, l’esperienza non è più un valore, ma un ostacolo.

Nello stesso momento, in un altro contesto, un medico della stessa età riceve un’accoglienza opposta: ✅ "𝐂𝐡𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐚 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨. 𝐂𝐢 𝐞̀ 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐛𝐞𝐧𝐞!"

Qui l’esperienza è sinonimo di competenza, affidabilità, sicurezza.

⚖️ 𝐌𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐥’𝐞𝐬𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨?

Se un medico esperto viene considerato un grande vantaggio, perché un manager esperto diventa un peso? 🎭

Forse perché la medicina riconosce il valore della conoscenza accumulata, mentre nel mondo del lavoro si è diffusa l’idea che solo il nuovo sia sinonimo di innovazione?

O forse perché le aziende non vogliono confrontarsi con chi, avendo esperienza, potrebbe mettere in discussione certe dinamiche consolidate?

💡 Avete mai sperimentato una situazione del genere? Vi è mai stato detto che eravate "troppo qualificati"?

𝐏𝐫𝐨𝐯𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚 𝐫𝐢𝐛𝐚𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐫𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐥'𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚𝐥𝐞!!!

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Raccontate la vostra esperienza nei commenti! 👇

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