12/06/2025
Oggi sul banco del laboratorio ho probabilmente portato a termine una delle riparazioni più delicate che mi siano capitate.
Qualche tempo fa ho acquistato questo lotto di microfoni come non funzionanti della Electro-Voice degli anni 50/70 ad un prezzo stracciato.
L'Electro-Voice e un'azienda rinomata nell'ambito dell'audio pro che principalmente produce diffusori e microfoni per applicazioni live. Nata negli anni 30 in Indiana e successivamente trasferitasi in Michigan è ancor attiva e conosciuta per il suo brevetto " Variable D" che permette di avere una risposta in frequenza, soprattutto sui bassi, più omogenea indipendentemente dalla distanza della sorgente, eliminando così l'effetto di prossimità.
Questa tecnologia risale al 1953 e venne utilizzata per la prima volta sul microfono EV 664 (foto 2,3) e consiste in un canale cavo posto dietro il diaframma che corrisponde alla "gobba" che si trova sul corpo del microfono. Questo purtroppo aveva la membrana completamente deteriorata tanto da dover sostituire tutta la capsula con una di terze parti, tuttavia anche con la capsula non originale il suono è veramente molto bello e pieno dovuto anche al trasformatore originale.
Altrettanto famoso è il secondo microfono, EV 676 (foto 4,5,6), reso celebre principalmente da Jim Morrison in quanto a sua detta era il suo preferito per i live. Su questo ho dovuto fare l'intervento più delicato, ovvero ripristinare il collegamento tra la capsula ed il trasformatore, lo spessore del filo della bobina a cui è collegato il diaframma del microfono è dello spessore di 0,1mm circa e sono fili estremamente delicati per cui ho levato un po' di smalto che isola il filo di rame e l ho stagnato con il primario del trasformatore di segnale con la massima attenzione a non spezzarlo. Questo presenta anche un filtro del primo ordine passa-alto a circa 100Hz, realizzato in configurazione LR, ho dovuto sostituire l'induttore perché rotto e non avendo a disposizione il valore in Henry l'ho cambiato con un condensatore in poliestere invertendo i componenti rispetto alla configurazione precedente. Ho sostituito anche il connettore che era rotto ed utilizzato un XLR Switchcraft che avevo disponibile poiché tutti i microfoni essendo a doppia impedenza (Hi circa qualche decina di kOhm, Low 150 Ohm) montavano un connettore proprietario a 4 poli realizzato dalla Amphenol non più reperibile, per fortuna nel pacco c'era anche un connettore per realizzare un adattatore con uscita XLR.
Il terzo microfono invece è l'EV 636 (foto 7,8) noto come "SlimAir", rispetto agli altri che sono a diagramma polare cardioide questo è omnidirezionale e pur non avendo un diagramma direzionale suona fenomenale sui cabinet. Risalente agli anni 50 questo non presenta la tecnologia Variable-D che si trovava sui modelli descritti prima ed è anche normale poiché l'effetto prossimità è dovuto proprio alla direzionalità del diagramma polare. Su questo è stato necessario sostituire lo switch di accensione che si era spezzato.
Il quarto microfono è un EV 674 (foto 9,10), molto simile al 676 questo ha in più uno switch ON-OFF posto sulla base che consente di collegarlo sull'asta senza supporto. A livello sonoro è un po' più ricco di bassi a orecchio e leggermente più scavato sulle medie ma le differenze sono minime. Anche su questo ho dovuto sostituire lo switch con un XLR dato che il connettore si era spezzato in un punto.
Il quinto e ultimo invece è un Calrad DM-17 (foto 11), di questo non sono riuscito a trovare molte informazioni se non che l'azienda risale agli anni 50 ed è tutt'ora in attività vendendo dispositivi in ambito Audio-Video. Anche questo è un microfono a doppia impedenza realizzato in Giappone con un più comune connettore GX-16 a 4 poli. Anche qui purtroppo la membrana era addirittura tagliata ed ho quindi dovuto sostituire la capsula, il trasformatore invece non sembra essere dei migliori, il segnale infatti è piuttosto tagliato sulle basse ed ha un boost nella zona dell'intellegibilità della voce (2-4 kHz) rendendolo non proprio naturale, tant'è che al momento lo utilizzo più come "trash-mic" per fare le voci distorte.
Sicuramente alcune riparazioni sono state più complesse ma queste forse sono state le più delicate ed è sempre emozionante riportare al funzionamento degli oggetti che risalgono ad un epoca molto distante da quella attuale e che sperimentava moltissimo per introdurre sul mercato dispositivi nuovi e rivoluzionari costruiti per durare nel tempo e dal design caratteristico per distinguersi gli uni dagli altri.