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Realizzazione di effetti per chitarra

Oggi sul banco del laboratorio è arrivato un nuovo strumento, un analizzatore di spettro a 30 bande in terzi d'ottava, c...
20/05/2026

Oggi sul banco del laboratorio è arrivato un nuovo strumento, un analizzatore di spettro a 30 bande in terzi d'ottava, con larghezza di banda da 25 a 20kHz.

Del marchio ABACUS Electrics sono riuscito a reperire poche informazioni. Si trattava di un'azienda inglese con sede a Londra che da fine anni 70 fino ai primi anni 2000 si dedicava alla produzione di analizzatori di spettro per l'audio professionale, nello specifico per le sale cinematografiche.

Questo è il modello ARTA 600 ed è pensato per essere utilizzato con un oscilloscopio esterno e poter analizzare due aspetti di un segnale:
• la risposta in frequenza
• la fase tramite le figure di Lissajous
Inoltre è presente un generatore di rumore rosa utile per poterlo utilizzare come segnale di riferimento per misurazioni acustiche.

L'ho acquistato usato e sull'annuncio era venduto come non testato, ma fortunatamente necessitava solo di pulizia e di risistemare lo switch per selezionare la sensibilità che era bloccato, ma lasciando agire per una notte il lubrificante che uso solitamente per pulire e sbloccare i circuiti, ora è come nuovo.

Sarebbe interessante avere un manuale per poter provare a calibrarlo nuovamente, visti i vari trimmer che ci sono all'interno, tuttavia avventurarsi in queste operazioni potrebbe essere controproducente.

Probabilmente a breve acquisterò un oscilloscopio a cui poterlo collegare in modo tale da utilizzarlo come sistema a se stante, nel frattempo mi divertirò a fare qualche sweep e misurarlo analogicamente.

Oggi sul banco del laboratorio ho messo mano ad un amplificatore integrato piuttosto raro, un Sonus Faber Quid.La Sonus ...
25/02/2026

Oggi sul banco del laboratorio ho messo mano ad un amplificatore integrato piuttosto raro, un Sonus Faber Quid.

La Sonus Faber nasce nel 1983 sulle colline di Vicenza e da sempre è simbolo di raffinatezza e cura dei dettagli, infatti i loro diffusori costruiti artigianalmente sono estremamente conosciuti nel mondo Hi-Fi e spesso vengono associati allo stato dell'arte.
Inoltre agli inizi si dedicava anche alla produzione di amplificatori, assemblati artigianalmente e con componenti di qualità, caratterizzati da uno chassis in legno massello, nello specifico del Quid, il noce.

Risalente probabilmente a fine anni 80 e inizi 90, questo amplificatore aveva uno coppia di transistor finali in corto e condensatori di alimentazione "gonfi", conseguenza dell'improvviso assorbimento di corrente anomalo dovuto al guasto dei transistor.

Ho provveduto quindi a sostituirli con dei nuovi e ho anche cambiato tutti i condensatori di filtraggio delle varie alimentazioni dei transistor finali, circuiti integrati e stadio di preamplificazione.
Una volta completato l'intervento però ho visto che un solo ingresso era funzionante mentre dagli altri due non passava segnale, nonostante tutti i componenti fossero buoni.

Visualizzando quindi il percorso del segnale con l'oscilloscopio, mi sono accorto che lo switch di selezione delle sorgenti in realtà per come era impostato permetteva il passaggio di una sola sorgente, per cui l'ho smontato e l'ho configurato affinché tutti gli ingressi fossero funzionanti.

Tra tutti gli amplificatori su cui ho lavorato, questo mi ha colpito molto per la sua precisione e rapidità sui transienti e per la sua neutralità a livello sonoro, restituendo in maniera fedele l'impronta sonora che è stata data in mix e master.

PS: Il rigonfiamento dei condensatori spesso è dovuto ad una tensione superiore a quella indicata sullo stesso che comporta un innalzamento della temperatura che fa evaporare il liquido elettrolita che passando allo stato gassoso fa gonfiare il condensatore.

Oggi sul banco del laboratorio ho messo mano ad un compressore dbx 1066 che funzionava ad intermittenza.La dbx è un'azie...
10/12/2025

Oggi sul banco del laboratorio ho messo mano ad un compressore dbx 1066 che funzionava ad intermittenza.

La dbx è un'azienda americana nata negli anni 70 e famosa per i loro processori di riduzione del rumore per nastro magnetico e di controllo della dinamica, come il 160.

Il compressore in questione è della tipologia VCA dove l'attenuazione del segnale è proporzionale ad una tensione di controllo (CV).
Quest'ultima viene generata da un RMS Detector che "leggerà" il livello RMS del segnale in ingresso e grazie ad un circuito raddrizzatore produrrà una tensione DC variabile con il segnale "letto".
Quindi avremo che questa tensione DC controllerà il segnale di riferimento e attraverso i parametri classici di:
• Threshold
• Ratio
• Attack
• Release
• Knee
Determinerà la compressione del segnale in ingresso.
Questo apparecchio ha integrato anche un limiter ed un expander/gate. Tra i controlli caratteristici abbiamo il contour utilizzato per filtrare parzialmente le basse frequenze, che in genere sono più "cariche di energia" e fanno lavorare maggiormente il compressore, e lo switch overeasy che fa variare il knee del compressore rendendolo più morbido e musicale.

Per quanto riguarda l'intervento, si è trattata di pulizia dei potenziometri e switches e la modifica dell'alimentazione, siccome impostata su 110V ho fatto una modifica sul primario del trasformatore per farlo lavorare a 220V senza l'utilizzo di un trasformatore a monte che convertisse la 110V a 220V.

Nonostante sia un'unità molto comune è comunque sempre interessante utilizzare macchine analogiche e avere la sensazione di modellare con mano il suono piuttosto che con un mouse.

PS: L'expander che ho citato prima alla stessa modalità di funzionamento del compressore ma all'inverso, ovvero il segnale sotto la threshold verrà attenuato ancora di più, espandendo per l'appunto la dinamica del segnale, il gate invece "muta" il segnale al di sotto della soglia. Infine il limiter è un compressore con una ratio molto elevata, spesso indicata infinita, per cui il segnale in uscita non potrà superare il livello fissato dalla threshold.

Oggi un allestimento apposito per questa console Mackie 32.8 del 1993.Mackie è un marchio americano tutt'ora attivo nato...
17/11/2025

Oggi un allestimento apposito per questa console Mackie 32.8 del 1993.

Mackie è un marchio americano tutt'ora attivo nato negli anni 80 che inizialmente produceva mixer e successivamente ampliò i propri orizzonti dedicandosi anche a diffusori amplificati per PA e home studios con la filosofia di tenere prezzi accessibili ma una costruzione professionale e fatta per durare.

La console in questione probabilmente fu una delle prime a permettere ai fonici di allestire un banco professionale ad un prezzo accessibile. A disposizione ci sono 32 ingressi mic/line ognuno con direct out e insert, 32 tape returns e 24 submaster/tape out con 8 insert, 6 aux send e 6 aux return stereo, 2 out cuffie e 2 out per control room e monitoring oltre al master out.

A disposizione ci sono 8 bus d'uscita assegnabili e ogni canale ha un equalizzatore a 4 bande:
•Shelf 80/12k Hz
•Semiparametrico 45-3k Hz
•Parametrico 500-18k Hz
Il modulo del metering misura il livello in ingresso per ogni canale e ha un VU meter per il bus Mix Left/Right.

Per quanto riguarda l'intervento, si trattava di fare una revisione completa incluso l'alimentatore dedicato da 200watt, il grosso del lavoro è stato di pulizia, credo infatti che non sia mai stato aperto da quando è stato acquistato e le foto sono abbastanza esplicative.
Ho dovuto quindi aprirlo e pulire ogni modulo da 8 canali, prima sgrassando con un detergente ad hoc per circuiti e successivamente utilizzare un prodotto specifico per componenti elettromeccanici per ogni fader, potenziometro e switch di tutti i canali.

Inoltre le lampadine dei VU Meter erano fulminate quindi ho provveduto a sostituirle con dei LED poiché la tensione a cui lavoravano era DC, dopodiché li ho anche tarati a 0 VU (+ 4 dBu).

Che dire, ad oggi è stato il lavoro più grosso che mi sia capitato in termini di dimensioni, la console è larga 120cm e profonda 80cm, da qui la necessità di allestire un banco apposito, le condizioni in cui l'ho ritirata erano abbastanza buone ma come tutte le apparecchiature necessitano di manutenzione, ora linda e pinta potrà tornare in studio per continuare a produrre dischi.

Oggi nel laboratorio ho messo mano a questa piastra di cui non sono riuscito a trovare alcuna informazione, le uniche ch...
16/09/2025

Oggi nel laboratorio ho messo mano a questa piastra di cui non sono riuscito a trovare alcuna informazione, le uniche che ho sono che è datata 27/12/76 e che esistono due versioni la CDF-1 (con modulo Dolby Noise Reduction) e questa che è la CDF-2.

Si trovava in uno sgabuzzino e probabilmente stava lì da vari decenni, infatti purtroppo quando l'ho aperta ho trovato le cinghie di trazione delle pulegge completamente squagliate, sintomo di pessima qualità delle stesse e di un cattivo mantenimento dell'apparecchio, quindi con molta pazienza ho ripulito le pulegge e le meccaniche dai residui e ne ho trovata una che fosse compatibile, dopodiché ho sbloccato anche i tasti che erano inchiodati con una buona dose di lubrificante siliconico.

Successivamente ho sostituito tutti condensatori sulla scheda di alimentazione e amplificazione che erano andati fuori specifica ed anche i trimmer che regolano il livello di registrazione e riproduzione, questi pure sono componenti delicati che tendono a guastarsi spesso, inoltre non avendo schemi e non essendo etichettati per riuscire a regolarli sono dovuto andare a tentativi ma sono riuscito nell'impresa e ho tarato anche i VU Meter sullo 0 (+4 dBu).

Come la maggior parte delle piastre presenta due ingressi microfonici ed uno di linea, nonché un'uscita cuffia un po' particolare in quanto realizzata con l'uso di trasformatori, ho realizzato degli adattatori DIN-XLR per poterli utilizzare. La preamplificazione è realizzata tramite circuito integrato della NEC, marchio storico di semiconduttori ahimè non più esistente.

Molto curioso è il caricamento della cassetta che non presenta il classico sportello ma invece viene inserita come nelle vecchie autoradio, difatti questa tipologia di piastre sono piuttosto rare e ne sono state prodotte alcune dalla UHER e dalla SABA ma in generale non sono comuni.

Sicuramente non si tratta di un prodotto professionale ma lo terrò nel mio studio perché l'ho trovato molto caratteristico e lo userò per dare più "colla" ai mix, come preamplificatore microfonico o per fare delle distorsioni parallele usando la saturazione tipica del nastro.

Oggi in trasferta dal laboratorio per delle misure acustiche. Ora l'autocostruito di Nuova Elettronica di qualche mese f...
12/08/2025

Oggi in trasferta dal laboratorio per delle misure acustiche. Ora l'autocostruito di Nuova Elettronica di qualche mese fa è finalmente collegato all'impianto per cui era stato costruito.

Le casse sono un progetto artigianale a tre vie con componenti Philips degli anni 70:
• Woofer da 12" in carta con sospensione in gomma
• Midrange da 2" in carta
• Tweeter da 1" in Mylar
Il cabinet al suo interno è riempito con lana di vetro e il filtro crossover anche è stato realizzato artigianalmente. Su queste ho sostituito il connettore Philips punto-linea che sì era consumato e il cavo non faceva contatto in maniera solida.

Una volta testato il funzionamento, ho voluto fare delle misure per vedere come rispondeva all'interno della stanza e devo dire che sono rimasto abbastanza sorpreso dalla risposta in frequenza piuttosto lineare nonostante non sia trattata acusticamente. Le uniche zone ritiche erano i 10-200Hz e i 2-6kHz.

Come software di misura ho utilizzato REW usando una sine-sweep e EQ correttivo.
Ho fatto la misura di 12 punti per diffusore posizionando il microfono nel punto di ascolto e poi spostandolo nell'intorno per creare una "nuvola" e avere un riferimento più veritiero.

La catena di misura è:
• Superlux ECM-999
• Zoom U-44

Una volta prese le misure ne ho fatto la media RMS (fig.5) e per rendere il tutto più leggibile ho utilizzato i filtri di smoothing:
• 1/12 di ottava (fig.6) che applica dei filtri IIR con ampiezza di banda pari a 1/12 d'ottava
• Psicoacustico (fig.7) adatta la misura alla risposta in frequenza dell'orecchio umano

Una volta applicato lo smoothing ho utilizzato lo strumento EQ per poter linearizzare la risposta in frequenza settando un livello di riferimento, un intervallo di frequenze, il boost massimo in dB e il range di dB target di linearità. Nelle fig. 8-10 in verde la risposta corretta dei diffusori nelle zone critiche. Il software permette anche di salvare i parametri dei filtri per poterli poi caricare su software o DSP esterno.

I diffusori suonavano già molto bene senza correzione offrendo un dettaglio molto alto sul panorama stereofonico ora sono bilanciati anche sulla risposta in frequenza.

05/07/2025

Oggi dal laboratorio un video demo di Magic Pie, per sentire al meglio le differenze tra le due modalità di funzionamento ti consiglio di ascoltare in cuffia o da studio monitor dato che principalmente agiscono sulla compressione del segnale.

Come indica il Led di accensione, al rispettivo colore corrisponde lo stesso dei Led che si trovano nella rete di guadagno e clippano il segnale, quindi avremo:

• RED mode: i Led di clipping sono rossi e hanno una tensione di soglia di circa 2V, superata tale soglia inizieranno a condurre "schiacciando" il segnale comportando la distorsione e la compressione del segnale.

• BLUE mode: i Led di clipping sono blu e hanno una tensione di soglia di circa 3V, per questo essendo la tensione di soglia più alta il volume percepito sarà maggiore rispetto all'altra modalità e il pedale risponderà in maniera più dinamica al segnale in ingresso.

Il controllo del tono invece risponde più come un controllo di "Presence" e permette di dare quella definizione in più per rendere lo strumento più presente.
Completamente chiuso è un passa-basso del II ordine con taglio a circa 1kHz, infatti come puoi sentire dal video il suono non è mai eccessivamente scuro come un classico controllo di tono dei pedali.
Completamente aperto invece si apre il passa-basso e c'è un piccolo boost nella zona dei 4kHz per rendere lo strumento più definito.

Catena di registrazione:
•Telecaster pickup ponte
•JetCity JCA20H
•Peavey 212 con Celestion A-Type
•Shure SM57
•Zoom UR44

Track ID: Led Zeppelin - Whole Lotta Love

Se sei interessato e sei a Roma contattami per una prova senza impegno per provarlo e renderti conto di come suona,
i pezzi che ho a disposizione sono limitati quindi non esitare!

Oggi dal laboratorio vi presento l'ultimo della trilogia delle distorsioni, Magic Pie. Questo è il progetto più ambizios...
30/06/2025

Oggi dal laboratorio vi presento l'ultimo della trilogia delle distorsioni, Magic Pie.

Questo è il progetto più ambizioso che ho realizzato al momento il cui sviluppo iniziò l'inverno dell'anno scorso. Nella sua prima versione spaziava dal crunch più leggero fino alla distorsione più spinta, offrendo un parco di suoni troppo ampio che lo rendeva a parer mio anonimo, ho quindi optato per l'overdrive però per offrire un voicing diverso ho lavorato sullo stadio di guadagno offrendo due varianti:

• RED mode: la distorsione è leggermente più presente ma soprattutto il suono è più compresso.

• BLUE mode: la distorsione è meno presente ma siccome il pedale risponde in maniera più dinamica a livello percettivo si sentirà un boost.

Il controllo del tono è un equalizzatore attivo ispirato a quello del Tube Screamer ma completamente diverso a livello sonoro, spesso infatti i controlli di tono sui pedali sono troppo versatili rendendo il suono troppo scuro o troppo brillante a mio avviso e anche qui ho scelto di lavorare sulla banda (1-4)kHz più similmente al controllo di "Presence" sugli amplificatori:

• TØNØ chiuso: filtro passa-basso del secondo ordine con taglio a circa 1kHz.

• TØNØ aperto: apertura del passa-basso con piccolo boost sui 4kHz circa.

Nel video potete sentire un esempio di come suona, la catena è:

•Telecaster pickup ponte
•Jet City JCA20H
•Peavey 212 con Celestion A-type
•Shure SM57
•Zoom UR44

Se vuoi provarlo e sei a Roma contattami per una prova senza impegno, i pezzi che ho a disposizione sono limitati quindi non esitare!

Fun Fact: In questo caso ho usato sulla rete di guadagno dei LED per clippare il segnale, che sono a tutti gli effetti dei diodi e in base al colore il segnale sarà tagliato in maniera diversa.

A seconda della tecnologia di costruzione del diodo si avrà una risposta differente sulla distorsione e sulla compressione dovuto alle differenti tensioni di soglia di conduzione (Vf), più sarà bassa più il suono sarà distorto e compresso, dagli Schottky per massima distorsione e compressione ai LED per minima distorsione e compressione:

• Schottky: (0.25-0.3Vf)
• Germanio: (0.3-0.4Vf)
• Silicio: (0.4-0.7Vf)
• LED: (1.5-4Vf)

Oggi dal laboratorio vi presento il secondo dei pedali attualmente in produzione.Bender è un fuzz a doppio transistor ba...
24/06/2025

Oggi dal laboratorio vi presento il secondo dei pedali attualmente in produzione.

Bender è un fuzz a doppio transistor basato sulla classica topologia del Fuzz Face o del Sola Sound Tone Bender mk1.5. A differenza di quelli citati utilizza dei transistor al silicio invece del germanio, noto per essere più instabile con le variazioni di temperatura e umidità. Rispetto ad altri fuzz risulta molto meno compresso poiché la distorsione è realizzata con due soli transistor e non sono presenti diodi per clippare ulteriormente il segnale come ad esempio nei Big M**f. Ho aggiunto anche uno switch sulla rete di bias per tagliare il segnale in modo simmetrico o asimmettrico. A livello sonoro con il clipping asimmetrico si ha un suono meno compresso e questo risulterà a livello percettivo come un piccolo boost, specialmente sulle medio-alte, la distorsione è leggermente più aggressiva e dà una maggior presenza alla chitarra, questo è dovuto anche all'aggiunta di armoniche pari e non solo dispari.

Nei video potete sentire un esempio, la catena di registrazione è:

• Telecaster pickup ponte + ma**co

• JetCity JCA20H

• Peavey 2X12 con Celestion A-type

• Shure SM-57

• Zoom UR-44

Se vuoi testarlo e sei a Roma contattami per una prova senza impegno, i pezzi che ho a disposizione sono limitati quindi se sei interessato non esitare!

Fun Fact: Il fenomeno del clipping, come dice il nome stesso, corrisponde letteralmente al taglio del segnale in ingresso. Possiamo dividere il fenomeno in due categorie:

• Soft Clip: utilizzato principalmente negli overdrive, è una distorsione molto più leggera, che più che tagliare di netto il segnale lo "schiaccia" ed è generalmente dovuto alla saturazione dei componenti attivi all'interno del circuito che non lavorano più nella regione di linearità.

• Hard Clip: usato nei distorsori e nei fuzz, corrisponde ad un taglio netto dell'onda dando il suono caratteristico che sarà presente tanto più sarà tagliata l'onda. Viene spesso realizzato aggiungendo dei diodi che per poter funzionare devono superare una tensione di soglia che corrisponde a quella che viene tagliata dal segnale.

Oggi sul banco del laboratorio ho probabilmente portato a termine una delle riparazioni più delicate che mi siano capita...
12/06/2025

Oggi sul banco del laboratorio ho probabilmente portato a termine una delle riparazioni più delicate che mi siano capitate.
Qualche tempo fa ho acquistato questo lotto di microfoni come non funzionanti della Electro-Voice degli anni 50/70 ad un prezzo stracciato.
L'Electro-Voice e un'azienda rinomata nell'ambito dell'audio pro che principalmente produce diffusori e microfoni per applicazioni live. Nata negli anni 30 in Indiana e successivamente trasferitasi in Michigan è ancor attiva e conosciuta per il suo brevetto " Variable D" che permette di avere una risposta in frequenza, soprattutto sui bassi, più omogenea indipendentemente dalla distanza della sorgente, eliminando così l'effetto di prossimità.

Questa tecnologia risale al 1953 e venne utilizzata per la prima volta sul microfono EV 664 (foto 2,3) e consiste in un canale cavo posto dietro il diaframma che corrisponde alla "gobba" che si trova sul corpo del microfono. Questo purtroppo aveva la membrana completamente deteriorata tanto da dover sostituire tutta la capsula con una di terze parti, tuttavia anche con la capsula non originale il suono è veramente molto bello e pieno dovuto anche al trasformatore originale.

Altrettanto famoso è il secondo microfono, EV 676 (foto 4,5,6), reso celebre principalmente da Jim Morrison in quanto a sua detta era il suo preferito per i live. Su questo ho dovuto fare l'intervento più delicato, ovvero ripristinare il collegamento tra la capsula ed il trasformatore, lo spessore del filo della bobina a cui è collegato il diaframma del microfono è dello spessore di 0,1mm circa e sono fili estremamente delicati per cui ho levato un po' di smalto che isola il filo di rame e l ho stagnato con il primario del trasformatore di segnale con la massima attenzione a non spezzarlo. Questo presenta anche un filtro del primo ordine passa-alto a circa 100Hz, realizzato in configurazione LR, ho dovuto sostituire l'induttore perché rotto e non avendo a disposizione il valore in Henry l'ho cambiato con un condensatore in poliestere invertendo i componenti rispetto alla configurazione precedente. Ho sostituito anche il connettore che era rotto ed utilizzato un XLR Switchcraft che avevo disponibile poiché tutti i microfoni essendo a doppia impedenza (Hi circa qualche decina di kOhm, Low 150 Ohm) montavano un connettore proprietario a 4 poli realizzato dalla Amphenol non più reperibile, per fortuna nel pacco c'era anche un connettore per realizzare un adattatore con uscita XLR.

Il terzo microfono invece è l'EV 636 (foto 7,8) noto come "SlimAir", rispetto agli altri che sono a diagramma polare cardioide questo è omnidirezionale e pur non avendo un diagramma direzionale suona fenomenale sui cabinet. Risalente agli anni 50 questo non presenta la tecnologia Variable-D che si trovava sui modelli descritti prima ed è anche normale poiché l'effetto prossimità è dovuto proprio alla direzionalità del diagramma polare. Su questo è stato necessario sostituire lo switch di accensione che si era spezzato.

Il quarto microfono è un EV 674 (foto 9,10), molto simile al 676 questo ha in più uno switch ON-OFF posto sulla base che consente di collegarlo sull'asta senza supporto. A livello sonoro è un po' più ricco di bassi a orecchio e leggermente più scavato sulle medie ma le differenze sono minime. Anche su questo ho dovuto sostituire lo switch con un XLR dato che il connettore si era spezzato in un punto.

Il quinto e ultimo invece è un Calrad DM-17 (foto 11), di questo non sono riuscito a trovare molte informazioni se non che l'azienda risale agli anni 50 ed è tutt'ora in attività vendendo dispositivi in ambito Audio-Video. Anche questo è un microfono a doppia impedenza realizzato in Giappone con un più comune connettore GX-16 a 4 poli. Anche qui purtroppo la membrana era addirittura tagliata ed ho quindi dovuto sostituire la capsula, il trasformatore invece non sembra essere dei migliori, il segnale infatti è piuttosto tagliato sulle basse ed ha un boost nella zona dell'intellegibilità della voce (2-4 kHz) rendendolo non proprio naturale, tant'è che al momento lo utilizzo più come "trash-mic" per fare le voci distorte.

Sicuramente alcune riparazioni sono state più complesse ma queste forse sono state le più delicate ed è sempre emozionante riportare al funzionamento degli oggetti che risalgono ad un epoca molto distante da quella attuale e che sperimentava moltissimo per introdurre sul mercato dispositivi nuovi e rivoluzionari costruiti per durare nel tempo e dal design caratteristico per distinguersi gli uni dagli altri.

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