25/04/2026
IL PRIMO ATTO DELLA NUOVA GOVERNANCE È UNA VENDETTA CHE DANNEGGIA L'ITALIA E LA NOSTRA PROFESSIONE
Cari Colleghi,
se qualcuno nutriva la sincera speranza che, a urne chiuse, la governance appena riconfermata volesse inaugurare una stagione di pacificazione e di unità per la nostra Categoria, è stato smentito dai fatti.
Addirittura, a tempo di record.
Come ultimo atto del Consiglio uscente e, di fatto, come prima mossa politica del nuovo mandato, il Presidente riconfermato ha ritenuto "urgente" e prioritario deliberare l'uscita immediata del nostro Consiglio Nazionale dal CILEA (Comitato d'Integrazione Latino Europa America).
Per chi non lo sapesse, il CILEA è un'organizzazione internazionale nata quasi trent'anni fa, esattamente nel 1997, riconosciuta ufficialmente dall’IFAC (International Federation of Accountants). Un’organizzazione che raggruppa gli istituti professionali in campo economico di ben 20 Paesi di matrice latina tra Europa e Americhe (tra cui, oltre all’Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Brasile, Argentina e Messico, tanto per citarne solo alcuni).
Di questo Comitato, l'Italia è il Paese fondatore. L'Italia ne ospita la sede e ne detiene la Segreteria permanente. Abbandonarlo con effetto immediato è un gesto di un'irragionevolezza istituzionale senza precedenti.
Perché privare la nostra Nazione di questo ruolo storico?
Non certo per ragioni economiche, dato che il costo di partecipazione ammonta alla cifra esigua di poco più di 6 mila euro annui, un'inezia nel bilancio del nostro Consiglio Nazionale.
Peraltro, ricevendo in cambio quattro volte tanto dallo stesso CILEA (24 mila euro l’anno) per il contributo di una nostra dipendente per il supporto alla segreteria organizzativa dell’istituto.
Tutto questo non certo per ragioni strategiche. Il CILEA è infatti l'unico baluardo internazionale a difesa del modello "latino" della nostra professione: un modello fatto di piccoli e medi studi, di consulenza vitale per le PMI e che si contrappone alla visione anglosassone dove dominano le grandi società e tutto è ridotto alla mera revisione contabile. Rinunciare a questo presidio significa indebolire la tutela del nostro lavoro quotidiano oltre i confini nazionali.
Ma la triste realtà, purtroppo, è ancora molto più banale e amara.
L'attuale rappresentante dell'Italia in seno al Direttivo del CILEA – organizzazione che ho avuto l'onore di esserne Presidente dal 2011 al 2013 – sono io. Quello che ha avuto l’ardire di contrapporsi all’attuale Presidente nelle recenti elezioni nazionali.
Questa decisione del nostro CN non ha nulla di strategico o di politico nel senso più alto del termine. È una pura e semplice ritorsione elettorale. È il tentativo, politicamente miope, di colpire un avversario, reo di aver guidato un'opposizione democratica e di aver raccolto il consenso di intere Regioni.
Ma nel tentativo di "punire" me, si finisce, purtroppo, per punire l'Italia. Si distrugge un patrimonio di relazioni internazionali lungo trent'anni e si abdica al nostro ruolo di culla della latinità in ambito economico e giuridico, lasciando la leadership ad altri Paesi.
Chi governa una Categoria di 120 mila professionisti dovrebbe avere la lucidità di separare i risentimenti personali dalle strategie istituzionali. Usare le istituzioni come una clava per consumare piccole vendette private è l'esatto contrario di quell'autorevolezza che viene costantemente sbandierata.
Possono revocarmi un incarico, ma non potranno mai revocare la storia, il prestigio del nostro Paese o il valore delle idee che abbiamo difeso.
Da parte nostra, continueremo a fare opposizione costruttiva, a tutela dei colleghi e del buon senso.
Anche quando, dall'altra parte, il buon senso sembra aver lasciato il posto al rancore.
Non smetteremo di interpretare il ruolo che nessuno ci può negare di poter esercitare: quello di continuare ad essere la coscienza critica di quelli che continuano ad avere il coraggio di dire che, di fronte a tutto questo, non sono d’accordo.
Un caro saluto a tutti,
Claudio Siciliotti