Enrico De Pandis - Consulente Finanziario Indipendente

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Enrico De Pandis - Consulente Finanziario Indipendente Aiuto professionisti e imprenditori a gestire e proteggere in modo ottimale il loro patrimonio.

✅ CHI SONO
Sono un ex consulente bancario con oltre 10 anni di esperienza, che ha deciso di stare dalla parte dei clienti. Sono un libero professionista iscritto all’albo professionale vigilato da OCF. Non intrattengo rapporti preferenziali con nessun intermediario o società prodotto e lavoro esclusivamente nell’interesse dei miei assistiti in cambio di una parcella preventivamente condivisa. Ques

to tipo di rapporto garantisce un allineamento al 100% dei tuoi obiettivi con i miei!

✅ PERCHE’ LA CONSULENZA INDIPENDENTE
Finché si continuerà ad essere pagati per la vendita di prodotti finanziari, non si potrà parlare di vera consulenza. La consulenza indipendente è l’unica che garantisce il rispetto delle esigenze dei clienti.

✅ COSA POSSO FARE PER TE
👉🏻Ti aiuterò a capire se stai investendo in modo corretto e se stai pagando dei costi troppo alti, analizzando ogni singolo investimento e il portafoglio nel suo complesso.
👉🏻Studierò la soluzione migliore per il raggiungimento dei tuoi obiettivi e ti affianco durante tutto il percorso.
👉🏻Ti aiuterò a limitare le perdite nei momenti di mercato avversi ed a consolidare i guadagni nelle fasi di mercato favorevoli.
👉🏻Ti affianccherò nei rapporti con tutti gli intermediari di riferimento.
👉🏻Ti assisterò nella gestione del tuo intero patrimonio, anche non finanziario, con grande attenzione agli aspetti fiscali, previdenziali e successori.
👉🏻Ti aiuterò a valutare eventuali coperture assicurative, strumenti giuridici e fiscali più giusti per te.

✅ CHI E’ IL MIO CLIENTE IDEALE
👉🏻Chi cerca un valido alleato per la gestione delle proprie finanze.
👉🏻Chi è stanco di vedere il proprio denaro in balia dei mercati finanziari senza alcun risultato concreto.
👉🏻Chi vuole dare continuità e sicurezza al proprio patrimonio. A tutte queste persone offro una vera e propria rinascita finanziaria!

✅ PERCHE’ SCEGLIERMI
👉🏻Avendo lavorato in banca conosco tutti i trucchi del mestiere.
👉🏻 I tuoi obiettivi sono anche i miei.
👉🏻 Non vengo mai a contatto con i tuoi risparmi.
👉🏻Seguo un numero limitato di clienti.
👉🏻Garantisco trasparenza e professionalità.

✅ DOVE MI TROVO
Il mio studio si trova a Rimini presso FAMILY OFFICE ITALIA SCF, una delle prime e più importanti società di consulenza finanziaria in Italia. Sono anche disponibile a trasferte ed incontri a distanza tramite Skype, Zoom, Google Meet ecc..

📩Contattami in privato per una prima consulenza gratuita!

Quattro anni fa ho fatto una scelta che molti consideravano rischiosa: abbracciare un modello di consulenza completament...
15/06/2026

Quattro anni fa ho fatto una scelta che molti consideravano rischiosa: abbracciare un modello di consulenza completamente diverso. Indipendente, trasparente, senza conflitti di interesse.

Non è stato un salto nel vuoto, trovare una realtà come Family Office Italia ha fatto la differenza. Una struttura che mi ha accolto, supportato e lasciato crescere. Che ha creduto in me sin dal principio.

In questi quattro anni siamo cresciuti tanto insieme e tanto ancora cresceremo.
Ho imparato tanto, la cosa più importante è che il successo non si conquista da soli, ma con un metodo condiviso, con colleghi che ti stimolano e, soprattutto, con una visione comune.

Grazie Marco Boschetti per avermi accolto sotto il tuo tetto e grazie a tutto il team di Family Office Italia SCF.

Oggi celebriamo i 4 anni di Enrico De Pandis - Consulente Finanziario Indipendente in Family Office Italia

Un percorso di crescita, competenza e impegno quotidiano al fianco di clienti e colleghi.

𝐈𝐧 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐅𝐚𝐦𝐢𝐥𝐲 𝐎𝐟𝐟𝐢𝐜𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨.
𝐌𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐢ù 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞.

𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 Enrico per il contributo che porti ogni giorno alla nostra realtà.

A volte ti chiedi come sia possibile che la prima potenza mondiale finisca intrappolata in un conflitto che danneggia le...
12/04/2026

A volte ti chiedi come sia possibile che la prima potenza mondiale finisca intrappolata in un conflitto che danneggia lei stessa. Poi leggi i retroscena e capisci.

Gli Stati Uniti non hanno dichiarato guerra all'Iran per un piano strategico. Sono stati trascinati. E adesso sono incastrati in un pantano dal quale non sanno come uscire.

Secondo le ricostruzioni del New York Times e di Time Magazine, la decisione di Trump di attaccare l'Iran è arrivata dopo pressioni ripetute e insistenti da parte di Israele e Arabia Saudita. Benjamin Netanyahu e il principe ereditario Mohammed bin Salman hanno fatto chiamate multiple a Trump spingendolo ad agire. Il senatore Lindsey Graham ha costruito il caso più forte per l'assalto.

Dentro lo staff della Casa Bianca, però, c'erano voci molto diverse e qualcuno era preoccupato per l'impatto politico ed economico.

E avevano ragione. La benzina ha superato i $4 al gallone — una soglia psicologica devastante per gli americani. I mercati azionari sono crollati ai minimi pluriennali. Tredici soldati americani sono stati confermati morti. Milioni di persone sono scese in piazza per manifestare il loro dissenso. Lo Stretto di Hormuz è chiuso, bloccando il 20% del petrolio mondiale.

Trump era tornato al potere promettendo benesssere e pace. Adesso ha una guerra che non ha il mandato per combattere e un'economia che va nella direzione opposta a quella promessa.

Citando una nota giornalista italiana:

"La cosa tragicomica? Per verificare se quello che dice il presidente degli Stati Uniti è vero, dobbiamo controllare i media iraniani. Quando devi affidarti alla propaganda di un regime teocratico per certificare le dichiarazioni del leader del mondo libero, qualcosa è andato storto.

E mentre gli Stati Uniti sono invischiati in questo conflitto, cosa succede? L'Europa torna a trattare con la Cina. Perché quando l'alleato principale diventa inaffidabile e imprevedibile, ti cerchi alternative."

Ma qui vorrei fare una riflessione che va oltre la cronaca.
Atti di guerra unilaterali. Violazione di trattati internazionali. Minacce di distruggere infrastrutture civili (ponti, centrali elettriche, impianti idrici) che metterebbero a rischio un'intera popolazione — cosa che costituirebbe crimine di guerra. Manipolazione di mercato con tempismo sospetto su annunci che muovono miliardi. Accuse di insider trading. Accuse di pedofilia che girano da anni. Qualunque altro essere umano avrebbe subito dure conseguenze. Ma non Trump.

E qui la domanda che voglio porre: se a fare lo stesso fosse stata la Cina — dichiarare guerra a Taiwan con un pretesto, chiudere rotte commerciali vitali, minacciare di bombardare infrastrutture civili — cosa avrebbe pensato il mondo intero? Come avrebbe reagito l'Occidente?

Il doppio standard è evidente. E questo è il vero problema. Non si tratta di essere pro o contro Trump. Si tratta di capire che quando le regole valgono per alcuni e non per altri, quando la credibilità si erode al punto che dobbiamo verificare le dichiarazioni del presidente USA su media di regimi autoritari, il sistema stesso perde legittimità.

Gli Stati Uniti si sono fatti trascinare in un conflitto che non volevano da alleati con agende proprie. Adesso sono intrappolati in una guerra impopolare, con l'economia che va nella direzione sbagliata e la credibilità in caduta libera.

E quando chiedi come sia possibile tutto questo, la risposta è semplice: quando hai un leader che decide in modo unilaterale senza consultare, che minaccia annientamento e poi fa marcia indietro in 24 ore, che chiede agli alleati di ve**re a pulire il casino che lui ha creato dicendo "lo stretto è anche vostro" dopo aver deciso da solo di attaccare — quando hai questo, non hai una strategia. Hai improvvisazione.

E l'improvvisazione, quando guidi la prima economia mondiale, costa cara. A tutti.

Vi invito a leggere l'articolo completo del New York Times per i dettagli delle dinamiche interne alla Casa Bianca. È illuminante.

https://www.nytimes.com/2026/04/07/us/politics/trump-iran-war.html

In a series of Situation Room meetings, President Trump weighed his instincts against the deep concerns of his vice president and a pessimistic intelligence assessment. Here’s the inside story of how he made the fateful decision.

Quasi un mese di guerra in Iran. Ecco cosa è successo sui mercati! Il vero shock è energetico: lo Stretto di Hormuz è so...
25/03/2026

Quasi un mese di guerra in Iran. Ecco cosa è successo sui mercati!

Il vero shock è energetico: lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente chiuso.
Da 138 navi al giorno a meno di 5. Dieci milioni di barili tolti dal mercato ogni giorno. L'IEA l'ha definita la più grande disruption energetica nella storia.

Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Ma ecco il paradosso: l'oro, il bene rifugio classico, ha perso il 9-10% dai massimi. L'argento il 15-20%. Anche le obbligazioni sono scese, tutte, dall'Europa agli USA, perché il mercato sta prezzando il rischio di inflazione persistente e tassi più alti a lungo.

L'Europa ha sofferto più degli USA. L'azionario europeo ha perso il 7,6%, quello americano il 4,7%. Il denaro degli investitori non è fuggito dai mercati: si è spostato verso il settore energia. Nell'ultima settimana 60 miliardi di dollari sono entrati nei fondi azionari.

Novità importante: per la prima volta dall'inizio del conflitto qualcosa si muove. Nove navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime ore. Gli Stati Uniti hanno consegnato all'Iran un piano negoziale in 15 punti attraverso il Pakistan, con l'obiettivo di ottenere una tregua di 30 giorni. Segnali concreti, ma la realtà militare racconta ancora una storia diversa: gli attacchi continuano e la presenza americana nella regione è aumentata.

Il rischio vero si chiama stagflazione: inflazione alta più crescita bassa. Non ci siamo ancora, ma se il conflitto dura oltre tre mesi con danni permanenti alle infrastrutture energetiche del Golfo, lo scenario cambia. Secondo uno studio MSCI, un portafoglio 60% azioni e 40% obbligazioni può perdere oltre il 30% in stagflazione.

La lezione è questa: non esiste l'asset sicuro al 100%. Chi aveva diversificazione vera ha limitato i danni, chi era concentrato pensando di essere al sicuro o fare il "colpaccio" ha subito perdite pesanti.

In momenti come questi, la scelta giusta non è vendere nel panico o cercare di indovinare i minimi. È avere un piano solido prima che arrivi la crisi vera. Chi ha un portafoglio solido e il supporto giusto può affrontare queste fasi con più serenità. I mercati salgono e scendono. Le crisi passano. Chi ha un piano tiene la rotta.

Il tuo portafoglio è pronto a gestire scenari geopolitici complessi come questo?

Sono consulente finanziario indipendente, lavoro a parcella senza conflitti di interesse e propongo solo ciò che è meglio per il cliente.

HO PREPARATO UN REPORT COMPLETO PER I MIEI CLIENTI, SE LO VUOI COMMENTA CON "REPORT".

Ogni volta che scoppia una guerra o succede un attentato, parte il panico. La domanda è sempre la stessa: vendo tutto?Ho...
05/03/2026

Ogni volta che scoppia una guerra o succede un attentato, parte il panico.

La domanda è sempre la stessa: vendo tutto?

Ho guardato cosa è successo all'S&P 500 dopo 20 crisi geopolitiche dal 1967 a oggi. Guerre, attentati, invasioni. I numeri raccontano una storia abbastanza chiara.

Il primo giorno dopo l'evento, il mercato scende in media dello 0,3%. Poco, ma abbastanza per far partire la vendita emotiva. Ci sono stati casi peggiori: Boston 2013 ha fatto -2,3%, Madrid 2004 -1,5%. E poi ci sono i paradossi: quando la Russia ha invaso l'Ucraina nel 2022, il mercato è salito dell'1,5% il giorno stesso.

Nella prima settimana la situazione resta confusa. La media è appena positiva, la mediana è negativa. In pratica, in più della metà dei casi la pressione continua per almeno sette giorni.

Il punto di svolta arriva tra il primo e il terzo mese. A 30 giorni dall'evento il rendimento medio è all'1%, mediana 1,3%. A tre mesi siamo già a +3,1% di media, +4,3% di mediana.

Certo, ci sono state eccezioni pesanti - tutte legate a crisi energetiche. La guerra dello Yom Kippur nel 1973 ha portato un -15% a tre mesi. L'invasione del Kuwait nel 1990 un -13,6%. Ma sono outlier in una serie di 20 eventi.

E a 12 mesi? L'S&P 500 è stato positivo nell'85% dei casi. Rendimenti medi tra il 5,5% e l'11%.

Quello che emerge è semplice: l'emotività dura poco, il recupero strutturale arriva quasi sempre entro un trimestre.

Non è un invito a ignorare il rischio geopolitico - sarebbe stupido. È solo un promemoria che vendere nel panico raramente è stata la scelta giusta.

Il problema non è mai stata la crisi. È la reazione istintiva che ti fa vendere nel momento peggiore.

Se vuoi capire come costruire un portafoglio che tenga conto di queste dinamiche senza farti prendere dal panico quando scoppia una guerra, scrivimi.

L'attacco all'Iran non è solo una questione militare.È uno shock economico globale.Venerdì 28 febbraio USA e Israele han...
03/03/2026

L'attacco all'Iran non è solo una questione militare.
È uno shock economico globale.

Venerdì 28 febbraio USA e Israele hanno attaccato l'Iran. Risposta iraniana: chiusura dello Stretto di Hormuz. 150 petroliere bloccate nel Golfo.

Perché ti riguarda?

Sfoglia il carosello per scoprire:
→ Cosa è successo
→ Cos'è lo Stretto di Hormuz e perché è cruciale
→ Impatto su Asia, USA ed Europa
→ Conseguenze su energia e inflazione

Lo Stretto di Hormuz non è un punto qualsiasi sulla mappa. È il canale dove passa il 34% del petrolio mondiale e il 20% del gas liquefatto.
Chiuderlo significa: prezzi energia in salita, inflazione che risale, banche centrali che rallentano i tagli dei tassi, mercati più volatili.

L'Europa paga il prezzo più alto: importatore netto di energia, già colpita dalla crisi Russia-Ucraina. Ora un nuovo shock da offerta.

Geopolitica e finanza non sono mondi separati. Ogni crisi militare ha ricadute economiche sui tuoi investimenti.

Ma è proprio in momenti come questo che si fanno i migliori affari. Se hai un portafoglio solido e il supporto giusto, puoi affrontare la volatilità con più serenità.

Il tuo portafoglio è costruito per reggere questi shock?

Sono consulente finanziario indipendente, lavoro a parcella senza conflitti di interesse e propongo solo ciò che è meglio per il cliente.

Immagina questa situazione.Ha un'azienda e devi comprare macchinari, materie prime, servizi. Hai due fornitori davanti: ...
12/02/2026

Immagina questa situazione.
Ha un'azienda e devi comprare macchinari, materie prime, servizi. Hai due fornitori davanti:

Fornitore A ti dice: "Ti consiglio questi prodotti. Ah, per inciso, io guadagno commissioni da chi li produce. Più costosi sono, più guadagno io."

Fornitore B ti dice: "Mi paghi una parcella fissa per consigliarti. Poi scelgo liberamente sul mercato quello che è meglio per te. Zero commissioni da chi produce."

Quale sceglieresti? La risposta è ovvia.

Eppure nella finanza personale, la maggior parte delle persone lavora con il Fornitore A senza saperlo.

Il consulente bancario o il promotore finanziario guadagnano commissioni dai prodotti che ti vendono. Non è una critica alle persone, che sono spesso professionisti validi. È il modello di business che crea conflitti di interesse strutturali.

Più il prodotto è costoso, più loro guadagnano. Più ricorrente è la commissione, meglio è per loro. Il tuo interesse e il loro interesse non sempre coincidono.

Il consulente finanziario indipendente lavora come un commercialista o un avvocato. Ti chiede una parcella per il suo lavoro. Poi sceglie liberamente sul mercato i prodotti migliori per te. Zero commissioni da case prodotto. Zero conflitti di interesse.

Viene pagato solo da te. Il suo unico interesse è che tu sia soddisfatto del servizio, non che piazzi prodotti costosi.

Quando scegli un fornitore per la tua azienda, vuoi qualcuno che lavori per te, non per chi vende i prodotti. Lo stesso principio vale per il tuo patrimonio. È la stessa logica che applichi ogni giorno nelle decisioni aziendali.

Il tuo patrimonio merita qualcuno che lavori solo per te.

Quale dei due fornitori vorresti per i tuoi investimenti? Scrivilo nei commenti.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢l 𝐓𝐅𝐑 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐮𝐨𝐢 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢Dal 1° luglio 2026 avrete 60 giorni, non più 6 mes...
05/02/2026

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢l 𝐓𝐅𝐑 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐮𝐨𝐢 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢

Dal 1° luglio 2026 avrete 60 giorni, non più 6 mesi, per informare i neoassunti sulla destinazione del TFR. Se il dipendente non decide in tempo, il TFR va automaticamente al fondo pensione negoziale. Tra luglio e dicembre 2026 si apre anche una finestra per chi è già in forza. Chi non sceglie aderisce automaticamente.

Il problema non è solo la scadenza. È scegliere il fondo giusto quando non si hanno le competenze per valutare.
Nei prossimi mesi riceverete visite da rappresentanti, promotori e assicuratori. Ognuno proporrà il proprio fondo. Uno solo. E voi vi troverete a decidere senza poter confrontare alternative, senza sapere se quel fondo ha costi competitivi, rendimenti storici solidi, garanzie adeguate.

I fondi di categoria sono spesso una buona soluzione, ma non sempre. Dipende dal vostro settore, dal numero di dipendenti, dai CCNL applicati. E se ne avete più di uno? Chi valuta quale soluzione funziona meglio per chi?

La differenza tra un consulente indipendente e un rappresentante sta qui: il rappresentante vi propone il fondo per cui lavora. Io confronto tutti i fondi disponibili sul mercato e vi propongo quello più adatto. Lavoro a parcella, senza commissioni dai prodotti. Questo elimina ogni conflitto di interesse.

Cosa posso fare per voi: analizzo la vostra situazione (numero dipendenti, CCNL, soglie INPS), confronto i fondi disponibili, preparo materiale informativo chiaro per i dipendenti, offro supporto per l'adesione, vi assisto per le nuove assunzioni future.
Il risultato è che scegliete con dati oggettivi, non sulla base di chi è passato per primo.

Se volete affrontare queste novità con criterio, scrivetemi in privato.

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Ho completato il Master Executive in Private Wealth & Family Business.L'ho fatto perché ogni volta che lavoro con impren...
30/01/2026

Ho completato il Master Executive in Private Wealth & Family Business.

L'ho fatto perché ogni volta che lavoro con imprenditori e professionisti, mi rendo conto che il patrimonio non è solo una questione tecnica. È protezione della famiglia, passaggio ai figli, equilibrio tra quello che hai costruito e quello che vuoi lasciare.

Il capitale umano conta quanto quello finanziario. Le relazioni, i valori, il benessere delle persone.
Volevo strumenti per affrontare queste conversazioni in modo più completo, per offrire ai miei clienti una consulenza che guardi davvero a 360 gradi.

Chi non si forma si ferma!

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Hai criptovalute?Dal 1° gennaio 2026 è già cambiato tutto. Tasse al 33%, tracciabilità totale, nuove regole.MiCAR è atti...
30/01/2026

Hai criptovalute?

Dal 1° gennaio 2026 è già cambiato tutto. Tasse al 33%, tracciabilità totale, nuove regole.

MiCAR è attivo. Gli exchange devono avere autorizzazione per operare. Prima scadenza 30 dicembre 2025: passata. Chi non ha presentato domanda avrebbe dovuto chiudere.

Chi ha presentato domanda può operare fino al 30 giugno 2026. Dopo, senza autorizzazione dovranno restituire tutto.

Dal 1° gennaio tassazione al 33% su Bitcoin e crypto. Solo stablecoin euro MiCAR restano al 26%. Franchigia 2.000 euro eliminata.

Tracciabilità totale. Dal 1° gennaio gli exchange trasmettono automaticamente tutti i dati all'Agenzia delle Entrate. Dati anagrafici, operazioni, tutto. Come un conto corrente.

Cosa fare subito:

Verifica se il tuo exchange è autorizzato o ha presentato domanda. Controlla registro ESMA. Chiedi conferma scritta. Se non autorizzato, trasferisci su exchange sicuri.

Già autorizzati: Coinbase, Bitpanda, Bitvavo, Bybit, Kucoin, Kraken, OKX, Crypto.com, Bitstamp, Gemini, eToro, Revolut, Trade Republic.

Operativi fino giugno 2026: Binance, Bitget, Whitebit.

Fiscalità: dichiara crypto in quadro RW. Conserva documentazione. Plusvalenze dal 1° gennaio al 33% (26% solo stablecoin euro).

Vuoi capire cosa fare con le tue criptovalute? Scrivimi in privato.

Sono consulente finanziario indipendente, lavoro a parcella e senza conflitti di interesse.

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐥𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐚Oggi un cliente mi ha chiesto come mai il suo consulente bancario ...
27/01/2026

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐥𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐚

Oggi un cliente mi ha chiesto come mai il suo consulente bancario gli aveva dato determinati prodotti e non altri. Gli ho spiegato che il problema non è la malafede del professionista. È il modello in cui opera.

Un consulente che lavora per una banca o una rete deve gestire due mandate contemporaneamente: gli obiettivi commerciali dell'azienda che lo paga e gli interessi del cliente che lo ascolta. Due esigenze che possono entrare in contrasto.

Il sistema è costruito su una base economica precisa. I prodotti di investimento generano commissioni che remunerano l'intera filiera distributiva: dalla casa prodotto alla rete, fino al consulente. Più alti sono i costi dei prodotti, maggiori sono i margini per chi li distribuisce.

Il consulente deve raggiungere target di raccolta, spesso mensili. Il suo ruolo prevede questo. La tensione nasce quando il tuo interesse e il budget aziendale divergono. Qualcuno deve scegliere.
E quei costi che sostieni, spesso senza rendertene conto, riducono direttamente i tuoi rendimenti nel tempo.

Il sistema si regge su un'ambiguità di ruolo. Questo danneggia tutti: i clienti che ottengono una consulenza viziata dal conflitto di interesse, e i professionisti seri che vorrebbero lavorare diversamente ma si trovano stretti tra obiettivi commerciali e conflitti strutturali.

Molti di loro vorrebbero fare consulenza autentica. Il sistema glielo impedisce.
Anche la consulenza a parcella offerta da alcune banche non risolve il problema, perché il consulente resta dipendente "commercialmente" dalla banca e dalle direttive che arrivano dai manager. Paghi la parcella, potresti ritrovarti comunque con fondi interni, prodotti in collocamento o soluzioni non adeguate alle tue esigenze.

Questo è un problema noto a tutti, tanto da mobilitare il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo, che stanno lavorando sulla Retail Investment Strategy che, tra le altre cose, punta a rafforzare le tutele contro i conflitti di interesse.

Il modello indipendente, invece, funziona diversamente. Il consulente non è legato a nessuna casa prodotto, non riceve retrocessioni o incentivi sui prodotti, e viene pagato solo dal cliente attraverso una parcella concordata prima.
Questo allinea completamente gli interessi. Niente budget da raggiungere, niente prodotti da spingere, niente conflitti da bilanciare. Solo una domanda: cosa serve davvero a questo cliente?
La differenza sta nel sistema in cui opera il professionista.

Se anche tu investi con la banca e hai gli stessi dubbi, contattami per un'analisi di portafoglio chiara e indipendente.

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