28/08/2026
Il modem più famoso degli anni ’90 rischiava di diventare inutile prima ancora di arrivare davvero nelle case.
Alla fine degli anni ’90, infatti, il problema non era soltanto riuscire a collegarsi a Internet. Era capire quale tecnologia avrebbe conquistato il futuro della connessione domestica.
Da una parte c’era x2, sviluppata da U.S. Robotics. Dall’altra K56flex, sostenuta dal consorzio Rockwell, Lucent e altri produttori. Entrambe promettevano il modem 56k, ma non erano lo stesso standard: un modem poteva funzionare bene con alcuni servizi e avere problemi con altri.
Per chi comprava uno Sportster, non era una differenza da esperti. Significava rischiare di spendere soldi per un apparecchio che, pochi mesi dopo, poteva essere superato dal formato rivale. La cosiddetta “guerra” dei 56k fu anche questo: una gara commerciale combattuta mentre Internet entrava nelle case.
Il compromesso arrivò nel febbraio 1998 con l’accordo sullo standard V.90, poi ratificato formalmente nel corso dello stesso anno. Non fu quindi una tecnologia comparsa dal nulla: fu la soluzione comune che mise ordine tra due strade concorrenti già presenti nel 1997.
Ed è qui che entrava in scena una delle funzioni più apprezzate dei modem Sportster Flash. Il firmware poteva essere aggiornato senza cambiare l’hardware, trasformando il modem in qualcosa di più simile a un apparecchio “adattabile”. Un vantaggio enorme per l’epoca, anche se non tutti gli aggiornamenti erano automatici o disponibili allo stesso modo per ogni modello e mercato. In alcuni casi servivano procedure precise e, per certe famiglie, anche chiavi o licenze.
Poi c’era il rito: il modem esterno, la fila di spie luminose, i segnali CD, RD, SD, TR, CS e ARQ/FAX, e quel suono metallico che annunciava la connessione. Il numero esatto dei LED, però, cambiava da modello a modello: ricordare “sette spie rosse” come regola assoluta è più romantico che preciso.
Anche il 56k non era una promessa di velocità costante. I 56 kbit/s erano il limite teorico in ricezione; nella pratica contavano la qualità della linea analogica e il collegamento dell’Internet provider. In invio, con V.90, si restava in genere a 33,6 kbit/s.
In Italia, intanto, Video On Line era già nato a Cagliari nel 1994, mentre Tin.it arrivò nell’orbita Telecom nel 1996. Tiscali sarebbe nata nel 1998 e avrebbe lanciato nel 1999 il primo accesso gratuito a Internet in Italia: un capitolo successivo, non ancora il cuore del primo boom.
Il vero lusso, allora, non era solo navigare più veloce. Era comprare un modem abbastanza intelligente da non diventare vecchio insieme alla tecnologia.
💁♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 1998: accordo e ratifica dello standard V.90
👉 56 kbit/s: limite teorico in ricezione
📚 Fonti: non disponibili