11/04/2026
‼️ QUANDO ASL O COMUNE NON RISPONDONO‼️
Cosa fare quando l’assistenza, la riabilitazione o il progetto individuale non vengono attivati
Molte famiglie si trovano nella stessa situazione: viene fatta una richiesta alla Regione, AUSL o al Comune per ottenere assistenza domiciliare, riabilitazione, interventi sociali oppure l’attivazione del progetto individuale, ma passano i mesi senza risposta oppure viene detto che il servizio non è disponibile. In questi casi è importante sapere che il silenzio dell’amministrazione non significa che il diritto non esiste, perché nel sistema giuridico italiano le prestazioni sanitarie e socio-assistenziali non sono un favore, ma diritti che devono essere garantiti quando la legge li prevede.
L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale e obbliga le istituzioni a garantire le cure necessarie. L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che lo Stato deve intervenire per proteggere le persone che si trovano in condizioni di fragilità, come i disabili gravi, i minori con bisogni speciali e gli anziani non autosufficienti. Le leggi sul sistema sanitario e sui servizi sociali prevedono che, quando esiste un bisogno reale, le amministrazioni hanno il dovere di valutare la situazione e di attivare gli interventi necessari.
La legge 328 del 2000 stabilisce che le persone con disabilità e le persone non autosufficienti hanno diritto a interventi personalizzati e che il Comune, insieme a Regione e alla AUSL, deve predisporre i servizi necessari attraverso la presa in carico e, nei casi più complessi, attraverso il progetto individuale. I Livelli Essenziali di Assistenza prevedono inoltre che le prestazioni sanitarie, la riabilitazione, l’assistenza domiciliare e gli interventi socio-sanitari debbano essere garantiti su tutto il territorio nazionale e non possano essere negati solo per mancanza di organizzazione o di risorse.
Quando la richiesta della famiglia rimane senza risposta, si può parlare di silenzio della Pubblica Amministrazione. Nel diritto amministrativo questo comportamento non è legittimo, perché l’amministrazione ha l’obbligo di rispondere alle domande dei cittadini, soprattutto quando riguardano diritti fondamentali come la salute, l’assistenza o la tutela della persona fragile. Il silenzio non può essere usato per evitare di prendere una decisione, e la famiglia ha il diritto di chiedere formalmente che il procedimento venga concluso.
Il primo passo è sempre quello di presentare una richiesta scritta, indirizzata al Comune, Regione o alla AUSL, chiedendo l’attivazione del servizio necessario. Se non arriva risposta entro un tempo ragionevole, è possibile inviare una diffida, cioè una comunicazione formale con cui si chiede all’amministrazione di provvedere entro un termine preciso. La diffida serve a ricordare all’ente pubblico che esiste un obbligo di legge e che il mancato intervento può essere contestato.
Se anche dopo la diffida non viene fatto nulla, è possibile rivolgersi al giudice. Nei casi che riguardano prestazioni sanitarie, riabilitazione, assistenza domiciliare o progetto individuale, i tribunali hanno più volte riconosciuto il diritto delle persone fragili a ottenere i servizi necessari quando esiste una prescrizione medica o una situazione di bisogno evidente. Il giudice può ordinare all’amministrazione di attivare l’assistenza, può stabilire che la terapia deve essere garantita e può riconoscere che il diniego è illegittimo quando è basato solo su motivi economici o organizzativi.
La giurisprudenza ha chiarito che, soprattutto nei casi di disabilità grave, di non autosufficienza o di bisogni assistenziali continuativi, le istituzioni non possono limitarsi a dire che non ci sono posti o che il servizio non è disponibile. Il diritto alla salute e all’assistenza ha un valore prioritario e deve essere garantito in modo effettivo, perché la mancanza di intervento può compromettere lo sviluppo della persona, la qualità della vita e la dignità umana.
Salvo Zena Diritti&Inclusione