17/03/2026
TUNISIA
Una riflessione dal Mediterraneo
Desidero condividere un brano musicale (molto speciale, interpretazione magistrale) che negli anni recenti è diventato uno dei simboli civili più significativi del Mediterraneo contemporaneo.
🎵 “Kelmti Horra – La mia parola è libera”
di Emel Mathlouthi
https://www.youtube.com/watch?v=wJ79iEfus8E
Questa canzone nacque nel clima della Rivoluzione tunisina del 2011, la sollevazione popolare che tra dicembre 2010 e gennaio 2011 portò alla caduta del presidente Zine El-Abidine Ben Ali.
Le proteste ebbero origine dopo il gesto disperato del giovane venditore ambulante Mohamed Bouazizi a Sidi Bouzid e in poco tempo si diffusero in tutto il Paese, fino alla fuga del presidente il 14 gennaio 2011. Da quel momento la Tunisia avviò un percorso di cambiamento politico con elezioni libere e un nuovo processo costituzionale.
Negli anni questo brano è diventato un simbolo internazionale e nel 2015 è stato eseguito durante il Nobel Peace Prize Concert, in occasione dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2015 al Quartetto per il Dialogo Nazionale Tunisino per il contributo dato alla transizione democratica del Paese.
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Il testo della canzone (traduzione e significato)
“La mia parola è libera”
Il brano si apre con un’affermazione semplice ma molto forte:
la parola dell’uomo deve essere libera, non può essere controllata né messa a tacere dal potere.
È il richiamo al diritto fondamentale di ogni cittadino di esprimere il proprio pensiero.
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“La mia parola è per chi non ha voce”
La cantante spiega che la sua voce vuole rappresentare tutte quelle persone che spesso non riescono a farsi ascoltare:
• chi vive ingiustizie
• chi si sente dimenticato
• chi non trova spazio per esprimersi.
La musica diventa così la voce di un popolo intero.
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“La mia parola è un fuoco”
Il fuoco è il simbolo della forza delle idee.
Una parola libera può:
• illuminare la verità
• denunciare l’ingiustizia
• accendere il coraggio nelle persone.
È l’immagine di una coscienza civile che si risveglia.
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“La mia parola non può essere imprigionata”
Questo passaggio racchiude il cuore del messaggio della canzone.
Si possono fermare gli uomini, ma le idee non si possono imprigionare.
Quando un popolo ritrova la libertà di parola, quella forza diventa impossibile da spegnere.
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“Io canto per chi resiste”
La canzone diventa così un omaggio a tutte le persone che continuano a difendere dignità, diritti e libertà.
È il canto di chi non si arrende e continua a credere nel cambiamento.
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Il senso di questo brano è molto chiaro:
la libertà della parola non è solo un diritto individuale, ma la base stessa della dignità di un popolo.
Per questo ho voluto condividere questa canzone.
Ricorda una verità semplice ma fondamentale:
quando la parola torna libera, anche la speranza di una società più giusta e SOVRANA torna a respirare.
Il vero cambiamento nasce
dal coraggio di parlare, dalla responsabilità civile e dalla volontà di costruire un futuro diverso.
In fondo, ogni percorso di rinnovamento politico parte da una scelta precisa: ridare voce ai cittadini e restituire SOVRANITÀ, diritti e dignità alla comunità nazionale.
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In sintesi
Quartetto per il Dialogo Nazionale Tunisino
Il Quartetto per il dialogo nazionale tunisino è un’alleanza informale di quattro organizzazioni della società civile che ha svolto un ruolo decisivo nella stabilizzazione politica della Tunisia dopo la rivoluzione del 2011.
Grazie alla sua attività di mediazione tra le principali forze politiche, il Quartetto ha contribuito a evitare una deriva violenta del conflitto politico e a guidare il Paese verso un compromesso istituzionale che ha reso possibile l’adozione della nuova Costituzione del 2014 e lo svolgimento di elezioni democratiche.
Per questo ruolo di mediazione e di difesa del dialogo civile, il Quartetto ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2015.
Componenti principali
Il Quartetto riunisce quattro importanti realtà della società tunisina:
• l’UGTT – Unione Generale Tunisina del Lavoro
• l’UTICA – Confederazione tunisina dell’industria, del commercio e dell’artigianato
• la Lega tunisina per la difesa dei diritti dell’uomo
• l’Ordine nazionale degli avvocati di Tunisia
Questa combinazione di rappresentanza del lavoro, delle imprese, della difesa dei diritti civili e delle professioni legali ha dato al Quartetto una forte legittimità morale e sociale.
Un aspetto particolarmente significativo è che, una volta superata la crisi politica e avviato il processo democratico, queste organizzazioni non si sono trasformate in potere politico né sono rimaste inserite nelle strutture di governo.
Ognuna è tornata a svolgere il proprio ruolo nella società civile.
Proprio per questo il loro intervento viene spesso considerato un esempio di responsabilità civica e di servizio al bene comune: persone e istituzioni che, in un momento difficile, hanno scelto di mettere il dialogo e l’interesse del Paese davanti a tutto, per poi tornare al proprio lavoro una volta ristabilito l’equilibrio democratico.
Un’esperienza che dimostra come il senso civico, la responsabilità e il dialogo possano diventare strumenti decisivi per difendere libertà, stabilità e democrazia.
Emel Mathlouthi performs her song “Kelmti Horra” at the 2015 Nobel Peace Prize Concert. Emel is a firebrand Tunisian singer, songwriter and composer. She g*i...