01/09/2025
È lungo almeno 3 minuti di lettura. Ma ne vale la pena.
Quello che nessuno sa è che mi sarebbe piaciuto fare la scrittrice. Forse è per questo che ammiro così tanto la Rowling.
E nell’ultimo viaggio che abbiamo fatto, PIENO di emozioni e sensazioni nuove.. Esperienze mai fatte e posti meravigliosi, ho narrato continuamente nella mia testa ogni passo come fosse parte di una pagina di un libro.
Ho iniziato così in effetti la mia carriera nel marketing. Scrivendo come copy writer. Un qualcosa che in pochissimi sanno.
Prima ancora scrivevo articoli per riviste online e mi ritrovavo a recensire film, serie tv, blog e altre cianfrusaglie per conto di nomi del web come ghost writer.
Nel mentre lavoravo ad un romanzo che non ha mai visto la luce e che non ricordo nemmeno più dove si trova.
La protagonista si chiamava Charlotte ricordo. Ed entrava in un bosco incantato per sfuggire alla cruda e becera realtà della sua vita.
Ovviamente quella vita era la mia.
Oggi che mia madre è morta è come se mi sentissi alle volte più libera di dire cose che forse in sua presenza non avrei osato dire. Quasi a non volergli fare un torto.
Per molti anni ho incolpato mia madre per l’uomo che aveva scelto come padre per noi.
Un uomo violento e privo di qualunque tipo di capacità di amare.
Mio padre se ne fregava di noi, di mia madre, della loro vita. Solo molto dopo capii che mio padre aveva usato mia madre come mezzo per uscire dalla sua mediocrità. Un buono a nulla che aveva sposato un trampolino di lancio, non certo l’amore.
Si, quella per bene e benestante era mia madre. Non certo mio padre.
Da lui vengono la maggior parte dei miei problemi emotivi, mentali e pratici per i quali ho dovuto e sto ancora lavorando molto duramente.
Ancora mi chiedo come sia riuscita nonostante le circostanze ad evadere da un vita che aveva tutte le carte in regola per diventare un atroce catastrofe.
Dove ho trovato, nonostante l’abbandono, le accuse, l’amarezza, l’odio, il dolore, le botte, la forza di amarmi a tal punto da riuscire ad avere una vita completamente diversa da quella che era decisa.
Non è detto che abbia interrotto il ciclo: lo vedremo a fine partita e me ne ricordo tutti i giorni di tenere il timone ben saldo verso la meta. Ma così sembra essere almeno per ora. (🤞🏻)
Poi durante questo viaggio, sarà perché sono ora in Olanda, (mentre scrivevo questo pezzo lo ero e non ho voluto cambiarlo), in uno dei paesi di cui mia madre mi parlava spesso perché aveva adorato durante uno dei suoi tanti viaggi, ho trovato la risposta.
E la risposta è mia madre. Il suo amore, i suoi viaggi, i suoi libri, i suoi sogni, la sua voglia almeno nei racconti di voler essere e avere di più.
La sua sofferenza, la sua nostalgia, la sua incapacità di essere e avere per noi qualcosa di più, il suo dolore, la sua frustrazione, il suo non essere abbastanza quanto avrebbe voluto..
Tutto questo mi ha portato a desiderare e realizzare una vita completamente diversa.
Tutto questo mi sta portando ad essere una donna, una persona la cui volontà profonda è quella di realizzarsi e non dover dipendere mai da nessuno.
Nessuno. Nemmeno da me stessa.
Ho iniziato la mia carriera nel marketing e nella vendita quindi ormai 12 anni fa.
Non ero nessuno. Passavo da scrivere merdosi articoli a scrivere pezzi di copy per conto di altri.
Sognavo però una vita diversa. Una carriera manageriale. Fino a quando la mia scrittura mi ha portato ad avere una possibilità.
E non smetterò mai di essere grata a quella persona, si proprio tu in quella stanza che hai deciso che io sarei diventata una venditrice. (Hai preso tante altre decisioni di m***a poi ma per quella in particolare ti sarò grata per tutta la vita).
Incontrare la vendita nella mia vita ha cambiato tutto. Ha cambiato il mio modo di approcciarmi agli altri, il mio modo di scrivere, il mio modo di studiare.
Mi ha dato uno scopo.
E io che per natura sono una che deve vincere e quindi compete, così mi ha dato anche una classifica da scalare e un numero a cui puntare. Che per me doveva essere sempre più alto. Sempre migliore.
Il primo anno lo racconto sempre ho fatto la fame: 10 mila euro si e no in partita iva.
Ma io credevo nel prodotto. Credevo nelle mie possibilità e ho perseverato.
Se non riuscivo era solo perché non mi ero allenata abbastanza, non studiavo abbastanza, non facevo abbastanza chiamate.. insomma il problema era mio.
La mia policy per l’eccellenza è ed è sempre stata: se non riesci in qualcosa il problema sei tu, non sono gli altri.
Il secondo anno è stato l’anno decisivo della mia carriera. Passai da un fatturato di poche centinaia di mila euro all’anno a ben oltre il mezzo milione. 700 errotti mila per l’esattezza.
E il terzo fu l’anno in cui confermai le mie capacità lavorative: superando definitivamente il milione di euro.
Ma quello che non sapevo è che quel punto di arrivo era solo un microscopico punto di partenza.
Da lì il mio futuro sarebbe diventato ben diverso da quello che immaginavo. Non ero più destinata ad essere una pedina che man mano si era fatta importante in un’azienda ma ero destinata a diventare io stessa proprietaria di un’azienda. E poi due. E poi tre. E poi…
Sto scrivendo la storia.
La mia storia.
E questa è la storia di una ragazza che non aveva assolutamente nulla e che ha costruito ricchezza da zero e che insieme a suo marito sta diventando - giorno dopo giorno - un’imprenditrice da milioni di euro.
- non con l’idea del secolo
- Non con un account tik tok con 1MLN follower
- Non truffando gli altri
Semplicemente facendo azienda in maniera intelligente, studiando, facendosi il c**o, creando un gruppo e delle procedure, lavorando duramente sul prodotto e sul servizio, avvalendosi di consulenti e altri professionisti che ci affiancano continuamente per la riuscita.
Perché è così che si fa azienda.
Sono di ritorno da un viaggio stratosferico dove insieme a mio marito e nostro figlio di 4 anni abbiamo visitato e vissuto le ultime 3 settimane in giro per l’Europa e fatto cose fighissime.
E questo stare h24 con la mia famiglia ha fatto trovare spazio ad un concetto per me molto importante.
Un concetto chiave oserei dire del fare azienda:
- l’azienda non è ciò che crei per darti uno stipendio.
- L’azienda non è la rendita che ti crei per la pensione
- L’azienda non è la prigione che ti crei per dare uno scopo alla tua vita e rispondere al “chi sono” che tutti ti chiedono fin da quando sei piccolo.
Quel famoso “cosa vuoi diventare” diventa “chi sei nella tua vita oggi”
L’azienda è uno strumento. Uno strumento verso la libertà.
La libertà di non essere nessuno.
Ho passato la vacanza vestita di stracci. Non mi avresti dato un euro guardandomi da fuori.
Siamo partiti con uno zaino e mezzo in 3. Eppure avevo con me la libertà di fare esattamente quello che mi pareva.
Mia madre è morta di cancro. Dopo 3 mesi dalla scoperta.
Così dopo averla vista rimpiangere una vita che non aveva più, ogni giorno, dopo averla vista soffrire per ciò che non sarebbe mai più potuta essere, dopo averla vista raggiungere la pensione minima dopo una vita di sacrifici e duro lavoro, ho anche dovuto vederla soffrire e morire in 3 mesi di agonia.
In queste ultime settimana non ho potuto fare a meno quindi di pensare all’enorme privilegio che ho nel vivere la mia vita con la serenità mentale di chi può affrontare un viaggio del genere senza problemi, senza mai preoccuparsi dei soldi, delle aziende, delle entrate, delle uscite.
In queste ultime settimane mi sono sentita enormemente grata per l’immenso lavoro che ho e abbiamo fatto insieme a mio marito negli ultimi anni.
Non ho dovuto dire no una sola volta a mio figlio. Se non per la pura volontà di farlo (voglio che si guadagni le cose). E questo è un enorme privilegio.
E dovrebbe essere alla portata di qualunque imprenditore.
Ma la maggior parte degli imprenditori confonde l’essere imprenditore con il fare l’azienda.
Ed è così che finisci per essere incastrato nella tua azienda. Ed è così che finisci nell’essere incastrato in quel “chi sono” che diventa solo una prigione dalla quale non riuscirai mai a liberarti.
Ricordo che c’era un periodo in cui non capivo qual era il senso degli stra ricchi di andare in giro vestiti da straccioni o con la barba incolta.
Il senso è semplicemente questo: dichiarare al mondo che sei arrivato ad un punto in cui puoi fare esattamente quel c***o che vuoi. Non importa più come sei vestito: non devi dimostrare più alcuno status, li hai superati tutti.
Non importa più la tua professione, diventi finalmente solo tu.
Hai superato tutto. Almeno così credo che ci si debba sentire. Ed è così che a volte mi sono sentita in questo viaggio. Nonostante abbia la consapevolezza che ancora “a da magna patate” so che è esattamente così che ci sente quando smetti di far contare il giudizio degli altri più di quanto conti te stesso e la tua libertà.
Ci si può arrivare con i soldi, ci si può arrivare con la consapevolezza.
Io ho deciso di arrivarci con entrambi i mezzi.