24/12/2025
Dalla penombra della chiesa, la Madonna fa capolino dall’alto, le braccia aperte come a voler accogliere ogni lingua, ogni storia, ogni ferita.
Questa sera siamo andati a messa e le parole della liturgia erano in russo. Un suono profondo, solenne, che mi ha riportato indietro nel tempo. Mi sono ricordato che il russo è stata la lingua che mi ha accompagnato nell’adolescenza attraverso i grandi scrittori: pagine dense, tormentate, capaci di scavare nell’animo umano e di insegnare che la complessità non è mai un nemico, ma una ricchezza.
Eppure oggi sembra che la cultura non riesca più ad alimentare la pace fra i popoli, come se le parole avessero perso la forza di unire e comprendere. Le lingue che un tempo costruivano ponti ora vengono spesso caricate di confini.
La Madonna, invece, dall’alto sembra guardare oltre. Il suo sguardo non giudica, ma attende. In quel silenzio dorato pare scorgere un futuro possibile, un tempo in cui la pace non sarà un’eccezione ma una direzione condivisa. Ed è proprio quello sguardo che rafforza il mio augurio.
Che questo Natale sia un tempo di memoria e di speranza, di cultura che ritorna a unire e di pace che, nonostante tutto, deve continuare a farsi strada.