Studio di consulenza finanziaria indipendente Abbiategrasso

Studio di consulenza finanziaria indipendente Abbiategrasso Professionista consulente finanziario fee-only nel mercato forex e commodities. Supporto, assistenza, coaching e molto altro.

21/04/2015

Nel corso del fine settimana, le autorità cinesi hanno ancora una volta sorpreso gli investitori nel tentativo di ridare slancio alla propria economia e centrare le previsioni di crescita annunciate dal capo dello Stato e dal primo ministro. Ieri la People’s Bank of China (Pboc) ha ridotto il coefficiente di riserva bancaria obbligatorio sperando di incoraggiare i prestiti da parte degli istituti di credito e contrastare il rallentamento della crescita. La banca centrale ha infatti ridotto il quantitativo di liquidità che gli istituti sono tenuti a immobilizzare come riserve. La mossa è finalizzata a incrementare la liquidità nell’economia cinese e impedirne il rallentamento. Il capo delle transazioni valutarie estere di Asb sostiene che la mossa rappresenta una buona notizia per i partner commerciali della Cina, incluse Australia e Nuova Zelanda. La Pboc ha portato il coefficiente al 18,5% (-1%).

Aussie e kiwi si sono immediatamente messi in movimento, con l’AUD in crescita di 20 punti per essere negoziato al di sopra del livello a quota 0,78 e il kiwi in rialzo di 29 a 0,7717 nel corso della sessione asiatica odierna. La divisa neozelandese ha inoltre tratto giovamento anche da dati economici migliori delle attese: nel corso del primo trimestre, i prezzi al consumo si sono ridotti dello 0,3% per via del calo della benzina. Gli economisti intervistati da Reuters avevano predetto un calo del -0,2%. Stamattina non c’è praticamente alcuna novità proveniente dall’Australia, mentre i trader sono in attesa dei verbali Rba di domani e dell’intervento del governatore dell’istituto Stevens.

Lo yen giapponese si è frattanto rafforzato su dollaro Usa ed euro grazie a una lettura del terziario migliore delle attese. Secondo il ministero dell’Economia, Commercio e Industria, a febbraio l’indice è cresciuto del +0,3% su base mensile (dato destagionalizzato), portandosi a quota 100,5. Le previsioni della vigilia scommettevano al contrario su di una flessione del -0,7% dopo il +1,4% di gennaio. Lo yen ha guadagnato 9 punti sul biglietto verde ed è negoziato a 118,85; ne ha guadagnati altrettanti contro l’euro, portandosi a quota 128,35.

Oggi ogni attività avrà nel mirino i commenti e le notizie dei funzionari europei ed ellenici in vista degli incontri preliminari che anticipano l’Eurogruppo di giovedì. Stamane l’euro è scambiato a 1,0799, in ribasso di 9 punti, dopo aver interrotto la più lunga striscia di rialzi dell’ultimo anno mentre le autorità dell’Unione sono impegnate a negoziare con le controparti greche per evitare il default di Atene. Sabato Draghi ha parlato a Washington affermando che anche se la situazione è “urgente”, è ancora prematuro speculare di una possibile uscita della Grecia dall’unione monetaria. Le preoccupazioni maggiori riguardano la capacità di Atene e dei suoi creditori di trovare un’intesa nel corso della prossima riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze fissata per il 24 aprile. Nel corso del primo trimestre 2015, l’euro è crollato contro il dollaro Usa – battendo ogni altra valuta del gruppo G10, subito dopo la corona danese – poiché gli investitori avevano scommesso sull’espansione del Qe targato Bce nel corso di marzo che avrebbe ricompreso anche l’acquisto di titoli sovrani. Il tira e molla fra i leader europei ed ellenici dovrebbe proseguire fino al summit di Riga di venerdì prossimo, quando i ministri delle Finanze dell’Eurozona si incontreranno per la propria riunione mensile. A febbraio la Grecia aveva siglato un’intesa per estendere il proprio programma di salvataggio, anche se da quel momento non è poi stata in gradi di sbloccare le diverse tranche finanziarie pari a oltre 7 miliardi di euro.

CHI E' IL CONSULENTE FINANZIARIO INDIPENDENTE?Il Consulente finanziario indipendente è un libero professionista, con uno...
22/02/2015

CHI E' IL CONSULENTE FINANZIARIO INDIPENDENTE?

Il Consulente finanziario indipendente è un libero professionista, con uno status sociale definito e riconosciuto, assimilabile ad altre figure professionali come l’avvocato o il commercialista e si occupa della gestione finanziaria dei suoi clienti.
Giuridicamente la figura professionale del consulente finanziario indipendente fee only fa riferimento al contratto d'opera (articolo 2222 del codice civile) e si inquadra nella categoria dei prestatori d'opera intellettuale così come disciplinato dagli articoli 2229 e seguenti del codice civile.
In tale contesto il soggetto si obbliga, dietro corrispettivo e senza vincolo di subordinazione, ad eseguire un servizio o un'opera nei confronti del committente, con lavoro prevalentemente personale, indipendentemente dal risultato che sarà raggiunto (cosiddetta "obbligazione di mezzi").
Tale definizione permette di distinguere il consulente finanziario indipendente da tutte le altre figure che, a vario titolo, lavorano in ambito finanziario come il private banker, il promotore finanziario o il broker.
Infatti il consulente finanziario indipendente (abbreviabile con l'acronimo CFI), o anche consulente finanziario fee only (solo a parcella) è remunerato esclusivamente dal cliente e non percepisce provvigioni e/o commissioni di alcun genere da banche, Sim (Società di Intermediazione Mobiliare), compagnie di assicurazione, Sgr (Società di Gestione del Risparmio), al contrario delle altre figure sopra menzionate. Opera pertanto in totale autonomia e indipendenza senza alcun conflitto d’interesse, avendo come unico ed esclusivo obiettivo la soddisfazione del cliente.
COME SI FA
Il consulente indipendente, quindi, non è un venditore, non è un promotore, non è un intermediario finanziario, ma è un esperto che lavora in forma completamente autonoma per consigliare le migliori soluzioni possibili sulla base di una componente oggettiva (migliori servizi a parità di costi, oppure minori costi a parità di servizi offerti) e di una soggettiva (ovvero le caratteristiche personali ed ogni tipo di esigenza del destinatario dei servizi), in relazione a investimenti, previdenza, finanziamenti, mutui, tesoreria, prodotti derivati.
Aiuta e supporta i suoli clienti nella pianificazione e nelle scelte finanziarie. Può lavorare ad un singolo progetto (consulenza spot), oppure affiancare il cliente in via continuativa.

Che cosa NON fa il consulente finanziario indipendente:

non vende prodotti finanziari;
non ha accesso, né diretto, né indiretto, al patrimonio del cliente che rimane depositato presso il suo intermediario tradizionale;
non percepisce alcun tipo di remunerazione da intermediari, banche ed assicurazioni
CHI
La consulenza indipendente è un servizio professionale che può essere erogato a persone fisiche (privati, liberi professionisti, imprenditori) o persone giuridiche (aziende, enti pubblici). Nel caso delle società od enti, il CFI ha la funzione di direttore finanziario in outsourcing, in quanto le piccole e medie aziende ne sono sprovviste.

07/01/2015

Dopo le perdite delle scorse sedute tutte le principali borse europee hanno chiuso oggi in rialzo. Il FTSE 100 a Londra ha guadagnato lo 0,8%, il CAC40 a Parigi lo 0,7%, il DAX a Francoforte lo 0,5%, l'IBEX 35 a Madrid lo 0,2% e lo SMI a Zurigo lo 0,3%.
L' EuroStoxx 50 , l'indice delle 50 principali blue chips della zona euro , è salito dello 0,6%.
L'inflazione è calata a dicembre nell'Eurozona dello 0,2%. Si è trattato del primo calo dall'ottobre del 2009. La notizia ha rafforzato l'aspettativa degli investitori che la BCE inizierà presto ad acquistare titoli di Stato. A sostenere le borse del Vecchio Continente sono stati inoltre i positivi dati macroeconomici pubblicati negli USA.
I petroliferi hanno beneficiato della ripresa del prezzo del petrolio . BP ha guadagnato lo 0,7%, Royal Dutch Shell lo 0,9% e Total il 2,3%.
Airbus ha chiuso in rialzo del 2,6%. Secondo quanto riporta "Reuters" gli ordini del costruttore di aerei avrebbero raggiunto nel 2014 un livello record.
UBS ha guadagnato l'1%.Barclays ha alzato il suo rating sul titolo della banca svizzera da "Equal-weight" ad "Overweight".
Deutsche Telekom ha guadagnato il 2,9%. La sussidiaria T-Mobile USA ha registrato una forte crescita degli abbonati nel quarto trimestre.

06/01/2015

L'epifania porta via tutte le feste natalizie quindi finalmente ci rimettiamo a lavoro sul serio da oggi.
Ci auguriamo che il nuovo anno porti grandi opportunità e soprattutto grande pazienza e disciplina.
Buon trading a tutti !
STF

25/12/2014

Auguriamo un felice Natale a tutti quelli che ci seguono e non.
Auguri di cuore.

Sharktradingforex.it

21/12/2014

La Federal Reserve e la Bce scacciano l’Orso russo e mettono le ali alle Borse, che archiviano la miglior settimana da ottobre. Bi...

15/12/2014

Sia nel medio che nel lungo termine la domanda di petrolio e' destinata a crescere. E' quanto afferma il segretario generale dell'Opec Abdallah Salem El-Badri, in un articolo che sara' pubblicato sul prossimo numero di 'Energia', la rivista diretta da Alberto Clo'. El-Badri affronta il tema dell'attesa crescita della domanda che nell'"orizzonte di medio termine, 2013-2019, aumentera' mediamente di 1 milione di barili al giorno l'anno, raggiungendo a fine periodo i 96 milioni" e nel lungo termine, al 2040, i 111 milioni, con oltre 21 mililioni addizionali rispetto al 2013. Dal lato dell'offerta "il cosiddetto 'call on Opec' - vale a dire la differenza tra la domanda mondiale di petrolio e l'offerta di greggio da parte delle economie non appartenenti all'Opec che deve essere assicurata dall'Organizzazione - rimarra' sostanzialmente stabile" da qui al 2019, mentre "dopo il 2020, saranno i paesi Opec a garantire gran parte della capacita' produttiva addizionale di idrocarburi liquidi fornendo un contributo incrementale alla produzione superiore ai 13 milioni di barili al giorno tra il 2020 e il 2040. Per contro, i volumi addizionali di matrice non-Opec sono attesi rimanere piatti". Per corrispondere all'aumento della domanda si rendono necessari copiosi investimenti, concentrati, in ambito upstream "nei paesi non-Opec, dove nel medio termine sara' necessario investire annualmente oltre 300 miliardi di dollari. L'Opec, dal canto suo, dovrebbe sostenere in media investimenti annui per 40 miliardi di dollari nel prossimo decennio e per oltre 60 miliardi di dollari nel lungo periodo", spiega El-Badri. "Precondizione necessaria affinche' cio' avvenga e' la stabilita' del mercato, senza la quale i piani di investimento delle compagnie e i tempi necessari alla realizzazione dei relativi progetti e programmi energetici possono essere a rischio. Queste considerazioni hanno assunto particolare importanza a seguito della volatilita' dei prezzi del greggio registrata a fine 2014". Aspetto chiave, a tal fine, e' di "contenere la volatilita' estrema dei prezzi e un'eccessiva attivita' di speculazione, tale da compromettere gli sforzi profusi per garantire stabilita' al mercato prioritaria sia per i produttori che per i consumatori". Il segretario dell'Opec conclude affermando che "stiamo vivendo una fase difficile e sfidante. In un simile contesto, chi lavora nel mondo dell'energia si trova a dover prendere decisioni sempre piu' complesse in termini di pianificazione dei progetti, investimenti e futuro del mercato. Questo spiega perche' continuiamo a richiedere un dialogo costante tra produttori e consumatori".

12/12/2014

Purtroppo c’era da aspettarselo, la settimana, cominciata male, è finita peggio ed il bilancio dell’ottava, per il nostro indice principale, è decisamente sconfortante: un en-plein di ribassi per un totale di -7,4%.
Wall Street ha avuto un’apertura debole, successivamente è arrivata anche un’ottima notizia, l’indice Michigan, quello relativo alla fiducia dei consumatori, è balzato sui massimi degli ultimi otto anni, ma neppure questo ha dato entusiasmo al mercato, lo S&P500 ed il DJ al momento lasciano sul terreno circa un punto percentuale, si salva il Nasdaq in rosso di pochi decimi di punto.
A Piazza Affari, invece, la giornata è stata deprimente, una seduta vissuta completamente in territorio negativo, e conclusa sul minimo, il nostro Ftse Mib (-3,13%) è risultato il peggiore d’Europa, ma non han fatto tanto meglio le Borse di Parigi (-2,8%), Francoforte (-2,7%) e Londra (-2,5%), insomma un disastro continentale.
Nessun rialzo fra i titoli che compongono il nostro indice di riferimento, soltanto Moncler al fixing non ha avuto alcuna variazione, per il resto un bagno di sangue.
In fondo alla classifica delle performances i due titoli più bersagliati dalle vendite in questo periodo: Tenaris (-5,76%) e Saipem (Milano: SPM.MI - notizie) (-5,64%), inutile dire che anche oggi il prezzo del petrolio ha subito l’ennesimo calo. Per Tenaris dobbiamo tornare al 2011 per trovare quotazioni simili, per Saipem (Other OTC: SAPMY - notizie) addirittura al 2005.
Non si è salvata neppure Eni (-4,24%) che termina una delle più brutte ottave della sua storia: cinque ribassi per un bilancio complessivo di -11,16%. Raggelante.
Torna poi a calare sensibilmente Yoox (-5,50%) che “esce male” da una fase laterale così come UnipolSai (-4,20%).
E siamo arrivati al comparto bancario che non poteva uscirne indenne da una simile giornata, ecco le performances: Bper (-5,12%), BpM (-4,83%), Banco Popolare (-4,04%), Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) (-3,98%), Mediobanca (Milano: MB.MI - notizie) (-2,86%), Ubi Banca (-2,47%), Banca MPS (-2,31%) ed Intesa Sanpaolo (-2,16%).
Settimana completamente “rossa” anche per Mediolanum (-4,12%) che nel computo complessivo delle cinque sedute ha lasciato sul terreno oltre otto punti percentuali, proprio come Enel (-3,98%).
E concludiamo elencando gli altri titoli che oggi hanno lasciato sul terreno oltre tre punti percentuali: Buzzi Unicem (Milano: BZU.MI - notizie) (-3,48%), Enel Green Power (-3,43%), World Duty Free (-3,41%), Campari (Milano: CPR.MI - notizie) (-3,36%), Atlantia (-3,27%), Snam Rete Gas (-3,23%), Exor (-3,23%), A2A (-3,17%), Prysmian

11/12/2014

Il balzo registrato a novembre dalle vendite al dettaglio (+0,7% m/m, il guadagno maggiore in otto mesi), spinge i listini a stelle e strisce. Secondo dati elaborati dalla National Retail Federation, “l’holiday season” dovrebbe registrare un incremento delle vendite del 4,1% annuo. A meno di due dalla chiusura delle contrattazioni Dow e S&P salgono di un punto percentuale e il Nasdaq mettere a segno un incremento dell’1,2%. Tra gli altri dati del giorno segnaliamo gli aggiornamenti relativi nuove richieste di sussidio (da 297 a 294 mila) e scorte delle imprese (+0,2% m/m a ottobre).

11/12/2014

La maggior parte delle principali borse europee ha chiuso oggi in rialzo. Lo SMI a Zurigo ha guadagnato lo 0,4%, il DAX a Francoforte lo 0,6% e l'IBEX 35 a Madrid lo 0,3%. Il FTSE 100 a Londra ha perso lo 0,6% e il CAC40 a Parigi lo 0,1%.
L' EuroStoxx 50 , l'indice delle 50 principali blue chips della zona euro , è salito dello 0,3%.
Le borse del Vecchio Continente hanno registrato nel pomeriggio una ripresa spinte da Wall Street. I positivi dati macroeconomici pubblicati negli USA hanno compensato in buona parte i timori legati alla situazione della Grecia e al calo del prezzo del petrolio .
La Borsa di Atene ha perso un ulteriore 7,4%. In questo modo l'indice ASE ha lasciato sul terreno dall'inizio della settimana il 20% a causa della crescente incertezza relativa al futuro del Paese.
Il settore high-tech è stato uno dei migliori. Alcatel-Lucent ha guadagnato l'1,9% e SAP il 2,3%.
I minerari hanno guidato la lista dei ribassi. Anglo American ha perso il 2,9% e BHP Billiton l'1,8%.
I bancari sono stati misti dopo che anche la seconda asta Tltro della BCE è stata inferiore alle previsioni . Société Générale ha perso lo 0,8% e BBVA lo 0,2%. Deutsche Bank ha guadagnato lo 0,9% e Banco Santander lo 0,4%.
Inditex ha guadagnato il 4,2%. Il leader mondiale dell'abbigliamento ha annunciato che la crescita delle sue vendite ha accelerato nelle ultime settimane.
STMicroelectronics ha perso lo 0,7%. UBS ha tagliato il suo rating sul primo produttore europeo di semiconduttori da "Neutral" a "Sell".

SERVE MUOVERSI, ORA!
07/12/2014

SERVE MUOVERSI, ORA!

S&P ha abbassato il rating sul debito a lungo termine a BBB- mentre il rating sul debito a breve passa da A-3 ad A-2. L'outlook su...

04/12/2014

Che la Bce non potesse annunciare dall'oggi al domani un piano di acquisto di titoli di Stato era intuibile, soprattutto con una Bundesbank che, nelle settimane passate, ha criticato apertamente perfino gli interventi sui 'covered bond' e le 'asset backed securities', o Abs, questi ultimi partiti davvero in sordina (368 milioni di euro di titoli comprati nella prima settimana, pochino se si pensa che l'intento di Francoforte e' riportare il bilancio ai livelli del 2012, ovvero mille miliardi in piu'). Eppure, magari sperando proprio che le operazioni sulle Abs fossero partite col freno tirato per lasciar spazio a interventi piu' radicali che risollevino l'Eurozona dalla stagnazione, le borse europee hanno reagito con un'ondata di ribassi alla cautela mostrata in conferenza stampa dal presidente Mario Draghi, il quale ha spiegato che il consiglio direttivo di oggi ha si' discusso la possibilita' di reagire al rischio deflazione con un programma di 'quantitative easing' che contempli l'acquisto di bond sovrani ma e' poi giunto alla conclusione che "serve ancora tempo" per valutarne l'opportunita' e le modalita' d'attuazione. Parole che hanno fatto schizzare l'euro ai massimi di seduta sopra quota 1,24 dollari (era sceso in mattinata a un minimo da 28 mesi a 1,2280 dollari) e affondato le borse europee, in particolare Milano (-2,77%) e Madrid (-2,35%), i due mercati che guardano con maggiore trepidazione alla possibilita' che Draghi si decida finalmente a imbracciare il 'bazooka' dell'alleggerimento quantitativo all'americana. Male anche Francoforte (-1,21%) e Parigi (-1,55%), laddove Londra, meno esposta ai travagli economici della zona euro, se la cava con una flessione dello 0,55% nonostante l'arretramento del prezzo del petrolio abbia riportato nel mirino i titoli petroliferi e minerari. A Piazza Affari, come sugli altri mercati del vecchio continente, i ribassi hanno colpito soprattutto i bancari. Mps ha perso il 4,55%, Unicredit il 4,08%, Mediobanca il 3,97%, Ubi il 3,62% e Intesa il 3,44%. Sotto forte pressione anche le banche spagnole: Bankia ha ceduto quasi il 6%, Bbva e Caixa hanno lasciato sul terreno oltre il 3,5%. Altrove figurano tra i titoli piu' venduti Commerzbank (-3,58%), Credit Agricole (-2,29%), SocGen (-2,52%). E' invece stabile a 127 punti lo spread Btp/Bund, con il rendimento dei titoli decennali tornato sopra il 2% dopo i nuovi minimi storici. Di certo non hanno aiutato il morale le nuove previsioni economiche diffuse dalla stessa Bce: l'economia dell'area euro e' ora vista in crescita dello 0,8% nel 2014 dallo 0,9% stimato a settembre, mentre nel 2015 il Pil e' stimato a +1% dal +1,6% stimato in precedenza e nel 2016 al +1,5% dal +1,9% di settembre. Si aggrava anche il quadro dell'inflazione, con un tasso atteso ora allo 0,5% nel 2014 (+0,6% a settembre) e allo 0,7% nel 2015 (+1,1% a settembre), una revisione al ribasso legata, ha spiegato Draghi, soprattutto al tonfo del prezzo del petrolio, che verra' "monitorato in modo particolare", e all'andamento dei prezzi in tre paesi ben precisi: "Germania, Francia e Italia". La partita del 'quantitative easing' e' rimandata all'inizio dell'anno prossimo, quando - ha annunciato Draghi - il direttivo di Francoforte "valutera' nuovamente la politica monetaria realizzata, l'espansione del nostro bilancio e lo scenario sull'andamento dei prezzi". E l'ipotesi di comprare titoli di Stato, ha assicurato l'ex governatore di Bankitalia, "rientra a pieno titolo nel mandato della Bce", il cui staff sta gia' svolgendo i lavori tecnici preparatori. Anzi, a chi gli chiedeva se temesse ricorsi legali contro un eventuale piano di 'quantitative easing' (le operazioni di 'Omt', ovvero gli acquisti condizionati di bond sovrani in campo di riforme, mai attivati in concreto, erano state portate di fronte alla Corte Costituzionale tedesca), Draghi ha risposto, quasi stizzito che, "sarebbe casomai illegale non perseguire il nostro mandato". "Voglio essere assolutamente chiaro, non tollereremo una prolungata deviazione dalla stabilita' dei prezzi", ha aggiunto. Non solo, "per acquistare titoli di Stato non e' necessaria l'unanimita' del direttivo". In parole povere, si va avanti anche senza la Germania. Forse Draghi ha preso tempo anche per scaldare i muscoli in vista del probabile scontro finale con la sua nemesi Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, sul ring della Grossmarkthalle, da oggi nuova sede della Bce. E chissa' che i preoccupanti dati economici sull'economia tedesca non portino a piu' miti consigli i falchi di Berlino.

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