15/10/2026
«Francesco, ho 100.000 euro da buttare. Cosa facciamo?»
Me lo ha detto oggi una persona con cui sono in contatto da anni.
Era un’apertura. Dopo tanto tempo, finalmente la possibilità di iniziare a lavorare insieme.
Eppure ho fatto un passo indietro.
«Se l’idea è buttarli, non sono la persona giusta.»
Gliel’ho detto con un sorriso, senza giudicare una frase che poteva essere soltanto una battuta. Ma chiarendo subito come intendo il mio lavoro.
Non faccio scommesse con i soldi delle persone.
Non prometto rendimenti strabilianti.
E non inizio una relazione scegliendo un investimento prima di capire chi ho davanti.
Quei 100.000 euro, da soli, mi dicono poco.
Che ruolo hanno nel suo patrimonio?
Potrebbero servire alla famiglia o all’impresa?
Quali impegni ci sono nei prossimi anni?
Quanto rischio può sostenere, anche se oggi sente di poterselo permettere?
Quando si dispone di un patrimonio importante, alcune esigenze sono evidenti. Altre possono restare nascoste per anni.
Un’eccessiva concentrazione nell’azienda di famiglia.
La mancanza di liquidità proprio quando serve.
Decisioni sul futuro dei figli continuamente rimandate.
Investimenti accumulati nel tempo, senza un obiettivo comune.
Il mio lavoro parte da qui: ascoltare ciò che una persona mi chiede e aiutarla a riconoscere ciò che non ha ancora considerato.
Con attenzione alla tutela del patrimonio, alla gestione dei rischi e agli obiettivi da finanziare. Senza confondere la prudenza con l’assenza di rischio o con promesse di capitale garantito.
Per questo gli ho spiegato che sarei stato felice di iniziare un percorso diverso: sederci, parlare della sua situazione e costruire una pianificazione su misura.
Anche se questo significa rimandare la scelta di come investire.
Dopo anni di contatti, può sembrare strano mettere un confine proprio quando arriva un’apertura.
Per me è il primo modo di meritare fiducia.
La domanda da cui partire è: «Che cosa vuoi che questo patrimonio renda possibile nella tua vita?»