13/04/2026
Il silenzio sul rigassificatore e il vuoto di visione
Taluni sostengono – con una leggerezza che rasenta l’irresponsabilità – che la questione del rigassificatore non interessi a nessuno. Anzi, si spingono oltre: “la gente se ne disinteressa”, dicono. C’è perfino chi aggiunge che molti non sanno nemmeno cosa sia, e chi lo sa lo considera marginale. Insomma: il “pallino” sarebbe ormai altrove, come dimostrerebbero – a loro dire – i fatti.
Ma quali fatti?
È proprio qui che il ragionamento si sgretola. Perché quei fatti non vengono mai nominati, mai argomentati, mai dimostrati. Restano evocazioni vaghe, utili solo a coprire un vuoto: quello di una visione e di una responsabilità politica che manca.
Eppure la città porta dentro di sé una questione tutt’altro che marginale. Un’ombra, una incognita che riguarda il suo destino, il suo modello di sviluppo, la sua stessa identità. Ignorarlo non significa risolverlo: significa soltanto rimuoverlo.
La domanda, allora, è inevitabile: quale modello di sviluppo si intende p***eguire? Sempre ammesso che esista. Perché, a ben vedere, è proprio questo il punto: l’assenza di una direzione chiara, sostituita da slogan, tatticismi e una gestione del presente priva di respiro.
In questo scenario, anche le opposizioni – pur penalizzate da un sistema spesso squilibrato – possono trovare spazio e consenso. Perché il voto resta, comunque, l’atto fondamentale della democrazia e dello Stato di diritto. E quando cresce la distanza tra chi governa e la realtà vissuta dai cittadini, quella distanza prima o poi si traduce in cambiamento.
Ma c’è un dato ancora più profondo, che nessuna propaganda può nascondere: una città che perde i suoi giovani. Una città in cui si parla sempre più spesso di figli e nipoti che vivono altrove, di affetti lontani, di ritorni sempre più rari. Una città che diventa difficile da raggiungere, stretta anche nella morsa di costi di trasporto insostenibili.
Di fronte a tutto questo, sarebbe naturale – doveroso – un impeg