05/10/2026
A distanza di alcuni mesi dal nostro ultimo approfondimento sullo Stretto di Hormuz, abbiamo deciso di tornare sul tema perché nel frattempo il problema ha cambiato dimensione.
Nel 2025 avevamo osservato soprattutto la vulnerabilità generata dalla concentrazione di una quota molto rilevante dei flussi energetici mondiali in pochi corridoi strategici. Nel marzo 2026 quella vulnerabilità era diventata un problema operativo concreto. Oggi, dopo mesi di stress, è possibile osservare con maggiore chiarezza ciò che è accaduto all’intero sistema.
Il sistema energetico globale ha continuato a funzionare grazie a una combinazione di scorte, pipeline alternative, nuove rotte, maggiore impiego delle petroliere, trasferimenti ship-to-ship, capacità di raffinazione, nuovi approvvigionamenti e riduzione della domanda.
Questa capacità di adattamento ha contenuto gli effetti immediati della crisi, ma ha utilizzato risorse e capacità che non sono infinite.
Per questo il nuovo articolo CHORA è volutamente più ampio e articolato rispetto ai contenuti che pubblichiamo normalmente sul blog. Dopo mesi di crisi, ridurre tutto al prezzo del petrolio o alla riapertura dello Stretto avrebbe restituito soltanto una parte del quadro. La domanda che ci interessa oggi è un’altra: quanto margine resta al sistema dopo aver assorbito uno shock così lungo?
Le scorte si riducono, le rotte alternative hanno limiti fisici, le navi rimangono occupate più a lungo, gli impianti danneggiati richiedono tempi di recupero molto diversi e la raffinazione può diventare un vincolo anche quando il greggio è disponibile. È qui che il fattore tempo assume un peso sempre maggiore.
Anche una piena normalizzazione di Hormuz non significherebbe necessariamente un ritorno rapido alla configurazione precedente. Ripristinare un flusso e ricostituire scorte, capacità logistica e margine operativo sono processi diversi e possono richiedere tempi molto differenti.
Nel nuovo approfondimento abbiamo provato a collegare questi elementi lungo tutta la catena, dalla produzione fino agli effetti arrivati in Europa e in Italia.
L’analisi completa è disponibile sul blog CHORA.
Sei mesi di crisi nello Stretto di Hormuz mostrano come la continuità energetica dipenda da molto più della produzione. Scorte, pipeline, tanker, raffinazione, LNG e riduzione della domanda hanno mantenuto operativo il sistema energetico globale, consumando però una parte crescente del suo margin...