21/10/2024
COS’È IL CONCORDATO PREVENTIVO BIENNALE?
Il Concordato Preventivo Biennale è un accordo biennale tra impresa e Agenzia delle Entrate per stabilire in anticipo la base imponibile su cui calcolare la tassazione per i due anni futuri (2024-2025).
Il Concordato, almeno secondo le motivazioni fornite dal Governo, ha l’obiettivo di:
▪ incentivare l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali;
▪ offrire una maggiore certezza fiscale all’impresa, stabilizzando il carico tributario per due anni consecutivi;
▪ far emergere l’economia sommersa.
Oppure:
▪ è un modo per garantire allo Stato il gettito previsto anche in periodo di crisi economica?
▪ è l’occasione di mettere sotto stretta osservazione i contribuenti che aderiranno?
COME FUNZIONA IL CONCORDATO PREVENTIVO BIENNALE?
La base imponibile è determinata dai dati forniti dal contribuente e dalle informazioni dell’Agenzia delle Entrate in merito ai redditi 2023.
ESATTAMENTE COME FUNZIONA?
▪ proposta di reddito concordato: l’Agenzia delle Entrate presenta un reddito concordato per il biennio 2024-2025, basato sulla crescita prevista delle vendite e delle spese operative rispetto all’anno 2023;
▪ decisione dell’impresa: l'impresa può accettare o rifiutare la proposta:
▪ se accetta, dovrà dichiarare il reddito concordato per il 2024 e il 2025 e pagare le relative imposte;
▪ se rifiuta, dichiarerà il reddito effettivo ottenuto.
Un'operazione che richiede una valutazione attenta: gli aspetti critici sono tanti.
COME FUNZIONA REALMENTE IL CONCORDATO PREVENTIVO BIENNALE?
Il Concordato Preventivo, più che una soluzione, sembra una sorta di scommessa con il Fisco sulla futura performance della tua impresa.
Capiamo meglio con un esempio:
Nel 2024 e 2025 l’azienda guadagna più del 2023: l'imprenditore vince la scommessa, pagando imposte ridotte rispetto a quelle che avrebbe dovuto pagare sui redditi 2024 e 2025.
Nel 2024 e 2025 l’azienda è stabile rispetto al 2023: lo Stato vince la scommessa perché il concordato può prevedere un minimo incremento dei redditi rispetto al 2023.
Nel 2024 e 2025 l’azienda purtroppo guadagna meno del 2023: lo Stato vince la scommessa, perché i redditi sono concordati in partenza.
RISCHIO DI PAGARE PIÙ DEL DOVUTO?
Il primo aspetto critico del nuovo Patto col Fisco consiste nella
difficoltà di stabilire il reddito imponibile futuro non tanto per il 2024 che ormai è giunto al termine, ma soprattutto per il 2025: le variabili economiche, politiche e di mercato possono influenzare le entrate in modo significativo.
Sovrastimare le proprie entrate comporta il pagamento di più tasse del dovuto, trasformando l’adesione al Concordato in un “fallimento” e portando a conseguenze finanziarie potenzialmente disastrose.
PAGHI ANCHE SE NON GUADAGNI
L’impresa è obbligata a versare le imposte, indipendentemente dall’andamento reale della propria attività. Una situazione che si complica ulteriormente quando l’impresa è costretta a pagare anche se il reddito effettivo risulti inferiore a quanto inizialmente previsto.
Un meccanismo di tassazione che può comportare un onere finanziario significativo per le imprese e mettere in pericolo la loro stabilità economica e finanziaria.
SI PUÒ IMMAGINARE QUESTO:
. e se lo Stato avesse visto arrivare all’orizzonte la valanga di procedure di ricomposizione della crisi (fallimenti e procedure simili) provenienti dal settore dell’edilizia in difficoltà per i superbonus bloccati? Avete mai pensato che indirettamente il PIL potrebbe subire una riduzione di qualche punto percentuale per la ricaduta di queste procedure e lo Stato sta tutelando le proprie entrate con questa mossa?
GLI OBBLIGHI BUROCRATICI RESTANO
L’adesione al Concordato non riduce gli obblighi burocratici a carico dell’azienda.
Ciò significa che:
▪ gli adempimenti contabili, amministrativi e dichiarativi continuano a richiedere lo stesso impegno;
▪ i costi amministrativi rimangono tali senza subire alcuna riduzione.
Un problema, quindi, che rimane invariato, nonostante le aspettative di semplificazione
ACCERTAMENTI BLOCCATI, MA SE L’IMPRESA È IN BONIS?
L’impresa che aderisce al concordato, almeno in teoria, non è soggetta ad accertamento fiscale per due anni, nello specifico il 2024 ed il 2025. Secondo quello che ci dice il Governo, “se accetti, la tua impresa beneficia di semplificazioni burocratiche (quali non è dato saperlo), esenzioni da accertamenti ordinari e limiti più generosi per compensazioni e rimborsi”.
Ma se l’impresa è in bonis, paga regolarmente le tasse, adempie tutti gli obblighi fiscali e burocratici, perché dovrebbe temere un eventuale accertamento?
ACCERTAMENTI BLOCCATI ANCHE SE IL REDDITO AUMENTA?
Esempio
Immaginiamo che l’impresa nel 2023 abbia fatturato 100, poi nel 2024 abbia un fatturato di 150. Sembra proprio che abbia “vinto la scommessa” con il Fisco e pagherà imposte come l’anno precedente.
Ma secondo te, quando il Fisco noterà questo incremento significativo degli introiti, in tempo reale grazie al sistema della fatturazione elettronica, penserà che l’imprenditore sia stato bravo nel 2024, oppure che è stato un evasore nel 2023?
La normativa parla chiaro: il Concordato riduce i controlli per il 2024 e 2025, ma non per il 2023. E si dice anche che se i valori sui quali è stato calcolato il reddito concordato sono diversi da quelli effettivi, il concordato decade.
Semplice: il Fisco farà un controllo sul 2023, individuerà redditi presunti diversi rispetto a quelli dichiarati, farà decadere il concordato e non solo dovrai pagare tutte le imposte sui redditi 2024, ma ne subirai anche l’accertamento.
Come si dice …… “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
E IL “CONDONO” 2018-2022?
Unitamente al Concordato Biennale, ma solo ed esclusivamente per chi aderisce a quello, si può accedere a una sorta di “condono”, battezzato “ravvedimento speciale”, per sanare eventuali illeciti commessi negli anni 2018-19-20-21-22.
E come mai non lo hanno previsto anche per il 2023?
Non sarà forse per lasciarsi la possibilità di accertare l’anno 2023 e far decadere il concordato biennale colpendo tutti quelli che vinceranno la scommessa?
UN ALTRO PICCOLO DETTAGLIO.
E se ti dicessi anche che il Concordato Preventivo Biennale viola almeno 3 principi costituzionali e una serie di altre norme dell’ordinamento nazionale ed europeo?
Quindi oggi potresti accedere ad una misura (il concordato), magari rischiando anche di perdere la scommessa, e poi tra qualche anno (i tempi della giustizia italiana) scoprire che tutta questa iniziativa decade (perchè incostituzionale) esponendoti a tutti i rischi di accertamento conseguenti?
Vi lascio pensare un po
Un saluto Dott. Luca Baiocchi