Luca Leoni - Consulente Finanziario

Luca Leoni - Consulente Finanziario Gestione del risparmio, pianificazione patrimoniale e previdenziale, monitoraggio del rischio, anali

30/04/2026
Un po’ di numeri a confronto, non è così male essere europei 🇪🇺
30/03/2026

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C’è sempre almeno una buona ragione per vendere (spesso più di una), ma nel frattempo…
27/01/2026

C’è sempre almeno una buona ragione per vendere (spesso più di una), ma nel frattempo…

Pazienza e drawdownNulla è gratis sui mercati, negli ultimi anni abbiamo celebrato il successo dei magnifici 7 titoli am...
19/11/2025

Pazienza e drawdown

Nulla è gratis sui mercati, negli ultimi anni abbiamo celebrato il successo dei magnifici 7 titoli americani (Apple, Amazon, Google, Meta, NVIDIA, Microsoft, Tesla), che hanno trainato grossi rialzi sia degli indici USA sia degli indici globali.

Dietro ai loro rendimenti esiste una storia meno gloriosa, più difficile da sopportare e gestire... per arrivare così in alto hanno attraversato cadute violentissime.

Nel 2022 (correzione abbastanza vistosa degli indici):
Meta –74%, Tesla –73%, NVIDIA –63%, Amazon –52%.

Nel 2025 (mini correzione recente):
Meta –44%, NVIDIA –63%, Tesla –48%.

I grandi rendimenti non sono un regalo, sono una ricompensa per la pazienza degli investitori, una ricompensa per essere rimasti razionali senza cedere all'emotività.

Facile a dirsi, più difficile a farsi se i 100.000 euro investiti in poco tempo sul titolo migliore degli ultimi anni (Nvidia) in pochi giorni diventano 37.000. Ci viene in aiuto la diversificazione, che da un lato limiterà il guadagno rispetto al titolo migliore (ma chi ce lo dice prima quali saranno i migliori? lo sapremo solo dopo) ma in cambio ridurrà in maniera estrema la volatilità. La buona notizia è che questi titoli sono e saranno sempre compresi negli indici (o fondi che seguono criteri simili), gli indici tengono conto della capitalizzazione di mercato, quindi i titoli principali ci saranno di certo. Via via i titoli emergenti entrano negli indici (vedasi la storia dei sopra citati 7) sostituendone altri in declino in virtù della crescente capitalizzazione.

Chi oggi festeggia per i rendimenti, è lo stesso che ieri ha avuto pazienza. Magari aiutato dalla diversificazione, magari guidato da un professionista, magari appoggiandosi ad una pianificazione precisa ma è certo che abbia avuto pazienza.

I mercati premiano la pazienza (e la disciplina).

..motivo per cui si diversifica per la parte centrale del portafoglio usando tutto il mondo!Benissimo l’indice italiano ...
12/11/2025

..motivo per cui si diversifica per la parte centrale del portafoglio usando tutto il mondo!

Benissimo l’indice italiano (che è già un passo avanti rispetto ai singoli titoli) ma meglio guardare ANCHE ALTROVE. L’home bias è la tendenza degli investitori a privilegiare titoli nazionali rispetto a quelli esteri, nonostante la diversificazione internazionale possa ridurre il rischio. Questo comportamento deriva spesso da fattori psicologici come la familiarità, la fiducia nel proprio Paese e la percezione di minore rischio. Tale bias può però limitare i rendimenti e aumentare l’esposizione a rischi specifici del mercato domestico.

CI SONO VOLUTI "SOLO" 18 ANNI

Il principale indice azionario italiano ha superato i valori raggiunti prima della crisi del 2007-2008 ed è tornato a livelli che non si vedevano dal 2001, spinto dalla crescita dei profitti societari e da una rinnovata fiducia nell’economia italiana.

L’indice, che si compone dei 40 titoli più liquidi e capitalizzati su Borsa Italiana, è fortemente esposto al settore bancario, con un peso superiore al 35% dell’intero FTSE MIB, seguito dal settore automobilistico (10%), industriale (9%) ed energetico (8%).

Proprio questa grande esposizione ai titoli bancari ha contribuito alla straordinaria performance dell’indice, grazie a tassi di interesse elevati che hanno sostenuto la redditività dell’intero settore.

Altri fattori positivi sono rappresentati dalle buone stime di crescita dell’economia italiana e da valutazioni di partenza moderate per il mercato nazionale.

Il momento dell'ORO, una riflessione finanziariaGli ultimi tempi sono stati molto favorevoli all'asset oro in termini di...
24/09/2025

Il momento dell'ORO, una riflessione finanziaria

Gli ultimi tempi sono stati molto favorevoli all'asset oro in termini di rendimento, molti giustamente lo utilizzano, specialmente in portafogli la cui ampiezza consente una maggior strutturazione, ai fini della diversificazione tra asset. I risultati recenti possono però portare a FRAINTENDERE il suo ruolo all'interno di un patrimonio. Parliamo di oro fisico o meglio ancora finanziario (più comodo).

La commodity oro inserita, a piccole dosi, in un portafoglio finanziario dovrebbe avere, non la funzione di generatore di performance, ma di decorrelante (ciò non sempre è avvenuto), così ad esempio in periodi fortemente negativi per il mercato azionario esso può aiutare a mantenere valore o fornire carburante per acquisti. Oltre a ciò essendo una commodity limitata come quantità tende almeno a mantenere il potere di acquisto del tempo (mantenere, non guadagnare). Infine essendo quotata in dollari tale commodity tende anche a salire quando il dollaro si indebolisce, offrendo protezione a investitori che hanno esposizione a valute diverse. Non da ultimo, e forse è questo il caso attuale, in scenari di instabilità politica o crisi globali, l’oro viene percepito come bene rifugio, con domanda sostenuta pure da investitori istituzionali e banche centrali.

L'oro quindi idealmente non produce reddito (non fa utili, non distribuisce dividendi, ecc) ma si usa come elemento di diversificazione. Il rischio di volerlo snaturare è forte quando esso viene da performance importanti: averne troppo o comprarlo per fare speculazione non si addicono a questa asset class.

Ci viene in aiuto il grafico di lungo periodo (quotazione in dollari) poichè si evidenzia come l'oro abbia avuto drawdown addirittura più profondi e temporalmente estesi dell'azionario. A metà degli anni '70 l'oro p***e quasi il 50% del suo valore, che è stato recuperato 6 anni dopo. Ma questo è poca cosa se si considera il -70% tra gli anni '80 e '90, recuperato dopo quasi 30 anni dai massimi. Più di recente, dopo il picco del 2011 l'oro è sceso del 45% ed è tornato ai valori massimi solo dopo 10 anni.

Quindi oro sì, ma con il giusto equilibrio e le giuste intenzioni.

Costi vs comportamentiDal 1984, Dalbar Inc. (azienda indipendente di ricerca finanziaria) pubblica annualmente il suo ra...
15/09/2025

Costi vs comportamenti

Dal 1984, Dalbar Inc. (azienda indipendente di ricerca finanziaria) pubblica annualmente il suo rapporto intitolato Analisi Quantitativa del Comportamento degli Investitori (QAIB). Questo rapporto studia le performance degli investitori americani ed ha lo scopo di fornire spunti su come questi possano migliorare la performance del proprio portafoglio.

Lo studio fin da subito è stato sorprendente (ma non troppo se si ha confidenza con la finanza comportamentale). Il risultato in termini di rendimento e a parità di asset sottostante di chi investe in Variable Annuities ovvero polizze a contenuto finanziario (che sono per loro natura più costose dovendo rispondere ad esigenze anche assicurative dei clienti) è stato sempre migliore rispetto a chi investe in semplici Mutual Funds (essenzialmente fondi ed etf) che hanno solo carattere finanziario e di conseguenza sono decisamente meno costosi.

Chi ha bisogni assicurativi specifici (sono molteplici e non mi dilungo) è disposto a pagare di più perchè ha una esigenza che può essere coperta inglobando un fondo/etf in una polizza, ma qui ci soffermiamo solo sulla dualità costo-rendimento: chiunque direbbe meno costi corrispondono a risultati migliori a parità di asset. E invece la pratica dice il contrario! Come è possibile?

Paradossalmente lo studio ci dice dice "The most dramatic difference between the behavior of a mutual fund investor and a variable annuity subaccount investor is that the first investor is less prone to trading" cioè chi ha la polizza tende a fare meno acquisti e vendite, tradotto ancora tende a sbagliare meno cercando di interpretare il mercato. Chi ha la polizza è certamente seguito da un distributore/gestore, chi ha il fondo/etf ha molte più possibilità di fai-da-te e trading. La ciliegina sulla torta è che, oltre a ciò, la maggiore permanenza nel mercato (minore quantità di compravendite di strumenti) è a sua volta è dovuta al fatto che le polizze, oltre ad essere di base più costose (giustamente, come detto sopra) prevedono anche vincoli e penalità in caso di riscatti anticipati... cosa di per sé certamente penalizzante ma che di fatto induce i sottoscrittori a fare meno manovre e quindi meno errori.

Cito il QAIB del 2023 che riporta dati dei 30 anni precedenti ed è quindi molto utile.
L'investitore medio in Mutual Funds azionari ha ottenuto un rendimento annuo medio di circa 6,3%, contro un 9,6% dell’S&P 500 nello stesso periodo. Il gap del 3,3% annuo non è dovuto alle commissioni, ma a decisioni di acquisto e vendita sbagliate (fatte con maggior frequenza rispetto al secondo gruppo). Gli investitori in Variable Annuities infatti hanno avuto un rendimento superiore di circa 1% annuo rispetto a quelli in Mutual Funds, pur pagando costi più alti in media del 1,5%.

In sostanza il costo maggiore sia in termini di gestione (unito però alla mediamente maggiore presenza di consulenza e contatto diretto del gestore/collocatore/intermediario col cliente finale) sia in termini di operatività (costi uscita) hanno di fatto generato un effetto positivo riducendo gli errori dovuti al market timing. Dalbar Inc. traduce in numeri una delle massime più note in ambito finanziario: "t's not about timing the market, but about TIME IN the market".

Questo studio indipendente dimostra in maniera implacabile, e lo fa ogni anno (è da poco uscito l'ultimo report) che il COMPORTAMENTO è il vero fattore decisivodella performance.

https://www.dalbar.com

Diamanti al minimo storico in questo secolo dopo una velocissima discesa.Occhio agli asset alternativi, vanno bene per p...
03/09/2025

Diamanti al minimo storico in questo secolo dopo una velocissima discesa.

Occhio agli asset alternativi, vanno bene per patrimoni AMPI e con pesi ponderali MINIMI ai fini di una più ampia diversificazione ma per patrimoni più ordinari è sempre preferibile partire dagli asset tradizionali e non concentrare troppo su altro, come diamanti (che siano fisici o meglio finanziari)

Ottimo approfondimento del bravissimo Paolo Cardenà
25/08/2025

Ottimo approfondimento del bravissimo Paolo Cardenà

Esplora le dinamiche dei mercati ribassisti secolari e il loro impatto sul valore reale degli investimenti, nonostante la tendenza al rialzo di lungo periodo. Analisi e strategie per investitori.

Aggiungo che nell’80% equity c’è una grossa fetta di non quotato (private equity)
16/07/2025

Aggiungo che nell’80% equity c’è una grossa fetta di non quotato (private equity)

2 cose molto interessanti:
- La è praticamente un 80% azionario 20% obbligazionario a breve termine.
- possiede il 5,1% dell' intero mercato dei buoni del tesoro Usa
I Bills sono considerati cash soldi liquidi. Per quello spesso si legge che "è seduto in una montagna di liquidità".
In realtà mette tutti i soldi a lavorare

Indirizzo

Via Cairoli 45
Ascoli Piceno
63100

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