China House

China House China House è la prima organizzazione in Valtellina dedicata alle aziende che vogliono confrontarsi

China House nasce insieme a Italy China Council Foundation, la più importante associazione italiana dedicata a imprese e istituzioni per promuovere gli scambi politici, economici, commerciali, scientifici e culturali tra Italia e Cina. Il progetto China House nasce nella nuova sede Khub a Poggiridenti per essere concretamente vicini alle imprese del territorio valtellinese.

Ci sono casi aziendali che vengono raccontati come storie di successo. E poi ci sono quelli che, se letti bene, diventan...
23/06/2026

Ci sono casi aziendali che vengono raccontati come storie di successo. E poi ci sono quelli che, se letti bene, diventano modelli operativi. Il percorso di L'Oréal in Cina rientra nella seconda categoria.

Non è solo una questione di brand forti o di prodotti competitivi. La crescita del gruppo nel mercato cinese è il risultato di un lavoro molto più profondo: adattare organizzazione, digitale, gestione dei dati e rete di partner a un contesto radicalmente diverso.

All’interno di questo sistema, c’è un elemento che spesso viene sottovalutato: il ruolo della leadership internazionale in loco. Non come rappresentanza, ma come regia. Non un expat “di presenza”. Un expat costruito per far funzionare una macchina.

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C’è una scena che si ripete spesso. Un imprenditore, o un responsabile di progetto, parte da un’idea chiara: il prodotto...
09/06/2026

C’è una scena che si ripete spesso. Un imprenditore, o un responsabile di progetto, parte da un’idea chiara: il prodotto funziona, il brand è solido, il mercato cinese è enorme. La conclusione sembra naturale: bisogna entrarci.

Poi arrivano le domande operative. Meglio un distributore o l’e-commerce? Ha senso cercare un partner locale o costruire un team interno? Conviene aprire una società o partire con un test? E soprattutto: quanto budget serve? È esattamente in questo momento che molti progetti rallentano.

Non perché manchi il potenziale, ma perché manca un criterio con cui scegliere. Un modo per capire quale modello di ingresso sia davvero coerente con le risorse e gli obiettivi. Perché in Cina, più che altrove, non vince chi ha più entusiasmo. Vince chi fa una scelta chiara — e la porta avanti con disciplina.

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Interessante approfondimento con le ultime news da Think1816
04/06/2026

Interessante approfondimento con le ultime news da Think1816

𝗟𝗮 𝗖𝗶𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼. È il presente che l’Europa continua a commentare in ritardo.
Alla prima edizione del 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗱𝗶 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗖𝗶𝗻𝗲𝘀𝗲, a Palazzo Clerici a Milano, Think1816 - socio storico della Italy China Council Foundation - era presente con Gianni V***a, COO della nosta 欧仕募 𝟭𝟴𝟭𝟲 𝗟𝘁𝗱..
Il punto emerso è chiaro: 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘊𝘪𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘯 𝘤𝘢𝘵𝘦𝘨𝘰𝘳𝘪𝘦 𝘷𝘦𝘤𝘤𝘩𝘪𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘱𝘳𝘶𝘥𝘦𝘯𝘻𝘢. 𝘌̀ 𝘳𝘪𝘵𝘢𝘳𝘥𝘰 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘦𝘨𝘪𝘤𝘰.
Come ha ricordato Massimo Ambrosetti, basta pensare a Shenzhen: molte tecnologie che in Europa vengono ancora discusse come scenari futuri, in Cina sono già parte della struttura produttiva.
E qui nasce la domanda scomoda: vogliamo capire la Cina o vogliamo continuare a difenderci dall’idea che abbiamo della Cina?
Ettore Sequi ha messo a fuoco tre visioni diverse: gli Stati Uniti con uno sguardo ampio ma poco profondo, l’Europa con uno sguardo profondo ma non abbastanza ampio, la Cina con una visione lunga, sempre più ampia e profonda.
Giovanni Tria ha richiamato un punto decisivo: 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗶. 𝗖𝗶 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶.
Francesca Spigarelli ha portato un altro tema centrale: la silver economy. La Cina sta trasformando l’invecchiamento della popolazione in una piattaforma strategica: welfare, finanza, robotica assistita, dispositivi indossabili, AI e smart elder tech.
Filippo Fasulo ha ricordato che le supply chain non sono solo economia: sono potere. Esempio? I semiconduttori non sono “solo Taiwan”. Progettazione americana, assemblaggio taiwanese, macchine litografiche europee. Le catene non sono fragili per definizione: sono integrate, complesse, interdipendenti.
Giuliano Noci ha indicato una postura più adulta: non protezionismo, ma rafforzamento tecnologico e geopolitico. Non dipendere dagli USA, ma diventare Europa adulta.
Forse la parola giusta è 𝗰𝗼𝗼𝗽𝗲𝘁𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.
Roberto Pagani ha aggiunto un’alternativa interessante: 𝗰𝗼𝗻𝗻𝗲𝗰𝘁𝗶𝗻𝗴 𝘃𝘀 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗰𝘁𝗶𝗻𝗴. Connettere o proteggere? Perché 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. E l’Italia può giocare una partita vera negli interstizi: nelle nicchie, nei rapporti costruiti, nel vedere oltre l'ovvio.
Sergio Cavalieri ha chiuso il cerchio con una parola che dovremmo usare di più: comprensione.
Accordi senza operatività non bastano. Piani senza esecuzione non bastano. Dialogo senza continuità non basta.
La Cina non va imitata. Va capita.
Perché il soft power non passa più solo dalla cultura, ma anche dai dati, dall’elettrico, dalla robotica, dagli umanoidi, dai servizi che entrano nelle filiere e nella quotidianità.
La vera provocazione è questa: 𝘭’𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘩𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘰𝘧𝘧𝘳𝘪𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘊𝘪𝘯𝘢. 𝘔𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘦 𝘴𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘳𝘭𝘢 𝘥𝘢 𝘭𝘰𝘯𝘵𝘢𝘯𝘰.

Nel 2026 il retail in Cina - soprattutto nel segmento premium e lusso - sta entrando in una nuova fase. Dopo anni di ins...
27/05/2026

Nel 2026 il retail in Cina - soprattutto nel segmento premium e lusso - sta entrando in una nuova fase. Dopo anni di instabilità, emergono segnali di stabilizzazione, ma la crescita segue oggi logiche diverse rispetto al passato.

La domanda si sta ridefinendo: una base aspirazionale più ridotta, maggiore cautela nei consumi e una preferenza crescente per esperienze di alto livello stanno cambiando il ruolo dei negozi fisici.

In questo contesto, i 𝗳𝗹𝗮𝗴𝘀𝗵𝗶𝗽 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗲 non sono più semplici punti vendita. Diventano piattaforme strategiche: spazi pensati per esprimere identità, costruire relazioni con i clienti ad alto valore e adattare il racconto globale al contesto locale.

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In Cina sta emergendo una nuova categoria nel mondo beauty: i profumi solidi. Non si tratta solo di un formato alternati...
12/05/2026

In Cina sta emergendo una nuova categoria nel mondo beauty: i profumi solidi. Non si tratta solo di un formato alternativo, ma di un cambiamento nel modo in cui la fragranza viene vissuta: più personale, discreto e rituale.

Secondo dati recenti, nel 2025 le vendite di profumi solidi sono cresciute del +541%. Un’accelerazione trainata da design collezionabili, estetica locale e praticità d’uso. Compatti, facili da portare e da riapplicare, questi prodotti stanno dando vita a una nuova sottocultura del profumo.

Ma il fenomeno va oltre il dato commerciale. Riflette un’evoluzione culturale: in Cina il profumo non è più solo un mezzo di espressione verso l’esterno, ma uno strumento legato al benessere personale, all’equilibrio emotivo e alla cura di sé.

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Ogni anno, esiste un momento che vale più di qualsiasi report per capire quanto un Paese è pronto a muoversi, spendere e...
28/04/2026

Ogni anno, esiste un momento che vale più di qualsiasi report per capire quanto un Paese è pronto a muoversi, spendere e scegliere nuove destinazioni.

In Cina, quel momento è il 𝗰𝗵𝘂𝗻𝘆𝘂𝗻, la grande migrazione legata al Capodanno Lunare.

Nel 2026, i numeri sono diventati una dichiarazione chiara. Parliamo di circa 9,5 miliardi di spostamenti domestici in quaranta giorni, con picchi giornalieri che superano i 285 milioni di viaggi interregionali.

A questo si aggiunge un aumento significativo dei movimenti internazionali, con oltre 2 milioni di attraversamenti di confine al giorno durante la finestra festiva.

Questi dati non servono a stupire. Servono a capire una cosa molto concreta: quando la Cina si muove a questa scala, una parte di quella domanda esce dai confini nazionali. E non premia chi osserva, ma chi è già pronto.

Per destinazioni italiane - dalla Valtellina alle città d’arte, fino alle località alpine e termali - il punto non è chiedersi se arriveranno 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗰𝗶𝗻𝗲𝘀𝗶. Il punto è 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗹𝗶.

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Ci sono due modi di parlare di “fare business in Cina”.Il primo è quello che suona bene: numeri enormi, crescita, opport...
14/04/2026

Ci sono due modi di parlare di “fare business in Cina”.

Il primo è quello che suona bene: numeri enormi, crescita, opportunità, un mercato che – se affrontato nel modo giusto – può “esplodere”. È una narrazione che genera entusiasmo, ma spesso anche fretta.

Il secondo è quello che genera risultati reali. È un approccio che considera la Cina non come un’opportunità generica, ma come un sistema di decisioni interconnesse. Una filiera. Una macchina.

La differenza tra queste due visioni non è teorica. Si vede nella pratica, quando un’azienda investe tempo, risorse, viaggi, fiere e consulenze, e dopo mesi si trova ancora in una fase indefinita, senza trazione concreta.

Questo accade perché si parte dalla domanda sbagliata: “𝘗𝘰𝘴𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘷𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘯 𝘊𝘪𝘯𝘢?”
Quella giusta è un’altra: “𝘘𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘮𝘰𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘥𝘪 𝘣𝘶𝘴𝘪𝘯𝘦𝘴𝘴 𝘪𝘯 𝘊𝘪𝘯𝘢 𝘦̀ 𝘴𝘰𝘴𝘵𝘦𝘯𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘯𝘰𝘪, 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰?”

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Quando un’azienda decide di “mandare una persona in Cina”, implicitamente le attribuisce una serie di responsabilità mol...
31/03/2026

Quando un’azienda decide di “mandare una persona in Cina”, implicitamente le attribuisce una serie di responsabilità molto ampie: far partire il progetto, comprendere il contesto, individuare partner, risolvere problemi.

Il risultato è quasi sempre lo stesso. L’expat diventa un punto di accumulo di aspettative, decisioni e pressione operativa. Una figura centrale, ma isolata.

Questo approccio è fragile alla base. Perché trasforma una risorsa strategica in un elemento reattivo, chiamato a colmare lacune strutturali invece che ad accelerare il progetto.

La vera domanda, quindi, non è chi mandare, ma quale sistema costruire attorno a quella persona. Senza un sistema chiaro, anche il miglior profilo fatica a generare risultati concreti.

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