China House

China House China House è la prima organizzazione in Valtellina dedicata alle aziende che vogliono confrontarsi

China House nasce insieme a Italy China Council Foundation, la più importante associazione italiana dedicata a imprese e istituzioni per promuovere gli scambi politici, economici, commerciali, scientifici e culturali tra Italia e Cina. Il progetto China House nasce nella nuova sede Khub a Poggiridenti per essere concretamente vicini alle imprese del territorio valtellinese.

Settembre è il mese dei rientri. Si torna dalle vacanze, riprendono i progetti, si ridefiniscono priorità, obiettivi e b...
02/09/2026

Settembre è il mese dei rientri. Si torna dalle vacanze, riprendono i progetti, si ridefiniscono priorità, obiettivi e budget.

Per alcune imprese, però, questo periodo coincide anche con un altro tipo di rientro: quello dei professionisti che concludono un incarico internazionale e tornano in Italia dopo alcuni anni trascorsi in Cina.

A prima vista potrebbe sembrare la fase più semplice dell’intero percorso. Dopo aver affrontato un trasferimento all’estero, costruito relazioni, gestito un team locale e imparato a lavorare in un contesto profondamente diverso, il ritorno nella propria azienda dovrebbe rappresentare un passaggio naturale.

Nella realtà accade spesso il contrario.

Il rientro è uno dei momenti più delicati dell’esperienza di un expat. Non riguarda soltanto l’adattamento della persona a un ambiente che, nel frattempo, è cambiato.

Riguarda soprattutto la capacità dell’azienda di valorizzare un patrimonio di competenze costruito attraverso un investimento importante, evitando che venga disperso una volta conclusa la missione.

La domanda, quindi, non è semplicemente come reinserire una risorsa in organico, ma come fare in modo che ciò che ha imparato in Cina continui a produrre valore per tutta l'organizzazione.

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https://www.china-house.org/rientro-expat-cina/

Le vacanze hanno un vantaggio che spesso sottovalutiamo. Ci allontanano abbastanza dalla quotidianità da permetterci di ...
18/08/2026

Le vacanze hanno un vantaggio che spesso sottovalutiamo. Ci allontanano abbastanza dalla quotidianità da permetterci di vedere cose che durante l'anno restano nascoste dal rumore operativo.

Quando diminuiscono riunioni, telefonate, urgenze e scadenze, diventa più facile riconoscere i pattern. Quegli schemi che si ripetono nel tempo e che spesso spiegano molto più di qualsiasi singolo episodio.

Per chi lavora con progetti di internazionalizzazione, ce n'è uno che emerge con sorprendente regolarità.

Molte aziende iniziano a guardare alla Cina con entusiasmo, curiosità e ambizione. Individuano opportunità interessanti, partecipano a incontri, raccolgono contatti, valutano partnership e iniziano a costruire relazioni. Tutto sembra procedere nella direzione giusta.

Poi però qualcosa rallenta. Non si verifica necessariamente un fallimento evidente. Più spesso il progetto entra in una sorta di zona grigia.

Continuano le attività, continuano le call, continuano gli incontri e i viaggi. Si accumulano contatti e informazioni. Ma la sensazione è che la trazione reale non cresca con la stessa velocità dell'impegno investito.

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Agosto è un mese particolare per chi fa impresa. Da una parte c’è il bisogno di staccare, rallentare e recuperare energi...
05/08/2026

Agosto è un mese particolare per chi fa impresa. Da una parte c’è il bisogno di staccare, rallentare e recuperare energie.

Dall’altra, proprio quando il ritmo quotidiano si abbassa, iniziano a emergere con più chiarezza quelle domande che durante l’anno rimangono spesso soffocate dalle urgenze.

Quando si parla di Cina, queste riflessioni diventano ancora più frequenti.

Per molte aziende il mercato cinese continua a rappresentare una possibilità interessante, ma anche un territorio che genera dubbi, aspettative e interrogativi. E spesso il problema non è prendere una decisione sbagliata. Il problema è iniziare senza una direzione precisa, consumando tempo, risorse e credibilità in una sequenza di tentativi poco coordinati.

📃 | Scopri le sette domande che possono aiutare a tornare operativi a settembre con maggiore chiarezza
https://www.china-house.org/7-domande-cina-settembre/

Quando si parla di nuove tendenze in Cina, si tende spesso a guardare verso la tecnologia, l'e-commerce o i nuovi modell...
21/07/2026

Quando si parla di nuove tendenze in Cina, si tende spesso a guardare verso la tecnologia, l'e-commerce o i nuovi modelli di consumo. Eppure alcuni dei segnali più interessanti stanno arrivando da direzioni completamente diverse.

Negli ultimi mesi, una delle attività che ha fatto registrare la crescita più sorprendente tra i giovani cinesi è il birdwatching, l'osservazione degli uccelli in natura.

I numeri raccontano una storia significativa. Su Xiaohongshu, una delle piattaforme social più influenti della Cina contemporanea, i contenuti dedicati al birdwatching hanno superato gli 820 milioni di visualizzazioni. Su Douyin, la versione cinese di TikTok, hanno oltrepassato quota 700 milioni.

Non si tratta semplicemente di un nuovo hobby. È il riflesso di una trasformazione più profonda che riguarda il rapporto dei giovani cinesi con il lavoro, il tempo libero e il concetto stesso di successo.

📃 | Leggi tutto sul trend del birdwatching in Cina
https://www.china-house.org/generazione-cinese-trend-birdwatching/

A luglio 2026, parlare di Cina ha senso soltanto se serve a prendere decisioni. Non a osservare da lontano ciò che accad...
07/07/2026

A luglio 2026, parlare di Cina ha senso soltanto se serve a prendere decisioni. Non a osservare da lontano ciò che accade o a inseguire l’ennesima analisi macroeconomica, ma a capire dove investire tempo, competenze e risorse per generare opportunità concrete.

Per le imprese italiane, infatti, la sfida non è più comprendere se la Cina continuerà a essere un attore centrale nello scenario globale. La vera domanda è come posizionarsi all’interno di un contesto che evolve rapidamente e che richiede approcci sempre più strutturati.

La XVII edizione del Rapporto ICCF 2026 nasce proprio con questo obiettivo. Il documento offre una lettura aggiornata delle dinamiche economiche, industriali e geopolitiche che stanno caratterizzando la Cina nel primo trimestre del 2026, dedicando particolare attenzione a un tema che sta assumendo un’importanza crescente anche per le aziende italiane: la transizione energetica e le opportunità di collaborazione che si stanno sviluppando lungo l’asse Italia-Cina.

Per chi opera nel mondo dell’impresa, però, il punto non è semplicemente comprendere il fenomeno. Il punto è capire come trasformare queste trasformazioni in una strategia concreta e sostenibile.

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https://www.china-house.org/rapporto-iccf-2026/

30/06/2026

𝗟𝗮 𝗖𝗶𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼 “𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼”. 𝗘̀ 𝘂𝗻 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶.
Alla Riunione Soci 2026 di Italy China Council Foundation - ICCF, nella cornice di Palazzo Clerici, erano presenti per @欧仕募 1816 Ltd. Gianni V***a e Roberto Bonacasa.
欧仕募 1816 Ltd. è il progetto internazionale di Think1816 dedicato alla Cina: un percorso che portiamo avanti con continuità, convinzione e una certezza sempre più forte.
Tra Italia e Cina non basta “fare networking”.
Serve costruire comprensione.
Dalla riunione sono emersi alcuni punti molto concreti:
ICCF ha presentato la nuova strategia 2026-2028, con una struttura organizzativa articolata in cinque dipartimenti e una direzione chiara.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗮𝘀𝘀𝗲𝘁: 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗶, 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮, 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗹𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 sono la premessa per qualsiasi attività seria tra Italia, Europa e Cina.
Il 𝗖𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗗𝗲𝘀𝗸 conferma una funzione strategica: supportare le imprese italiane verso la Cina e le imprese cinesi verso l’Italia, con servizi, relazioni, verifica delle controparti e accompagnamento operativo.
Le opportunità non stanno più solo nei settori “classici”, ma in spazi molto più interessanti: 𝘪𝘯𝘯𝘰𝘷𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘴𝘰𝘴𝘵𝘦𝘯𝘪𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀, 𝘤𝘶𝘭𝘵𝘶𝘳𝘢, 𝘭𝘰𝘨𝘪𝘴𝘵𝘪𝘤𝘢, 𝘢𝘨𝘳𝘰𝘢𝘭𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦, 𝘧𝘢𝘳𝘮𝘢𝘤𝘦𝘶𝘵𝘪𝘤𝘰, 𝘥𝘦𝘴𝘪𝘨𝘯, 𝘵𝘦𝘤𝘯𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘦 𝘦 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘦 𝘧𝘪𝘭𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘯𝘥𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘢𝘭𝘪.
Ed è proprio qui che @欧仕募 𝟭𝟴𝟭𝟲 𝗟𝘁𝗱. vuole continuare a lavorare.
Su 𝘂𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝗻𝗼 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗱.
In un mercato ancora 𝗶𝗻𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝗯𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘁𝗼 da molte imprese italiane, dove esistono affinità profonde e distanze da comprendere. Ma che non può più essere ignorato.
Per gli imprenditori che guardano a Est, la Cina non è soltanto export.
È lettura dei trend, accesso a ecosistemi produttivi, confronto con modelli di innovazione rapidissimi.
Per chi guarda all’Italia, invece, 𝘪𝘭 𝘮𝘢𝘥𝘦 𝘪𝘯 𝘊𝘩𝘪𝘯𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘥𝘰𝘵𝘵𝘰.
È tecnologia, capitale, competenza industriale, piattaforme, supply chain e una nuova generazione di imprese da capire prima di giudicare.
La domanda non è più se guardare alla Cina.
La domanda è 𝗰𝗼𝗻 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗹𝗼.
Grazie a ICCF e a tutte le persone che hanno reso questo confronto utile e concreto: Mario Boselli, Federico Pasini, Sara Berloto, Stefania Lorenzi, Alessandra Sartoretti, Davide Orlandi e Francesca Bonati. Oltre al collegamento da Shanghai con Francesco Boggio Ferraris 博法郎
Think1816 è orgogliosa di continuare a investire in questo progetto.
Perché tra Italia e Cina c’è ancora molto spazio.
Ma quello spazio lo occuperà solo chi avrà la pazienza di comprenderlo davvero.

#欧仕募1816

Ci sono casi aziendali che vengono raccontati come storie di successo. E poi ci sono quelli che, se letti bene, diventan...
23/06/2026

Ci sono casi aziendali che vengono raccontati come storie di successo. E poi ci sono quelli che, se letti bene, diventano modelli operativi. Il percorso di L'Oréal in Cina rientra nella seconda categoria.

Non è solo una questione di brand forti o di prodotti competitivi. La crescita del gruppo nel mercato cinese è il risultato di un lavoro molto più profondo: adattare organizzazione, digitale, gestione dei dati e rete di partner a un contesto radicalmente diverso.

All’interno di questo sistema, c’è un elemento che spesso viene sottovalutato: il ruolo della leadership internazionale in loco. Non come rappresentanza, ma come regia. Non un expat “di presenza”. Un expat costruito per far funzionare una macchina.

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https://www.china-house.org/oreal-cina-leadership-expat/

C’è una scena che si ripete spesso. Un imprenditore, o un responsabile di progetto, parte da un’idea chiara: il prodotto...
09/06/2026

C’è una scena che si ripete spesso. Un imprenditore, o un responsabile di progetto, parte da un’idea chiara: il prodotto funziona, il brand è solido, il mercato cinese è enorme. La conclusione sembra naturale: bisogna entrarci.

Poi arrivano le domande operative. Meglio un distributore o l’e-commerce? Ha senso cercare un partner locale o costruire un team interno? Conviene aprire una società o partire con un test? E soprattutto: quanto budget serve? È esattamente in questo momento che molti progetti rallentano.

Non perché manchi il potenziale, ma perché manca un criterio con cui scegliere. Un modo per capire quale modello di ingresso sia davvero coerente con le risorse e gli obiettivi. Perché in Cina, più che altrove, non vince chi ha più entusiasmo. Vince chi fa una scelta chiara — e la porta avanti con disciplina.

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https://www.china-house.org/entrare-in-cina/

Interessante approfondimento con le ultime news da Think1816
04/06/2026

Interessante approfondimento con le ultime news da Think1816

𝗟𝗮 𝗖𝗶𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼. È il presente che l’Europa continua a commentare in ritardo.
Alla prima edizione del 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗱𝗶 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗖𝗶𝗻𝗲𝘀𝗲, a Palazzo Clerici a Milano, Think1816 - socio storico della Italy China Council Foundation - era presente con Gianni V***a, COO della nosta 欧仕募 𝟭𝟴𝟭𝟲 𝗟𝘁𝗱..
Il punto emerso è chiaro: 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘊𝘪𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘯 𝘤𝘢𝘵𝘦𝘨𝘰𝘳𝘪𝘦 𝘷𝘦𝘤𝘤𝘩𝘪𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘱𝘳𝘶𝘥𝘦𝘯𝘻𝘢. 𝘌̀ 𝘳𝘪𝘵𝘢𝘳𝘥𝘰 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘦𝘨𝘪𝘤𝘰.
Come ha ricordato Massimo Ambrosetti, basta pensare a Shenzhen: molte tecnologie che in Europa vengono ancora discusse come scenari futuri, in Cina sono già parte della struttura produttiva.
E qui nasce la domanda scomoda: vogliamo capire la Cina o vogliamo continuare a difenderci dall’idea che abbiamo della Cina?
Ettore Sequi ha messo a fuoco tre visioni diverse: gli Stati Uniti con uno sguardo ampio ma poco profondo, l’Europa con uno sguardo profondo ma non abbastanza ampio, la Cina con una visione lunga, sempre più ampia e profonda.
Giovanni Tria ha richiamato un punto decisivo: 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗶. 𝗖𝗶 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶.
Francesca Spigarelli ha portato un altro tema centrale: la silver economy. La Cina sta trasformando l’invecchiamento della popolazione in una piattaforma strategica: welfare, finanza, robotica assistita, dispositivi indossabili, AI e smart elder tech.
Filippo Fasulo ha ricordato che le supply chain non sono solo economia: sono potere. Esempio? I semiconduttori non sono “solo Taiwan”. Progettazione americana, assemblaggio taiwanese, macchine litografiche europee. Le catene non sono fragili per definizione: sono integrate, complesse, interdipendenti.
Giuliano Noci ha indicato una postura più adulta: non protezionismo, ma rafforzamento tecnologico e geopolitico. Non dipendere dagli USA, ma diventare Europa adulta.
Forse la parola giusta è 𝗰𝗼𝗼𝗽𝗲𝘁𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.
Roberto Pagani ha aggiunto un’alternativa interessante: 𝗰𝗼𝗻𝗻𝗲𝗰𝘁𝗶𝗻𝗴 𝘃𝘀 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗰𝘁𝗶𝗻𝗴. Connettere o proteggere? Perché 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. E l’Italia può giocare una partita vera negli interstizi: nelle nicchie, nei rapporti costruiti, nel vedere oltre l'ovvio.
Sergio Cavalieri ha chiuso il cerchio con una parola che dovremmo usare di più: comprensione.
Accordi senza operatività non bastano. Piani senza esecuzione non bastano. Dialogo senza continuità non basta.
La Cina non va imitata. Va capita.
Perché il soft power non passa più solo dalla cultura, ma anche dai dati, dall’elettrico, dalla robotica, dagli umanoidi, dai servizi che entrano nelle filiere e nella quotidianità.
La vera provocazione è questa: 𝘭’𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘩𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘰𝘧𝘧𝘳𝘪𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘊𝘪𝘯𝘢. 𝘔𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘦 𝘴𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘳𝘭𝘢 𝘥𝘢 𝘭𝘰𝘯𝘵𝘢𝘯𝘰.

Nel 2026 il retail in Cina - soprattutto nel segmento premium e lusso - sta entrando in una nuova fase. Dopo anni di ins...
27/05/2026

Nel 2026 il retail in Cina - soprattutto nel segmento premium e lusso - sta entrando in una nuova fase. Dopo anni di instabilità, emergono segnali di stabilizzazione, ma la crescita segue oggi logiche diverse rispetto al passato.

La domanda si sta ridefinendo: una base aspirazionale più ridotta, maggiore cautela nei consumi e una preferenza crescente per esperienze di alto livello stanno cambiando il ruolo dei negozi fisici.

In questo contesto, i 𝗳𝗹𝗮𝗴𝘀𝗵𝗶𝗽 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗲 non sono più semplici punti vendita. Diventano piattaforme strategiche: spazi pensati per esprimere identità, costruire relazioni con i clienti ad alto valore e adattare il racconto globale al contesto locale.

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