03/09/2026
Non è stata una pioggia eccezionale. È stata una montagna che ha ceduto.
Il 26 agosto, in Nepal, una massa di ghiaccio e roccia si è staccata a 5.200 metri di quota ed è precipitata per 1.200 metri nella valle sottostante, travolgendo villaggi, ponti, strade e centrali idroelettriche.
Abbiamo provato a spiegare perché succede, partendo dall’inizio.
Un ghiacciaio vive di un equilibrio: la neve che si accumula d’inverno contro il ghiaccio che fonde d’estate. Quell’equilibrio è saltato quasi ovunque. Temperature più alte, zero termico che d’estate si spinge oltre i 5.000 metri, meno neve in inverno, superfici sempre più scure che assorbono calore.
I numeri sono misurati, non stimati. −12% di superficie glaciale sull’Himalaya tra il 1990 e il 2020 −35% di volume sulle Alpi francesi dal 2000 −265 metri la fronte dell’Adamello in soli tre anni
Ma il ghiaccio non trattiene solo acqua: tiene insieme la roccia. Il permafrost è il collante dei versanti d’alta quota, e quando fonde le montagne diventano più fragili. Sulla Marmolada, nel 2022, il crollo di un seracco ha causato 11 vittime.
Sul crollo in Nepal la scienza è ancora prudente, e fa bene a esserlo. Ma il meccanismo lo conosciamo, ed è lo stesso che stiamo misurando sulle Alpi.
Alle vittime della valle del Trishuli, alle loro famiglie e a chi in queste ore sta ancora cercando i propri cari va il nostro pensiero.
Le montagne che ci sembrano eterne rispondono ai decimi di grado. Ogni scelta che riduce le emissioni è tempo guadagnato.
Fonti nel primo commento.