09/07/2026
L' ARTISTA NON È UN VENDITORE DI ELETTRODOMESTICI
Per troppo tempo ci hanno raccontato che la sofferenza sia il prezzo necessario per la creatività.
Ho vissuto sulla mia pelle il peso di questa bugia: dagli anni '70, quando ragazzino con il mio "book" sotto braccio, ho bussato a porte che spesso non sapevano cosa fosse l'ascolto.
Chi giudicava il mio lavoro raramente comprendeva che, dietro ogni bozzetto, c'era un carico immenso di dubbi, somatizzazioni e quella fragile, sacra forza spirituale necessaria per esporsi.
Trattare l'artista come un piazzista di periferia è stata — ed è ancora — una forma di violenza sottile.
Oggi assistiamo a un cannibalismo mediatico dove il "niente", foraggiato da logiche di potere e holding senza scrupoli, viene elevato a gloria, mentre il talento autentico lotta per la sopravvivenza quotidiana.
È il paradosso di un Paese che possiede oltre l'80% del patrimonio artistico mondiale, ma che sembra aver smarrito la capacità di riconoscere e nutrire la linfa vitale che lo ha generato.
Non parlo per vittimismo. Parlo con la testa dura di chi ha scelto di non arrendersi.
La mia consapevolezza oggi è un'arma: combatto restando fedele alla mia visione e guardando, quando serve, oltre i confini del nostro meraviglioso ma spesso cieco Stivale.
Essere artista significa essere un professionista che modella la realtà, non un martire. Ho spesso toccato il fondo, eppure ne sono uscito con la fierezza di chi sa che la propria arte non è in vendita al miglior offerente del nichilismo.
Non lasciate che vi dicano che la miseria nobilita. La dignità dell'artista inizia nel momento in cui smette di chiedere permesso e rivendica il valore della propria opera.
Perché è l'arte, in ogni sua forma, che innalza lo spirito umano, conferendo una promessa di immortalità al nostro breve, prezioso passaggio terreno.
Domenico Mileto