19/06/2025
le strutture scavate in BSV25 ci hanno portato a non dare la giusta visibilità ai materiali, ma ora cerchiamo di rimediare con un’approfondimento sulle ceramiche dalle fasi arcaiche, che riflettono il ruolo del Forcello come polo di traffici tra etruschi, greci, celti e altri ethnoi dell’Italia settentrionale e dell’area alpina. Che tipi individuiamo e utilizziamo durante la fase di insacchettamento e inscatolamento alla fine della campagna?
🏺Le produzioni locali sono caratterizzate da forme ad impasto grossolano maggiormente refrattarie, per la cottura e lo stoccaggio dei cibi, e forme fini (impasto depurato) di tipo principalmente etrusco-padano (impasto giallo-rossastro, spesso con decorazione dipinta). Alle ceramica fine si aggiungono la ceramica grigia (produzione secondaria, con ingobbio e superficie che appare “polverosa” al tatto) e il bucchero padano (impasto nero o di varie tonalità di grigio che si distingue dal bucchero tirrenico dell’Etruria meridionale).
🏺Vi sono poi i tipi d’importazione greci, caratterizzati da ceramica attica a vernice nera, a figure nere e figure rosse - vaso-mercanzia (principalmente kylikes e skiphoi, ma anche crateri, anfore, olpai, lekythoi, kantharoi) e anfore greche da trasporto - vaso-contenitore (principalmente tipi da Chio, Samo, Mileto, dall’Attica; presenti anche tipi ionici, corinzi e dall’Egeo settentrionale).
🏺Infine, ci sono tipi che riflettono le relazioni con le popolazioni padane, alpine e transalpine, che sono più rari: in particolare la ceramica paleoveneta e quella, ancora più rara, dal territorio della cultura di Golasecca (bicchieri a doppio tronco di cono e del tipo porta-uovo). Le relazioni con i celti sono maggiormente espresse dai bronzi: fibule golasecchiane, tardo-hallstattiane, pendagli a coda di pesce e a secchiello.