Unac security sicurezza

Unac security sicurezza La UNAC SECURITY, composta da ex Carabinieri e che non ha fini di lucro, propone alta qualità nei servizi di Sicurezza.

INDAGINE  SU CAPORALATO A TARANTO. COINVOLTO UN CARABINIERE IN PENSIONE. 6 PERSONE AI DOMICILIARIBraccianti tra baracche...
20/09/2026

INDAGINE SU CAPORALATO A TARANTO. COINVOLTO UN CARABINIERE IN PENSIONE. 6 PERSONE AI DOMICILIARI
Braccianti tra baracche e paghe ridotte. Alloggi sovraffollati, turni pesanti e protezioni assenti nei campi
TARANTO, 16 settembre 2026, 14:58
Coinvolto anche un ex carabiniere, oggi in congedo, nell'operazione "Terra di Confine", condotta dai carabinieri di Taranto contro un presunto sistema di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera agricola.
Sei persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari in esecuzione di una ordinanza del gip del Tribunale di Taranto, su richiesta della Procura. Complessivamente sono 19 gli indagati, tra datori di lavoro, intermediari e soggetti ritenuti, secondo l'impostazione accusatoria, vicini al ruolo di 'caporali'. L'indagine si è sviluppata tra il territorio di Ginosa, nel Tarantino, e diverse aree agricole del Materano. Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema avrebbe consentito di reclutare soprattutto lavoratori stranieri, organizzarne il trasferimento e metterli a disposizione delle aziende agricole. L'ex militare avrebbe intrattenuto rapporti con uno dei principali indagati e, in alcune occasioni, gli avrebbe fornito informazioni relative a controlli o attività d'interesse. L'inchiesta è partita nel luglio 2023 dopo l'individuazione di numerosi braccianti raccolti in punti prestabiliti e trasportati verso i campi. Per ricostruire gli spostamenti sono stati utilizzati pedinamenti, intercettazioni, droni e analisi dei tracciati satellitari dei mezzi.
Erano costretti a vivere in locali seminterrati sovraffollati o in prefabbricati di lamiera e avrebbero lavorato con tutele ridotte, secondo quanto ricostruito nell'inchiesta. È il quadro delle condizioni dei braccianti emerso dagli accertamenti dei carabinieri. In alcuni alloggi sarebbero, stati riscontrati fili elettrici volanti e condizioni di sicurezza e salubrità ritenute inadeguate. Altri lavoratori sarebbero stati sistemati in strutture in lamiera, particolarmente esposte alle alte temperature durante l'estate e al freddo nei mesi invernali. Sul fronte lavorativo, alcuni braccianti sarebbero stati impiegati senza contratto oppure con modalità diverse da quelle formalmente dichiarate, mentre le retribuzioni effettivamente corrisposte sarebbero risultate inferiori a quelle previste dalla contrattazione collettiva. Gli investigatori avrebbero inoltre documentato orari particolarmente gravosi e pause rigidamente organizzate. In un'azienda sarebbe stato predisposto un sistema di videosorveglianza per controllare a distanza la presenza e l'attività degli operai. I lavoratori, secondo l'ipotesi investigativa, non avrebbero ricevuto un'adeguata formazione sulla sicurezza né una visita medica preventiva e, in alcuni casi, avrebbero dovuto procurarsi autonomamente guanti e altri dispositivi di protezione. Un imprenditore avrebbe inoltre imposto ai dipendenti l'acquisto dei Dpi, minacciando ritorsioni.
Nuove case per migranti a Brindisi, 80 posti letto contro il caporalato
Potranno accogliere fino a 20 migranti donne e 60 braccianti uomini, con regolare permesso di soggiorno e che lavorano in agricoltura, le due palazzine riqualificate con 1,2 milioni di euro di fondi del Pnrr in contrada Restinco a Brindisi. Gli immobili, separati, sono in fase di allestimento. Avranno stanze con due posti letto, cucina, sale di socializzazione, e nell'area destinata alle donne anche dei laboratori. Nelle scorse ore, nell'area interessata alle opere c'è stato il sopralluogo del Commissario straordinario del governo per il superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, Giovanni Macioce, insieme al sindaco di Brindisi Pino Marchionna. Lo stesso commissario di governo ha poi incontrato il prefetto di Brindisi Guido Aprea. Macioce, informano dalla Prefettura, ha potuto verificare il completamento degli interventi programmati e ha espresso "la propria soddisfazione per l'operazione di sistema condotta sul territorio attraverso un'efficace sinergia istituzionale tra Prefettura, Comune, Struttura commissariale e ministero del Lavoro".
Nei prossimi mesi saranno definite dal Comune di Brindisi le procedure per la gestione del centro e la ricollocazione dei beneficiari che, "mira a fornire ai lavoratori stranieri impiegati in agricoltura non solo un'idonea sistemazione alloggiativa ma anche opportunità di integrazione sociale". "L'iniziativa - concludono dalla Prefettura - si pone in continuità con le progettualità previste dal recente protocollo d'intesa sottoscritto dalla Prefettura, tra gli altri, con la Procura della Repubblica di Brindisi, per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del caporalato".

MALAGIUSTIZIA LECCE: CHIUSA INDAGINE SU MAGISTRATO ONORARIO E AVVOCARO: AVREBBERO PILOTATO SENTENZE A “PAGAMENTO”.LA PRO...
19/09/2026

MALAGIUSTIZIA LECCE: CHIUSA INDAGINE SU MAGISTRATO ONORARIO E AVVOCARO: AVREBBERO PILOTATO SENTENZE A “PAGAMENTO”.
LA PROCURA DI POTENZA HA CHIESTO IL CARCERE PER I DUE E I DOMICILIARI PER ALTRI QUATTRO.
Avrebbero pilotato decisioni giudiziarie e pratiche amministrative in cambio di denaro. La Procura di Potenza ha chiuso le indagini nei confronti di sei persone, tra cui un ex viceprocuratore onorario in servizio al Tribunale di Lecce e un avvocato, che avrebbero richiesto e ottenuto denaro, o ne avrebbero promesso l'ottenimento, in cambio dell'interruzione di iniziative giudiziarie o della definizione favorevole di procedimenti che avrebbero interessato il magistrato onorario per ragioni d'ufficio. Per i primi due la Procura aveva avanzato una richiesta di custodia cautelare in carcere, per gli altri quattro indagati erano stati chiesti gli arresti domiciliari. L'indagine è partita da un procedimento parallelo della Guardia di Finanza di Lecce relativo a presunti episodi di riciclaggio e trasferimento all'estero di denaro di provenienza illecita. Nell'ambito della stessa indagine sarebbero emersi anche contatti con soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata, interessati, secondo gli inquirenti, a conoscere l'eventuale esistenza di indagini a loro carico e a condizionarne gli sviluppi.
VI INVITIAMO TUTTI AD ISCRIVERVI GRATUITAMENTE AL COMITATO NAZIONALE CONTRO LA MALAGIUSTIZIA, ANDANDO SUL SITO www.malagiustizia.cc ALLA SEZIONE ISCRIZIONI E SEGNALARCI I VOSTRI CASI DI MALAGIUSTIZIA SUBITI AL SEGUENTE INDIRIZZO EMAIL [email protected]. PIU' SIAMO PIU' POSSIAMO COMBATTERE UNITI LA MALAGIUSTIZIA.

L’UNIONE CARABINIERI SINDACALE, VINCE ANCORA UNA CAUSA INTENTATAGLI CONTRO DAL COMANDO GENERALE DELL’ARMA, E DELLA FONDA...
18/09/2026

L’UNIONE CARABINIERI SINDACALE, VINCE ANCORA UNA CAUSA INTENTATAGLI CONTRO DAL COMANDO GENERALE DELL’ARMA, E DELLA FONDAZIONE DEI GENERALI DENOMINATA ENTE EDITORIALE PER L’ARMA DEI CARABINIERI, NELLE PERSONE DEI GENERALI LUZI, NISTRI, MENNITTI, LUNARDO,E SCARSO TUTTI AGENTI IN COMPLICITA’ CON LA PROCURA DI BARI.
VI E’ STATA INFATTI DI RECENTE, ANCORA UNA SENTENZA DI “NON LUOGO A PROCEDERE” E QUINDI DI ARCHIVIAZIONE, DELLA CAUSA PENALE, DOPO QUELLE ANALOGHE DI ARCHIVIAZIONE DEI TRIBUNALE DI LECCE, TARANTO, CATANIA, POTENZA, CAGLIARI, PARMA, BOLOGNA, QUESTA VOLTA DA PARTE DEL TRIBUNALE DI BARI, NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DELL’UNIONE CARABINIERI, IL GIA’ MARESCIALLO DEL RUOLO D’ONORE DR.ANTONIO SAVINO, EGREGIAMENTE DIFESO DALL’AVVOCATO PIERANGELO LADOGANA.
UNA PERSECUZIONE CONTINUA CONTRO IL SINDACATO UNAC ED IL SUO PRESIDENTE NAZIONALE, DURATA OLTRE 20 ANNI, CON PROCEDIMENTI PENALI INGIUSTI E TUTTI ARCHIVIATI, CHE PARE VOLGE ALLA FINE.
PERO’ NESSUNO RIPAGHERA’ I GRAVISSIMI DANNI PERSONALI, D’IMMAGINE, ASSOCIATIVI, SINDACALI E PATRIMONIALI SUBITI DAL DR.ANTONIO SAVINO E DA TUTTA L’UNIONE CARABINIERI.
TUTTI I GENERALI PROPONENTI L’INGIUSTA AZIONE PENALE, HANNO FATTO COMUNQUE LA LORO CARRIERA SULLA NOSTRA PELLE, EGREGIAMENTE CONCLUSASI.
AI GIOVANI CARABINIERI L’ESEMPIO DI NOI TANTI PRECEDENTI COLLEGHI CHE HANNO LOTTATO PER TUTTI I DIRITTI SINDACALI NELL’ARMA DEI CARABINIERI, DIRITTI OTTENUTI SEPPUR IN PARTE – DA NON DIMENTICARE MAI - GRAZIE ALLA PERVICACIA E SACRIFICIO DEL SOLO GIA’ MARESCIALLO DEL RUOLO D’ONORE DR.ANTONIO SAVINO E DELL’UNAC, AL QUALE VA’ IN ETERNO UN TRIBUTO “D’ONORE”, IN UNA BATTAGLIA GIURIDICA VINTA DOPO 20 ANNI DI LOTTA SINDACALE.

CASO RAMY IL PROCESSO: SOTTO ACCUSA CI SONO ANCHE I DEPISTAGGI DEI CARABNIERIL’AVVOCATO ROMAGNOLI CHE DIFENDE LA FAMIGLI...
17/09/2026

CASO RAMY IL PROCESSO: SOTTO ACCUSA CI SONO ANCHE I DEPISTAGGI DEI CARABNIERI
L’AVVOCATO ROMAGNOLI CHE DIFENDE LA FAMIGLIA DI RAMY: “ LA RICOSTRUZIONE IN 3D DIMOSTRA CHE E’ OMICIDIO VOLONTARIO”.
L’INDAGINE: FALSO E FAVOREGGIAMENTO PER AVER FATTO CANCELLARE VIDEO E OMESSO L’URTO NEI VERBALI. LA PROCURA HA CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO DI 6 CARABINIERI GIA’ “SCARICATI E ABBANDONATI AL LORO DESTINO ” DAL COMANDO GENERALE.

Ramy Elgaml muore a Milano la notte tra il 23 e il 24 novembre 2024. Poco prima delle quattro, in zona corso Como-viale Monte Grappa, una pattuglia del Nucleo radiomobile dei carabinieri intima l’alt a uno scooter TMax con a bordo Fares Bouzidi, 22 anni, alla guida, e Ramy, 19 anni, seduto dietro. Fares non si ferma e inizia un inseguimento che attraverserà la città da nord a sud per quasi otto chilometri. Le immagini della dashcam dell’auto dei carabinieri e delle videocamere in strada documentano i tentativi di fermare lo scooter in una f***e corsa. Poi, all’incrocio tra via Quaranta e via Ripamonti, lo scooter, tallonato dall’auto, finisce fuori strada e si schianta contro un semaforo. Fares rimane ferito, Ramy riporta lesioni gravissime e muore poco dopo. Il giorno dopo, dopo una notte di proteste al Corvetto, il quartiere dove Ramy viveva, vengono iscritti nel registro degli indagati per omicidio stradale il carabiniere alla guida dell’auto, Antonio Lenoci, e Fares Bouzidi, alla guida dello scooter.
I CARABINIERI fin da subito dicono che lo scooter è scivolato da solo dopo una brusca manovra. La relazione della polizia locale e le immagini evidenziano invece un possibile contatto tra la Giulietta dei militari e il Tmax nelle fasi finali dell’inseguimento. Secondo la ricostruzione della procura, l’auto avrebbe mantenuto una distanza laterale molto ridotta durante l’inseguimento, meno di 1,5 metri, e avrebbe urtato lo scooter nelle fasi finali, in via Ripamonti. Per i pm, questa condotta avrebbe contribuito alla perdita di controllo del TMax e al successivo schianto contro il semaforo. Gli inquirenti hanno inoltre ipotizzato che Ramy sia rimasto schiacciato tra la vettura e il palo. La rimozione del semaforo, avvenuta pochi giorni dopo senza che fosse sequestrato, è stata contestata dai legali della famiglia di Ramy, perché avrebbe potuto fornire elementi utili alla ricostruzione.
Sono diversi i filoni giudiziari aperti. Il primo riguarda la responsabilità per la morte di Ramy. La procura di Milano ha indagato Fares Bouzidi e il carabiniere Antonio Lenoci, alla guida dell’ultima auto impegnata nell’inseguimento. A Fares vengono attribuite una fuga senza patente, manovre contromano e una velocità che, secondo l’accusa, avrebbe raggiunto i 120 chilometri orari. La sua condotta sarebbe quindi stata una concausa dell’incidente. Per Lenoci, invece, l’imputazione è stata modificata nel febbraio 2026: non più soltanto omicidio stradale, ma omicidio stradale con «eccesso colposo nell’adempimento del dovere».
La procura riconosce cioè che il militare stava svolgendo un compito legittimo inseguendo un mezzo che non si era fermato, ma sostiene che abbia guidato in modo sproporzionato e a velocità e distanza non adeguate a prevenire una collisione. Il 16 febbraio 2026 la procura ha chiuso le indagini nei confronti di otto imputati: Fares, Lenoci e altri sei carabinieri. Il 2 aprile i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti, accorpando anche altri filoni. L’udienza preliminare del 24 settembre 2026 sarà il passaggio in cui il giudice dovrà decidere se le accuse hanno consistenza sufficiente per arrivare a un processo.
PER FARES BOUZIDI e Antonio Lenoci il tema è la responsabilità nella morte di Ramy, per gli altri sei carabinieri le accuse sono di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto. Sono i carabinieri coinvolti nel secondo filone, quello del loro comportamento dopo l’incidente, i presunti depistaggi. Avrebbero intimato a testimoni di cancellare video e fotogrammi realizzati con i telefoni cellulari e i pm ritengono che quelle immagini potessero documentare il contatto tra i veicoli e che la loro cancellazione abbia ostacolato l’accertamento della verità.
SONO inoltre contestate false informazioni rese agli inquirenti. Quattro militari sono anche accusati di avere descritto lo scooter come semplicemente scivolato, omettendo elementi ritenuti rilevanti: l’urto con l’auto, la presenza di un testimone oculare e l’esistenza di una dashcam e di una bodycam che avrebbero ripreso l’inseguimento. Secondo l’accusa, nel verbale non sarebbe stato indicato nemmeno lo schiacciamento di Ramy. I legali della famiglia Elgaml sostengono che i primi atti investigativi abbiano sottovalutato o nascosto elementi decisivi.
A questi procedimenti si aggiunge quello già definito in appello per la fuga di Fares e la resistenza a pubblico ufficiale. In primo grado, con rito abbreviato, Fares era stato condannato a 2 anni e 8 mesi. La Corte d’appello di Milano ha ridotto la pena a un anno e sei mesi, riconoscendo le attenuanti generiche. La sentenza riguarda la fuga e non stabilisce alcuna responsabilità per la morte di Ramy, che resta nel filone per omicidio stradale.

E GLI ALLIEVI CARABINIERI DI REGGIO CALABRIA SI BECCANO LA “LEGIONELLA” NELLA LORO CASERMA CHE VIENE CHIUSA.NOTIZIA PASS...
16/09/2026

E GLI ALLIEVI CARABINIERI DI REGGIO CALABRIA SI BECCANO LA “LEGIONELLA” NELLA LORO CASERMA CHE VIENE CHIUSA.
NOTIZIA PASSATA IN “SORDINA”
Condivisa la scelta della chiusura immediata, ma viene sollevato il tema della prevenzione
Accanto alla condivisione del provvedimento, però, arriva anche una riflessione sulla prevenzione e sui controlli effettuati prima che si rendesse necessaria la chiusura della struttura. «Riteniamo doveroso evidenziare che, con un tempestivo monitoraggio e il coinvolgimento immediato dell’ASP, forse si sarebbe potuto intervenire senza arrivare alla chiusura della struttura, come già avvenuto negli anni scorsi presso la Scuola Marescialli e Brigadieri di Velletri».
Si concentra l'attenzione sulle prossime fasi, a partire dalla bonifica degli impianti e dalla necessità di conoscere i tempi necessari per il ritorno alla normalità.

𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗣𝗣𝗔 𝗦𝗘𝗚𝗥𝗘𝗧𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗢 𝗗𝗢𝗩𝗘𝗩𝗔 𝗧𝗥𝗢𝗩𝗔𝗥𝗘 SUL CASO GARLASCO ?𝖨𝗆𝗆𝖺𝗀𝗂𝗇𝖺𝗍𝖾 𝗎𝗇𝖺 𝗌𝗍𝖺𝗇𝗓𝖺 𝖽𝖾𝗇𝗍𝗋𝗈 𝗅𝖺 𝖯𝗋𝗈𝖼𝗎𝗋𝖺 𝖽𝗂 𝖯𝖺𝗏𝗂𝖺 𝖺𝗌𝗌𝖾𝗀𝗇𝖺𝗍...
15/09/2026

𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗣𝗣𝗔 𝗦𝗘𝗚𝗥𝗘𝗧𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗢 𝗗𝗢𝗩𝗘𝗩𝗔 𝗧𝗥𝗢𝗩𝗔𝗥𝗘 SUL CASO GARLASCO ?

𝖨𝗆𝗆𝖺𝗀𝗂𝗇𝖺𝗍𝖾 𝗎𝗇𝖺 𝗌𝗍𝖺𝗇𝗓𝖺 𝖽𝖾𝗇𝗍𝗋𝗈 𝗅𝖺 𝖯𝗋𝗈𝖼𝗎𝗋𝖺 𝖽𝗂 𝖯𝖺𝗏𝗂𝖺 𝖺𝗌𝗌𝖾𝗀𝗇𝖺𝗍𝖺 𝖺𝗅𝗅𝖺 𝗉𝗈𝗅𝗂𝗓𝗂𝖺 𝗀𝗂𝗎𝖽𝗂𝗓𝗂𝖺𝗋𝗂𝖺: 𝗅𝖺 𝖿𝖺𝗆𝗂𝗀𝖾𝗋𝖺𝗍𝖺 𝖲𝗍𝖺𝗇𝗓𝖺 27.
𝖫'𝗎𝖿𝖿𝗂𝖼𝗂𝗈 𝗈𝗉𝖾𝗋𝖺𝗍𝗂𝗏𝗈 𝖽𝗈𝗏𝖾 𝗍𝗋𝖺𝗇𝗌𝗂𝗍𝖺𝗏𝖺𝗇𝗈 𝗂 𝗆𝗂𝗅𝗂𝗍𝖺𝗋𝗂, 𝗍𝗋𝖺 𝖼𝗎𝗂 𝗂𝗅 𝗆𝖺𝗋𝖾𝗌𝖼𝗂𝖺𝗅𝗅𝗈 𝖲𝖼𝗈𝗉𝖾𝗍𝗍𝖺 𝖾 𝗂𝗅 𝗅𝗎𝗈𝗀𝗈𝗍𝖾𝗇𝖾𝗇𝗍𝖾 𝖲𝗂𝗅𝗏𝗂𝗈 𝖲𝖺𝗉𝗈𝗇𝖾 (𝗀𝗂𝖺̀ 𝗂𝗇 𝗉𝗋𝗂𝗆𝖺 𝗅𝗂𝗇𝖾𝖺 𝗇𝖾𝗅 2017 𝗌𝗎𝗅𝗅𝖾 𝗂𝗇𝖽𝖺𝗀𝗂𝗇𝗂 𝖺 𝖼𝖺𝗋𝗂𝖼𝗈 𝖽𝗂 𝖲𝖾𝗆𝗉𝗂𝗈).
𝖤 𝖽𝖾𝗇𝗍𝗋𝗈 𝗊𝗎𝖾𝗅𝗅'𝗎𝖿𝖿𝗂𝖼𝗂𝗈, 𝗂𝗆𝗆𝖺𝗀𝗂𝗇𝖺𝗍𝖾 𝗎𝗇𝖺 𝖼𝖺𝗌𝗌𝖺𝖿𝗈𝗋𝗍𝖾 𝖼𝗁𝖾 𝖼𝗎𝗌𝗍𝗈𝖽𝗂𝗏𝖺 𝖻𝖾𝗇 𝗉𝗂𝗎̀ 𝖽𝗂 𝗊𝗎𝖺𝗅𝖼𝗁𝖾 𝗂𝗇𝗍𝖾𝗋𝖼𝖾𝗍𝗍𝖺𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾:
𝗯𝗲𝗻 24 𝗳𝗮𝗹𝗱𝗼𝗻𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗱𝗲𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗿𝗹𝗮𝘀𝗰𝗼, 𝘀𝗶𝗴𝗶𝗹𝗹𝗮𝘁𝗶, 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶, 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗮𝗹 𝗰𝗶𝗿𝗰𝘂𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝗰𝗼𝗹𝗶 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶.
𝗨𝗻𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗹𝗹𝗲𝗹𝗮, 𝖼𝗁𝗂𝗎𝗌𝖺 𝖺 𝖼𝗁𝗂𝖺𝗏𝖾 𝖾 𝗌𝗈𝗍𝗍𝗋𝖺𝗍𝗍𝖺 𝖺𝗅𝗅𝖺 𝗅𝗎𝖼𝖾 𝖽𝖾𝗅 𝗌𝗈𝗅𝖾.
𝖤 𝗌𝖾 𝗈𝗀𝗀𝗂 𝗌𝖺𝗉𝗉𝗂𝖺𝗆𝗈 𝗍𝗎𝗍𝗍𝗈 𝗊𝗎𝖾𝗌𝗍𝗈, 𝗅𝗈 𝖽𝗈𝖻𝖻𝗂𝖺𝗆𝗈 𝖺 𝗎𝗇 𝖺𝗍𝗍𝗈 𝖽𝗂 𝖼𝗈𝗋𝖺𝗀𝗀𝗂𝗈 𝗂𝗌𝗍𝗂𝗍𝗎𝗓𝗂𝗈𝗇𝖺𝗅𝖾 𝖾 𝖺 𝗎𝗇𝖺 𝖽𝖾𝖼𝗂𝗌𝗂𝗈𝗇𝖾 𝗉𝗋𝖾𝖼𝗂𝗌𝖺 𝖽𝖾𝗅 𝗉𝗋𝗈𝖼𝗎𝗋𝖺𝗍𝗈𝗋𝖾 𝖽𝗂 𝖯𝖺𝗏𝗂𝖺, 𝖥𝖺𝖻𝗂𝗈 𝖭𝖺𝗉𝗈𝗅𝖾𝗈𝗇𝖾.
𝗘̀’𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗹𝘂𝗶, 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗼, 𝗰𝗼𝗻 𝗹'𝗶𝘀𝗽𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 2023 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶, 𝗮 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹'𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘀𝘀𝗮𝗳𝗼𝗿𝘁𝗲.
𝖲𝖾𝗇𝗓𝖺 𝗊𝗎𝖾𝗅 𝖼𝗈𝗇𝗍𝗋𝗈𝗅𝗅𝗈 𝖽𝗋𝖺𝗌𝗍𝗂𝖼𝗈, 𝗊𝗎𝖾𝗅𝗅'𝖺𝗋𝖼𝗁𝗂𝗏𝗂𝗈 𝖿𝖺𝗇𝗍𝖺𝗌𝗆𝖺 𝗌𝖺𝗋𝖾𝖻𝖻𝖾 𝖺𝗇𝖼𝗈𝗋𝖺 𝗅𝗂̀.
𝖢𝗁𝗂𝗎𝗌𝗈. 𝖨𝗇𝗏𝗂𝗌𝗂𝖻𝗂𝗅𝖾.
𝖬𝖺 𝖼𝗈𝗌𝖺 𝖼𝗈𝗇𝗍𝖾𝗇𝖾𝗏𝖺𝗇𝗈 𝗊𝗎𝖾𝗂 24 𝖿𝖺𝗅𝖽𝗈𝗇𝗂 𝗋𝗂𝗆𝖺𝗌𝗍𝗂 𝗇𝖺𝗌𝖼𝗈𝗌𝗍𝗂? 𝖭𝗈𝗇 𝗌𝗈𝗅𝗈 𝖣𝖵𝖣, 𝗆𝖺 𝗂𝗅 𝖼𝗎𝗈𝗋𝖾 𝗉𝗎𝗅𝗌𝖺𝗇𝗍𝖾 𝖾 𝗆𝖺𝗂 𝗏𝗂𝗌𝗍𝗈 𝗉𝗋𝗂𝗆𝖺 𝖽𝖾𝗅 𝗆𝖺𝗍𝖾𝗋𝗂𝖺𝗅𝖾 𝗂𝗇𝗏𝖾𝗌𝗍𝗂𝗀𝖺𝗍𝗂𝗏𝗈: 𝖼𝗈𝗇𝗌𝗎𝗅𝖾𝗇𝗓𝖾 𝗆𝖾𝖽𝗂𝖼𝗈-𝗅𝖾𝗀𝖺𝗅𝗂, 𝖾𝗅𝖾𝗍𝗍𝗋𝗈𝖿𝖾𝗋𝗈𝗀𝗋𝖺𝗆𝗆𝗂 𝖽𝖾𝗅 𝖣𝖭𝖠, 𝗉𝖾𝗋𝗂𝗓𝗂𝖾, 𝖡𝗅𝗈𝗈𝖽𝗌𝗍𝖺𝗂𝗇 𝖯𝖺𝗍𝗍𝖾𝗋𝗇 𝖠𝗇𝖺𝗅𝗒𝗌𝗂𝗌, 𝖫𝖺𝗌𝖾𝗋 𝖲𝖼𝖺𝗇𝗇𝖾𝗋 3𝖣, 𝗂𝗆𝗉𝗋𝗈𝗇𝗍𝖾 𝖽𝗂 𝗌𝖼𝖺𝗋𝗉𝖾, 𝖺𝗍𝗍𝗂 𝖽𝗂 𝗉𝖺𝗋𝗍𝖾 𝖼𝗂𝗏𝗂𝗅𝖾 𝖾 𝗉𝖾𝗋𝗌𝗂𝗇𝗈 𝖼𝗈𝗉𝖾𝗋𝗍𝗂𝗇𝖾 𝗋𝖾𝖼𝖺𝗇𝗍𝗂 𝗎𝗇𝖺 𝖽𝗂𝖼𝗂𝗍𝗎𝗋𝖺 𝗌𝖼𝗈𝗇𝗏𝗈𝗅𝗀𝖾𝗇𝗍𝖾: "𝖲𝗍𝗎𝖽𝗂𝗈 𝗅𝖾𝗀𝖺𝗅𝖾 𝖠𝗏𝗏. 𝖦𝗂𝖺𝗇 𝖫𝗎𝗂𝗀𝗂 𝖳𝗂𝗓𝗓𝗈𝗇𝗂".
𝖰𝗎𝖾𝗌𝗍𝗈 𝗇𝗈𝗇 𝖽𝗂𝗆𝗈𝗌𝗍𝗋𝖺 e non significa ovviamente che 𝖳𝗂𝗓𝗓𝗈𝗇𝗂 𝖺𝖻𝖻𝗂𝖺 𝖿𝗈𝗋𝗆𝖺𝗍𝗈 𝗈 𝖼𝗎𝗌𝗍𝗈𝖽𝗂𝗍𝗈 𝗅'𝖺𝗋𝖼𝗁𝗂𝗏𝗂𝗈. 𝖬𝖺 𝗂𝗅 𝗌𝗎𝗈 𝗇𝗈𝗆𝖾, 𝗅𝗂̀ 𝖽𝖾𝗇𝗍𝗋𝗈, 𝗉𝗈𝗇𝖾 𝗎𝗇𝖺 𝖽𝗈𝗆𝖺𝗇𝖽𝖺 𝖼𝗁𝖾 𝗆𝖾𝗋𝗂𝗍𝖺 𝗎𝗇𝖺 𝗋𝗂𝗌𝗉𝗈𝗌𝗍𝖺.
FERMI TUTTI.
𝖲𝖾 𝗌𝗂 𝗍𝗋𝖺𝗍𝗍𝖺𝗏𝖺 𝖽𝗂 𝖼𝗈𝗉𝗂𝖾 𝖽𝗂 𝖺𝗍𝗍𝗂 𝗀𝗂𝖺̀ 𝗇𝗈𝗍𝗂, 𝗋𝖾𝗌𝗍𝖺 𝗂𝗅 𝗆𝗂𝗌𝗍𝖾𝗋𝗈 𝖿𝗈𝗅𝗅𝖾 𝖽𝗂 𝗎𝗇𝖺 𝗋𝖺𝖼𝖼𝗈𝗅𝗍𝖺 𝗉𝖺𝗋𝖺𝗅𝗅𝖾𝗅𝖺 𝗂𝗇 𝗎𝗇 𝗎𝖿𝖿𝗂𝖼𝗂𝗈 𝖽𝗂 𝖯𝖦.
𝖬𝖺 𝗌𝖾 𝗅𝗂̀ 𝖽𝖾𝗇𝗍𝗋𝗈 𝖼'𝖾𝗋𝖺𝗇𝗈 𝖽𝗈𝖼𝗎𝗆𝖾𝗇𝗍𝗂 𝗎𝗇𝗂𝖼𝗂 — 𝖾𝗅𝖾𝗆𝖾𝗇𝗍𝗂 𝗆𝖺𝗂 𝖾𝗇𝗍𝗋𝖺𝗍𝗂 𝗇𝖾𝗅 𝖿𝖺𝗌𝖼𝗂𝖼𝗈𝗅𝗈 𝗎𝖿𝖿𝗂𝖼𝗂𝖺𝗅𝖾 𝗊𝗎𝖺𝗇𝖽𝗈 𝗌𝗂 𝖽𝖾𝖼𝗂𝖽𝖾𝗏𝖺 𝗅'𝖺𝗋𝖼𝗁𝗂𝗏𝗂𝖺𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾 — 𝖺𝗅𝗅𝗈𝗋𝖺 𝗅𝖺 𝖽𝗈𝗆𝖺𝗇𝖽𝖺 𝗌𝗂 𝖿𝖺 𝗉𝖾𝗌𝖺𝗇𝗍𝖾 𝖼𝗈𝗆𝖾 𝗎𝗇 𝗍𝖾𝗋𝗋𝖾𝗆𝗈𝗍𝗈: 𝗂𝗅 𝗉𝖾𝗋𝗂𝗆𝖾𝗍𝗋𝗈 𝖽𝖾𝗅𝗅𝖺 𝗀𝗂𝗎𝗌𝗍𝗂𝗓𝗂𝖺 𝗉𝗈𝗍𝗋𝖾𝖻𝖻𝖾 𝖾𝗌𝗌𝖾𝗋𝖾 𝗌𝗍𝖺𝗍𝗈 𝖺𝗅𝗍𝖾𝗋𝖺𝗍𝗈 𝖺 𝗉𝗈𝗋𝗍𝖾 𝖼𝗁𝗂𝗎𝗌𝖾.
𝖢𝗁𝗂 𝗵𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝘃𝗶𝗼? 𝗖𝗵𝗶 𝗰𝗲 𝗹'𝗵𝗮 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼?
𝗘 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 𝗹𝗶 𝗵𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮?
𝖢𝗈𝗆𝖾 𝖽𝗈𝖼𝗎𝗆𝖾𝗇𝗍𝖺𝗍𝗈 𝖽𝖺𝗅𝗅𝖾 𝗂𝗇𝖼𝗁𝗂𝖾𝗌𝗍𝖾 𝖾 𝖽𝖺𝗅𝗅𝖾 𝗋𝗂𝖼𝗈𝗌𝗍𝗋𝗎𝗓𝗂𝗈𝗇𝗂 𝗉𝗎𝖻𝖻𝗅𝗂𝖼𝖺𝗍𝖾 𝖽𝖺 𝖫𝗎𝗂𝗀𝗂 𝖦𝗋𝗂𝗆𝖺𝗅𝖽𝗂, 𝗅𝖺 𝖼𝖺𝗍𝖾𝗇𝖺 𝖽𝖾𝗀𝗅𝗂 𝖾𝗏𝖾𝗇𝗍𝗂 𝖾̀ 𝗌𝗉𝗂𝖾𝗍𝖺𝗍𝖺:
𝖫𝖺 𝖼𝖺𝗌𝗌𝖺𝖿𝗈𝗋𝗍𝖾 𝖻𝗅𝗂𝗇𝖽𝖺𝗍𝖺 𝗇𝖾𝗅𝗅𝖺 𝖲𝗍𝖺𝗇𝗓𝖺 27.
𝖫'𝗂𝗌𝗉𝖾𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾 𝖿𝖾𝗋𝗋𝖾𝖺 𝗏𝗈𝗅𝗎𝗍𝖺 𝖽𝖺 𝖭𝖺𝗉𝗈𝗅𝖾𝗈𝗇𝖾.
𝖨𝗅 𝗋𝗂𝖾𝗇𝗍𝗋𝗈 𝗍𝖺𝗋𝖽𝗂𝗏𝗈 𝖽𝖾𝗅𝗅𝖾 𝖼𝖺𝗋𝗍𝖾 𝗇𝖾𝗂 𝖿𝖺𝗅𝖽𝗈𝗇𝗂 𝗎𝖿𝖿𝗂𝖼𝗂𝖺𝗅𝗂 (𝖺𝗏𝗏𝖾𝗇𝗎𝗍𝗈 𝗌𝗈𝗅𝗈 𝗇𝖾𝗅 𝗇𝗈𝗏𝖾𝗆𝖻𝗋𝖾 2025).
𝖫𝖺 𝗏𝖾𝗋𝗂𝗍𝖺̀ 𝗇𝗈𝗇 𝗌𝗂 𝗂𝗇𝗌𝖺𝖻𝖻𝗂𝖺 𝗉𝖾𝗋 𝗌𝖾𝗆𝗉𝗋𝖾 𝗇𝖾𝗂 𝖼𝖺𝗌𝗌𝖾𝗍𝗍𝗂 𝖽𝖾𝗅𝗅𝗈 𝖲𝗍𝖺𝗍𝗈.

ECCO UN ALTRO CASO DI “MALAGIUSTIZIA” CONTRO LE FORZE DELL’ORDINE CHE NON VERRANNO MAI RISARCITI.CASO TAPPEINER, ARCHIVI...
14/09/2026

ECCO UN ALTRO CASO DI “MALAGIUSTIZIA” CONTRO LE FORZE DELL’ORDINE CHE NON VERRANNO MAI RISARCITI.
CASO TAPPEINER, ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO PENALE CONTRO I DUE CARABINIERI. SI SPERA CHE I GENERALI SI ACCONTENTINO E NON COMMINANO “COMUNQUE” UNA SANZIONE DISCIPLINARE.
Erano indagati per la vicenda del giovane morto contromano in A22: cos'è emerso
La vicenda di Tobias Tappeiner, il 24enne che nel giugno 2025 imboccò contromano l’ingresso dell’autostrada del Brennero in cui lui p***e la vita e una famiglia altoatesina rimase gravemente ferita, è terminata con una archiviazione.
La decisione del Gip
È ciò che ha disposto il Gip, con il procedimento a carico dei due carabinieri in servizio al casello di Bolzano Sud e indagati per la vicenda, che è stato archiviato. L’indagine nei confronti dei due militari era sull’omicidio stradale: a loro era contestato il fatto di non essere intervenuti quanto Tappeiner restò fermo alcuni minuti al casello prima di sfondare la sbarra, dando di fatto avvio alla tragedia in cui p***e la vita.
Le perizie hanno tuttavia dimostrato che, dalla loro postazione, i due carabinieri non avrebbero potuto vedere le manovre del giovane.

ROMA LADRONA…. TRA LE TANTE:Questi sono i compensi lordi 2025 dei 21 dirigenti della Stretto di Messina. Non sono una bu...
13/09/2026

ROMA LADRONA…. TRA LE TANTE:
Questi sono i compensi lordi 2025 dei 21 dirigenti della Stretto di Messina.
Non sono una bufala.
Come potete osservare 4 superano anche i 240 mila euro annui, grazie a una deroga prevista dalla legge ( Complessivamente i 21 compensi elencati nell'immagine ammontano a circa 3,68 milioni di euro.).
Per un ponte Fantasma, che sperpero di denaro.
Adesso confrontiamoli con gli odierni stipendi di operai, impiegati, forze dell’ordine e diamoci una risposta, ovvero dove finiscono i soldi di noi Contribuenti a …. Roma Ladrona.
Sono “migliaia” gli stipendi di oltre 150 mila euro annui che lo stato paga ai vari “dirigenti” messi nei posti chiave dai vari partiti politici.

PESCARAPRATOLA PELIGNA“SONNELLINI “ DURANTE IL SERVIZIO: UNDICI POLIZIOTTI SOTTO PROCESSO.TANTO PER EVIDENZIARE ANCORA U...
12/09/2026

PESCARA
PRATOLA PELIGNA
“SONNELLINI “ DURANTE IL SERVIZIO: UNDICI POLIZIOTTI SOTTO PROCESSO.
TANTO PER EVIDENZIARE ANCORA UNA VOLTA CHE I TURNI DELL'INTERA NOTTE SONO "INSOPPORTABILI" E "DISUMANI" DA SEMPRE, NON SOLO PER GLI APPARTENENTI ALLE FORZE DI POLIZIA MA PER TUTTI. SAREBBE PIU' OPPORTUNO FARE TURNI DI 2/3 ORE A PERSONA PIU' SOPPORTABILI. MA NOI NON SIAMO MAI STATI ASCOLTATI DA CHI DI DOVERE CHE PREFERISCE "MASCHERARE" CERTE SITUAZIONI.


Pratola Peligna: indagini sulla Stradale. Il gup ha accolto le richieste della Procura di Sulmona e ha disposto il rinvio a giudizio per gli agenti coinvolti. Accuse a vario titolo per truffa, falso, peculato e omissione di soccorso. Otto persone già scagionate
Andranno a processo gli undici poliziotti della polizia stradale di Pratola Peligna coinvolti nella maxi inchiesta sui cosiddetti “furbetti del sonnellino”. Lo ha stabilito il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Sulmona, Emanuele Lucchini, al termine di due giornate dedicate alle discussioni della Procura e alle arringhe delle difese. Il gup ha accolto le richieste del procuratore capo Luciano D’Angelo e del sostituto Stefano Iafolla, ritenendo che il quadro accusatorio presenti elementi sufficienti per essere sottoposto al vaglio del dibattimento.
La prima udienza è stata fissata per il prossimo 16 dicembre. Le accuse, contestate a vario titolo, comprendono truffa ai danni dello Stato, falso, peculato, furto, omissione di atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio. Per tre degli imputati, tuttavia, è caduta l’accusa di omissione di atti d’ufficio: nei loro confronti il giudice ha emesso una sentenza di non luogo a procedere. L’indagine della Procura ha preso in esame un periodo compreso tra il 2019 e il 2022. Per ricostruire i comportamenti contestati, gli investigatori hanno utilizzato intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti, localizzazioni tramite tecnologia Gps e immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza. Secondo la ricostruzione accusatoria, alcuni agenti, durante l’orario di servizio, avrebbero abbandonato le proprie postazioni, dormito all’interno delle auto di servizio durante i turni notturni e trascorso parte del tempo di lavoro in esercizi commerciali. Tra le contestazioni figura anche l’impiego delle vetture di servizio per esigenze private. Ulteriori episodi riguarderebbero il mancato intervento in occasione di un incidente stradale e l’omessa prestazione di soccorso nei confronti di un veicolo rimasto in panne. Circostanze che gli indagati hanno sempre respinto, sostenendo la propria estraneità. Le accuse erano già state esaminate nella fase cautelare. In quell’occasione, dieci degli undici poliziotti erano stati sospesi dal giudice per le indagini preliminari. Il tribunale del Riesame aveva però successivamente disposto il loro reintegro in servizio. L’inchiesta aveva coinvolto complessivamente 19 agenti della polizia stradale. Per gli altri otto è stata disposta l’archiviazione, ritenendo meno gravi i fatti loro contestati. Con il rinvio a giudizio si apre ora la fase dibattimentale.
L’indagine potrebbe allargarsi anche ad altre Forze di Polizia quale l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza.

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