Donato D'Angelo, lucano da sempre e riconosciuto punto di riferimento per chiunque voglia approcciarsi all'Aglianico si appassiona all’enologia fin dalla prima adolescenza. A soli 13 anni abbandona momentaneamente la sua terra per intraprendere gli studi di Viticoltura ed Enologia nella prestigiosa scuola di Conegliano Veneto. Dopo una solida e intensa formazione, appena ventenne torna nel Vulture
e inizia a produrre vini fin dal 1973 acquisendo negli anni esperienza, competenza e professionalità tanto da essere definito pioniere dell”Aglianico del Vulture”. Nel 1980 fu il primo produttore di vino ad usare le barriques in Sud Italia e le sue creazioni assumevano sempre più prestigio. E’ facile immaginare che anche la sua futura moglie dovesse necessariamente condividere le sue stesse passioni. Filomena Ruppi,cittadina pugliese e la sua famiglia di origine lasciavano presagire la sua futura attività. La sua abitazione, infatti, era in una cantina ed i suoi ‘giocattoli’ erano tubi, pompe, ma anche beute e matracci.Nel 1990 incontra, a Locorotondo, nel corso di una “Giornata dell’Enotecnico”, un produttore della Basilicata: Donato D’Angelo con il quale l’anno dopo convola a nozze. Laureata in Viticoltura ed Enologia e Sommelier da oltre trenta anni, è membro della commissione di degustazione del vino “Aglianico del Vulture” presso la Camera di Commercio di Potenza,presidente del Movimento Turismo del vino della Basilicata e premiata al Vinitaly 2015 come benemerita della Viticoltura Italiana ricevendo il premio Cangrande. Insieme ora conducono la loro “Azienda Agricola Donato D’Angelo” che vanta circa 20 ettari di vigneti dislocati nelle zone più tipiche di produzione del vitigno Aglianico che comprende i comuni di Barile,Maschito e Ripacandida. Il duo di enologi sono soliti definire lo storico vitigno del Vulture “un bellissimo cavallo da domare” in quanto le sue caratteristiche (l’elevata acidità in primis) richiedono esperienza per renderlo equilibrato. Passione e dedizione da sempre hanno contraddistinto il loro lavoro e talvolta preferiscono non perdersi in filosofiche descrizioni rinunciando ad altisonanti parole per affidare ogni delucidazione ai propri, eloquenti ed aristocratici vini, apprezzati ed esportati in tutto il mondo.