25/07/2025
La Procura della Repubblica di Ivrea ha chiuso le indagini sulla strage di Brandizzo, in cui alle 23,47 del 30 agosto 2023 cinque lavoratori morirono sui binari, travolti da un treno in corsa. L’indagine condotta dal procuratore capo Gabriella Viglione con le pm Valentina Bossi e Giulia Nicodemi ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 21 persone e 3 società, tutte accusate di omicidio colposo e disastro colposo. È caduta invece l’ipotesi di omicidio volontario con dolo eventuale. Una differenza non da poco: le pene saranno attenuate, corredate da numerosi benefici.
La novità principale è la presenza tra gli indagati di Gianpiero Strisciuglio, l’allora amministratore delegato di RFI e attuale ad di Trenitalia, e di Vera Fiorani, che lo ha preceduto nell’incarico fino a giugno 2023. Gli altri indagati sono Antonio Massa, capo tecnico di RFI, e Andrea Girardin Gibin, capo squadra Sigifer, che quella notte non impedirono alle vittime di scendere sui binari prima che la circolazione ferroviaria venisse fermata. A loro si aggiungono i tre titolari della Sigifer di Borgo Vercelli, il responsabile aziendale della sicurezza e 10 tra dirigenti e direttori d’area di RFI. Le società coinvolte sono RFI, Sigifer e la bolognese CLF, che aveva appaltato i lavori all’azienda di Borgo Vercelli: sono chiamate a rispondere in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, per non aver adottato modelli organizzativi adeguati a prevenire incidenti sul lavoro.
Quella notte morirono Kevin Laganà, 22 anni e Giuseppe Saverio Lombardo, 52, di Vercelli; Michael Zanera, 34 anni di Borgo Vercelli; Giuseppe Aversa, 49 anni, di Borgo d’Ale; Giuseppe Sorvillo, 43 anni, di Brandizzo. Per farli scendere sui binari Massa doveva attendere il via libera dalla centrale di Chivasso, dove però la funzionaria Vincenza Repaci glielo negò per ben tre volte. Il gruppo fu messo al lavoro ugualmente per la sostituzione di alcuni metri di binari e alle 23,47 fu travolto da un treno vuoto diretto a Torino per riparazioni.
Secondo l’accusa nei lavori ferroviari in appalto c’erano "prassi diffuse quali quella di effettuare lavori di manutenzione sulla tratta ferroviaria in violazione dei protocolli interni, con tempi d’interruzione della circolazione per l’effettuazione dei lavori ben inferiori rispetto ai tempi effettivamente dettati dalle procedure, ovvero addirittura eseguiti in assenza di interruzione della circolazione". Durante le indagini sono state accertate “inadeguatezze nelle informazioni sui rischi specifici” e una totale “mancanza di coooperazione per l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione”.