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23/03/2018

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Plastica: qualche dato su produzione e riciclo di uno dei materiali più diffusi sulla TerraNon ci sono notizie confortan...
21/07/2017

Plastica: qualche dato su produzione e riciclo di uno dei materiali più diffusi sulla Terra

Non ci sono notizie confortanti dalle statistiche. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori americani e pubblicato sulla rivista Science Advance, ha infatti rivelato che sono stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellati di plastica dal 1950 ad oggi. Il dato sconcertante rivela che, di questa immensa mole, solo il 9 per cento è stato riciclato.

Otto miliardi e 300 milioni di tonnellate. Il che rende la plastica il terzo materiale più diffuso sulla Terra, tra quelli artificiali, dopo il cemento e l’acciaio. Il rapporto specifica inoltre che, di questa gigantesca mole di materiale, ben 6,3 miliardi di tonnellate sono già diventati rifiuti. E che, di questi, il 79 per cento risulta accumulato nelle discariche o addirittura abbandonato. Il 12 per cento, poi, è stato incenerito e soltanto il 9 per cento – pari a circa 600 milioni di tonnellate – risulta essere stato riciclato.

Oggi si producono 380 milioni di tonnellate di plastica all’anno. C’è tuttavia da tenere presente che “l’acciaio che fabbrichiamo è destinato alle costruzioni e perciò avrà ancora una durata d’utilizzo di numerosi decenni. Per la plastica è esattamente il contrario: la metà della produzione diventa rifiuto dopo meno di di quattro anni”, ha spiegato Roland Geyer, uno degli autori della ricerca

L’unico dato positivo contenuto nello studio è quello relativo all’incremento recente dei tassi di riciclo: se prima del 1980 le cifre erano irrisorie, oggi nelle aree più virtuose del mondo, Europa e Cina, i dati indicano rispettivamente un 30 ed un 25 per cento. Negli Stati Uniti, invece, il quantitativo di plastica riciclata non supera ancora il 9 per cento.



(Fonte: lifegate.it)

Allarme per il Po: l’Italia è a seccoLa primavera italiana 2017 è la seconda più calda e la quarta più asciutta dal 1800...
15/06/2017

Allarme per il Po: l’Italia è a secco

La primavera italiana 2017 è la seconda più calda e la quarta più asciutta dal 1800. Queste condizioni hanno portato alla drammatica situazione del Po, il cui livello idrometrico, è ora di due metri e mezzo sotto lo zero. E’ allarme siccità; e lo stato del più grande fiume italiano è rappresentativo della crisi idrica del Paese, anche considerando che dal bacino idrico del Po dipende il 35% della produzione agricola nazionale.

Ma è tutta l’Italia ad essere a secco: lungo la Pen*sola gli agricoltori sono già dovuti ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni, ma nonostante ciò le anomalie climatiche del 2017 hanno già provocato danni in tutti i settori agricoli, con ingenti perdite nelle produzioni in varie regioni italiane. Ci sono problemi per gli ortaggi e la frutta, ma la mancanza di acqua mette in crisi anche gli allevamenti e i caseifici. La carenza d’acqua mette a rischio i sistemi agricoli e il territorio, minando la competitività dell’intero settore alimentare.

Per contrastare gli effetti della tropicalizzazione del clima, molti agricoltori stanno promuovendo l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti. Inoltre, Coldiretti, la più grande associazione agricola italiana, invoca nuove buone pratiche e politiche ed innovazione: «dobbiamo organizzarci per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi con interventi strutturali che non possono essere più rimandati. Occorrono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, creando bacini aziendali e utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere acqua».

5 giugno: Giornata Mondiale dell’AmbienteLa Giornata Mondiale dell’Ambiente è una festa proclamata nel 1972 dall’Assembl...
05/06/2017

5 giugno: Giornata Mondiale dell’Ambiente

La Giornata Mondiale dell’Ambiente è una festa proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che viene celebrata ogni anno il 5 giugno.

Il Paese promotore del 2017 della Giornata Mondiale dell’Ambiente è il Canada che quest’anno compie 150 anni e ha deciso di permettere l’accesso gratuito per tutto l’anno ai suoi numerosi parchi naturali, riserve marine, bio parchi ecc. Un ottimo modo per unire le persone alla Natura.

In effetti, il tema di quest’anno riguarda proprio i legami tra le persone e la Natura, nelle città e nelle campagne, dai poli all’equatore.

Ogni Paese ovviamente ha le sue manifestazioni. Per l’Italia, la Giornata Mondiale dell’Ambiente 2017 ha un valore particolare perché tra pochi giorni, l’11 e 12 giugno, a Bologna si terrà il G7 sull’Ambiente che naturalmente avrà al centro della discussione la decisione degli Stati Uniti di uscire dagli accordi della COP21 di Parigi.



(Fonte: focus.it)

Henderson Island: un’isola disabitata del Pacifico è il luogo più inquinato del mondoNel bel mezzo dell’Oceano Pacifico ...
23/05/2017

Henderson Island: un’isola disabitata del Pacifico è il luogo più inquinato del mondo

Nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico meridionale sorge Henderson Island , una remota isola disabitata che si trova a più di 5.000 km dal più vicino centro abitato dall’uomo. Un paradiso isolato, visitato quasi unicamente dai ricercatori una volta ogni 5-10 anni, ma purtroppo anche il più contaminato del Pianeta: sono migliaia i pezzi di plastica che, galleggiando nell’Oceano Pacifico, vanno a depositarsi ogni giorno sulle sue coste sabbiose.
Jennifer Lavers , eco-tossicologa della University of Tasmania, ha di recente realizzato uno studio dal quale è emerso che le spiagge dell’isola sono ricoperte da una media di 671 pezzi di plastica per metro quadrato, la più alta densità mai registrata (il rapporto è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences). «Quel che sta succedendo alla Henderson Island dice come non vi sia alcuna area del pianeta che si possa considerare così lontana dall’uomo al punto da non risentirne le ricadute» ha commentato Lavers.
La vicinanza dell’isola alla South Pacific Gyre fa si che questa corrente, una volta raccolti i detriti provenienti dal Sud America o buttati nell’Oceano Pacifico dai pescherecci, li depositi sulle sue coste. Il pericolo maggiore deriva dal fatto che molti di questi rifiuti stanno iniziando a decomporsi, frammentandosi in pezzi più piccoli e quindi più facilmente ingeribili da diverse specie animali.
Jennifer Lavers sottolinea che questo disastro è dovuto al fatto che «la maggior parte degli oltre 300 milioni di tonnellate di plastica prodotte in tutto il mondo ogni anno non viene riciclata e, dato che è in grado di galleggiare ed è durevole, ha un impatto a lungo termine sul mare».
La cattiva gestione dei rifiuti in Sud America, il mancato riciclo e recupero della plastica mettono ogni giorno in pericolo Henderson Island, patrimonio dell’Unesco, e la sua biodiversità: qui vivono 10 specie di piante e 4 specie di uccelli endemiche. Questa è la conferma che materiali dalle mille possibilità, le plastiche, sono stati trasformati in un problema dalla cattiva gestione dei rifiuti e da un economia che non recupera i propri scarti.
Ma la pessima gestione dei rifiuti nelle aree continentali non è un problema solo per Henderson Island, infatti la Lavers conclude: «La condizione dell’isola sottolinea come i detriti di plastica abbiano colpito l’ambiente su scala globale. E’ dimostrato che quasi ogni isola del mondo e quasi ogni specie oceanica vengono influenzate in un modo o nell’altro dai nostri rifiuti. Non c’è davvero una sola persona o un solo Paese che non sia responsabile di tutto questo».
(Fonti: greenreport.it, focus.it)

Stem: è a Messina il primo impianto solare termodinamico che sfrutta la sabbia per produrre energia rinnovabileStem è st...
23/05/2017

Stem: è a Messina il primo impianto solare termodinamico che sfrutta la sabbia per produrre energia rinnovabile

Stem è stato inaugurato lo scorso settembre all’interno del Polo energetico integrato di San Filippo del Mela, in provincia di Messina. Si tratta del primo impianto solare termodinamico che sfrutta la sabbia per accumulare il calore prodotto dalla radiazione solare e produrre energia rinnovabile che potrà essere impiegata per produrre elettricità.
Stem, brevetto tutto italiano
Il brevetto è tutto italiano e la tecnologia è prodotta dal Gruppo Magaldi, realizzata con la collaborazione dell’ingegner Gennaro De Michele, l’Istituto di ricerche sulla combustione (Irc) del Cnr e il Dipartimento di ingegneria chimica, dei materiali e della produzione industriale dell’Università di Napoli Federico II. L’impianto, che in Sicilia è costituito da un singolo modulo della capacità di 2 MW, si estende su una superficie totale di 2,25 ettari ed è in grado di produrre 500 KWh o una produzione giornaliera di vapore pari a 20,5 tonnellate. Il singolo modulo può essere collegato in serie, così da creare delle vere e proprie centrali, costituite da 10-20 unità.
Come funziona Stem, grazie alla sola energia del sole
Si tratta in tutto e per tutto di un impianto solare termodinamico, con la particolarità di impiegare esclusivamente materiale dal basso impatto ambientale. Oltre a produrre energia elettrica, Stem consente applicazioni per svariati usi industriali che richiedono l’utilizzo di energia termica come i sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento o la dissalazione dell’acqua.
Gli eliostati catturano i raggi solari, convogliandoli in un cilindro che ospita la sabbia silicea. Questa si riscalda a temperature superiori ai 600° generando e accumulando energia termica sotto forma di vapore. Il vapore ad alta temperatura permette di produrre elettricità quando ce n’è più bisogno, anche in assenza di sole. Una tecnologia perfetta per le aree geografiche con alto irraggiamento solare, capace di produrre energia e calore sia per una piccola comunità, che per grandi complessi industriali.
(Fonte: lifegate.it)

La distruzione dell’ambiente è un crimine contro l’umanitàRadere al suolo una foresta, contaminare un fiume, sottrarre t...
11/10/2016

La distruzione dell’ambiente è un crimine contro l’umanità

Radere al suolo una foresta, contaminare un fiume, sottrarre terre ai paesi in via di sviluppo, questi crimini hanno ripercussioni non solo sull’ambiente e sulle comunità presso le quali l’ingiustizia viene perpetuata, bensì sull’intero genere umano. Proprio per questo la Corte penale internazionale (International Criminal Court, Icc) dell’Aia ha annunciato, con una svolta epocale, che perseguirà anche i crimini ambientali, giudicati d’ora in avanti come crimini contro l’umanità, al pari di un genocidio o dei crimini di guerra.

Trai reati ambientali più gravi figura l’accaparramento delle terre. Si tratta, in pratica, della sottrazione delle terre ai paesi in via di sviluppo da parte delle multinazionali straniere, con grandi ricadute sociali. Questo fenomeno affama infatti migliaia di contadini in tutto il mondo, costringendo intere comunità ad abbandonare le proprie terre. Tra i paesi più colpiti da questo fenomeno ci sono Indonesia, Malesia e Papua Nuova Guinea. E proprio un caso di questo fenomeno, avvenuto in Cambogia e che vede coinvolti uomini d’affari ed esponenti del governo, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendo procedere l’Icc con indagini e approfondimenti in merito.

L’accaparramento illegale delle terre non sarà l’unico crimine su cui vigilerà l’Icc, saranno anche valutati i casi di sfruttamento dissennato delle risorse naturali, di deforestazione e di costruzione di infrastrutture dall’elevato impatto con la conseguenza che boss e politici complici della distruzione del territorio, colpevoli di radere al suolo le foreste tropicali o di avvelenare le fonti d’acqua potrebbe presto ritrovarsi sotto processo a L’Aia, accanto a criminali di guerra e dittatori.

06/10/2016

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Solidarietà alle vittime del terremoto con la raccolta differenziata di carta e cartone. Questa l’iniziativa del Comieco...
16/09/2016

Solidarietà alle vittime del terremoto con la raccolta differenziata di carta e cartone. Questa l’iniziativa del Comieco

Più raccolta differenziata di carta e cartone per aiutare i Comuni colpiti dal terremoto nel Centro Italia. Questo l’invito di Comieco (Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica), in collaborazione con Anci e Conai, rivolto a tutte le famiglie italiane per contribuire alla ricostruzione dei paesi vittime del sisma del 24 agosto scorso.

Il gesto che viene chiesto agli italiani è semplice perché la raccolta differenziata è ormai entrata a far parte delle abitudini quotidiani consolidate: ogni cittadino, nel mese di settembre, dovrà solo aumentare l’impegno nel separare correttamente giornali, scatole, imballaggi di cartone. Seguendo i semplici consigli di Comieco e le regole sulla raccolta differenziata nel proprio Comune, si può ottenere 1 kg di carta pronta per il riciclo. Quello che, da 8 italiani su 10, è considerato un grande gesto di senso civico ed è ormai entrato nella nostra quotidianità; oggi si trasforma in un atto di solidarietà.

“La strada verso la normalità dei Comuni colpiti dal terremoto è ancora lunga e Comieco vuole sostenere questa parte d’ Italia che sta vivendo in situazione di emergenza”, queste le dichiarazioni di Piero Attoma, Presidente del Consorzio. “La carta e il cartone che tutte le famiglie italiane raccoglieranno in più nel mese di settembre, rispetto al settembre 2015, verranno valorizzati economicamente e si trasformeranno in aiuto concreto: circa 7 euro per 100 kg di carta raccolta in più che Comieco verserà ai Comuni coinvolti dal sisma”.

(Fonte: ambientequotidiano.it)

L’altalena che rende l’acqua potabileIl problema della carenza di acqua potabile, una risorsa vitale, è purtroppo sentit...
23/08/2016

L’altalena che rende l’acqua potabile

Il problema della carenza di acqua potabile, una risorsa vitale, è purtroppo sentito da molte popolazioni. Secondo un rapporto dell’UNESCO, entro il 2030 il mondo dovrà affrontare la perdita di ben il 40% delle risorse globali di acqua potabile, in uno scenario generale in cui i cambiamenti climatici sono alla base di questo problema.

Nell’ottica di ricerca e sviluppo di nuovi sistemi per estrarre e raccogliere l’acqua potabile purificandola in Corea del Sud nasce, fra gli altri, una vera e propria altalena capace di estrarre acqua dal sottosuolo e purificarla per renderla potabile; brevettata dai ricercatori dell’Università di Hanyang.

L’altalena, progettata da Jin Hyuk Kim, fa sì che si generi un flusso d’acqua grazie all’attivazione di una turbina che spinge l’acqua in un tubo collegato a sua volta con un rubinetto. Il flusso passa prima in un microtubo di carbonio che agisce da filtro per rimuovere virus e batteri: in questo modo si ottiene acqua potabile, senza bisogno di trasportarla a mano per lunghi tratti.

Questa invenzione consente di recuperare una fonte di vita coinvolgendo allo stesso tempo dei bambini nel processo di recupero che simula un gioco.

Un tubo che si estende sotto il piano di calpestio può essere pressurizzato con questa tecnologia intelligente, e un’ora di attività sull’altalena potrebbe fornire, filtrandola, abbondante acqua depurata per un cospicuo numero di persone assetate.

(Fonte: architetturaecosostenibile.it)

Energia solare, Italia prima al mondo per l’utilizzo del fotovoltaicoL’Italia si piazza al primo posto nel mondo per l’u...
03/08/2016

Energia solare, Italia prima al mondo per l’utilizzo del fotovoltaico

L’Italia si piazza al primo posto nel mondo per l’utilizzo del fotovoltaico. Nel nostro paese l’energia solare copre l’8% dei consumi energetici. Seguono in classifica la Grecia con il 7,4% e la Germania con il 7,1%. A rivelarlo un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), organizzazione intergovernativa dell’Ocse che raccoglie 29 fra i paesi più industrializzati al mondo.

Il rapporto “Snapshot of Global PV Markets” spiega che la capacità produttiva mondiale del fotovoltaico nel 2015 è cresciuta di 50 GW (gigawatt), arrivando ad almeno 227 GW. La crescita maggiore è stata in Cina, con 15,3 gigawatt in più nel 2015, seguita da Giappone (11 GW), Usa (7 GW), Ue (7 GW) e India (2 GW). La regione Asia-Pacifico rappresenta da sola il 59% del mercato globale dell’energia solare.

Dopo Italia, Grecia e Germania, i paesi che utilizzano di più il fotovoltaico sono il Belgio e il Giappone (intorno al 4%), poi la Bulgaria, la Repubblica Ceca e l’Australia (intorno al 3,5%). La Cina è solo ventunesima, con solo l’1% del suo fabbisogno coperto dal sole. Peggio ancora gli Usa, al venticinquesimo posto con meno dell’1%.

(Fonte: ambientequotidiano.it)

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