Studio Arclab

Studio Arclab Lo Studio Arclab, fondato nel 1996 dal dott.

Massimo Tarditi, fornisce alle aziende e ai laboratori di analisi consulenza, formazione e servizi nel campo della sicurezza alimentare, ambientali e per l'accreditamento.

*Gli ispettori dell’ente di accreditamento ascoltano attentamente le motivazioni del laboratorio*Gli ispettori dell’ente...
04/06/2026

*Gli ispettori dell’ente di accreditamento ascoltano attentamente le motivazioni del laboratorio*

Gli ispettori dell’ente:

  in fondo ha ragione
30/05/2026

in fondo ha ragione

Dopo  ,  ,    , impazza sui   la   sul nuovo RT  .  ?  ?Non piace a   e ai  . Costa un sacco di soldi (sia per metterla ...
29/05/2026

Dopo , , , impazza sui la sul nuovo RT . ? ?
Non piace a e ai . Costa un sacco di soldi (sia per metterla in pista che per mantenerla). Inutilmente complicata. Stile e contenuti discutibili. Arriva velocemente, forse troppo. Nessuno capisce il motivo per cui è uscita. Tutti ne parlano, quasi sempre a sproposito. Non ce la copiano i cinesi, come fanno con le norme . Però è divertente!

SUL LAVAGGIO DELLE UOVAGira che ti rigira, devi preparare un piatto a base di uova e ti imbatti in alcuni blog di cucina...
28/05/2026

SUL LAVAGGIO DELLE UOVA

Gira che ti rigira, devi preparare un piatto a base di uova e ti imbatti in alcuni blog di cucina.

Un po' di buone prassi e poi il solito elenco dei divieti:
1) non rompere il guscio delle uova con la fronte
2) non separare il tuorlo dall'albume con un attizzatoio
3) non disegnare faccine sul guscio delle uova, sono divertenti ma passeresti per un id**ta (noi comunque lo facciamo regolarmente, in particolare quelle con i baffi)
4) NON LAVARE IL GUSCIO DELLE UOVA

L'ultimo divieto come al solito lascia sempre perplessi.

Il divieto di lavaggio delle uova ha delle connotazioni quasi aneddotiche, quando in realtà andrebbe debitamente contestualizzato.

UN PO' DI CONTESTO

A livello europeo il divieto di lavaggio delle uova è richiamato dal Reg. UE 2023/2465, in particolare al paragrafo 1, articolo 4 (citato testualmente)
"le uova della categoria A non sono lavate o pulite né prima né dopo la classificazione, fatto salvo quanto disposto al paragrafo 3".
Il divieto non è neanche di ampio respiro, dato che esistono delle eccezioni rappresentate dalle condizioni ex paragrafo 3, articolo 4 dello stesso regolamento.

Questa disposizione, che riguarda espressamente la filiera produttiva, è stata poi estesa in maniera miope a livello domestico o agli esercizi al dettaglio per pura convenzione, ma senza una solida valutazione dei rischi.

È sempre utile notare che le condizioni cambiano parecchio tra azienda di produzione e esercizio di ristorazione/a livello domestico (es. durata delle conservazione, ulteriori lavorazioni, manipolazioni, mantenimento delle ideali condizioni di conservazione, etc.)

LA POSIZIONE DELL'UNIONE

La disposizione contenuta nel regolamento si basa in particolare sull'opinione dell'EFSA "Opinion of the Scientific Panel on biological hazards (BIOHAZ) related to the Microbiological risks on washing of Table Eggs", che affronta in maniera molto dettagliata e puntuale la tematica e i rischi connessi al lavaggio delle uova (lo trovate qui: https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.2903/j.efsa.2005.269)

Leggendo il parere dell'EFSA si può notare che questo è basato soprattutto sui rischi associati ai limiti tecnici della filiera, come ad es.
- adozione di prassi inadeguate da parte degli operatori
- sistemi di lavaggio obsoleti
- la difficoltà nel mantenere il legame di temperatura in condizioni di refrigerazione fino alla vendita al dettaglio.
Tecniche e tecnologie che possono comportare un incremento dei rischio microbiologico a causa dei danni provocati alle strutture esterne dell'uovo.

La stessa opinione, però, cita i dati raccolti da alcuni Stati membri in merito al lavaggio delle uova e sulla sicurezza di tale prassi, a patto che siano rispettati alcuni parametri, tra cui la temperatura dell'acqua di lavaggio:
una temperatura dell'acqua di lavaggio più elevata della temperatura delle uova consente un assorbimento minore dei microrganismi all'interno dell'uovo.
(COSA CURIOSA: l'aspetto riguardante l'assorbimento interno di Salmonella spp a causa della temperatura dell'acqua di lavaggio è stato documentato anche per i pomodori).

Quindi è possibile lavare le uova, a patto di avere una gestione adeguata dei processi ed individudare le opportune misure di controllo.

Tra le conclusioni del parere EFSA si può ritrovare questo passaggio:
"Evaluation of the advantages and disadvantages of egg washing need to be related to a particular system of washing.
If well done, there are clear advantages of egg washing, but poor practices increase the risk"

I dati raccolti ed illustrati nel documento permettono quindi di smentire gli aneddoti.
La valutazione del rischio è sempre necessaria.

Nello stesso parere EFSA si fa inoltre notare che molte delle posizioni odierne sul divieto di lavaggio sono basate su studi come quello di Brooks "(Brooks, J. (1951), The washing of eggs. Food Sci. Abstr., 23, 545–554)", che però erano carenti/contraddittori in merito ad alcuni dati riguardanti alcuni aspetti chiave come:
- il sistema di lavaggio,
- la temperatura dell'acqua di lavaggio
- la presenza di alcune sostanze come il ferro nell'acqua di lavaggio (ceduto dai contenitori).

SUL LAVAGGIO DOMESTICO

Tornando al lavaggio domestico delle uova, anche in questo caso è necessaria una debita contestualizzazione.

Ebbene tocca dire che in DETERMINATI CASI e per PARTICOLARI preparazioni è possibile il lavaggio del guscio delle uova.

È infatti consigliabile lavarle e/o disinfettarle AL MOMENTO dell'uso e SOLO per preparazioni con uovo crudo (es. tiramisù).

Il lavaggio non è invece necessario quando presente un trattamento termico tale da inattivare Salmonella, che permette di gestire il rischio associato al patogeno.

A dispetto di quanto si possa credere, la prassi di lavare il guscio delle uova, nelle particolari circostanze descritte sopra, é da considerarsi igienicamente adeguata.

Tanto che é stata richiamata anche nel Manuale di buone prassi validato dal Ministero della Salute "Manuale di somministrazione alimenti e bevande in occasione di feste e sagre" (qui il link: https://www.salute.gov.it/portale/temi/documenti/sicurezzaAlimentare/C_17_pagineAree_1187_listaFile_itemName_26_file.pdf?fbclid=IwAR0kg1UTSHv1duSw5NJS6gRJTrebmHKwvZl_q79wgGlVYUEHqHDUbZDImh8)

Chi è competente non chiede “evidenza”. Chi non è competente chiede “evidenza”, essendo evidente che non ha la competenz...
28/05/2026

Chi è competente non chiede “evidenza”. Chi non è competente chiede “evidenza”, essendo evidente che non ha la competenza per valutare quella altrui.
A chi non è capitato di sentirsi rivolgere, nel bel mezzo di una verifica di accreditamento (o di “qualità” in generale, o anche di una banale ispezione ASL o similare), una frase del tipo “eh, ma deve darmi evidenza” o, peggio, “eh, ma io dove trovo l’evidenza”, da parte dell’ispettrice o ispettore di turno?
A tutti. Già. Sorrisi amari, occhi al cielo, braccia allargate. Bene. Si sapeva.
Quanti invece hanno, come avrebbero dovuto, rispondere con ...[SEGUE]

La nuova edizione (2026) della ISO 19011 - La linea guida per la gestione e conduzione degli auditÈ stata pubblicata il ...
28/05/2026

La nuova edizione (2026) della ISO 19011 - La linea guida per la gestione e conduzione degli audit

È stata pubblicata il 28 maggio 2026 la nuova edizione della ISO 19011, la norma internazionale che fornisce linee guida per la gestione degli audit. La norma è per ora disponibile solo in lingua inglese, prossimamente l’UNI provvederà a ritirare la vecchia edizione e ad emettere la versione in lingua italiana.

La norma viene tradizionalmente utilizzata, seppur non obbligatoriamente, anche nell’ambito dei laboratori di analisi e di prova, oltre che nei laboratori clinici, per condurre le verifiche interne, la cui esecuzione è prescritta dal punto 8.8 della ISO 17025, essendo richiamata dalla nota inserita nel punto 8.8...[SEGUE]

“Chissà perché ma questo Escherichia coli non ne vuole sapere di crescere.Le piastre sono sempre pulite, probabilmente i...
26/05/2026

“Chissà perché ma questo Escherichia coli non ne vuole sapere di crescere.
Le piastre sono sempre pulite, probabilmente il terreno non va bene.”

In questi casi (es. un microrganismo già stressato che viene seminato su un terreno selettivo e incubato ad una temperatura limite), sarebbe opportuno allungare il tempo di recupero prima della demina, magari a temperatura ambiente e utilizzando un diluente appropriato.

I LIMII DEI CONTAMINANTI CHIMICI SECONDO IL CODEXNon sempre i considerando dei regolamenti europei permettono di compren...
17/05/2026

I LIMII DEI CONTAMINANTI CHIMICI SECONDO IL CODEX

Non sempre i considerando dei regolamenti europei permettono di comprendere le ragioni che portano alla definizione dei limiti dei contaminanti degli alimenti.

I considerando del Reg. UE 915/2023, ad esempio, non riportano in maniera esaustiva le motivazioni alla base di alcune scelte, vedi la scelta di escludere alcune categorie di alimenti (compresi quelli trasformati), la definizione di limiti basati su arrotondamenti allo zero (vedi 10,0 oppure 2,0 o ancora 1,0) oppure l’assenza di fattori di trasformazione per talune categorie di prodotti, rimandando ai dati forniti dagli operatori del settore alimentare.

Per capire tutto ciò è opportuno fare riferimento ad un altro documento, lo standard del Codex CXS 193-1995 "General standard for contaminants and toxins in food and feed", adottato nel 1995 e revisionato nel 2025.

Questo documento del Codex tratta proprio di contaminanti degli alimenti, comprese le tossine (in particolari quelle microbiche, ma ci sono degli esempi anche per il mondo vegetale).

Nello standard CXS 193-1995 sono riportate le motivazioni che hanno portato a stabilire i diversi limiti per determinati contaminanti in alcuni prodotti alimentari, nella fattispecie:

1) i limiti sono stati fissati per quei contaminanti che costituiscono un rischio per la salute pubblica e possono causare criticità negli scambi commerciali (la ricerca di equilibrio tra tutela della salute e salvaguardia delle filiere produttive)

2) i limiti riguardano solo gli alimenti che contribuiscono in maniera significativa all’esposizione per quel dato contaminante (ad esempio non è presente un limite per l’ocratossina A per piselli e derivati, data l’esposizione ridotta rispetto ad altri alimenti, stessa cosa vale per il mercurio nei funghi)

3) i valori di parametro sono stabiliti al più basso livello ragionevolmente raggiungibile (per la tutela della salute pubblica); come sempre l’obiettivo è evitare di imporre dei limiti che sarebbero tecnicamente irraggiungibili per gli operatori

4) i limiti sono definiti generalmente per gli alimenti «freschi»; i limiti ad hoc per alimenti trasformati, composti, diluiti, etc. sono determinati solo quando sono disponibili dati appropriati sui tassi di trasformazione, concentrazione, diluizione, miscelazione. In caso contrario è pertinente fare riferimento agli specifici tassi di trasformazione degli OSA o delle filiere di interesse.

5) i limiti sono definiti numericamente con opportuni arrotondamenti (es. 0,01, 0,10, 8,0, etc.) al fine di ridurre le ambiguità interpretative dei risultati.

6) se nota la ripartizione del contaminante, i limiti sono stabiliti per particolari componenti dell’alimento (es. frazione grassa per i PCB, data la loro natura lipofila) e non per l’alimento nella sua interezza.

Le cose non accadono per caso, ma sono frutto di una valutazione del rischio, ponderando tra tutela della salute pubblica e scelta di strumenti non vessatori.

LA PASTA FRESCA E STAPHYLOCOCCUS AUREUSA livello italiano la produzione della pasta fresca è normata dal DPR 187/2001 e ...
16/05/2026

LA PASTA FRESCA E STAPHYLOCOCCUS AUREUS

A livello italiano la produzione della pasta fresca è normata dal DPR 187/2001 e s.m.i., che ne fornisce definzione e caratteristiche di composizione.

E sono proprio le caratteritistiche compositive (umidità tra il 24 e il 30%, attività dell'acqua superiore a 0,92), assieme a quelle di processo (lunghe manipolazioni, eventuali farciture), che possono talvolta comportare la contaminazione da parte di numerosi microrganismi, alcuni di questi patogeni.

Tra questi patogeni sicuramente di interesse è il noto Staphylococcus aureus, che talvolta viene rilevato con valori di carica superiori a 10^4 ufc/g (1).

La contaminazione da parte di stafilococco avviene prevalentemente nelle fasi in cui la manipolazione è maggiore, tra cui farcitura e formatura della pasta (2).
È stato anche rilevato come il batterio contamini i prodotti tramite i residui delle lavorazioni precedenti rimasti adesi alle attrezzature come le formatrici o laminatrici, macchine utilizzate per l'ottenimento della sfoglia (2).

La presenza di stafilococco però non comporta necessariamente episodio tossinfettivo, infatti per provocare l'intossicazione da staphylococcus aureus si ritiene necessario che il batterio debba arrivare a concentrazioni di 10^6 UFC/g, così da produrre l'enterotossina stafilococcica (3).
Altra cosa importante é che non tutti i ceppi di S. aureus hanno la capacità di produrre la tossina responsabile dell'intossicazione alimentare.
Per esempio i ceppi associati all'uomo hanno una maggiore capacità di produrre la tossina rispetto a quelli responsabili della contaminazione primaria dei prodotti di origine animale.

Preme anche sottolineare che l'enterotossina è termostabile, ovvero resiste bene ai trattamenti termici.
La termostabilità implica che la bollitura della pasta NON consente di eliminare la tossina, anche se ne diluisce la concentrazione.
In ragione di quanto esposto, la bollitura NON è da considerarsi misura sufficiente per eliminare la tossina (3).

Fondamentale il mantenimento della catena del freddo.
È stato documentato infatti che la formazione di enterotossine non è stata rilevata in prodotti conservati alla temperatura di 5°C, mentre è stata riscontrata a 10°C (4).
Tale valore di temperatura risulta quindi particolarmente critico come misura di controllo del microrganismo patogeno.

Quindi attenzione al raffreddamento rapido e alla frigoconservazione della pasta fresca, sia a livello domestico, artigianale e industriale.

LIMITI ANALITICI APPLICABILI

In caso di utilizzo del parametro analitico relativo a S. aureus nelle paste fresche, l'ICMSF raccomanda di considerare come limite di accettabilità 10^3 ufc/g (2).
Si considera questo come limite di riferimento perché nel mentre la popolazione degli stafilococchi può essere stata parzialmente inattivata.
Nel caso in cui si rilevi una concentrazione pari a 10^4 ufc/g sarebbe opportuno ricercare anche l'eventuale enterotossina (2).

Ci vediamo il 15 giugno per questo webinar gratuito sull’analisi microbiologica delle acque.Si parlerà di prove sui terr...
12/05/2026

Ci vediamo il 15 giugno per questo webinar gratuito sull’analisi microbiologica delle acque.

Si parlerà di prove sui terreni e progetti sperimentali per la verifica dei metodi microbiologici delle acque secondo la ISO 13843.

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Beinasco

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