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Studio Arclab Lo Studio Arclab, fondato nel 1996 dal dott.

Massimo Tarditi, fornisce alle aziende e ai laboratori di analisi consulenza, formazione e servizi nel campo della sicurezza alimentare, ambientali e per l'accreditamento.

GLI OBBLIGHI DI PARTECIPAZIONI AI PT E GLI ESERCIZI DI STILESi sa, i laboratori accreditati devono partecipare ai profic...
13/10/2026

GLI OBBLIGHI DI PARTECIPAZIONI AI PT E GLI ESERCIZI DI STILE

Si sa, i laboratori accreditati devono partecipare ai proficiency test quando questi sono disponibili e idonei, in accordo con le prescrizioni del documento RT-39.

Premesso che i requisiti di disponibilità e idoneità sono definiti dallo stesso documento Accredia e dalla policy ILAC P9, è doveroso precisare che l’esistenza di un PT non comporta in automatico la sua idoneità.
E che la sua idoneità come tecnica di prova o metodo di riferimento non implica in toto la sua adeguatezza.

Facciamo un esempio:
Esistono PT per la determinazione degli allergeni negli alimenti che sono disponibili e idonei in termini di tecnica, ma inadeguati sotto diversi altri aspetti:
1) ridotto numero di partecipanti, a volte anche inferiore a 10
2) valori di SDPA così corposi che ci rientra qualsiasi cosa (SDPA usato al denominatore per il calcolo dello z-score).
Se il valore dell’incertezza del valore assegnato è non trascurabile, allora si possono usare altri criteri come lo z’-score
3) mancanza di congruenza tra valore dello scarto tipo e incertezza del valore assegnato.

PT del genere non sono altro che esercizi di stile, utili per soddisfare gli obblighi ma senza alcun valore tecnico.
Ci stiamo prendendo in giro, però l’importante è dire che lo abbiamo fatto.

In foto si può ammirare un esempio in tal senso, in cui il valore del SDPA è pari a circa il 40% del valore assegnato (questo ricavato dal valore mediano dei risultati dei 9, ripeto, 9 risultati forniti).

Altro aspetto degno di nota:
I PT rientrano nelle attività di cui al punto 7.7 della 17025, ovvero assicurazione validità dei risultati.
L’uso dei PT non rientra nelle attività di verifica dei metodi, di cui al punto 7.2.1 della stessa 17025.

Annullato il progetto di revisione della ISO 11133.Forse una buona notizia, forse l'opportunità di rendere la norma frui...
10/10/2026

Annullato il progetto di revisione della ISO 11133.

Forse una buona notizia, forse l'opportunità di rendere la norma fruibile anche per i piccoli laboratori.

Ad oggi nessuno degli utilizzatori (non ci prendiamo in giro) riesce a soddisfare i requisiti della ISO 11133 in termini di prove e di ceppi da impiegare

APPROFONDIMENTO SU CLOSTRIDIUM PERFRINGENSClostridium perfringens è un batterio ampiamente distribuito in natura: suolo,...
09/10/2026

APPROFONDIMENTO SU CLOSTRIDIUM PERFRINGENS

Clostridium perfringens è un batterio ampiamente distribuito in natura: suolo, vegetali, alimenti crudi, cotti e disidratati.
Nella carne cruda, ottenuta a partire da animali sani, possono essere rilevate poche cellule vegetative; numeri più elevati si possono ottenere quando sono macellati animali in condizioni sanitarie non eccellenti (1).
La presenza di spore, invece, è talvolta riconducibile a scarse prassi igieniche durante le operazioni di macellazione e contaminazione fecale delle carcasse (1).
Erbe e spezie possono contenere tra 100 e 500 cellule vegetative per grammo (2) e quindi dovrebbero essere tenute in conto come ulteriore fattore di rischio.

La produzione dell’enterotossina da parte del batterio avviene di norma nell’intestino dell’ospite ed è associata alla fase di formazione delle spore (3), anche se Naik e Duncan (4) hanno rilevato come sia possibile che piccole quantità di tossina vengano preformate nell’alimento, comportando quindi una riduzione del tempo di insorgenza della malattia.
(importante ricordare che non tutti i batteri di questa specie sono in grado di produrre l’enterotossina e che la maggior parte degli episodi tossinfettivi sono associati a ceppi caratterizzati da spore termoresistenti, 1).

Gli episodi di MTA (malattia trasmessa da alimenti) correlati a C. perfringens non hanno un particolare legame con l’andamento stagionale (diversamente da come si può riscontrare per altri microrganismi come i Norovirus, in cui una maggiore incidenza si può rilevare nei mesi tra ottobre e marzo, 5).
Questi episodi sono però spesso riconducibili ad uno specifico anello della filiera alimentare, ovvero la fase di somministrazione degli alimenti, in particolare a livello di ristorazione collettiva.

Abbastanza facile intuirne la motivazione:
Grandi quantità di cibo che sono preparati, cotti e successivamente tenuti a temperatura ambiente, consentendo quindi la crescita di C. perfringens fino ad arrivare alla dose di 10^6-10^7 cellule/g, tale da causare la malattia (6).

La cottura degli alimenti ha diversi ruoli nella patologia associata a C. perfringens:
1) la riduzione della flora competitiva presente nell’alimento;
2) fornire lo shock termico necessario per la germinazione delle spore;
3) creare le condizioni di anaerobiosi necessarie per la crescita del batterio, dato l’allontanamento dell’ossigeno a causa del calore fornito dal trattamento termico (tale condizione è particolarmente importante e critica negli strati più interni degli alimenti complessi).
C. perfringens é comunque meno sensibile all'ossigeno rispetto ad altri clostridi, come C. botulinum (1).

Le misure di controllo (7) sono abbastanza semplici e sono le solite cose che ben conosciamo:
- mantenere il cibo a temperature superiori a 55°C o inferiori a 15°C (preferibilmente < 12°C);
- se necessario riscaldare gli alimenti, come accade ad esempio per gli avanzi, questi devono essere trattati ad una temperatura pari ad almeno 72°C, così da inattivare le cellule vegetative (questo trattamento non consente di eliminare le spore, che generalmente hanno una resistenza termica maggiore).

Le cellule vegetative di C. perfringens sono molto sensibili al congelamento, tanto che Fruin e Babel (8] hanno riportato che solo il 6% è in grado di sopravvivere dopo 14 giorni alla temperatura di -23°C.
Alla faccia di chi continua ad affermare che il congelamento degli alimenti lascia inalterata la popolazione dei microrganismi.

BIBLIOGRAFIA:

(1) Microorganisms in Foods 5, Charateristics of microbial pathogens, International Commission on Microbiological Specifications for Foods (ICMSF), Edizione Springer 1995.

(2) Rodriguez-Romo, L.A., Heredia, N.L., Labbe, R.G. and Garcia-Alvarado, J.S. (1998) Detection of enterotoxigenic Clostridiumperfringens in spices used in Mexico by dot blotting using a DNA probe. J. Food Prot., 61(2), 201-204

(3) Granum P. E., Clostridium perfringens toxins involved in food poisoning, International Journal of Food Microbiology, 1990.

(4) Naik H.S., Duncan C.L., Enterotoxin formation in foods by Clostridium perfringens type A, Journal of Food safety, 1977.

(5) Microorganisms in Foods 7, Microbiological Testing in Food Safety Management, International Commission on Microbiological Specifications for Foods (ICMSF), Edizione Springer 2018.

(6) Pace, P.J., Duncan, C.L., Dowell, V.R., Antonmattei, J.C. and Wisniewski, H.J. (1976) Perfringens illness associated with beef prime rib served in a restaurant. J. Milk Food Technol., 39(4), 305 (letter)

(7) EFSA, Opinion of the Scientific Panel on Biological Hazards on the request from the Commission related to Clostridium spp in foodstuffs, EFSA Journal 2005, 199, 1-65.

(8] Fruin J.T., Babel F.J., Changes in the Population of Clostridium perfringens Type A Frozen in a Meat Medium 1, Journal of Food Protection, 1977, 40(9):622-625

Se dopo l’evento di oggi ci avete capito ancora meno dei requisiti del RT-08, potete seguire il corso targato Studio Arc...
08/10/2026

Se dopo l’evento di oggi ci avete capito ancora meno dei requisiti del RT-08, potete seguire il corso targato Studio ArcLab proprio sulla revisione 6 del regolamento.

Il 30 ottobre per la diretta, in FAD quando volete

Link nei commenti

In foto la locandina e il piano di volo

Ci vediamo il 6 novembre al webinar gratuito organizzato da Eurofins Food Assurance sui criteri microbiologici degli ali...
03/10/2026

Ci vediamo il 6 novembre al webinar gratuito organizzato da Eurofins Food Assurance sui criteri microbiologici degli alimenti.

Come noto, la definizione dei criteri microbiologici è cruciale per la valutazione del rischio e per la corretta impostazione di un piano di campionamento in autocontrollo.
I criteri microbiologici possono anche derivare da specifiche o da norme, come il Reg. CE 2073/2005.

Il corso ha come scopo quello di fornire chiarimenti sul significato dei criteri microbiologici, con focus sul Reg. CE 2073/2005 e sui relativi controlli ufficiali.

Verranno approfonditi i seguenti temi:
- l’ecologia dei microrganismi richiamati nell’allegato I del regolamento
- Le ragioni statistiche alla base dei piani di campionamento a 2 e 3 classi
- gli obblighi degli OSA in relazione ai criteri microbiologici
- i controlli ufficiali per la verifica dei criteri
- le garanzie difensive degli OSA: le procedure di controperizia e controversia

Link alla registrazione nei commenti

SULLA VALIDAZIONE DELLE MISURE DI CONTROLLO NELLE AZIENDE ALIMENTARI
02/10/2026

SULLA VALIDAZIONE DELLE MISURE DI CONTROLLO NELLE AZIENDE ALIMENTARI

NUOVO CORSO RT-08 rev06 e DT-09-DLCome da tradizione, è in preparazione il corso ArcLab per illustrare i contenuti della...
26/09/2026

NUOVO CORSO RT-08 rev06 e DT-09-DL

Come da tradizione, è in preparazione il corso ArcLab per illustrare i contenuti della nuova versione del documento RT-08 dell’ente di accreditamento.

Questa volta parleremo della rev06 e del nuovo documento DT-09-DL sui requisiti dei rapporti di prova, da leggere in combinazione con RT-08.

Ci vediamo il 30 ottobre in diretta oppure in differita registrata.

In foto locandina e programma, nei commenti il link per info e iscrizioni.

SUL CONFRONTO 2U>r IN MICROBIOLOGIARiguardo il confronto tra incertezza estesa (U) e limite di ripetibilità (r), tramite...
24/09/2026

SUL CONFRONTO 2U>r IN MICROBIOLOGIA

Riguardo il confronto tra incertezza estesa (U) e limite di ripetibilità (r), tramite il criterio 2U>r, occorre ribadire che tale requisito è pertinente in particolare per le prove chimiche (tra l'altro solo a determinate condizioni), mentre per le prove microbiologiche si tratta di un criterio spesso di poco significato, poiché mette a confronto lo scarto tipo di ripetibilità con lo scarto tipo di riproducibilità.

Trattasi di due indici statistici diversi i cui valori sono ottenuti a partire da progetti sperimentali completamente differenti:
a) U è calcolata a partire dalle sperimentazioni previste dalla ISO 19036 (spesso come sola incertezza tecnica).
b) r è stimato mediante uno studio i condizioni di ripetibilità ristretta, come da indicazioni del documento Accredia DT0002/06.

Il mancato soddisfacimento del criterio 2U>r può derivare ad esempio da:
1) l'esecuzione delle prove di ripetibilità su matrici difficilmente omogeneizzabili ed eterogenee, mentre la stima di U è ottenuta da dati collezionati contemplando anche matrici facilmente omogeneizzabili, come liquidi o solidi omogenei.

2) l'errore intrinseco associato a metodi come quelli per lieviti e muffe, in cui il conteggio è influenzato in particolare dalla prevalenza delle muffe (occupano spazio sulla piastra, possono oscurare le colonie dei lieviti, etc.).
Può capitare di condurre le prove di ripetibilità su matrici aventi una certa prevalenza di muffe (es. farine di cereali) mentre le prove di riproducibilità includono anche matrici che hanno una maggiore presenza di lieviti (es. formaggi a pasta filata), determinando una diversa dispersione dei risultati.

A questo si aggiunge che i pertinenti documenti (es. ISO 16140-3 e ISO 19036) non contemplano tale confronto per valutare l'adeguatezza dell'incertezza e/o le prestazioni di un metodo.
La stessa precedente versione della 19036, ovvero quella pubblicata nel 2006 e vigente fino al 2019, (quindi era già presente la disequazione 2U>r nel RT-08 rev04) riportava dei dati sperimentali, collezionati in sede di validazione della norma, che non rispettavano il criterio in oggetto per le conte a 30°C (pagina 13 tabella A1, prendendo in considerazione r del metodo ISO 4833-1:2013, punto 10.2.2, presente anche nella versione del 2022).

Come sempre occorre ragionare sui dati e sui criteri utilizzati per valutarli.

Ps riguardo la microbiologia delle acque, il criterio 2U>r è ancora più assurdo data la componente della distribuzione di Poisson.
Lo stesso documento Accredia DT0002/06 così si esprime nella sua introduzione:
"La ripetibilità deve essere calcolata e verificata periodicamente per le caratteristiche espresse come “variabili” (modalità quantitative) caratterizzate da distribuzioni approssimativamente normali o unimodali."
Questa condizione di normalità è spesso non verificata nelle prove microbiologiche sulle acque (negli alimenti invece le distribuzioni possono essere lognormali).

LA TOSTATURA DEL CAFFÈ COME MISURA DI CONTROLLO DELL’OCRATOSSINA ASecondo il Codex Alimentarius, documento CXC 69-2009c ...
18/09/2026

LA TOSTATURA DEL CAFFÈ COME MISURA DI CONTROLLO DELL’OCRATOSSINA A

Secondo il Codex Alimentarius, documento CXC 69-2009c la tostatura del caffè può portare ad una degradazione sostanziale dell’OTA (dal 65 al 100%).

La posizione del Codex è suffragata anche da diversi studi sull’argomento e anche dal parere dell’EFSA che, nel suo report sulla presenza di OTA negli alimenti, riporta un tasso di riduzione sostanziale quando applicate le temperature di tostatura comprese tra 190 e 210 gradi per tempi compresi tra 20 e 30 minuti.

In foto la bibliografia e le fonti consultate.

Precisazione necessaria: quanto sopra non implica in alcun modo che un trattamento termico quando applicato è risolutivo come misura di controllo per l’OTA.
Nel settore dei prodotti da forno l’entità dei trattamento termico è generalmente più contenuta e questo ha un effetto variabile sulla degradazione della micotossina.
Scarsa efficienza di distruzione è stata documentata per il pane in cassetta, a causa sia del trattamento termico che dello spessore del pezzo (maggiore degradazione sulla crosta, molto meno marcata al centro).

Ci vediamo il 27 ottobre a Labotec.Parleremo del reg. CE 2073/2005 e le modifiche apportate al criterio per Listeria mon...
13/09/2026

Ci vediamo il 27 ottobre a Labotec.

Parleremo del reg. CE 2073/2005 e le modifiche apportate al criterio per Listeria monocytogenes.

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