14/10/2024
“La bruttura”
Solo di una bruttura possiamo parlare dell’opera in questione di Gaetano Pesce installata a Napoli, incentrate sulla percezione di un’offesa alla cultura millenaria della città e ai suoi cittadini. Personalmente, quando ho visto questa bruttura perché non possiamo parlare di un'opera d’arte, il mio malcontento e credo che in molti condividono questo mio malcontento. Per non parlare dell’uso di fondi pubblici per questo progetto NON artistico. Questo progetto non viene visto come una enorme distanza dei bisogni reali della popolazione allo sperpero per il niente. In un momento in cui la sanità pubblica affronta gravi difficoltà e la povertà continua a crescere, la spesa di denaro pubblico per opere d’arte può apparire una scelta insensibile e inappropriata per tali brutture in una città così bella. Io e molti miei amici e credo tantissimi cittadini hanno espresso indignazione per l’opera di Pesce, non solo per il suo stile moderno, che alcuni vedono come estraneo o addirittura irrispettoso nei confronti dell’identità culturale napoletana, ma anche per il contesto socioeconomico in cui è stata installata. In una città come Napoli. Questa città con una storia artistica e culturale che risale a millenni, con artisti di questo calibro come Luca Giordano, De Ribera, Battistello Caracciolo, Aniello Falcone, per non parlare di alcuni scultori Corradini, Sanmartino e Queirolo senza menzionare anche questi personaggi da San Gennaro a Federico II, dagli Angiò ai Borbone, da Sannazaro a Vico, De Sanctis, Croce, da Pulcinella a Scarpetta, ai De Filippo, a Totò, da Caruso a Carosone, da Sophia Loren a Troisi, mi scuso per gli altri artisti e personaggi non citati ma la lista è chilometrica, qualsiasi intervento che non sembra onorare quella tradizione può essere percepito come una provocazione o un oltraggio . Ma tu signore artista chi sei a confronto dei citati, non certo rimarrai nella storia dei migliori. Credo anche gli amministratori dovrebbero rispondere ai loro cittadini di tali scempi. Ricordo che in una società che affronta sfide come il declino dei servizi sanitari e l’aumento della povertà, la scelta di destinare fondi a progetti artistici di questo tipo è persino offensiva nei confronti dei napoletani come fosse l’elevazione delle teste di c***o. Un altro aspetto rilevante riguarda la responsabilità sociale dell’arte e degli artisti. Se da una parte l’arte deve essere libera di esprimersi e provocare, dall’altra parte, deve anche tenere conto del contesto sociale e culturale in cui viene inserita. In un ambiente segnato da difficoltà economiche, l’arte potrebbe avere un ruolo più pratico e immediato, ad esempio nella riqualificazione di spazi urbani degradati o nella promozione di progetti a beneficio diretto della Comunità. E questa mia lettera aperta non prende forza e ne attacca la teoria con me del concetto, purché ne parlano avendo avuto il suo successo. Ma ho solo difeso la dignità della città e del popolo napoletano. Confido molto nel buonsenso dei clochard a dare giustizia ai cittadini napoletani.