PEO Comunicazione Culturale e d'Impresa

PEO Comunicazione Culturale e d'Impresa Ogni nostro progetto inizia con una storia. Provare a riassumere la nostra? Una vera impresa

Ci sono giorni in cui una città sembra mostrarsi sotto una luce diversa.Succede quando le strade diventano luoghi di inc...
04/09/2026

Ci sono giorni in cui una città sembra mostrarsi sotto una luce diversa.
Succede quando le strade diventano luoghi di incontro, quando un quartiere apre le proprie porte, quando storie, persone e linguaggi diversi trovano uno spazio comune.

Il 5 e 6 settembre, per la Festa di Sant’Alessandro, sarà così nel quartiere Loreto e in Via Quarenghi - Via San Giorgio.
Piazze, cortili, vie, teatri e spazi quotidiani accoglieranno musica, danza, sport, letture, passeggiate, arte, moda e momenti di condivisione. Un programma diffuso che nasce dal carattere stesso di questi luoghi e dalle persone che li attraversano.
Dietro queste due giornate c’è un percorso fatto di ascolto, relazioni e confronto.

PEO lo ha seguito insieme al Comune di Bergamo, alle Reti di quartiere, alle associazioni, alle realtà culturali, sociali, sportive ed educative e alle attività commerciali, contribuendo a tenere insieme sensibilità, idee e visioni diverse.
Perché progettare cultura dentro una città significa anche riconoscere le energie già presenti, creare connessioni, dare loro una forma e accompagnarle verso uno spazio condiviso.

Loreto e via Quarenghi raccontano due volti diversi di Bergamo, legati dalla stessa capacità di generare comunità.
Per due giorni la Festa di Sant’Alessandro attraverserà questi luoghi e li restituirà alla città attraverso le loro voci, le loro storie e il loro movimento.

Bergamo, in fondo, prende forma proprio nei luoghi in cui le persone scelgono di incontrarsi e immaginare insieme ciò che può ve**re dopo.

Link ai programmi: https://www.comune.bergamo.it/notizie/santalessandro-2026%3A-la-festa-nei-quartieri-il-5-e-il-6-settembre

Per quattro giorni Piazza Mascheroni, nella nostra Bergamo, è diventata un teatro a cielo aperto.Un luogo di incontro. U...
01/09/2026

Per quattro giorni Piazza Mascheroni, nella nostra Bergamo, è diventata un teatro a cielo aperto.

Un luogo di incontro. Uno spazio in cui le persone si sono sedute una accanto all’altra per condividere storie, immagini, sapori e idee.

La XIII edizione di Food Film Fest si è conclusa, lasciando dietro di sé qualcosa di più di un programma di proiezioni, degustazioni e appuntamenti.

Ha lasciato le voci di chi ha raccontato il cibo come cultura, memoria, economia e futuro, ma anche i volti degli ospiti che hanno attraversato il palco, da Enzo Iacchetti ai protagonisti del cinema, della gastronomia e della cultura. Ha lasciato i racconti dei film arrivati da tanti Paesi del mondo e quelli custoditi nelle tradizioni del nostro territorio. Ha lasciato il dialogo tra cinema e cibo, tra comunità locali e sguardi internazionali, tra il lavoro quotidiano di chi produce e la curiosità di chi sceglie di fermarsi ad ascoltare.

Quest’anno il tema era Metamorfosi. E forse la trasformazione più bella è proprio quella che avviene quando uno spazio si riempie di persone e diventa esperienza condivisa.

Per noi Food Film Fest racconta anche il nostro lavoro. Quello che parte mesi prima, tra strategia, comunicazione, relazioni, contenuti e organizzazione, e che poi prende forma davanti a una piazza piena.

È questo che ci piace costruire: progetti capaci di uscire dalla carta, incontrare le persone e diventare qualcosa che succede davvero negli occhi, nella mente e nel cuore di tutti.

Siamo felici di aver costruito e narrato questo percorso, contribuendo a dare vita a un Festival che, anno dopo anno, continua a creare connessioni e nuovi sguardi.

Ora la piazza torna alla sua quotidianità, ma le storie, gli incontri e le immagini di questi giorni continueranno a viaggiare ancora un po’.

Arrivederci alla prossima edizione, Food Film Fest!

Food Film Fest è reso possibile grazie a:
Fondazione BCC Milano
Camera di Commercio di Bergamo
Fondazione della Comunità Bergamasca
Consiglio regionale della Lombardia
Provincia di Bergamo
Comune di Bergamo
Bergamo Città dei Mille Sapori
bergamocreativecity
Coldiretti Bergamo
Confcommercio Bergamo
Slowfood Valli Orobiche Condotta
Fondazione ASM Gruppo A2A
Planetel

09/08/2026

Per far spazio a nuove idee, a volte basta un po' di vento che porti via i pensieri!

Entra dalla finestra, gira per l'ufficio vuoto, controlla che le piante siano ancora vive e se ne va senza timbrare il cartellino. Noi, invece, ci prendiamo una pausa per ritrovare creatività e rinfrescare la nostra passione.

Torniamo il 17 agosto. Il vento, forse, resterà.
Buone ferie! 🌬️

Un altro capitolo di   si è concluso al Monastero del Carmine.Il progetto, ideato dal Gruppo di Lavoro Arte e Cultura de...
24/07/2026

Un altro capitolo di si è concluso al Monastero del Carmine.

Il progetto, ideato dal Gruppo di Lavoro Arte e Cultura del Comitato Piccola Industria di Confindustria Bergamo in collaborazione con Politecnico delle Arti Bergamo - Accademia Belle Arti G. Carrara, nasce con l'intento di unire il mondo della fotografia contemporanea a quello delle nostre PMI. L'obiettivo è portare lo sguardo e la sensibilità di giovani artisti direttamente dentro i luoghi di lavoro del nostro territorio, svelando l’aspetto umano, relazionale e poetico del mondo delle imprese.

La terza edizione, dal titolo “Relazioni. Dove nasce l’immagine”, ha visto come protagoniste cinque giovani fotografe: Camilla Aprile, Nicole Locatelli, Valeria Olivo, Erika Ungari e Yuliya Vladkovska. Le artiste hanno vissuto la quotidianità delle aziende partner CR Technology Systems SpA, Bresciani 1970, Monaci Demolizioni Speciali srl, Iterchimica e Taramelli srl, cogliendo attraverso la loro arte dettagli spesso nascosti. Il percorso si è arricchito di un momento formativo in Cosberg SpA, dove hanno potuto esplorare e fotografare la realtà aziendale durante un workshop dedicato.

Una giuria composta da Francesco Pedrini, artista e docente, Filippo Romano, artista e fotografo, e Davide Tranchina, artista e docente di fotografia, ha proclamato vincitrice Nicole Locatelli con l’opera “La strada che non si vede nasce camminando”, realizzata nel calzificio Bresciani 1970 e premiata per la sua sensibilità visiva e poetica.

L’inaugurazione della mostra fotografica è stata arricchita dagli interventi di Matteo Zanetti (Presidente di Confindustria Bergamo), Matteo Assolari (Presidente del Comitato Piccola Industria), del Gruppo di Lavoro Arte e Cultura con la responsabile Simona Bonaldi, Claudia Sartirani, Giulia Ghidini e Giuseppe Taramelli.

Noi di PEO abbiamo curato il catalogo e il progetto grafico creando la mappa di un’esperienza, che racconta le opere e il cammino che le ha generate. Se la mostra ha offerto un contatto dal vivo con le fotografie, questo volume permette di portare l’incontro con sé, per accorgersi a ogni lettura di sfumature prima rimaste fuori campo. Il valore delle immagini ben riuscite è proprio continuare a costruire relazioni.

Foto: Gianfranco Rota

“𝗗𝗮 𝟳𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗲”.È con queste parole che Gualini Lamiere Int ha scelto di raccontare i suoi primi 𝟳𝟬...
17/07/2026

“𝗗𝗮 𝟳𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗲”.

È con queste parole che Gualini Lamiere Int ha scelto di raccontare i suoi primi 𝟳𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶. Al 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗩𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗱’𝗔𝗱𝗱𝗮, l’anniversario è diventato il momento per fermarsi, guardare al cammino fatto e celebrare una storia fatta di persone, lavoro quotidiano, decisioni prese con determinazione e, soprattutto, coraggio.

Entrata in azienda nel 1981, 𝗠𝗶𝗿𝗶𝗮𝗺 𝗚𝘂𝗮𝗹𝗶𝗻𝗶 guida l’impresa da più di trent’anni con la forza di chi ha scelto di crederci. In un settore tecnico e in un tempo ancora segnato da pregiudizi profondi, ha dovuto misurarsi con lo scetticismo di chi pensava che una donna non potesse farcela. 𝗛𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶, giorno dopo giorno, tenendo insieme responsabilità e fiducia nel futuro, fino a portare Gualini ai traguardi di oggi. Accanto a lei c’è il figlio Marco Travella, terza generazione di una storia che continua a guardare all’innovazione.

Durante la serata, la voce di 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗣𝗮𝗻𝗻𝗼𝗳𝗶𝗻𝗼 ha raccontato questi sette decenni, intrecciando il cammino di Gualini con i grandi eventi culturali, politici ed economici della storia del mondo.

Ma il cuore della serata sono state le 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲: le donne e gli uomini che ogni mattina si mettono al lavoro e che rappresentano la vera continuità dell’impresa, la sua energia.

Storie come quella di Gualini ci ricordano il motivo per cui amiamo così tanto il nostro lavoro. Perché in un anniversario ci sono vite, scelte, fatiche e passione. Per noi è stato prezioso conoscere questo percorso e poterlo trasformare in una serata capace di restituire le costanti di settant’anni di impresa: 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲, 𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗲 𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶.

16/07/2026

Giovanni Minoli, i siluri di Report e l’effetto boomerang: “Il programma l’ho inventato io con Milena ma oggi è un’altra cosa. Inchieste a tesi e legami con le Procure”

Giovanni Minoli è autore e innovatore della televisione italiana. Ideatore di Mixer e tra i pionieri del giornalismo d’inchiesta moderno, ha contribuito a rivoluzionare il linguaggio televisivo, introducendo nuove tecniche narrative e valorizzando il reportage come strumento di approfondimento giornalistico.

Direttore, sei entrato nella storia come innovatore con Mixer.
«Quando inventammo il faccia a faccia, era il 5 aprile del 1980, i tecnici gridavano alla bestemmia visiva. Dicevano che non si poteva fare, che il linguaggio televisivo era un altro. Io rispondevo semplicemente: “Mi piace”. Non facevo cinema, facevo televisione. Oggi basta vedere un’inquadratura di Mixer per riconoscerla immediatamente».

Rimaniamo sulla storia. Hai inventato anche Report.
«Sì, nacque come Professione Reporter, nel 1994, grazie alla rivoluzione tecnologica. Milena Gabanelli venne da me e mi disse che voleva girare l’Italia e il mondo per realizzare una serie di piccoli documentari e di inchieste. Fino ad allora le troupe televisive erano ancora organizzate secondo la cultura del cinema: sette, otto persone per un servizio, con costi enormi. In quegli anni arrivarono le prime telecamerine, che consentivano di lavorare da soli. Con un decimo dei costi si rendeva finalmente possibile un giornalismo d’inchiesta moderno».

Quindi fu una rivoluzione prima ancora culturale che editoriale?
«Esattamente. Io costruii Professione Reporter su Milena Gabanelli. Lei partì per realizzare servizi da tutto il mondo: Africa, Asia, zone di guerra. Erano lavori straordinari. Ricordo anche Marcella De Palma, che lavorava con me a Mixer e che poi promossi alla conduzione di Chi l’ha visto?. Era una grande giornalista di guerra. Da ogni continente arrivavano reportage che prima sarebbero stati economicamente impossibili».

Poi il programma cambia nome e diventa Report. Perché?
«Dopo alcuni anni discutemmo se cambiare il titolo. Aveva ragione Milena. Professione Reporter metteva al centro il giornalista; Report metteva al centro l’inchiesta. Era un’evoluzione naturale».

Anche il modo di fare giornalismo cambia profondamente.
«La tecnologia è un linguaggio. Le telecamerine consentivano di entrare ovunque, di riprendere situazioni che prima sarebbero state impossibili, anche senza essere notati. Cambiava il modo di raccogliere le immagini e quindi di raccontare la realtà».

Come mai Milena Gabanelli scelse Sigfrido Ranucci come suo successore? Era davvero il migliore della sua redazione?
«Fu lei a indicarlo. Se fosse il più bravo non lo so, questo bisognerebbe chiederlo a lei. Ma dubito che oggi abbia voglia di entrare in questa discussione. Lo conosce molto bene e sa perfettamente chi è».

Secondo lei, quanto è cambiato Report rispetto alle origini?
«La struttura è rimasta quella dell’inchiesta. Però un’inchiesta può nascere in due modi: perché hai una notizia e ci scavi sopra oppure perché hai una tesi e vuoi dimostrarla. Questa è la grande differenza: il giornalismo delle domande oppure quello delle risposte già confezionate».

Lei ha avuto l’impressione che talvolta si sia passati alla seconda categoria?
«Qualche dubbio, qualche volta, mi è venuto. Oggi, vedendo anche come si stanno complicando certe vicende, può capitare di avere l’impressione che alcune operazioni siano state costruite a tavolino».

Report è diventato espressione del circo mediatico-giudiziario…
«Un cambiamento generale nasce sulla scia di Tangentopoli. Con i giornalisti appostati davanti alle procure nasce un rapporto che, in alcuni casi, è diventato perverso. Ci sono state pagine davvero terribili. Montanelli lo denunciò con forza già allora».

Un giornalista deve frequentare chiunque, anche persone molto controverse?
«Non esistono risposte teoriche. Più o meno tutti frequentano tutti. La differenza la fa l’etica professionale. Se possiedi un’etica, sai mantenere la giusta distanza. Se invece l’obiettivo è ottenere un risultato a qualunque costo, allora la distanza scompare».

Quanto conta la direzione di una testata o di una trasmissione?
«Conta tutto. Come sempre, tutto viene dalla testa. Se hai direttori con una forte etica professionale e una vera capacità di guidare i giornalisti, allora costruisci una cultura del lavoro seria. Con Milena abbiamo litigato tantissimo, ma c’era una stima reciproca assoluta e soprattutto la certezza della buona fede».

Anche Milena Gabanelli ha detto che Report è cambiato.
«Milena è una delle giornaliste più serie e preparate che abbia conosciuto. Se guardi i suoi lavori capisci quanta ricerca ci fosse dietro ogni servizio. È una professionista di altissimo livello».

L’ex consulente di Report Gaetano Bellavia ha parlato di inchieste preimpostate e unilaterali. Lei ha avuto questa sensazione?
«Qualche volta sì. Il Report di Milena l’ho sempre seguito e condiviso. Quello di oggi ogni tanto l’ho guardato, ma diciamo che se non lo guardo, non mi suicido certo. In alcune occasioni l’impressione di costruzioni preparate a tavolino l’ho avuta».

Negli ultimi giorni ha fatto discutere la fotografia, pubblicata per la prima volta dal Riformista, che ritrae insieme Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. Che idea si è fatto?
«Che probabilmente si andava lì a mangiare, a parlare, a incontrare persone. I giornalisti vivono di relazioni e di notizie, soprattutto quando lavorano anche con collaboratori esterni. Se qualcuno dice che per incontrare Ranucci bisognava andare in quel ristorante, evidentemente quello era un luogo di incontro. I mediatori sono sempre esistiti».

Direttore, qual è la lezione finale di questa storia?
«Sai come si diceva una volta? Gira gira, il siluro torna in c**o a chi lo tira».

di Aldo Torchiaro

Quanto è solida la comunità interna di un’azienda rispetto ai traguardi che raggiunge all'esterno?La 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿...
14/07/2026

Quanto è solida la comunità interna di un’azienda rispetto ai traguardi che raggiunge all'esterno?

La 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮 è l'infrastruttura che tiene insieme ogni cosa: la visione del management, l’evoluzione dei servizi e la quotidianità delle persone. L’ultimo evento di Planetel, che ha riunito l'intera squadra nei nuovi spazi della sede di Treviolo, è nato proprio per analizzare il clima aziendale attraverso questionari mirati e porre le basi per i 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗶 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗯𝘂𝘀𝗶𝗻𝗲𝘀𝘀 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Il nostro ruolo a fianco di 𝗣𝗹𝗮𝗻𝗲𝘁𝗲𝗹 è stato dare forma strategica e visiva a questo incontro. Abbiamo tradotto dati, riflessioni e prospettive di sviluppo in un racconto identitario, progettando un momento capace di dare chiarezza e forza ai messaggi condivisi.

𝗨𝗻𝗮 𝗿𝗲𝘁𝗲 è 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗻𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼. E anche dentro un’azienda sono le persone e gli obiettivi comuni a creare le relazioni e i collegamenti più importanti.

Dietro la sigla MPMI ci sono imprese che ogni giorno costruiscono lavoro, relazioni, competenze e futuro.Piccole, medie ...
28/06/2026

Dietro la sigla MPMI ci sono imprese che ogni giorno costruiscono lavoro, relazioni, competenze e futuro.
Piccole, medie o piccolissime non importa, perché ognuna racchiude un ecosistema unico fatto di visioni, traguardi e una dedizione profonda che merita di essere svelata.

Nel nostro lavoro a fianco delle aziende partiamo proprio da quello che ogni realtà è davvero.
Ascoltiamo, raccogliamo, mettiamo ordine e cerchiamo la forma più giusta per raccontare identità, valori, percorsi e progetti, senza perdere autenticità, perché ogni impresa ha una voce propria.

Il 27 giugno celebriamo la Giornata Mondiale delle Micro, Piccole e Medie Imprese e la bellezza di camminare insieme a loro!

Ogni impresa ha una 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮. Una storia fatta di persone, sfide e traguardi.Quella di 𝗔𝘂𝘁𝗼𝗺𝗮𝗰 dura da oltre trent’a...
17/06/2026

Ogni impresa ha una 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮. Una storia fatta di persone, sfide e traguardi.

Quella di 𝗔𝘂𝘁𝗼𝗺𝗮𝗰 dura da oltre trent’anni e racconta un percorso di crescita continua, che ha portato l’azienda a operare in settori sempre più diversi e complessi, mantenendo la stessa passione per l’innovazione e la progettazione.

Quando una realtà evolve, anche il modo di raccontarla deve evolvere con lei. Per questo abbiamo lavorato al 𝗿𝗲𝘀𝘁𝘆𝗹𝗶𝗻𝗴 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗶𝘁𝗼 𝘄𝗲𝗯, riorganizzando l’architettura dei contenuti, semplificando i percorsi di navigazione e valorizzando gli elementi che oggi rappresentano al meglio l’azienda: i settori applicativi, la progettazione interna, le soluzioni sviluppate e i casi studio che raccontano il lavoro svolto sul campo.

Un intervento pensato per rendere più immediata la lettura di una realtà ricca di competenze e specializzazioni, accompagnando il visitatore alla scoperta del mondo Automac in modo chiaro e intuitivo.

Perché ogni storia merita di essere raccontata con cura.

𝗜𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝘀𝗶𝘁𝗼 è 𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲! 🚀 https://automacsrl.it/

Ci sono notizie che ci rendono felici e anche un po’ orgogliosi.La nostra Claudia è la nuova Presidente di Piccola Indus...
11/06/2026

Ci sono notizie che ci rendono felici e anche un po’ orgogliosi.

La nostra Claudia è la nuova Presidente di Piccola Industria Confindustria Lombardia.

Un ruolo importante, certo. Ma soprattutto un nuovo pezzo di strada dentro un percorso fatto di impresa, ascolto, incontri e partecipazione.

Chi conosce Claudia sa che il suo modo di esserci è molto concreto: unire le persone, far dialogare punti di vista diversi, cercare ciò che può diventare utile davvero.
Ed è proprio questo il senso più bello di questo incarico. Portare dentro Piccola Industria Lombardia uno sguardo capace di tenere insieme aziende, territori, idee e futuro. Senza grandi proclami, ma con il passo di chi sa che le cose importanti si costruiscono un po’ alla volta.

A Claudia il nostro augurio più sincero.
Che sia un percorso pieno di confronto, energia e buone strade da aprire.

Indirizzo

Via Zambonate 81
Bergamo

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 13:00
14:00 - 17:30
Martedì 08:30 - 13:00
14:00 - 17:30
Mercoledì 08:30 - 13:00
14:00 - 17:30
Giovedì 08:30 - 13:00
14:00 - 17:30
Venerdì 08:30 - 13:00
14:00 - 17:30

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