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28/09/2026

Dichiarazione dei redditi sdoppiata, altro che semplificazione: si
duplica un adempimento
L’ultima novità, oggettivamente poco comprensibile, è quella emersa nei tavoli di
confronto tra il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, l’Amministrazione
Finanziaria e il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’idea sul tavolo è quella di sdoppiare il modello Redditi in due momenti distinti:
un primo invio incentrato sulla liquidazione delle imposte e un secondo, da
effettuare tre o quattro mesi più tardi, dedicato esclusivamente a finalità
informative e statistiche.
Chiamarla semplificazione è un esercizio di equilibrismo linguistico.
La realtà è ben diversa: si tratta di una duplicazione pura e semplice
dell’adempimento.
È un nuovo aggravio di lavoro per gli studi e un ulteriore ostacolo per i contribuenti
che gestiscono autonomamente la propria posizione fiscale.
Risulta difficile comprendere per quale motivo il MEF o lo staff del viceministro Leo
debbano essere coinvolti per decidere se e quando compilare una casella di un
modello.
La netta sensazione è che certe proposte nascano lontano dalla gavetta e dalla
quotidianità degli studi professionali. Strutture che, giova ricordarlo, vivono
essenzialmente di contabilità e dichiarazioni fiscali.
Parliamo di una percentuale di attività che si colloca più vicina all’80% che al 70% del
volume di lavoro complessivo, come emerge chiaramente anche dalle analisi e dai
report pubblici più recenti della Fondazione Nazionale dei Commercialisti.
Una realtà operativa profonda, che semplicemente non si può percepire restando
chiusi nelle stanze dei ministeri.
Le vere piccole riforme a costo zero che nessuno sollecita
Se l’obiettivo reale fosse migliorare il rapporto tra fisco e contribuente, le priorità
sarebbero ben altre.
Ci sono questioni piccole ancorché urgenti, concrete e vissute ogni giorno dai
professionisti che meriterebbero di essere portate con forza ai tavoli di
concertazione. Interventi operativi che, tra l’altro, genererebbero un altissimo
consenso tra la categoria e i contribuenti, a costo zero per l’Erario.
Se si volesse davvero alleggerire la burocrazia inutilmente ridondante alcuni punti
da cui partire anche simbolicamente potrebbero essere questi:
 Abolizione del codice 1/2 sulla conservazione digitale: un obbligo ormai
anacronistico in un sistema in cui la quasi totalità dei soggetti IVA opera
stabilmente e nativamente con le fatture elettroniche.
 Stop alla caccia ai dati POS e Satispay: è inefficiente continuare a far
rincorrere i clienti per raccogliere informazioni su attivazioni e sostituzioni dei
terminali. I provider del sistema bancario comunicano già periodicamente
questi flussi all’anagrafe tributaria: il fisco potrebbe gestirli in automatico.
 Rimozione delle note di credito per le fatture PA rifiutate: è assurdo
imporre l’emissione di note di variazione per documenti rifiutati dalla
Pubblica Amministrazione dopo il transito dallo SDI, specialmente quando le
stesse FAQ di Sogei invitano esplicitamente a non farlo.
 Trasparenza totale sui dati della precompilata: è necessario consentire
all’intermediario delegato di consultare liberamente nel cassetto fiscale tutti i
stessi dati utilizzati per l’elaborazione della dichiarazione precompilata,
almeno per gli anni non ancora prescritti.
 Sblocco delle rateazioni ADER decadute: consentire almeno una seconda
volta di rateizzare i debiti inseriti in piani di riscossione precedentemente
revocati, una misura che oggi penalizza ingiustamente i contribuenti in reale
difficoltà economica.
 Unificazione dei cassetti fiscali: i versamenti relativi a cartelle e rateazioni
ADER dovrebbero essere visibili nel portale dell’Agenzia delle Entrate
Riscossione, esattamente come già avviene per i pagamenti ordinari nel
cassetto fiscale dell’AdE, garantendo una panoramica chiara, trasparente e
unica della propria posizione.
Mi fermo qui per non ingolfare il testo, ma ce ne sarebbero tante altre di piccole
modifiche che, proprio come queste proposte, inciderebbero da subito in modo
reale sulla vita dei professionisti e dei contribuenti, meritando ben altra attenzione
da parte delle istituzioni.
La semplificazione non è uno slogan
Spacchettare il modello Redditi non snellisce le procedure, ma intasa un
calendario fiscale già estremamente denso di scadenze e termini. Non riduce gli
adempimenti, li moltiplica; non aiuta gli studi, li appesantisce; non tutela i
contribuenti, li disorienta.
La vera autorevolezza dello Stato e dell’Amministrazione Finanziaria oggi si misura
nella capacità di ascoltare chi il fisco lo respira e lo gestisce ogni giorno, e non
chi lo osserva da lontano.
In questa direzione di reale apertura al territorio va letta, ad esempio, l’ottima
decisione di aprire gli sportelli fisici dell’Agenzia delle Entrate per due
pomeriggi a settimana, un segnale di vicinanza e di servizio che dimostra come
l’ascolto sia possibile.
La semplificazione, quella vera, non nasce dall’invenzione di nuovi modelli, nuovi
codici o scadenze frazionate, ma dalla volontà politica e amministrativa di eliminare
ciò che è inutile, ridondante e superato.
Finché non si sposterà stabilmente il focus su queste priorità operative,
continueremo a chiamare riforma ciò che, nei fatti, è solo un nuovo livello di
complicazione.

22/11/2024

Chissà, forse un giorno ricorderemo questi anni non per le guerre inferocite, il clima impazzito e le economie imbizzarrite, ma per una conquista sociale un tempo impensabile: la “work-life balance”. Quella bilancia immaginaria che i lavoratori del terzo millennio ormai pretendono sia distribui...

11/06/2024

In effetti dev’essere stato curioso, scoprire all’improvviso in un giorno di quasi estate che la maggior parte delle richieste di manodopera straniera provenisse da regioni come la Campania, dove il lavoro latita e le imprese anche. Un po’ come organizzare un raduno di Suv nel giardino di Gret...

03/06/2024

È vero, le bollette di luce e gas sono un po’ come le ricette scritte a mano dai medici o l’elenco degli ingredienti di un piatto tradizionale appuntati decenni prima dalla nonna: difficile capirci qualcosa, a meno di non essere un medico o una nonna, ovvio. - È questa, in fondo, l’unica scu...

08/09/2022

200 EURO AUTONOMI
LA PROVA CHE ESISTONO CITTADINI DI SERIE A E DI SERIE B Autore: Sandra Pennacini

Lo chiamavano decreto Aiuti - così potremmo titolare una sitcom avente quali protagonisti il dott. Mario, consulente fiscale, e la signora Antonella, titolare di un piccolo esercizio commerciale. Antonella è disperata, come non esserlo? Manco il tempo di ti**re il fiato dopo il cataclisma pandemia (o forse dovremmo dire dopo il cataclisma dovuto alla gestione che della pandemia è stata fatta), ed ecco soffiare venti di guerra, le sanzioni e tutto quel che ben sappiamo. Risultato? Bollette stratosferiche, ed un decreto (il D.L. 50/2022) che doveva rappresentare un piccolo spiraglio di speranza, un aiuto – seppur minimo – ad affrontare questa ennesima situazione drammatica. Peccato che, caso mai avessimo ancora dei dubbi, esistano cittadini di serie A e di serie B. Accade, pertanto, che il dott. Mario, giusto qualche tempo fa, abbia informato i suoi clienti, compresa la signora Antonella, che il bonus dei 200 euro, del quale sin da subito si era tanto parlato, sarebbe stato erogato automaticamente (o quasi) in busta paga a dipendenti e pensionati. La signora Antonella aveva tirato un piccolo sospiro di sollievo: suo marito è lavoratore dipendente, e 200 euro fanno molto comodo di questi tempi. Tuttavia, la signora è ora giustamente interessata anche ai “suoi” 200 euro, visto che il suo reddito è basso come non mai. E quindi? Qui entra in gioco il (povero) dott. Mario, costretto a puntualizzare alcuni aspetti e a farsi carico di rendere intellegibile una norma che di chiaro ha ben poco. In sequenza, quindi, il nostro eroe deve esporre, innanzitutto, i requisiti per accedere al beneficio. Tra questi, senza entrare troppo in questa sede negli aspetti tecnici, vi è il rispetto di una determinata soglia “reddito”. Peccato che questo “reddito” non sia né quello imponibile, né quello “per agevolazioni” presente in dichiarazione dei redditi. È una cosa strana, un’invenzione degna del “fatturato” per il contributo a fondo perduto (e chi ha seguito quelle vicende ben comprende che ciò significa tanti altri conteggi da effettuare, tra mille dubbi). La norma è nebulosa, e dimentica del tutto le eventuali locazioni a cedolare secca o i redditi soggetti a imposta sostitutiva (es. forfettari) e, in ogni caso, impone di guardare ad una variabile che non è prelevabile da alcun rigo dei Redditi: tocca mettere mano alla calcolatrice, e fare due conti. Che poi… noi diciamo la norma, ma norma de che? Ormai da giorni e giorni è circolato il decreto attuativo bollinato, ovverosia il decreto che dovrebbe stabilire le regole concrete del gioco e che, essendo appunto bollinato, non dovrebbe assolutamente essere soggetto a modifiche. Peccato che, anche in questo caso, con un nostalgico occhio al tempo del covid, di questo decreto non vi sia traccia in Gazzetta Ufficiale, il che comporta che giuridicamente quel decreto non esista. Ma tralasciamo questi che ironicamente vogliamo definire “dettagli”, e concentriamoci sulla sostanza. Ammesso che la Sig.ra Antonella rientri nei parametri richiesti, i 200 euro arrivano in automatico? Sia mai! Occorre presentare domanda, e pertanto va da sé che la signora Antonella si aspetti, ancora una volta, che il buon dott. Mario si occupi dell’incombenza. Peccato che ciò sia materialmente impossibile.
Per quanto ad oggi noto, infatti, la domanda dovrà essere inserita agendo tramite l’area riservata del sito INPS, cui si accede solo con SPID, CIE o carta CNS. Dispone, la cara signora Antonella, di almeno uno di questi strumenti? Beh, sì, probabilmente, sì, ma altrettanto probabilmente li ha utilizzati una volta sola in vita sua, con il buon Mario a fianco a guidarla passo per passo, magari al fine per conferire a quest’ultimo la delega al Cassetto Fiscale. Ora, possiamo noi immaginare le enne signore Antonella smanettare da sole con il sito INPS? Francamente, si fa molta fatica, e altrettanto si fatica ad immaginare il buon Mario passare le giornate e dirigere il traffico in studio, mentre una lunga coda di clienti si reca munito dell’essenziale chiave per essere assistito nella pratica (peraltro, viene da chiedersi, quanto bisognerebbe farsi pagare?). Ma noi siamo ottimisti, comunque, perché non ci dobbiamo far scoraggiare dalle prime difficoltà e poi, con tutto quello che abbiamo passato negli ultimi anni, non ci spaventa nulla. Andiamo avanti, quindi, e in rigorosa sequenza temporale ipotizziamo di aver verificato tutti, ma proprio tutti, i requisiti richiesti, ed ipotizziamo anche che la signora Antonella sia in grado di cavarsela da sola, oppure, in alternativa, che il buon dott. Mario raccolga tutto lo staff dello studio per stare dietro a questa essenziale pratica, dall’alto valore aggiunto e, soprattutto, molto soddisfacente dal punto di vista professionale (sì, è tutto assolutamente ironico). C’è solo un altro, piccolissimo, problema. Ammesso che il decreto attuativo venga pubblicato, e che si capisca qual è la scadenza ultima, in realtà di tale scadenza poco ci interessa. Infatti, il vero punto da considerare, quello che definitivamente appone a fuoco il marchio di “cittadino di serie B” all’autonomo, è lo stanziamento previsto per coprire la misura. Detto più semplicemente, non ci sono soldi sufficienti per tutti, e non appena i fondi saranno finiti, le domande pervenute successivamente verranno respinte. In una parola, il classico click-day, dalle conseguenze notoriamente devastanti. Mettiamoci quindi l’anima in pace, su più fronti. Se, come pare, le domande saranno inviabili dal 15 settembre, prima di tutto in quel giorno vi sono alte probabilità di collasso del sistema SPID, come già accaduto, ad esempio, in occasione del bonus bicicletta. Non solo. Sempre in quel giorno, fortunati saranno coloro che disporranno di una connessione Internet veloce e che, ammesso che il sistema regga, riusciranno ad inserire la domanda in tempo. Per gli altri, non resteranno nemmeno le briciole. Tutto questo, senza dimenticare un vecchio amico del dott. Mario, il caro sig. Vangone! Chissà che non decida di rifare capolino dal sito dell’INPS e, se dovesse succedere, si salvi chi può!

No comment!
01/02/2022

No comment!

03/09/2020
03/09/2020

Facile per i contribuenti? Ho grande presa per i fondelli!?!? ( con tutte le mie forze evito diversi termini )... ammettiamo che si parta dal 1' gennaio 2021 azzerando tutto l'esistente pregresso ( come fosse inizio di una nuova attività con partita Iva ) MESSA IN QUESTO MODO IL CONTRIBUENTE IMPRENDITORE O PROFESSIONISTA COMINCERÀ A PAGARE IMPOSTE PER ANNO 2021 CON DICIOTTO MESI DI ANTICIPO?!?!?...RISPETTO AL SISTEMA ATTUALE. Non tralascio commenti riguardo la semplificazione fiscale. FIN TROPPO EVIDENTE CHE L'INTENTO E' SOLO ED ESCLUSIVAMENTE QUELLO DI ANTICIPARE INCASSO DELLE IMPOSTE.... NESSUNA SEMPLIFICAZIONE FISCALE, ANZI UNA PESANTE MOLTIPLICAZIONE DI ADEMPIMENTI DICHIARATIVI!!!! miei cari clienti: chi pensate dovrà adempiere? E chi pagherà il lavoro svolto?... ATTENZIONE A QUELLO CHE QUESTI POLITICI CON IL C**O AL POSTO DELLA FACCIA VI STANNO PROPINANDO COME SEMPLIFICAZIONE ED AGEVOLAZIONE A VOSTRO E NOSTRO FAVORE.

Indirizzo

Brescia
25124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

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