18/05/2026
In queste settimane ho pubblicato poco nel feed. Non perché non avessi niente da dire, ma perché sentivo che pubblicare per riempire il calendario non aveva senso.
Poi è uscito il post sull'open call di Vogue e sulle "subcultures in Italy".
Un contenuto lungo, denso, non pensato per piacere a tutti, scritto insieme a .it e nato da una riflessione culturale e comunicativa molto precisa.
Eppure continua a essere letto e condiviso.
Questo mi ha confermato una cosa: forse Instagram non è morto. Forse è morto un certo modo di usarlo. Quello fatto di contenuti generici, intercambiabili, scritti solo per "esserci".
Per me, da qui in avanti, Instagram deve tornare a essere un luogo in cui portare uno sguardo, non solo un piano editoriale.
Voglio pubblicare quando ho davvero qualcosa da dire, riducendo i contenuti scritti per stare nel calendario o per inseguire un formato che funziona.
E questo, secondo me, riguarda anche altre professioniste.
Quando Instagram smette di funzionare, di solito non è Instagram il problema.
Negli ultimi giorni ho riletto quello che ho pubblicato in questi mesi. Per capire cosa mi rappresenta ancora e cosa sto portando avanti per inerzia.
Prima di pensare al prossimo contenuto, alla prossima offerta o alla prossima correzione, forse vale la pena fermarsi e chiedersi: cosa sto continuando a trascinare solo perché penso di doverlo fare?
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Sono Silvia Matzeu, business mentor.
Aiuto imprenditrici e professioniste a costruire un’attività chiara e strutturata, con un metodo decisionale che dà forma alle scelte, ordine alle priorità e lucidità al lavoro quotidiano.
Perché senza una direzione, tutto diventa fatica. Con una direzione, tutto trova senso.