28/11/2023
🔈 𝐈𝐥 𝐏𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞
A cura di Fabrizio Canetto .
ℹ Quando è stato necessario siamo stati, decisamente, scettici nei confronti del tema PNRR, soprattutto su alcune scelte riguardanti l'impostazione e la gestione dello stesso. Dubbi e perplessità, sia ben chiaro, che permangono ma, con altrettanta decisione e chiarezza ci tengo a rimarcare e mettere in evidenza i successi che lo stesso strumento sta ottenendo, quantomeno, nell'obsoleto "sistema amministrativo" Italico, aldilà dei risultati materiali attuali e futuri.
Questi, infatti, vanno misurati anche in altro modo. Bisogna considerare, in primo luogo, la lezione di metodo. Il Piano sta insegnando allo Stato un modo di lavorare scandito da obiettivi, traguardi, accordi operativi, programmazione dei tempi, misurazione dei risultati. Uno stile ignoto alle strutture pubbliche, che hanno lavorato, finora, sulla base di commi di leggi, navigando tra procure, giudici, Corte dei conti, Autorità anticorruzione, dimenticando i tempi, ignorando il merito, gli obiettivi e i risultati.
ℹ L’altra grande lezione del Piano di ripresa e resilienza è costituita dal modo in cui si è realizzato il «Patto UE», l’Unione Europea ha stabilito incentivi, l’Italia ha preso impegni, sono stati definiti, concordati e modificati di comune accordo, obiettivi e orizzonti temporali, fino alla stipula di un contratto bilaterale. Quale modo migliore per realizzare, finalmente, questo ambizioso progetto e innestare quel tanto atteso e discusso "dialogo costruttivo europeo".
Ovviamente, per portare a termine questa importante trasformazione di metodo, vi sono ancora molti «colli di bottiglia» da eliminare e molti problemi aperti sui quali sarebbe auspicabile intervenissero pragmaticamente, con la loro esperienza sul campo, gli esperti del settore (vedi Europrogettisti e Project Manager) piuttosto che le solite “cabine di regia” (decontestualizzate dalle realtà pratico-professionali).
ℹ La capacità di spesa dello Stato è sempre ridotta: è una palla al piede che ci portiamo dai tempi in cui, parecchi decenni or sono, ci si lamentava dei residui passivi. Il personale pubblico è inadeguato perché la scelta è compiuta in maniera rudimentale e gli organici sono inquinati dal «sistema delle spoglie» e dalle stabilizzazioni. Le procedure sono farraginose e la discrezionalità della burocrazia ridotta al lumicino. Vi sono, altresì, problemi concreti relativi all'accorpamento delle centrali uniche di committenza che rischiano di vanificare il già lungo e contorto lavoro di tutta la filiera amministrativa.
ℹ Si sta prestando un’insufficiente attenzione a quel che succederà dopo il 2026, quando, lo straordinario aiuto dell’Unione Europea cesserà e si dovrà tornare alla programmazione ordinaria. Bisogna pianificare adeguatamente e propedeuticamente lo schema di rientro della "importante e penalizzante" (in termini di programmazione futura) quota a prestito spettante all'Italia, senza dimenticare l'altra pesante eredità che ci lascerà il PNRR, cioè, quella riguardante la quota del RNL (Reddito Nazionale Lordo) che costituisce uno dei parametri di riferimento per la ripartizione dei contributi che gli stati membri della Unione europea devono versare al bilancio comunitario che passerà da circa l'1,4 al 2%. Nell'ultima rivisitazione del PNRR appena approvata si è tracciata una strada ben precisa ma, per riuscire nell’intento di calare sul territorio in modo concreto, puntuale e fruttuoso l’importante disponibilità economica messa a disposizione per l’Italia, l'auspicio d’obbligo è quello di completare questa vera e propria rivoluzione amministrativa. Il rischio che si correrebbe, se ciò non avvenisse, sarebbe quello di lasciare alle nuove generazioni, e quindi ai nostri figli, un’eredità pesante e rischiosa in termini e contenuti con la variante che questa, a differenza delle “tradizionali” eredità familiari, non potrà essere “eventualmente” disconosciuta e quindi obbligatoriamente subita da tutti i cittadini negli anni a ve**re.