30/05/2026
Queste foto raccontano 18 anni di lavoro condiviso.
La prima risale al 2007: una via del centro storico con le macchine parcheggiate sui sampietrini, poco vissuta, poco valorizzata. Le altre sono di oggi: la stessa via pedonalizzata, i turisti, le serate animate, la cultura per strada, le botteghe aperte, l'artigianato artistico che dialoga con il mondo.
Questo cambiamento non è venuto da solo. È il frutto di una collaborazione vera tra il Consorzio Cagliari Centro Storico e le amministrazioni che si sono succedute nel tempo — orientamenti politici diversi, ma una visione condivisa: quando il privato e il pubblico lavorano insieme, il territorio cresce. Commercianti, artigiani, creativi e istituzioni hanno costruito qualcosa che appartiene a tutti. Ed è proprio questo modello — fatto di intelligenze condivise e azioni concrete — che ha trasformato un quartiere.
È la dimostrazione che si può fare. Che vale la pena farlo. E che quando la politica sceglie di stare accanto a chi lavora sul territorio, i risultati si vedono — nelle piazze, nelle vetrine, nelle persone che tornano a vivere il centro storico.
Ma oggi i centri storici sardi e i piccoli territori rischiano di tornare indietro. I numeri parlano chiaro. 🏚️
Sono 3.600 le piccole imprese a rischio nelle aree interne della Sardegna, 7.500 posti di lavoro, 680 milioni di fatturato che potrebbero svanire. Le principali associazioni di categoria stanno chiedendo a gran voce — in Parlamento e sui territori — strumenti concreti per tutelare il commercio di vicinato e frenare la desertificazione dei centri storici. Il tema è all'ordine del giorno. La consapevolezza c'è.
I Centri Commerciali Naturali della Sardegna — i CCN — sono le botteghe di quartiere, i mercati civici, gli imprenditori dei piccoli territori, le piazze dove si respira ancora identità, socialità e comunità. Non aspettano che qualcuno li salvi: chiedono di essere messi nelle condizioni di fare ancora meglio, con azioni condivise e risorse adeguate.
La Regione ha pubblicato il bando 2026 per il sostegno ai CCN e la graduatoria è uscita. I numeri sono chiari: i fondi stanziati coprono solo una parte dei progetti presentati dai CCN per quest'anno. Mancano circa 800.000 euro — risorse già chieste, già giustificate attraverso programmi concreti di promozione e sviluppo del territorio, già necessarie. Semplicemente non assegnate. Questo significa progetti che non partiranno, iniziative che resteranno sulla carta, comunità che perderanno un presidio attivo sul loro territorio.
📊 Non lo diciamo solo noi. L'Unione Sarda ha pubblicato i dati documentando il rischio reale per le aree interne dell'isola. Confcommercio e Confesercenti — due mondi associativi diversi, stessa urgenza — stanno portando avanti in Parlamento proposte di legge per tutelare il commercio di prossimità e i centri storici. Questi dati e queste iniziative chiamano la politica a prendere atto della situazione e ad agire con il ruolo che le appartiene: quello di chi tutela non solo le imprese, ma i cittadini che da quelle imprese ricevono servizi, presidio e vita quotidiana — soprattutto nei piccoli territori dove ogni attività che chiude è un pezzo di comunità che si perde.
Crediamo che la vera responsabilità politica si misuri nella capacità di proteggere e far crescere ciò che una società costruisce insieme — le imprese, le comunità, l'identità dei luoghi. Chi governa un territorio ha la straordinaria opportunità di scegliere quale visione lasciare: quella di chi ha investito sul valore sociale ed economico dei centri storici, tenendo viva l'anima dei luoghi. I CCN sono una risposta concreta alla desertificazione. Sostenerli pienamente è un atto di visione politica.
Chiediamo alla Giunta regionale, agli assessorati competenti e a tutti i consiglieri regionali di fare un passo in più insieme: rafforzare i CCN è una scelta che unisce, perché i centri storici vivi non hanno colore politico — appartengono a tutti i sardi.
Gian Luca Mureddu.
Consorzio Cagliari Centro Storico
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