05/06/2026
📱Nell’era dell’istantaneità e del “tempo reale”, lo smartphone è divenuto un elemento dominante nelle logiche organizzative e relazionali quotidiane. Ma è anche riuscito a configurarsi, spesso e volentieri, come un vero e proprio strumento di lavoro.
➡️ Impossibile non notare, in questo senso, come ormai di consueto innumerevoli realtà aziendali scelgano di concedere in dotazione ai propri dipendenti cell*lari di ultima generazione da adoperare a scopi professionali.
⚠️ Una consuetudine capace di generare, se non disciplinata correttamente anche e soprattutto dal punto di vista della protezione dei dati personali, esiti spiacevoli anche al di là del perimetro lavorativo.
👨⚖️ Ne è prova un recente provvedimento della AEPD (l’Agenzia Sp****la della Protezione dei Dati), che ha inflitto una sanzione di 200mila euro a una società di noleggio veicoli.
🚗 L’azienda, operante nel comparto “Ncc”, avrebbe infatti imposto ai dipendenti l’utilizzo del telefono personale come strumento di lavoro, suggerendo per altro l’installazione di specifiche app di monitoraggio. I software in questione avrebbero quindi finito per raccogliere in modo continuo dati di geolocalizzazione e altre informazioni personali degli utenti. Di qui la salatissima multa.
⚖️ Una pronuncia emblematica, che sottolinea ancora una volta quanto il contesto digitale attuale renda spesso troppo labile il confine tra progresso tecnologico e protezione dei dati personali.
https://www.federprivacy.org/informazione/primo-piano/viola-la-privacy-l-azienda-che-impone-al-dipendente-di-utilizzare-lo-smartphone-personale-come-strumento-di-lavoro
Qualora un’azienda pretenda che il dipendente utilizzi il proprio dispositivo personale per svolgere attività lavorative, entra nel cosiddetto modello BYOD