01/07/2025
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Furono gli Etruschi a diffondere il vino lungo la pen*sola italica.
A riprova di ciรฒ vi sono ritrovamenti di semi di vite in alcune tombe Etrusche nella zona del Chianti. Plinio il vecchio racconta che a Populonia (vicino a Piombino) era conservata una statua di Giove intagliata in legno di vite. Le prime prove dirette della produzione di vino in Italia risalgono alla metร del VII secolo a.C., sotto forma di ceramiche per il vino di produzione locale, dunque non importate, presenti in grande quantitร nelle tombe dellโepoca. Gli Etruschi erano originari della Toscana ed dellโAlto Lazio (Etruria Storica) e solo in seguito allargarono i loro confini, arrivando a sud fino alla Campania e a nord allโEmilia-Romagna. La Campania segnava di fatto il confine fra la cultura Etrusca e quella Greca, che coincide grossomodo con il corso del fiume Sele.
Gli Etruschi contribuirono alla diffusione del vino anche oltrโalpe, con imbarcazioni cariche di anfore che solcavano il Tirreno dalla Sicilia alla Gallia meridionale. A Cap dโAntibes รจ stato trovato il relitto di una nave etrusca contenente circa 170 anfore vinarie.
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Sembra che gli Etruschi coltivassero la vite fin dallโetร del Bronzo, a partire dal XII sec. a.C. Le prime viti ad essere coltivate erano varietร selvatiche, che gli Etruschi vedevano nellโambiente naturale e di cui avevano giร imparato a raccogliere i frutti. Solo in un secondo momento, il contatto con i popoli del Mediterraneo orientale, soprattutto i Greci, permise loro di importare nuovi attrezzi e modalitร di lavoro, ma anche nuovi vitigni di origine orientale, che vennero coltivati tal quali ma anche incrociati con le varietร locali. I sistemi di allevamento degli Etruschi derivavano da come le viti crescono spontaneamente nei boschi. In natura la vite รจ un arbusto rampicante, che nei boschi, il suo ambiente naturale, tende a utilizzare un albero portante (tutore) per raggiungere il piรน possibile la luce, non comportandosi perรฒ da parassita, quindi senza interferire con lโalbero a cui si aggrappa. Questo tipo di allevamento รจ detto a vite maritata, con la vite quasi โsposataโ allโalbero a cui si appoggia. Le viti venivano fatte crescere su pioppi, aceri, olmi, ulivi ed alberi da frutto. La vite maritata รจ arrivata fino ai nostri giorni nei territori della civiltร Etrusca, soprattutto nella zona di Caserta. La potatura praticata dagli Etruschi era molto lunga, pertanto la vite tendeva a crescere molto, con tralci anche lunghissimi. Per la vendemmia si usavano le n**e mani o falcetti, su scale appoggiate agli alberi, oppure con strumenti dal lungo. Allโepoca degli Etruschi la viticoltura non era unโattivitร specializzata e quindi le vigne erano promiscue con altre colture, come cereali, ulivi, alberi da frutta ed altro. Furono gli Etruschi a trasmettere la cultura della vite e del vino ai Romani, grazie al secondo re di Roma, Numa Pompilio, di origine Etrusca.
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Non sono rimaste testimonianze scritte sui sistemi di vinificazione degli Etruschi, ma si puรฒ comunque fare riferimento alle piรน antiche testimonianze Romane, dal momento che furono gli Etruschi ad insegnare ai Romani come produrre il vino. La parola latina vinum, deriva essa stessa dallโEtrusco e dal latino alle moderne lingue europee (vino, vin, wine, wein, ecc.). Fin dallโinizio Etruschi pigiavano lโuva in pigiatoi detti palmenti, scavati in affioramenti rocciosi naturali situati in prossimitร dei luoghi dove si trovavano le viti selvatiche o realizzati nelle vigne allโepoca delle prime coltivazioni. I palmenti venivano coperti con tettoie per ombreggiarli e proteggerli dalla pioggia. I primi palmenti in pietra risalgono allโetร del Bronzo, ma la loro datazione non รจ semplice, essendo stati usati per secoli, fino allโepoca medioevale ed in alcuni casi fino al Novecento. Essi consistevano in due cavitร poste ad altezze diverse e comunicanti attraverso un canale di scolo. Lโuva era pigiata con le mani o i piedi nella vasca superiore, con il canale di scolo chiuso con argilla. Dopo la decantazione si apriva il foro e si lasciava passare il liquido nella vasca inferiore, dove si completava la vinificazione. Le vinacce, nella vasca superiore, venivano pressate con pietre o pezzi di legno per recuperare il mosto residuo. In antichi vasi Greci si vede lโimpiego di rudimentali torchi per il vino, costituiti da un tronco appesantito con pietre. Si puรฒ presumere che anche gli Etruschi li utilizzassero, anche se la prima documentazione di torchi da vino di questa tipologia in Italia si deve a Catone, nel II sec. a.C. Il primo mosto veniva in genere consumato subito, mentre il restante veniva versato in contenitori di terracotta con le pareti interne coperte di resina o pece. Il vino veniva lasciato riposare e a primavera era decantato e versato in anfore per il trasporto. Molto probabilmente si usavano anche otri in pelle, di cui non ci sono rimasti reperti, ma che sono spesso raffigurati. Si ritiene che le rese in vino non dovessero essere superiori al 50%.
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Quello che sappiamo sui vini dellโepoca degli Etruschi proviene dagli scritti di autori Romani. Marziale ed Orazio elogiano il vino del Massico (nellโarea della Campana civilizzata dagli Etruschi. Columella (I sec. d.C.), nel โDe re rusticaโ elenca varietร di vite dellโEtruria, come il Pompeiano o il Murgentino. Plinio il Vecchio cita a sua volta diversi vitigni delle zone di Pisa ed Arezzo ed i vini di Tarquinia sono descritti come eccellenti. Si sa di piรน su come gli Etruschi consumavano il vino.
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Rituali legati al vino erano giร presenti in Etruria fin dalla fine dellโetร del Bronzo, ma fu in seguito al contatto con la cultura Greca che il vino entrรฒ nelle celebrazioni religiose in particolare in quelle funebri. Anche la coltivazione della vite era cosรฌ importante presso gli Etruschi che erano i sacerdoti custodi delle tecniche di coltivazione dei vigneti e delle invocazioni per preservarli dal maltempo.
La potatura stessa aveva un alto contenuto simbolico, in quanto forma di controllo e regolazione della produzione delle viti, veniva percepita come segno di autoritร . I Greci influenzarono anche la religione degli Etruschi. Infatti tra le divinitร piรน importanti per la religione etrusca vi era Fufluns, molto simile al dio greco Dioniso, con cui venne poi identificato. Durante le cerimonie religiose in onore del dio, attraverso lโebbrezza del vino gli iniziati provavano una sorta di evasione dalla realtร che poteva prefigurare un destino felice nellโaldilร . Fu a partire dal IV secolo a.C. che i culti dionisiaci ebbero la loro massima diffusione e iniziarono anche a diffondersi anche verso Roma.
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In seguito il vino divenne protagonista anche dei riti pagani, come i banchetti ed i simposi, in cui si beveva vino assistendo a spettacoli di musica e danza. I piรน poveri probabilmente consumavano un vinello leggero, derivato dal ripasso delle vinacce con acqua, pratica frequente anche in epoca Romana. Tipicamente Etrusca รจ la presenza delle donne ai banchetti, a volte rappresentate adagiate accanto allโuomo o sedute vicino, mentre nella Grecia antica il simposio era solo maschile o al piรน aperto alle etere (pr******te di alto livello). Gli autori Romani criticarono il grande lusso dei banchetti Etruschi, ed alcuni di essi si spinsero a definire gli Etruschi โschiavi del ventreโ. Popolare lโimmagine dellโEtrusco obeso, diffusa da Catullo. Si mangiava con le mani e nella sala scorrazzavano animali domestici (cani, gatti, polli, anatreโฆ), che mangiavano i resti di cibo che cadevano (o erano buttati) a terra. Vi era sempre la musica, soprattutto dei flauti e ci potevano essere anche spettacoli di danza e giocolieri. Il vino veniva diluito con acqua, fredda o calda a seconda delle stagioni, ma anche aromatizzato ed addolcito, per coprire i difetti dovuti alle limitate tecniche produttive e di conservazione, con miele, erbe, fiori, spezie, resine. I banchetti Etruschi erano straordinariamente simili a quelli dei Greci, con il vino bevuto distesi sulla klรฌne, versato dallโoinochรฒe (brocca), miscelato con acqua a seconda della gradazione e dellโaroma e arricchito con miele, spezie o formaggio grattugiato. La miscela cosรฌ ottenuta poteva essere riscaldata o raffreddata utilizzando lo psyktรจr, vaso a forma di bulbo collocato su di un piede alto e stretto, contenente acqua calda o neve. I vari oggetti usati per il vino e la tavola vengono chiamati con i loro nomi greci perchรฉ il nome etrusco รจ spesso sconosciuto oppure incerto.