SMC Consulting

SMC Consulting SMC Consulting è una Digital Company con base a Carpi, nel cuore dell’Emilia-Romagna.

SMC Consulting nasce dall'esperienza di un team di professionisti che da più di 10 anni sviluppano soluzioni di commercio elettronico in ambito B2C e B2B

📦 Molti e-commerce perdono tempo, margine e coerenza per un motivo molto meno “tecnico” di quanto sembri: i dati prodott...
18/06/2026

📦 Molti e-commerce perdono tempo, margine e coerenza per un motivo molto meno “tecnico” di quanto sembri: i dati prodotto sono sparsi ovunque.

Schede diverse tra sito e marketplace.
Informazioni incomplete nei cataloghi.
Prezzi aggiornati in un sistema ma non negli altri.
Customer care costretto a rincorrere dettagli che dovrebbero essere già disponibili.

Quando il catalogo cresce, questi problemi iniziano a pesare davvero.

Ed è qui che entra in gioco il .

Un sistema di Product Information Management aiuta le aziende a centralizzare e governare tutte le informazioni prodotto: descrizioni, immagini, attributi tecnici, varianti, listini, traduzioni e contenuti commerciali.

Il vantaggio non riguarda solo “l’ordine”.

Riguarda la capacità di lavorare meglio tra canali diversi:
, marketplace, retail, sales team e customer care iniziano finalmente a parlare la stessa lingua.

Inoltre c’è un altro aspetto che sta diventando sempre più importante: l’ readiness.

Gli strumenti di intelligenza artificiale funzionano bene quando trovano dati strutturati, coerenti e aggiornati. Se il catalogo è disordinato, anche recommendation engine, ricerca intelligente e automazioni rischiano di produrre risultati incoerenti.

Per questo oggi il PIM non riguarda solo chi gestisce tanti prodotti.

Riguarda chi vuole costruire un ecosistema digitale più scalabile, più omnicanale e più leggibile anche per i sistemi AI.

Secondo Gartner, la qualità del dato prodotto incide direttamente su conversione, customer experience e velocità operativa. E infatti molte aziende stanno iniziando a trattare il catalogo come un asset strategico, non come un archivio da aggiornare “quando c’è tempo”.

👉 Nell’articolo approfondiamo come costruire una gestione catalogo B2B davvero efficiente: https://bit.ly/4uqRPOF

🤖 Alcune aziende stanno ancora “valutando” l’AI. Altre hanno già smesso di fare manualmente metà del lavoro operativo.È ...
16/06/2026

🤖 Alcune aziende stanno ancora “valutando” l’AI. Altre hanno già smesso di fare manualmente metà del lavoro operativo.

È lì che cambia il gioco.

Molte aziende stanno ancora affrontando l’intelligenza artificiale come un tema “da esplorare”. Nel frattempo, altre la stanno già usando per alleggerire attività operative che rallentavano team commerciali, customer care e processi interni.

La parte interessante è che spesso i risultati più concreti arrivano da applicazioni molto meno “spettacolari” di quanto si immagini.

Per esempio:
un customer care che recupera automaticamente informazioni dal CRM invece di far perdere minuti preziosi agli operatori.

Oppure sistemi che leggono dati distribuiti tra ERP, e-commerce e marketing per individuare anomalie, priorità commerciali o clienti a rischio churn.

In altri casi l’AI accelera attività quotidiane che assorbono tempo senza creare valore diretto: report, classificazione ticket, sintesi meeting, aggiornamento documenti o supporto alla gestione cataloghi.

Il punto, però, non è la tecnologia.

Il punto è capire dove esistono attriti operativi che costano tempo, margine o qualità del servizio.

Secondo McKinsey, le aziende che integrano l’AI nei processi core registrano miglioramenti concreti su produttività e velocità decisionale. E Gartner evidenzia un aspetto importante: il valore cresce quando l’intelligenza artificiale dialoga con dati e sistemi aziendali già esistenti.

Per questo molti progetti falliscono quando vengono introdotti “sopra” processi disordinati.

L’AI amplifica quello che trova:
se i dati sono frammentati, aumenta il caos;
se l’ecosistema è ben costruito, accelera il lavoro delle persone.

👉 Le aziende che stanno ottenendo risultati migliori non stanno rincorrendo l’AI più rumorosa. Stanno scegliendo dove applicarla in modo utile, concreto e misurabile.

Se stai cercando di capire dove l’AI può generare un impatto concreto nella tua azienda, confrontiamoci: https://bit.ly/4a2mzhk

📉 Crescere online oggi non significa automaticamente guadagnare di più.I numeri dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm ...
11/06/2026

📉 Crescere online oggi non significa automaticamente guadagnare di più.

I numeri dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - Politecnico di Milano mostrano un mercato ancora in espansione: nel 2026 il comparto prodotto supera i 42 miliardi di euro, con crescita diffusa tra Beauty, Pharma, Food, Fashion ed Elettronica.

Il dato che conta davvero, però, è un altro.

Le aziende oggi competono in un contesto molto più maturo rispetto a qualche anno fa. Il cliente confronta di più, abbandona più velocemente e tollera molto meno attriti lungo il percorso d’acquisto.

Per questo molte realtà stanno spostando l’attenzione:
meno ossessione per il traffico, più attenzione a marginalità, retention e qualità dell’esperienza.

E infatti i progetti che funzionano meglio hanno alcune caratteristiche comuni:
dati più ordinati, customer journey coerenti tra canali diversi, processi logistici integrati e utilizzo concreto dell’ per migliorare operatività e servizio.

Nel frattempo cambia anche il peso del digitale nei singoli settori. Nell’elettronica quasi un acquisto su due passa ormai dall’online. Fashion e arredamento continuano a crescere, mentre il Pharma consolida un comportamento ormai stabile: chi acquista bene online tende a tornare.

Questo cambia il lavoro delle aziende.

L’e-commerce non vive più isolato dal resto. Deve dialogare con CRM, customer care, marketplace, retail fisico, advertising e operations. Quando questi sistemi non comunicano tra loro, aumentano costi, rallentamenti e incoerenze che il cliente percepisce subito.

Il punto, quindi, non è “vendere online”.

Il punto è capire quanto il tuo ecosistema digitale riesca davvero a sostenere la crescita senza perdere controllo lungo il percorso.

👉 Se stai lavorando per rendere il tuo e-commerce più integrato, efficiente e sostenibile nel tempo, confrontiamoci: https://bit.ly/4egD8IM

⚠️ Dal 19 giugno molti   italiani dovranno aggiornare il sito. E il problema è che tanti non lo sanno ancora.Le nuove re...
04/06/2026

⚠️ Dal 19 giugno molti italiani dovranno aggiornare il sito. E il problema è che tanti non lo sanno ancora.

Le nuove regole europee sul diritto di recesso introducono un obbligo molto concreto: il cosiddetto “pulsante di recesso”.

Un cambiamento che impatta checkout, customer experience e compliance.

Per alcuni merchant significherà rivedere:

processi post-vendita
gestione ordini
flussi customer care
architettura del checkout

E no, non riguarda solo i grandi marketplace.

Nel carosello trovi:
✔️ cosa cambia davvero
✔️ quali e-commerce devono adeguarsi
✔️ dove deve comparire il pulsante
✔️ quali rischi esistono in caso di mancata conformità

Chi lavora nel oggi deve gestire anche questo: normativa, UX e processi devono parlare la stessa lingua.

👉 Se vuoi capire come adeguare il tuo e-commerce senza creare attriti nell’esperienza utente, parliamone: https://bit.ly/4u3rzJJ

🇮🇹 La Repubblica italiana esiste grazie a chi costruisce, ogni giorno.Chi apre un’azienda.Chi investe quando sarebbe più...
02/06/2026

🇮🇹 La Repubblica italiana esiste grazie a chi costruisce, ogni giorno.

Chi apre un’azienda.
Chi investe quando sarebbe più semplice aspettare.
Chi decide di cambiare processi, imparare strumenti nuovi e rimettere in discussione abitudini che “hanno sempre funzionato così”.

Nel digitale lo vediamo continuamente.

Ci sono imprese che affrontano mercati sempre più complessi, clienti più esigenti e tecnologie che cambiano velocemente. Eppure continuano a evolversi. A cercare soluzioni migliori. A creare lavoro, competenze e nuove opportunità.

Per questo il 2 giugno, per noi, parla anche di futuro industriale e culturale del Paese.

Parla di aziende che portano il Made in Italy online in modo credibile.
Di PMI che iniziano a vendere all’estero attraverso l’e-commerce B2B.
Di team che lavorano su dati, logistica, customer experience e intelligenza artificiale per restare competitivi in un mercato che non rallenta.

La trasformazione digitale non nasce da slogan o mode del momento. Nasce da scelte concrete, spesso difficili, che le aziende italiane fanno ogni giorno.

Ed è anche lì che si costruisce il futuro della nostra Repubblica.

Buon 2 giugno a chi continua a far crescere idee, persone e imprese con responsabilità, visione e coraggio.

📱 Quante delle decisioni dei tuoi clienti nascono prima ancora che arrivino sul tuo sito?È una domanda che nel 2026 camb...
28/05/2026

📱 Quante delle decisioni dei tuoi clienti nascono prima ancora che arrivino sul tuo sito?

È una domanda che nel 2026 cambia completamente il modo di leggere i dati.

Il nuovo scenario digitale racconta un comportamento sempre più distribuito: le persone scoprono prodotti, confrontano alternative e costruiscono preferenze tra social, contenuti e piattaforme, molto prima di entrare in un e-commerce.

Secondo gli ultimi aggiornamenti globali, oltre 5 miliardi di persone utilizzano i social media e il tempo medio trascorso online supera le 6 ore al giorno. All’interno di questo tempo, la scoperta di prodotti avviene sempre più spesso nei feed, nei video brevi e nei contenuti generati dagli utenti.

Questo sposta il baricentro.

Il sito non è più il primo punto di contatto.
Arriva dopo.

Quando l’utente atterra, ha già visto, valutato e in parte deciso. E si aspetta coerenza: prezzi, messaggi, disponibilità e esperienza devono combaciare con ciò che ha visto altrove.

Qui emerge la differenza tra presenza e strategia.

Essere presenti sui canali digitali non basta più. Serve costruire un sistema in cui contenuti, dati e piattaforme lavorano insieme. Quando questo non succede, il percorso si frammenta e la conversione diventa più difficile.

Secondo il report, oltre il 70% degli utenti scopre nuovi brand proprio attraverso i social, mentre la crescita del social commerce continua a rafforzare il legame tra contenuto e acquisto.

Questo significa che il confine tra marketing e vendita è sempre più sottile.

Chi riesce a gestire questa continuità costruisce vantaggio.
Chi tratta i canali come compartimenti separati fatica a intercettare la domanda nel momento giusto.

👉 Se vuoi capire come rendere coerente il tuo ecosistema digitale e trasformare i touchpoint in opportunità reali di conversione, parliamone: https://tinyurl.com/pn3e6sr9

⚙️ Quante richieste gestisce ancora “a mano” il tuo commerciale ogni giorno?Nel B2B è una domanda scomoda, ma necessaria...
21/05/2026

⚙️ Quante richieste gestisce ancora “a mano” il tuo commerciale ogni giorno?

Nel B2B è una domanda scomoda, ma necessaria.

Perché mentre si parla di digitalizzazione, una parte consistente delle attività resta ancora manuale. Secondo recenti analisi, il 54% delle richieste B2B viene ancora gestito offline: email, telefonate, file condivisi.

È una questione di scalabilità, oltre che una questione operativa.

Ogni richiesta gestita manualmente richiede tempo, introduce margini di errore e rallenta il processo decisionale del cliente. Nel frattempo, il buyer si aspetta risposte immediate, accesso autonomo alle informazioni e la possibilità di completare un ordine senza passaggi intermedi.

Questo crea una frattura evidente:
👉🏻 Da una parte, processi interni ancora costruiti su logiche tradizionali.
👉🏻 Dall’altra, aspettative sempre più simili al B2C.

Secondo McKinsey, oltre il 70% del processo di acquisto B2B avviene prima del contatto con un commerciale. E Gartner conferma che la maggior parte delle interazioni di vendita si sta spostando su canali digitali.

Quando queste due dinamiche si incontrano, emerge il vero limite:
non è la domanda a mancare, è la capacità di gestirla in modo efficiente.

Le aziende che stanno evolvendo questo modello stanno già vedendo benefici concreti: meno attività ripetitive, più autonomia per il cliente e un ciclo di vendita più fluido.

Chi resta su processi manuali continua a lavorare di più per ottenere gli stessi risultati.

👉 Se il tuo team è ancora il “collo di bottiglia” del processo, è il momento di capire come ridisegnarlo. Contattaci: https://tinyurl.com/yvy328da

🔄 Due prodotti con lo stesso nome… e-commerce in tilt?Fino a ieri sì.Oggi, qualcosa è cambiato.Chi lavora su cataloghi c...
19/05/2026

🔄 Due prodotti con lo stesso nome… e-commerce in tilt?
Fino a ieri sì.
Oggi, qualcosa è cambiato.

Chi lavora su cataloghi complessi lo sa: la gestione dei prodotti non è mai solo una questione “di vetrina”.
È una questione di struttura, dati e scalabilità.

BigCommerce ha introdotto una novità concreta: la possibilità di gestire nomi duplicati tra prodotti diversi, senza compromettere organizzazione, SEO o operatività.

Sembra un dettaglio. In realtà, tocca un nodo critico.
Nel , soprattutto B2B o con cataloghi estesi, è normale avere prodotti con lo stesso nome:
– varianti per mercato
– differenze tecniche minime
– linee prodotto simili
– articoli gestiti per cliente o listino
Prima, questo creava attrito: workaround, naming forzati, complessità inutile.
Oggi diventa più semplice mantenere coerenza senza sacrificare la struttura.

Quando il catalogo è progettato bene:
– i dati sono più puliti
– le integrazioni con ERP e CRM funzionano meglio
– la ricerca interna diventa più efficace
– l’esperienza utente resta chiara, anche su grandi volumi

Sono scelte “invisibili”, ma impattano direttamente su conversioni, gestione e crescita.
Nel 2026, la differenza non la fa solo cosa vendi.
La fa come è costruito il sistema che lo gestisce.

👉 Se il tuo catalogo sta diventando complesso da gestire, è il momento giusto per rivedere architettura e logiche di prodotto.
Parliamone: https://tinyurl.com/mr3z4tcw

⏱️ Perché così tanti progetti digitali partono bene… e poi deragliano?La risposta raramente è tecnica.La maggior parte d...
14/05/2026

⏱️ Perché così tanti progetti digitali partono bene… e poi deragliano?

La risposta raramente è tecnica.

La maggior parte dei progetti non si blocca per limiti di piattaforma o tecnologia.
Si blocca molto prima, quando le basi non sono abbastanza solide.

Succede quando i requisiti vengono definiti in modo superficiale, quando i team lavorano senza una reale integrazione e quando gli stakeholder entrano nel processo troppo tardi, spesso solo in fase di revisione.

Il risultato è prevedibile: revisioni continue, obiettivi che cambiano in corsa, tempi che si allungano e budget che si espandono senza controllo.

Secondo McKinsey, oltre il 45% dei progetti IT supera budget e tempi previsti, mentre il PMI evidenzia che circa il 37% dei fallimenti è legato a una raccolta requisiti poco chiara fin dall’inizio.

Non è un problema di ex*****on.
È un problema di allineamento.

I progetti che funzionano meglio hanno una caratteristica comune:
partono da una visione condivisa, costruita coinvolgendo fin da subito tutte le parti rilevanti. Questo permette di prendere decisioni più rapide, evitare rework e mantenere coerenza lungo tutto il percorso.

Quando questo passaggio manca, ogni fase successiva diventa più complessa.

Ecco perché oggi la differenza non la fa solo “come sviluppi”, ma come imposti il progetto prima ancora di iniziare.

👉 Se stai lavorando a un progetto digitale o stai per avviarne uno, il momento più importante è quello in cui definisci le basi, parliamone: https://bit.ly/49ltotY

🌍 Stai davvero vendendo all’estero… o stai solo spedendo fuori dall’Italia?Nel 2026 è una distinzione che pesa più di qu...
12/05/2026

🌍 Stai davvero vendendo all’estero… o stai solo spedendo fuori dall’Italia?

Nel 2026 è una distinzione che pesa più di quanto sembri.

L’internazionalizzazione degli e-commerce italiani continua a crescere, ma in modo meno “automatico” rispetto a qualche anno fa. Secondo Netcomm, l’export digitale vale ormai oltre il 30% del fatturato per molte aziende italiane, con mercati come Germania, Francia e Stati Uniti tra i più rilevanti.

Il punto è che aprire un mercato oggi è relativamente semplice.
Renderlo profittevole nel tempo è un’altra storia.

Molti progetti partono replicando lo stesso modello ovunque: stesso sito, stessi contenuti, stessa logica commerciale. All’inizio funziona, perché il prodotto italiano ha ancora un forte appeal. Poi emergono le differenze.

Cambiano le aspettative su tempi e costi di spedizione. Cambia la fiducia nei metodi di pagamento. Cambia il modo in cui le persone cercano e confrontano i prodotti.

Secondo Statista, oltre il 50% degli utenti preferisce acquistare su siti localizzati nella propria lingua, mentre Salesforce evidenzia come più del 70% dei consumatori si aspetti un’esperienza coerente tra canali e mercati.

E qui si gioca la partita vera.

Chi riesce a lavorare su logistica, pricing, customer care e dati in modo integrato costruisce una presenza solida.
Chi si limita a “tradurre” il proprio e-commerce spesso fatica a convertire e a mantenere i clienti.

Il Made in Italy continua a essere una leva potente.
Ma oggi da solo non basta più a garantire crescita.

👉 Se stai lavorando sull’estero o vuoi capire come rendere sostenibile la tua presenza internazionale, è il momento giusto per fare un passo in più e strutturare davvero il progetto: https://bit.ly/421uVBA

Indirizzo

Via Della Meccanica 5
Carpi
41012

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

+393703452506

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