11/05/2026
Come evidenziato in un articolo di Ecomondo, il Passaporto Digitale di Prodotto (DDP) rappresenta un passaggio importante nella transizione verso una filiera più trasparente, tracciabile e circolare.
E questo riguarda non solo i prodotti finiti, ma anche i prodotti intermedi e i semilavorati.
Il DPP è, di fatto, una vera e propria identità digitale del prodotto: raccoglie informazioni su composizione, materiali, durabilità, riciclabilità e gestione del fine vita, accompagnando il bene lungo tutto il suo ciclo di vita.
Ed è proprio qui che il tema si collega in modo diretto ai rifiuti industriali.
Perché più un prodotto è leggibile e tracciabile, più diventa possibile gestirne correttamente la fase finale: riconoscere i materiali presenti, separare meglio le componenti, facilitare il recupero e valorizzare ciò che può tornare a essere materia prima.
In questo senso, il Passaporto Digitale di Prodotto non è solo uno strumento di compliance, ma anche un ulteriore passo verso un recupero più efficace delle materie prime critiche dai rifiuti industriali.
Non a caso, tra i primi comparti coinvolti figurano proprio prodotti intermedi ad alta rilevanza industriale: per ferro e acciaio si prevede l’entrata in vigore nel 2026, mentre per l’alluminio nel 2027.
Per realtà come la nostra, questo scenario conferma una direzione sempre più chiara: il futuro della gestione dei rifiuti industriali passa anche dalla capacità di conoscere meglio i materiali, tracciarli correttamente e massimizzarne il recupero.
Il tutto all'interno di un percorso di crescente digitalizzazione che ha visto di recente un'accelerazione importante con l'entrata in vigore del Rentri.