Studio di geologia-Dott. Geologo Antonio Cardillo

Studio di geologia-Dott. Geologo Antonio Cardillo Dottore in Geologia Applicata all'Ingegneria al Territorio e ai Rischi

08/07/2023

La mia intervista a radio roma Capitale

È sempre un piacere lavorare in casa!!!
13/04/2022

È sempre un piacere lavorare in casa!!!

Nell’immaginario collettivo dopo la distruttiva eruzione del 79 il Vesuvio è caduto in uno stato di quiescenza sino ai g...
19/03/2022

Nell’immaginario collettivo dopo la distruttiva eruzione del 79 il Vesuvio è caduto in uno stato di quiescenza sino ai giorni nostri, in realtà il 18 marzo 1944 iniziava l’ultima eruzione del Vesuvio, l’unica documentata con immagini e video, prodotti dai reporter che accompagnavano gli eserciti inglesi e statunitensi
Il Vesuvio infatti dopo l’eruzione del 79 negli ultimi due millenni è stato più attivo di quanto si pensi eruttando circa una trentina di volte, 3 solo nell’ultimo secolo; in maniera piuttosto intensa e con eruzioni della durata di circa 15 giorni nel 1906 e nel 1944; e in maniera più lieve nel 1929 quando si osservò una debole attività di tipo effusiva.
Nell’eruzione del 1944 in particolar modo una prima fase di tipo effusivo, con la formazione di fontane di lave che raggiunsero gli 800 metri di altezza e colate laviche che viaggiavano a velocità fino a 300 metri l’ora che raggiunsero rapidamente gli abitati di San Sebastiano e Massa, fu seguita da una fase di tipo esplosiva con la formazione di colonne eruttive di gas e ceneri che raggiunsero altezze anche di circa 7/8 Km e che diede vita a diversi fenomeni di caduta piroclastica, inoltre il vento spinse ceneri pomici e lapilli in tutta l’area a sud del vulcano per diverse decine di Km (fino a anche 3/400Km di distanza) che si accumularono raggiungendo uno spessore nelle aree più prossime al Vesuvio di alcune decine di centimetri.
Questa eruzione portò alla “chiusura” del condotto principale del vulcano e fu molto sottostimata sia in termini di intensità, sia in termini di danni scaturiti, sia in termini di divulgazione in una prima fase per via della sua concomitanza con la seconda guerra mondiale.

La strage del VajontIl 9 ottobre 1963 avveniva una delle più grandi stragi della storia italiana, quando in seguito al d...
30/01/2022

La strage del Vajont
Il 9 ottobre 1963 avveniva una delle più grandi stragi della storia italiana, quando in seguito al distacco di un’imponente frana staccatasi dal monte Toc, e alla conseguente tracimazione dell’invaso della diga del Vajont morirono oltre 2150 persone.
La diga del Vajont costruita a sbarramento dell’omonimo torrente ricade all’interno dei comuni di Erto e Casso in provincia di Pordenone, progettata dall’ing. Carlo Semenza venne costruita nella seconda metà degli anni 50’, inaugurata all’inizio degli anni 60’, è alta 261,60 metri ed era la più alta del mondo al momento della sua costruzione, poteva accumulare fino a 351000 metri cubi di acqua, rientrava in un più ampio sistema di dighe per regolare le piene del fiume Piave.
La frana staccatasi dal monte Toc, osservabile in una foto scattata personalmente durante un'escursione sul posto, lunga circa 2 Km, aveva un volume di oltre 270 milioni di metri cubi di roccia e si mosse con una velocità di oltre 100 Km/h, svuotando all’istante il bacino d’invaso con un’onda d’urto che scavalco la sommità della diga di oltre 200 metri.
La frana è stata diretta conseguenza della presenza della diga ed è stata innescata dal fenomeno che in geologia viene chiamato rapido svaso, ovvero un repentino abbassamento del livello dell’acqua nel bacino d’invaso, infatti nel momento del distacco della frana si stava lentamente abbassando il livello del lago in quanto la frana aveva dato i primi segnali di movimento.
La diga intesa come opera ingegneristica (osservabile in una foto scattata personalmente durante un'escursione sul posto) resse molto bene l’onda d’urto innescata dalla frana, tuttavia circa 25 milioni di metri cubi di acqua tracimarono nella stretta valle inondando l’abitato di Longarone, la frana ebbe un impatto talmente violento che si stima abbia scaturito un’intensità circa due volte superiore a quella della bomba di Hiroshima.
Nell’abitato di Longarone la gente morì prima ancora dell’arrivo dell’onda di piena a causa delle ustioni causate dall’onda d’urto e solo una parte dei cadaveri delle vittime venne rinvenuto, mentre per circa una settimana il Piave restituiva più a valle corpi umani o brandelli di essi.
Quello del Vajont, a posteriori fu un disastro che si poteva evitare evitare, e che deve essere tenuto vivo nella memoria collettiva per ricordare quanto sia importante la figura del geologo e una buona pianificazione territoriale per evitare dei nuovi Vajont!!

Perché la torre di Pisa è pendente?La torre non è stata progettata inclinata! I motivi sono di natura geologica, in part...
15/01/2022

Perché la torre di Pisa è pendente?
La torre non è stata progettata inclinata! I motivi sono di natura geologica, in particolare in Piazza dei Miracoli sono presenti terreni di origine alluvionale legati al fiume Arno, con una falda poco profonda, composti da un’alternanza di sabbie e argille; proprio un livello argilloso, denominato Pancone in letteratura, è responsabile dei cedimenti che hanno reso la torre pendente.
Tali argille, molto plastiche, sono Normalconsolidate, cioè stanno subendo attualmente il loro massimo sforzo tensionale ovvero, in parole più semplici (sebbene non correttissime), stanno subendo il massimo grado di “compattazione” della loro storia evolutiva sino a questo momento, tuttavia ciò non esclude che in caso di un aumento dello sforzo tensionale a cui sono sottoposte questo tipo di argille possa portare ad una ulteriore “compattazione”.
Proprio la costruzione della torre ha portato a un aumento dello stato tensionale che ha portato a una “compattazione” delle argille del Pancone scaturendo un cedimento differenziale tra i due estremi della torre, tale fenomeno è iniziato ben prima dell’ultimazione della torre durante la costruzione del terzo piano, per tale motivo la costruzione della torre è stata ripresa solo dopo 100 anni di stop, costruendo gli ultimi tre piani in senso opposto alla pendenza, dando alla torre una forma simile a quella di una banana.
Nel tentativo di fermare l’aumento della pendenza della torre che diventava sempre maggiore nel corso dei secoli, a fine 800 è stata prelevata una grande quantità dell’acqua di falda, tale manovra ha tuttavia innescato il fenomeno della subsidenza, che ha causato un ulteriore abbassamento della base della torre e un aumento della sua pendenza!
Solo negli ultimi anni del 1900 si è riusciti a bloccare l’aumento della pendenza della torre mediante l’utilizzo di contrappesi per un totale di 900 tonnellate e una consolidazione della base mediante iniezioni di cemento e la perforazione di micropali inclinati.
La torre nel corso dei secoli non è crollata in quanto la verticale passante pel il suo baricentro non ha mai oltrepassato la circonferenza di base della torre, si è giunti vicino a tale situazione prima degli interventi precedentemente descritti quando la torre aveva raggiunto una pendenza di 4.5°, in seguito a tale intervento si è avuto addirittura un “raddrizzamento” attraverso una riduzione della pendenza a circa 4°, allo stato attuale dei fatti gli esperti prevedono che, salvo interventi di manutenzione ordinari, la torre sarà in sicurezza per i prossimi 300 anni senza ulteriori interventi.

Mi presento,sono il Dott. Geol. Antonio Cardillo, Dottore in Geologia Applicata all’Ingegneria al Territorio e ai Rischi...
06/01/2022

Mi presento,
sono il Dott. Geol. Antonio Cardillo, Dottore in Geologia Applicata all’Ingegneria al Territorio e ai Rischi, mi laureo ad ottobre 2018 con una tesi intitolata: “Rischi geologici nell’area del bacino di Campotosto (AQ)” un cui elaborato è mostrato in foto.
Dal giugno 2019 al gennaio 2020 seguo come tirocinante l’esecuzione di sondaggi geognostici nell’ambito di progettazione del nuovo acquedotto del Peschiera.
Nel gennaio 2020 inizio l’attività di libero professionista, con studio in Castelnuovo Parano (FR), nella mia ancora giovane esperienza professionale, grazie a una proficua collaborazione con le maggiori realtà locali, assisto e supervisiono le indagini geognostiche in progetti di notevole importanza quali:
• Nuovo acquedotto del Peschiera
• Ristrutturazione del carcere Borbonico dell’isola di Santo Stefano
• Messa in sicurezza acquedotto Marcio
• Ricostruzione Post sisma in località Colleposta Accumoli (RI)
Contemporaneamente alle attività di consulenze in campo geognostico per conto di ditte di perforazione, lo studio opera consulenze geologiche in campo edilizio e ambientale per conto di enti pubblici locali e privati cittadini.
Lo studio è inoltre attrezzato con strumentazione per esecuzione di indagini geofisiche per esecuzione di tomografie sismiche, Masw, sismiche a rifrazione, HVSR, down-hole.

Indirizzo

Via Vigne N 14
Castelnuovo Parano
03040

Orario di apertura

09:00 - 18:00

Telefono

+393271624537

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