13/08/2026
La fertirrigazione non serve a dare di più al pioppo. Serve a dare meno, quando e dove serve.
Nel decalogo del CREA per l'imprenditore pioppicolo la fertirrigazione con concimi solubili compare tra le innovazioni positive sulla nutrizione, insieme agli ammendanti organici e a pratiche come il sovescio. Una riga, senza sviluppo. Vale la pena capire cosa c'è dietro.
Abbiamo cercato le prove sperimentali. In Italia non ne esistono di specifiche sulla fertirrigazione del pioppo: la ricerca nazionale ha lavorato a fondo sulla concimazione tradizionale, con prove pluriennali nelle principali aree pioppicole, ma la fertirrigazione resta un capitolo aperto. Le prove pluriennali disponibili arrivano da fuori Europa.
Il loro contenuto ribalta un'idea diffusa. La fertirrigazione non è un modo per somministrare più concime: è un modo per somministrarne meno. Portando l'azoto direttamente nella zona esplorata dalle radici, frazionato lungo la stagione invece che concentrato in uno o due interventi, si ottengono risposte di crescita superiori con dosi inferiori a quelle della concimazione convenzionale.
Tre indicazioni che cambiano il modo di programmare un pioppeto:
- l'effetto si accumula. L'apporto idrico da solo agisce presto e poi si attenua, perché con l'età le radici scendono in profondità e diventano meno dipendenti dall'acqua distribuita in superficie. La nutrizione, al contrario, produce effetti che crescono con gli anni. Tradotto: nel primo anno conta l'acqua, dal secondo conta la nutrizione;
- più acqua non significa più legno. Oltre una certa soglia l'acqua in più non aggiunge crescita, e paradossalmente riduce la resa del fertilizzante. Il livello intermedio funziona meglio del massimo;
- l'azoto resta dove serve. Nelle prove l'azoto è rimasto negli strati superficiali esplorati dalle radici, senza scendere verso gli orizzonti profondi. In pianura, dove la vulnerabilità delle falde ai nitrati è un tema aperto, questo aspetto pesa quanto quello produttivo.
Una cautela che va detta. Quelle prove sono state condotte su suoli sabbiosi in clima semiarido, con cloni, densità e sesti d'impianto diversi da quelli della pianura padana, dove il pioppo si coltiva proprio perché l'acqua c'è. Le percentuali di incremento non si trasferiscono, e chi le riporta come promessa fa un cattivo servizio. Il principio agronomico, invece, si trasferisce: sincronizzare acqua e nutrienti con la richiesta della pianta, invece di inseguirla.
Serviranno prove italiane per tradurre questo principio in dosi e calendari validi per i nostri terreni. È il tipo di lavoro che vale la pena fare.
Fonti
G. Nervo, "CREA per l'Impresa/6: Pioppicoltura", CREA Futuro, 28.05.2024https://creafuturo.crea.gov.it/12467/
Yan X.L., Dai T.F., Jia L.M. (2018), "Evaluation of the cumulative effect of drip irrigation and fertigation on productivity in a poplar plantation", Annals of Forest Science 75:5https://doi.org/10.1007/s13595-017-0682-6
"Irrigation management in poplar (Populus spp.) plantations: A review", Forest Ecology and Management (2021)https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0378112721004187