27/11/2023
REGNO delle DUE SICILIE
Il SEBETO
Pochi sanno che Napoli è una città, oltre che di mare, anche di fiumi ed è costellata da laghi
Passando dal lato del mare sotto la fortezza Aragonese costruita sul Maschio angioino, abbiamo notato che tra il castello e il palazzo Reale ci sta un ponte e sotto si vede via Riccardo Filangieri che scende su via Acton.
Sotto questo ponte passava il fiume Sebeto che divideva Neapolis da Partenope.
Allora la Neapolis era la terra dei Luciani, che si ritenevano i veri Napoletani e dall'altra ci stavano i Partenopei che si dichiaravano figli della Sirena Parthenope, per futili motivi litigavano tra loro per poi unirsi e diventare una sola città e questo prima dell'Impero di Roma.
Il fiume Sebeto aveva grande abbondanza di acqua che indussero le autorità greche e poi quelle romane a canalizzarle nell'acquedotto della Bolla.
Nel 1889 Guglielmo Melisurgo definì “l'opera più antica e meglio conservata dell’antichità napoletana”
Virgilio VII libro dell’Eneide nel suo capolavoro scrive
“Né tu sarai ignorato nei nostri versi, o E***o, che Telone generò, si dice, dalla ninfa Sebetide, quando dominava su Capri regno dei Teleboi, ormai vecchio” non parla di fiume, ma di ninfa del Sebeto e lo fa in riferimento all’eroe E***o, di cui la ninfa era madre.
Nel I secolo d. C., Lucio Columella nella sua opera De re rustica “E la dotta Partenope irrigata dalle acque del Sebeto”
Papinio Stazio scrisse “Di gloria immortale vedrò il Sebeto per te, più gonfio andar festoso al mare Il Sebeto vada orgoglioso per la bellezza di colei che nutrì”
Il Petrarca scrisse “quanto ricco d’onor, povero d’onde”
E via di seguito e noi Napoletani passiamo vicino al castello Maschio Angioino vediamo la stradina, il ponte e non sappiamo quanta storia vi è racchiusa in quel posto.