Geoalps Studio Associato

Geoalps Studio Associato Studio di geologia per indagini sismiche (MASW, ReMi, HVSR) e consulenza in geologia ambientale e ap

GEOALPS STUDIO ASSOCIATO si costituisce nel 2014 dando seguito alla collaborazione fra i geologi Andrea Bussi e Michel Luboz. GEOALPS svolge la propria attività professionale di consulenza e supporto tecnico in geologia applicata e ambientale, geotecnica, idrogeologia e in ambito valanghivo in Valle d’Aosta e si propone come realtà nell’eseguire indagini sismiche (Prove MASW, ReMi, HVSR) per la ca

ratterizzazione del sottosuolo. GEOALPS presta le proprie competenze offrendo servizi in campo geologico e geofisico a enti pubblici, privati, professionisti, colleghi ed imprese, sia direttamente, con l'utilizzo di attrezzature proprie, sia tramite società e collegate.

09/05/2024

Scossa avvertita chiaramente a Gressan, durata di un paio di secondi.
Chi l'ha sentita?

06/12/2022
Spesso il geologo viene interpellato perché "ah ma serve anche la perizia geologica?": un peso, una spesa. Certo a volte...
27/11/2022

Spesso il geologo viene interpellato perché "ah ma serve anche la perizia geologica?": un peso, una spesa.
Certo a volte l'opera da eseguirsi è semplice e da professionisti si cerca ovviamente di non gravare eccessivamente sulla spesa.
Se però succede qualcosa spesso la conclusione è che il geologo poteva fare o dire di più.
La verità va cercata nel mezzo, con un po' di equilibrio, e senza esagerazioni o esasperazioni. Il geologo ha bisogno di dire la sua in primo luogo in fase progettuale. Deve essere una risorsa, non un intralcio. Tutto questo va fatto con costi giusti e senza sminuire la nostra professione.

“Fare Casamicciola” è un modo di dire che sentivo spesso da mia nonna paterna, quando voleva indicare una grande confusione. Solo dopo molto anni ho scoperto che quel modo di dire derivava dal grande terremoto che aveva colpito l’isola di Ischia alla fine dell'ottocento, con la distruzione dell’abitato di Casamicciola e questo evento tragico era rimasto come eco nei modi di dire dell’Italia del secolo successivo.
Casamicciola ha fatto di nuovo Casamicciola nel 2017, col terremoto che si portò via due vite e ne segnò tante altre.
Oggi Casamicciola è di nuovo l'immagine di una tragedia e questa volta la causa non è un'onda sismica, ma un'onda di fango.
Sono in corso le operazioni di soccorso e la situazione è incerta nella sua drammaticità, con una vittima e tanti dispersi, al momento. Ora le emozioni solo alte, c’è la paura di chi è scampato alla tragedia, la rabbia di chi ha perso tutto o anche solo poche cose, l’incertezza per cosa accadrà da domani in avanti, e poi c’è l’instancabile impegno dei soccorritori. Domani inizieranno le prime ipotesi sulle cause, poi sarà la volta della ricerca dei colpevoli, e via e via, seguendo il copione che tutto conosciamo. Ma oggi non voglio scandire il tempo e gli eventi da ora in avanti, voglio fare un passo indietro, voglio tornare al 20 ottobre scorso, quando il Consiglio di Stato ha licenziato la bozza del nuovo codice degli appalti pubblici.
Cosa c’entra? C’entra perché ci dà la misura di quanto siamo schizofrenici in questo strano paese ed è questo il momento per chiederci ancora una volta se vogliamo continuare a prenderci in giro o ad iniziare finalmente ad affrontare le cose in modo serio.
Possibile che in Italia, nel 2022, riusciamo a rimanere attoniti di fronte a questi eventi e allo stesso tempo qualcuno vada a modificare il codice degli appalti eliminando, rispetto alla norma attuale, la conformità geologica, geomorfologia e idrogeologica dagli obiettivi della progettazione di opere pubbliche (e poi private in un secondo momento)?
Si perché, mentre assistiamo con occhi sgranati a cambiamenti climatici che ci mettono di fronte a fenomeni naturali di intensità maggiore rispetto al passato e con frequenze via via sempre maggiori, qualcuno pensa che sia sensato semplificare il processo progettuale togliendo proprio gli approfondimenti geologici, geomorfologici e idrogeologici, che ci consentono di comprendere gli effetti che quei fenomeni possono avere su ciò che stiamo progettando. Detta in altri termini, secondo il testo licenziato dal Consiglio di Stato, domani potremo progettare una scuola, un ponte, una strada senza verificare se questo è conforme alle condizioni geologiche idrogeologiche e idrauliche dell’area in cui viene realizzato. Ma davvero vogliamo questo? Ma non pensate anche voi che sia uno scandaloso passo indietro, proprio adesso che il clima sta dicendo che è necessario farne due in avanti e che tutti ormai ne sono pienamente coscienti? Tutti, a parte quelli che semplificano una normativa, tagliando fasi progettuali che garantiscono la sicurezza dei cittadini.
Abbiamo bisogno che il territorio ci sia amico e per renderlo amico dobbiamo armonizzare le nostre attività con esso e per farlo dobbiamo approfondire la nostra conoscenza. Togliere conoscenza significa condurre le nostre vite al buio, vivendo sempre di più il territorio come una minaccia.
Dunque ci auguriamo che il Governo disconosca il prima possibile il testo licenziato dal Consiglio di Stato, che in nome della semplificazione espone i cittadini ai rischi maggiori rispetto alla situazione data dal quadro normativo attuale, che non può permettersi arretramenti.
Via questo testo e si riparta dal fissare alcuni concetti fondamentali, come ad esempio che la conformità geologica, geomorfologica, idrogeologica, aggiungo sismica, debba essere sempre assicurata da tutti i livelli della progettazione delle opere pubbliche e private.
E’ il minimo che si possa fare a fronte di una catena ininterrotta di eventi tragici, che il nostro paese sopporta da troppo tempo.

Riccardo Martelli
Presidente Ordine dei Geologi della Toscana

24/10/2022

La montagna esplose quasi esattamente 1943 anni fa, il 24 ottobre.

All’una del pomeriggio tremò la terra e le acque del mare si ritirarono, mentre il Vesuvio si squarciò in un tremendo boato che invase la pianura. L’energia di 100.000 bombe Hiroshima, accumulata nel ventre del «formidabil monte» di leopardiana memoria, trovò all’improvviso uno sbocco per uscire. Ogni secondo 1,5 milioni di tonnellate di ceneri, pomici, gas e lapilli fuoriuscivano dal cratere, andando a formare una nera colonna che si alzava per 30 km nel cielo campano.

Ma ciò che sale è destinato prima o poi a ricadere, ed è proprio questo che successe. La colonna di materiale cominciò a collassare: una pioggia di pomici, lapilli e ceneri a 300 °C cadde su Pompei e Stabia quasi ininterrottamente per 20 ore, trasformando l’aria in un inferno rovente e irrespirabile in grado di obliterare un essere umano nel giro di pochi secondi.

Ercolano e Oplontis furono raggiunte più tardi e più duramente. Fu qui infatti che si riversò la parte più violenta della “nube ardente”, ovvero la colata piroclastica tipica delle eruzioni pliniane. Dodici ore dopo gli eventi di Pompei, una cascata di materiale a 600 °C investì le due città a una velocità fino a 150 km/h, abbastanza affinché un lapillo possa agilmente frantumare il cranio di un uomo.

Almeno 1500 persone persero la vita all’istante, arse vive; il numero reale delle vittime rimane tuttora ignoto. Le quattro città vennero sepolte sotto 10 metri di materia proveniente dal ventre caldo della terra e proiettata nella stratosfera. Il vulcano aveva eruttato in poco più di due giorni 4 miliardi di metri cubi di materiale.

Prima di quel giorno il Vesuvio era rimasto quiescente per secoli. C’erano stati terremoti, anche violenti, negli anni precedenti, ma nessuno li aveva associati alla montagna. Non sapevano, in quell’ottobre del 79 d.C., che sarebbero stati testimoni di quella che sarebbe diventata la più famosa eruzione vulcanica della storia.

Oggi però sappiamo con chi abbiamo a che fare, sappiamo cosa può succedere. Non sappiamo quando, però. Il vulcano viene continuamente monitorato dall’osservatorio vesuviano dell’INGV, ma la tempistica della prossima eruzione, pliniana o subpliniana che sia, rimane sostanzialmente impredicibile così come la sua intensità. Se il vulcano dovesse dare segni di risveglio, occorrerà mettere in atto i piani di evacuazione disponibili per muovere in tempo utile oltre 700.000 persone da una delle aree più densamente popolate d’Europa.

-Filippo

Credits: DigitalGlobe

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