15/10/2026
Una PMI italiana su quattro ha subito un attacco informatico andato a segno nell'ultimo anno. Solo il 31% ha una polizza cyber dedicata.
Sono i numeri dell'Hiscox Cyber Readiness Report 2026. Ottobre è il Mese europeo della sicurezza informatica: il momento giusto per parlarne.
Quando succede, il primo conto non arriva dai clienti. Serve un tecnico che capisca da dove sono entrati e ripulisca i computer. Bisogna recuperare i dati dall'ultimo backup. Se sono usciti dati personali, va avvisato il Garante entro 72 ore, come chiede l'art. 33 del GDPR, e conviene farlo con un avvocato. Poi arrivano le richieste di chi ha visto i propri dati finire in giro.
Una polizza cyber fatta bene paga proprio questo: i costi del giorno dopo e i danni chiesti da terzi. Su richiesta copre anche il fermo dell'attività e il bonifico partito verso un IBAN falso. La multa del Garante resta all'impresa, la difesa no.
In ufficio vediamo spesso due equivoci. Il primo: pensare che serva un hacker. A volte basta un dipendente che manda il file sbagliato alla persona sbagliata, e ci sono polizze che coprono anche l'errore umano. Il secondo: contare sull'estensione cyber della multirischio, che quando c'è ha spesso un tetto basso e poche voci.
Va fatto prima. Una polizza non copre un attacco già avvenuto, e il questionario chiede gli incidenti degli ultimi tre anni.
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