Bacco e Venere

Bacco e Venere Vendita di lingerie, costumi da bagno, accessori fashion, organizzazione eventi

"Ad ogni forma il suo capo"
Questo è il motto e la filosofia con cui nasce il progetto BACCO & VENERE, perchè credo che ogni donna abbia una sua bellezza, fascino e sensualità. Ecco perchè vogliamo fare trovare ad ognuna di voi, i prodotti giusti che vi valorizzino al massimo e mettano in risalto la vostra femminilità. Qui troverete il prodotto giusto per voi, per farvi risultare sempre di classe,

affascinanti e sexy. Si ringrazia per la collaborazione e per avere messo a disposizione pezzi della sua collezione, la stilista REBECCA BERTOTTO. Si ringraziano inoltre, per la collaborazione artistica Ramona Bisio e per il trucco Martina D'agrippino

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Nasce oggi il primo magazine dedicato al nostro gruppo e al nostro progetto. Ogni mese ci sarà un nuovo numero dedicato ...
21/11/2017

Nasce oggi il primo magazine dedicato al nostro gruppo e al nostro progetto. Ogni mese ci sarà un nuovo numero dedicato a una ragazza del gruppo con cui ho scattato. Ci potrà essere la possibilità anche di avere una copia cartacea del magazine.
Il primo numero, dedicato a Sabrina Rossi potete trovarlo a questo link

N°1 Gennaio 2018

RUBRICA DEL MESE DI NOVEMBRE: TIPI E FORME DEL SENO Tipi di seno: più della misura conta la formaTondo, a goccia, piatto...
13/11/2017

RUBRICA DEL MESE DI NOVEMBRE: TIPI E FORME DEL SENO
Tipi di seno: più della misura conta la forma
Tondo, a goccia, piatto, "svuotato", asimmetrico, divergente... Quanti tipi di seno esistono? Se la scienza non dà una classificazione nero su bianco, le maison di intimo ci giocano. Perché un fondo di verità c'è, e anche una preferenza dal chirurgo
Si parla sempre di taglie quando si pensa ai tipi di seno. Prima, terza, seconda. Ma fare la differenza estetica, su un seno, è un fattore completamente diverso dal volume: la forma. Basta una ricerca veloce su Google per incappare in centinaia di classificazioni di ogni possibile ed immaginabile tipologia di seno esistente. I più ricorrenti? Tondo, a goccia, “sceso”, asimmetrico, divergente… Abbiamo chiesto un parere ad un esperto, prima di sondare dove vanno i gusti (e le richieste al chirurgo).

NIENTE CLASSIFICHE
“Le mammelle hanno forma diversa per ogni donna: il seno è una caratteristica peculiare come il colore degli occhi, l’altezza, il taglio della bocca ecc. Proprio da queste differenze nasce il desiderio umano di classificare le varie forme. Non esiste comunque niente di scientifico su questo tipo di classificazioni estetiche, che a volte hanno anzi del goliardico. Qualcuno ha tentato anche di correlare la forma della mammella con la personalità, con risultati niente affatto scientifici”, spiega il chirurgo senologo Giorgio Baratelli, presidente della Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) di Como.
Una verità, però, c’è. In generale il seno si può dividere in due maxi tipologie: di anatomia normale (dalla coppa di champagne alla maxi taglia, la forma è sempre simmetrica e regolare) oppure di anatomia anormale, categoria che comprende “l’anisomastia, cioè le mammelle asimmetriche o diverse di volume, il seno tuberoso, cioè quello a forma allungata e tubulare, e tutti i diversi gradi del gergale “sagging breast”, cioè le mammelle ptosiche, risultato dei processi di “svuotamento” e “caduta” dovuti a svariate cause: peso delle mammelle, gravidanze e allattamento, l’età ma anche il fumo, che danneggia le fibre elastiche della cute, cioè il reggiseno naturale”, continua.
Tutto il resto? Questione di fantasia. E marketing. Le maison di intimo ci giocano intere campagne vendita: solo ultima Third Love, compagnia di lingerie che ha rilanciato i propri reggiseni su 7 tipologie di seno: tondo, “east west” (con i capezzoli divergenti), “side set” (più voluminoso all’esterno), “tear drop” (a goccia), “slender” (appiattite), asimmetriche e a campana (grosse e distanti).
QUESTIONE DI SELF CONFIDENCE
“Posso affermare che un seno naturale perfetto è molto difficile. Ogni donna ha in mente il “seno ideale” con il quale confronta il suo. Dopodiché c’è chi si sente contenta e sicura solo se il proprio è abbastanza vicino a quel modello, altre che lo accettano per quello che è, con la consapevolezza che essere donna non è solo avere un bel seno e altre che si rivolgono al chirurgo per correggersi. Non dimentichiamo che il seno è un organo di “relazione”: quando una donna si presenta, la parte del corpo che è più esposta o più vicina all’altra persona è anatomicamente il seno, quindi l’autoaccettazione è un fattore fondamentale”, spiega il chirurgo Giorgio Baratelli.
IL MITO DELLA GOCCIA
La maxi tendenza europea? Per l’86% delle intervistate sotto i 40 annidalla Cadogan Clinic di Londra la scelta cade sul seno a goccia, con un volume maggiore (il 55 % del totale) nell’area sotto il capezzolo. In sostanza, tondeggiante frontalmente, a goccia se visto di lato. Non troppo lontano dalla cosiddetta coppa di champagne, semplicemente più pieno.
“Questa la scelta che va per la maggiore in caso di ragazze giovani che vogliono aumentare il volume“, conferma Baratelli. “Dopo i 35/40, soprattutto sulle donne che da ragazze avevano un bel seno e che l’hanno visto modificarsi con gravidanze e allattamenti, la questione cambia: per recuperare la forma giovanile e correggere la ptosi, cioè il cosiddetto svuotamento, bisogna ricorrere invece alla mastopessi, intervento che ripristina i volumi nella parte alta”. Desiderio condiviso, quello dellaforma tondeggiante piena anche nella parte alta, preferito da ben il 76% delle donne over 40 in Europa.

Seno perfetto, le misure di ieri e di oggi
Mai più di una terza. Pieno ma non tondo. Sceso ma non troppo. Il décolleté ideale esiste, ecco i suoi "numeri"
A scatenare il dibattito sul seno perfetto è stato un chirurgo plastico,Patrick Mallucci, che intervistato dal Sun, ha divulgato tre numeri su cui si è tanto discusso, e alla fine, concordato (ha sondato l’opinione inglese la Cadogan Clinic di Londra con uno sondaggio su 1.315 persone e 53 specialisti. Il risultato è stato quasi unanime): 45, 55, 20 la formula “magica” dove 45 sta per la percentuale del volume del seno che deve stare nella parte superiore al capezzolo, il 55 in quella inferiore. Risultato: una forma perfettamente a goccia. C’è una regola – udite – perfino per il capezzolo, che dev’essere naturalmente inclinato all’insù: per la precisione di 20 gradi.
LA TENDENZA
Mai più di una terza il totale. Pieno ma non tondo. Sceso ma non troppo. Simmetrico e non distante più di un paio di centimetri. Piatto non è il massimo della femminilità, grosso e troppo hanno stancato. Quante pretese. 2500 anni dopo il Canone di Policleto, ci risiamo. Vecchie e nuove proporzioni di anatomia dettano regole sul corpo delle donne. Reale e ideale. Il punto, in ogni caso, resta lo stesso: la ricerca del bello, o meglio, del bello perfetto, è una spinta senza tempo. Finita l’era della protesi effetto reggiseno imbottito, con tutto il volume proiettato vero l’alto e lo sterno; tramontata anche la felice stagione della (cosiddetta) “coppa di champagne”, il seno piccolo e tondeggiante che sta tutto nel calice da bollicine (ispirato, pare, alle forme di Maria Antonietta), non resta che chiedere com’è il canone, oggi, a un esperto.

BUONA LA PRIMA (MA ANCHE LA TERZA)
Giorgio Baratelli, chirurgo senologo, direttore della Breast Unit dell’Ospedale di Gravedona (Como) ci spiega che “Bello e grande, oggi, non sono quasi mai sinonimi”. “Quello che conta è l’armonia complessiva, data dalle giuste proporzioni. In generale le misure in questione sono valide, anche se i criteri che contribuiscono a comporre il modello estetico del seno sono cambiati più volte nel corso dei secoli».
Il futuro guarda al minuto e proporzionato. Alla faccia delle Pin up protagoniste di un ventennio di fantasie: «In antichità il seno era ricercato grande, perché considerato una struttura indispensabile per garantire la sopravvivenza del neonato. Stesso concetto per i fianchi, preferiti larghi e abbondanti in quanto più adatti alla gravidanza. Il modello di “madre nutrice” è durata fino alle Pin up, alle maggiorate, al cinema Italiano anni ’60. L’abbondanza da simbolo di fertilità si è solo trasformata in simbolo indicatore di salute e di agiatezza economica dopo la Guerra».
E oggi? «Le forme contenute delle modelle che un tempo sarebbero state interpretate come segno di povertà o di salute cagionevole, sono naturalmente più proporzionate al tipo di fisico più esile – seppure talvolta al limite della magrezza – di moda da più di un decennio. Il seno, senza più gli eccessi di qualche anno fa, è diventato e ormai vissuto come un “accessorio” di attrazione, smussato di quel suo significato originario di organo deputato all’allattamento. Complice anche la chirurgia plastica, che permette a tutti gli effetti di modificarlo quasi a proprio piacimento. È la rivincita della donna-amante sulla donna mamma».
Irina, Cara, Rihanna, Alessandra: ecco le “nuove” scollature – considerabili perfette – delle reginette dei red carpet di oggi contro quelle delle dive, indimenticabili s*x symbol di ieri.

Seno piccolo, medio o grande: guida alla scollatura giusta
La scelta di un abito che catalizza gli sguardi sul décolleté non dipende sempre dai gusti o dalle tendenze moda. Se il seno è il focus protagonista del look, c'è una lunga serie di regole estetiche da rispettare (anche se spesso non esplicite)
A cuore, a “V”, a bustier, morbida, abissale. C’è una scollatura per tutti i gusti, ma non per ogni taglia. è facile notarlo guardando i red carpet delle più belle dello star system, che, volendo o no, fanno spesso esempio di come un bel seno possa essere rovinato dall’abito sbagliato e viceversa (basta poco per trasformare una taglia zero in un focus super s*xy). Sono regole di stile, di moda, di buon gusto volendo. Ma certi trucchi non sempre sono noti. Vediamoli.
TAGLIA PRIMA (O QUASI)
Il seno molto piccolo è sempre il più gestibile, il meno volgare anche con scollature abissali, ma non il più facile. Tre le modalità per valorizzarlo: scollature molto profonde e aderenti, effetto “push up”, per enfatizzare i contorni, specie se con tessuti elasticizzati che lo comprimono leggermente. Seconda via: abiti sottoveste scivolati, come “appoggiati” sul seno. Meglio se con delle spalline molto sottili, che dicano “no, non c’è bisogno di sostegno”. L’alternativa? Osare un blazer senza niente sotto, la provocazione più s*xy del momento, anche sulle passerelle delle ultime stagioni “a-gender”.
Cosa evitare, invece? Abiti a bustier con le coppe molto rigide, che rischiano di non essere mai “riempite” a sufficienza. Scollature troppo morbide, con molto tessuto che si muove a cascata sul davanti, che lo nascondono completamente e anzi evidenziano lo sterno (spesso ossuto, su taglie mignon). No anche alle versioni a V troppo accollate, che coprono 3/4 della superficie del seno, perché svuotano completamente i volumi con effetto “appiattente”.
TERZA PERFETTA?
Fortunata chi ce l’ha, perché è la taglia con cui è (quasi) impossibile sbagliare scollatura. Una seconda/terza consente ogni azzardo: sta bene con scollature a bustino con le coppe preformate, che ne sottolineano il volume non troppo esagerato. Sta bene con gli scolli a V più azzardati, meglio se profondi o a impero, che spostano il focus sul volume basso, sulle cosiddette “lunette“, cioè le basi tondeggianti del seno che solo in questa misura restano visibili (e anti gravità). Sì anche alle scollature a goccia, chiuse sul collo, aperte come un oblò sul seno, che in questa taglia consente la scollatura tonda senza rischi di “fuoriuscite”. L’unico No forse va alle scollature molto scivolate, quelle tipiche degli abiti sottoveste, che rischiano di cadere nel volgare appena superata la taglia seconda. Meglio avere almeno la guida di una coppa cucita.

QUARTA E OLTRE
Attenzione. Nella scelta di un abito, il seno da maggiorata pone questioni di gravità, ingombro e volume da non sottovalutare. Specie perché il rischio “look esplosivo” è sempre dietro l’angolo. In realtà è molto più facile procedere per divieti, perché la lista dei no è decisamente più folta di quella dei sì: no assoluto a bustier strizzati, scollature profonde oltre alla base del seno, spalline sottili, scollature a cascata di tessuto frontale. Questo tipo di misure va sempre sostenuto adeguatamente: Sì perciò abustier piatti, senza coppe preformate (onde vitare cioè di ricordare Jessica Rabbit) e scollature a V rigide, preformate, che fermino ogni movimento. Una buona soluzione arriva anche dalle scollature” wrap”, incrociate sul davanti. Modulando l’altezza dell’incrocio si può avere un effetto ottico contenitivo e push up a prova di red carpet. Mali estremi (cioè abito già acquistato)? C’è sempre il trucco di Kim (Kardashian)…

ARTICOLO TRATTO DA:

Si parla sempre di taglie quando si pensa ai tipi di seno. Prima, terza, seconda. Ma fare la differenza estetica, su un seno, è un fattore completamente di

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20/10/2017

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